Michael Jackson Who Is It
Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.

TRUE COLORS

Andare in basso

TRUE COLORS Empty TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Lun Ott 17, 2011 9:34 pm

« But I see your true colors
Shining through
I see your true colors
And that's why I love you
So don't be afraid to let them show
Your true colors »


PROLOGO


Sono ancora qui in questo squarcio di tempo e di spazio lontano da tutto, questa volta non più sola, ma insieme a lui. Finalmente riassaporo il calore che emana il suo corpo e lo sfiorare le sue mani riaffiora nuove e vecchie sensazioni che solo lui è stato capace di trasmettermi. Il cuore batte ancora forte, anche se non lo credevo più possibile, e ancora una volta niente sembra cambiato, niente è mutato sotto le grinfie del tempo, che a volte sbiadisce i contorni di foto, ricordi ingialliti e lettere dalla calligrafia sbavata. Il tempo ci cambia, o forse ci fa solo crescere, cambia prospettiva, ci apre gli occhi e ci chiarische idee e pensieri, ci fa scordare per non soffrire, ma non dimenticare . Tra noi la forza del tempo non ha avuto effetti. A guardarci ora mi sembra come quella prima volta di un lontano anno, di una lontana terra. Tutto è come sempre o forse è addirittura più speciale.
Lo guardo ancora una volta e i nostri pensieri si fondono, ricordando luoghi, persone e emozioni trascorse, attimi, episodi, momenti incancellabili, che restano scritti nel nostro cuore con un inchiostro indelebile.

Questa storia è una favola, a volte triste, a volte allegra, ma come tutte le favole ha il suo lieto fine.
E' uno scrigno da aprire, che custodisce pezzi di due anime che da oggi tornano ad essere una sola cosa.
Ricordi e sensazioni si rincorrono in un vortice e danno nuova vita alla reminiscenza di noi, due semplici persone, due semplici cuori ma un unico amore.
Questa è la nostra storia, il racconto di due vite che si apparterranno per sempre..


Ͼapitolo Uno


- MICHAEL-


Accesi la televisione: telegiornale dell'ora di pranzo.
Ahh, soliti brutti fatti. Due ragazzi si erano accoltellati tra loro in una periferia, erano ubriachi.
Provai una certa pena per loro, troppo deboli per cadere alle tentazioni del male, permettendo di porre fine alla loro vita per colpa di stupidi alcolici.
Continuai a mangiare, distratto da una canzoncina che mi gironzolava in mente, quando tornai a guardare la tv.
- Ragazza Italiana scomparsa due giorni fa. Brava calciatrice di professione, è stato scoperta la sua scomparsa quando il coach della squadra della Nazionale Italiana continuava a chiamarla ripetutamente a casa e al cellulare per giorni interi senza ricevere mai una risposta, per comunicarle della sua convocazione per gli europei di quest'anno. Preoccupato il mister Travaglini ha chiamato la polizia ed entrando in casa non ha trovato nessuno, solo pochi vestiti sparsi, gli unici rimasti in quanto, si presume, siano state fatte delle valigie. Scappata da una vita troppo difficile a causa della morte della madre 2 anni prima, o rapimento? La ventenne, che da poco aveva terminato la scuola con ottimi voti, per ora è data per dispersa. Le poche amiche, le uniche a esserle stata vicino, affermano di non aver notato nessuna preoccupazione o ansia l'ultima volta che l'avevano vista. Affermano anche che era da diversi giorni che Eva, nome della calciatrice, cercava un lavoro, e non si era fatta sentire, pur non essendoci niente di strano. La polizia continua le indagini. -Un'angoscia mi pervase, così spensi la tv e uscii fuori casa prendendo una mela. Mi stesi sul giardino all'ombra di un albero addentando quello sferico frutto saporito: non ne potevo più! Era la prima cosa che mi veniva in mente. Ero appena tornato da una settimana di registrazione, avevo la testa sottosopra, avevo bisogno di riposo. Poi quei maledetti giornali, ce l'hanno con me, ma cos'ho fatto di male? Se la prendono col mio naso, quasi fossi solo io ad averlo rifatto, permettendosi di giudicare. Ma non possono sapere, non possono comprendere perchè l'ho fatto, cosa mi ha spinto a voler cambiare qualcosina di me. E invece prendono quella penna e la poggiano su quel foglio bianco dando vita a storie frutto della loro fantasia. Con quella penna fanno del male, e la gente crede a quello che c'è scritto. - Solo perchè lo leggi in un giornale o lo vedi alla tv non significa che sia vero - La mia pelle, le mie stranezze, qualunque cosa faccio c'è sempre qualcosa che non va, anche se mangio una pizza, non posso farlo perchè per loro sono strano, eccentrico, egocentrico. Il mio pensiero scivolò via da quegli argomenti, evitando di infilare ancora di più il dito nella piaga, amareggiato. Leave Me Alone!

***

Questo nuovo album mi stava impegnando più del previsto, non avevo un attimo libero, non avevo più un pò di spazio per me, solo per me. Uscivo di casa alle 9 di mattina, tornavo la sera alle 7. Apparizioni, partecipazioni a preogrammi televisivi, in radio, interviste per il nuovo album, registrazioni..Ahhh, con un sospiro mi tuffai su quel divano di pelle bianco, e accesi la TV : Telegiornale. Solite notizie cattive, mai una bella edizione dove si parla di guerre terminate, di bambini che si salvano da malattie, medici che trovano nuove cure ponendo fine a ulteriori sofferenze. Mai.
Sentivo il conduttore parlare, mentre scorrevano le immagini.
"Wandaaaaa, Wandaa!"
chiamai
"Si mi dica signore"
mi chiese lei ponendosi con gentilezza vicino a me
"Wanda, ma quante volte te lo devo ripetere?!" Risposi " Non voglio che mi chiami signore! Non puoi semplicemente chiamarmi per nome?! Comunque, mi puoi portare per cortesia un bicchiere di succo fresco fresco?? Sono esausto oggi.."
"Ohh, ma certo sign..Ehm Michael, glielo porto subito"Tornò subito con un vassoio con sopra un bicchiere enorme di vetro con un bel succo alla pesca. La ringraziai e iniziai a bere, mentre continuavo ad ascoltare le notizie.
Ancora lo stesso conduttore della settimana scorsa annunciava la stessa notizia, riguardante la stessa ragazza scomparsa :
-Ancora nessuna traccia della giovane italiana. Le amiche, ormai da tempo diventate la sua piccola famiglia, si disperano. Il mister Travaglini è ancora scosso da questa situazione, ha paura di non rivedere più la giovane ragazza, temendo il peggio per lei. Ci parla di lei come fosse sua figlia, dicendo che è una ragazza intraprendente, con un grande cuore, e se si metteva in testa qualcosa ci metteva tutta l'anima per portarla a termine. Inutile dire che è un'ottima calciatrice con del talento innato, se fosse stata qui avrebbe sicuramente gioito per essersi meritata la fascetta di capitano della Nazionale Italiana Femminile.-Si chiude così il servizio, con il solito conduttore che avverte tutti gli spettatori che se avessero delle informazioni riguardanti la ragazza scomparsa avrebbero dovuto chiamare al numero sottoimpresso. Sullo sfondo c'era una foto della ragazza in divisa da calcio.
"Che sguardo dolce che ha, come potrebbero far del male a una ragazza così?! "
Pensai ad alta voce mentre mia sorella Janet si accomodò sul divano al mio fianco.
"Di cosa stai parlando Michael?"mi disse guardandomi con quei suoi occhioni vispi.
"Ah, dicevo di quella ragazza italiana scomparsa, riflettevo. Come si può fare del male a un'altra persona così dolce, ha uno sguardo e un sorriso davvero sorprendenti, se le avessero davvero fatto del male credo che quelle siano persone senza cuore!"
"Ahh, la calciatrice se non sbaglio, vero?" Mi disse guardandomi intensamente, lo setivo che percepiva preoccupazione nelle mie parole "L'ho visto anch'io quel servizio tempo fa, e spero davvero che stia bene. Che storia triste, poi lei è davvero una bella ragazza, hai ragione".
Iniziò ad avvicinarsi con aria sospetta, e come prevedevo incominciò a farmi il solletico sulla pancia, per farmi tornare il sorriso
"Ahhh Janet dai ti prego smettila, ti scongiurooo. Aiaaa lasciamiii daiii "
Cercavo di liberarmi dalla sua presa, ma lei imperterrita continuava nel suo intento di farmi morire dalle risate, lo sa benissimo che soffro particolarmente il solletico e ogni volta che le capita, mi prende alla sprovvista e mi tartassa con le sue mani!
"Okok, per oggi te la sei cavata così, ma la prossima volta non sarai così fortunato è caro fratellino"
Mi disse alzandosi per andare via facendomi la linguaccia.
Dopo aver finito il mio succo me ne andai in camera per godermi una meritata e rilassante doccia dopo una giornata stressante come questa...


Ͼapitolo Due


-Eva-


Buio. Buio pesto.
Il vento gelido sfiorava come una lama tagliente il mio corpo, coperto dal minimo necessario. I piedi scalzi su quest'asfalto continuavano a farmi male. Le gambe indolenzite. Il fiato corto. Ma non potevo fermarmi adesso, ero troppo vicina ancora. Mi avrebbero trovato subito e non osavo immaginare cosa sarebbe potuto succedere.
Correvo. Correvo più che potevo, ormai indifferente al dolore. Un unico pensiero nella testa: fuggire da lì.
Ancora buio davanti a me, su questa maledetta strada deserta non c'era nemmeno un lampione, non passava mai una macchina. Aiuto, ma dov'ero finita!? Dove mi avevano portato?!
Una lacrima scese traditrice, e si fece spazio in quegli occhi verdi troppo truccati, rigandomi il viso di nero. Mi asciugai subito con una mano. Non era questo il momento di piangere Eva, forza stringi i denti e corri più che puoi, non mollare proprio adesso. Mi tornavano in mente le parole che la mamma mi diceva sempre "Non mollare piccola, non smettere di sognare anche quando tutto il mondo è contro di te. Credi nelle tue potenzialità, credi nei tuoi sogni, sempre!" .
Presi un lungo respiro e accellerai la velocità della mia corsa. Era da un po' che non mi allenavo, ma il mio corpo era comunque in forma in modo tale da permettermi di correre ancora più veloce.
Da lontano si intravedevano dei lampioni, finalmente! Ero esausta, tremavo tutta, causa della stanchezza e di quel freddo che ti penetra nelle ossa..

***

Il viso tra le mani, l'asfalto era davvero gelido, ma non importava. Seduta a terra sotto il fascio di luce fioco di un lampione, non sapevo cosa fare. Davanti a me solo strada, strada e ancora strada. Che avrei potuto fare?! Le altre ragazze mi staranno odiando in questo momento, sicuramente quegli schifosi se la prenderanno con loro, ma non potevo restare anche solo un secondo di più lì, non potevo..
Immersa nei miei pensieri alzai lo sguardo e in lontananza vidi le luci di una macchina percorrere questa strada. Okok, calma Eva. Mi piazzai immediatamente in mezzo alla strada e quando vidi quella macchina completamente nera avvicinarsi con quei fari enormi puntati su di me iniziai ad agitarmi e a farmi notare con dei movimenti di braccia, fancendo segno di fermarsi. Il cuore in gola. Mi avrebbe sicuramente messo sotto, ma ormai non potevo muovermi, non passerà nessuna macchina per il resto della notte, e restando qui sarei morta di freddo. Chiusi gli occhi agitando ancora le braccia, quando sentii una frenata brusca a pochi metri da me. La vita sembrava scorrermi tutta nella mente, quando aprii gli occhi vidi l'auto ferma a 2 centimetri dalle mie gambe quasi completamente nude. Esausta da quegli attimi di panico appoggiai le mani sul cofano, procurando un rumore metallico. Dentro il veicolo, il ragazzo con giacca e cravatta che era al volante era praticamente sconvolto.
Mi assicurai che la macchina nera non partisse subito e così mi avvicinai al primo finestrino:
"La prego signore, mi porti via da qui. La scongiuro." Le lacrime mi rigavano di nero il viso, e non cessavano a scendere, ero terrorizzata "Non importa dove, basta che mi allontano da qui. Se mi prendono non sò cosa potrebbe succedere. Non mi lasci in mano di quegli uomini orrendi. La prego."Vedevo quel ragazzo di fronte a me con la fronte corrugata che si allentava la cravatta nera, ancora in panico
"ehm..I Speak english"
Parlava inglese? Era per caso straniero? Bah. Ripetei tutto nella sua lingua e ringraziai mentalmente i miei cinque anni di corso di inglese extrascolastico, mia mamma mi diceva sempre sarebbe servito a qualcosa, e così fu. Parlai di getto, tutto d'un fiato.
Vedevo quel ragazzo serio ma con una faccia preoccupata adesso
" Signorina, bè veramente mi dispiace ma.."
Parlava con un tono di voce incerto, un po' titubante, quando dai sedili dietro avvertii una vocina cauta
"No George, falla accomodare. Non lo vedi com'è spaventata?! Non vorrai che la lasciamo qui da sola?".
Il ragazzo alla guida mi aprì subito lo sportello facendomi accomodare, però ancora la voce flebile di dietro mi disse di accomodarmi sui sedili posteriori insieme a lui.
Così salii nel buio di quell'auto sconosciuta..


-Michael-


Oh mio Dio. Avevo sbattuto la testa con il sedile davanti acciaccandomi la lingua tra i denti. Davanti ai miei occhi vedevo una ragazza non molto alta, con una minuscola gonnellina fucsia e un piccolo top nero che le copriva solo il seno prosperoso. La luce dei fari dell'auto la illuminava completamente mettendo in mostra quel fisico davvero ben fatto. Aveva un paio di scarpe con dei tacchi altissimi in mano. Era praticamente sconvolta, e stava piangendo. Lo si capiva dal viso rigato di nero dal troppo trucco. Aveva dei capelli lunghi castani chiari fino a metà schiena. Aveva un aspetto molto familiare, mi sembra di averla vista da qualche parte, o magari era solo una mia impressione. Poggiò le mani sul cofano e dopo un po' si precipitò verso il primo finestrino rivolgendosi al mio autista.
Chiedeva aiuto, era disperata. Voleva scappare da lì.
La feci accomodare nei sedili posteriori vicino a me. Il buio della macchina non mi permise di distinguere bene il suo viso. Si sedette e con una voce scossa pronunciò una sola parola
"Grazie"
rivolgendo lo sguardo verso di me.
Si appoggiò al finestrino e pianse silenziosamente. Rivolgeva i suoi occhi al paesaggio che scorreva dietro quel fresco vetro. Mi chiedo cosa le fosse successo, avrei voluto chiederle mille cose, aiutarla. Ma avevo deciso di lasciarla un pò sfogare con se stessa, avrei avuto tempo di parlare durante il lungo tragitto per tornare a casa. Dopo circa mezz'ora George si fermò a fare rifornimento e sotto la luce dei lampioni accecanti di quel posto potei notare il suo viso sbalordito mentre mi osservava
"Ma ci vedo male io o tu sei davvero quello che penso che tu sia??"
Mi fece ridere, almeno non si è messa a gridare, già è tanto
"Piacere, sono Michael, Michael Jackson, eh già. Tu invece?"
La vidi ancora più incredula dopo aver avuto la conferma alle sue domande
"Ehm, io sono Eva, il mio nome è Eva Angelucci."
"Ma..ma tu.."
La vedevo inarcare le sopracciglia, non capendo cosa volessi dire, in quanto sembravo più sbalordito io che lei in quel momento
"Io cosaa?!"
Presi fiato e mi tranquillizai, ma non sapevo cosa fare, avrei dovuto chiamare la polizia? Dopo una manciata di secondi in cui rimasi a guardarla sotto il suo sguardo scioccato, le porsi un fazzolettino per asciugarsi il viso.
Rimasi imbambolato in quegli occhi enormi e verdi, pieni di sofferenza, lo si leggeva benissimo. Lei mi guardava un pò incuriosita da questa mia reazione, non capendo nulla, stava per dire qualcosa quando la anticipai
"Sai, ho sentito parlare di te durante queste 2 settimane al telegiornale. Sei Eva la ragazza italiana non è vero?"
Lei spalancò gli occhi mostrando in viso uno stupore evidente.
" Co..cosa? Al telegiornale? Oddio, ma dove sono finita? Dove siamo adesso Signor Jack.."
"Chiamami Michael, per favore"
La interruppi immediatamente
"Ehm, Michael, ti prego, dimmi tutto quello che sta succedendo. Io non sò dove sono. Ti prego dammi una mano"
La guardavo e notavo confusione così le spiegai quello che avevo sentito al TG, e dove eravamo.
"Ma, dimmi Eva, cosa ti è successo? Come ci sei finita qui? Ti stanno cercando tutti, e ti danno per dispersa!"
"Michael, io vorrei raccontarti tutto davvero perchè è da due settimane che vivo nello schifo più totale. Non avrei mai immaginato di finire in questo giro senza nemmeno volerlo, ma non voglio sembrare invadente nei tuoi confronti.."
"Non pensarlo nemmeno, dimmi pure quello che vuoi, ti aiuterò."
Avanzai verso di lei, le presi la mano e lei spaventata la ritrasse
subito. Rimasi un pò male per quel gesto, non volevo pensasse che avessi cattive intenzioni. Poi notai che sulle gambe e sulle braccia aveva dei lividi e alcuni graffi molto evidenti, cercati di coprire con del fondo tinta. La vedevo a disagio così tornai nella mia posizione senza dire niente. Dopo qualche minuto di imbarazzo totale incominciò a parlare..


-Eva-


-CERCASI SEGRETARIA PER UNO STUDIO DI UN GEOMETRA-
lessi quella notizia stupenda sul quotidiano di oggi. Finalmente un lavoro decente. Chiamai immediatamente il numero.
. . .
"Ok perfetto, quindi è a Firenze, giusto?"
"Si esatto signorina Angelucci, o sbaglio?"
"Si Angelucci. Allora ci vediamo alla stazione alle 8:00 venerdì. La ringrazio infinitamente. Arrivederci"
Chiusi il telefono dopo quell'ora straziante passata a colloquiare con quell'uomo. Non mi sembrava vero! Finalmente potrò lasciare questa minuscola città, Ascoli Piceno, e trasferirmi a Firenze, con un lavoro fisso! Ahhh, un sogno che si avvera! Mi toccherà trovare una squadra femminile lì dove giocare, sicuramente sarà possibile trovarla con più facilità. E' da tanto che non sento Camilla e Aida, le mie due compagne di gioco, ora che ci penso. Ma credo che sarà un'ottima sorpresa per loro sapere che mi trasferirò a Firenze a breve, visto che anche loro sono di lì nei paraggi. Le mie migliori amiche finalmente al mio fianco! Mi scocciava poterle vedere solo una volta ogni due settimane, non che non le sentissi mai, però sapere che ci sono le tue amiche vicino si è più tranquilli.
Già, di certo questo appartamento in questa città che amo e odio non è il massimo per me. Amo Ascoli perchè in fondo ho passato qui la mia infanzia, e ho tanti ricordi legati a lei. La odio perchè qui è dove la mamma mi ha lasciata sola, o meglio dove me l'hanno portati via, quel lontano pomeriggio di Novembre inoltrato. Uccisa atrocemente da un camionista ubriaco mentre tornava a casa, passeggiando sul marciapiede non poco lontano dalla nostra abitazione. Poi il mio papà, che non ho mai conosciuto, troppo codardo, stupido, incoscente e non maturo per crescere una bambina. Così appena nata abbandonò mamma, completamente sola. Ma vabene, questa è un'altra storia, non mi va nemmeno di pensarci. Troppo dolore racchiudevano queste mura di quest'antica città.

***

Quella mattina alle 8 in punto ero scesa dal treno. Il ragazzo mi aveva detto che avrei dovuto tenere un cartello con sù scritto EVA ANGELUCCI, in modo da farmi riconoscere dai tizi che sarebbero venuti a prendermi. Poco dopo, girando in cerca di quegli uomini sconosciuti mi sentii afferrare di fretta alle spalle e così facendo mi trascinarono in un'auto. Non feci in tempo a dire niente che dentro la macchina con i vetri accuratamente oscurati un uomo mi copri la bocca con un fazzoletto. Aspirando quella sostanza mi accasciai sul sedile in preda a un sonno profondo.

***

Buio, ancora buio. Odio questo nero intorno a me. Quanto tempo è che sono qui, cos'è questo rumore?!
Cercai di muovermi quando notai che avevo le mani legate. Cosa cavolo mi sta succedendo?! Cazzo cazzo, ma dove sono? Cercavo risposte, ma più mi facevo domande e più capii che non sapevo nulla di quello che stavo passando.
Mi mancava l'aria, quel rumore di strada dentro quella specie di stanza minuscola sembrava 10 volte più forte. Un senso di nausa mi prese all'improvviso. Cercavo di urlare, ma quella maledetta fascia di tessuto sulla mia bocca non me lo permetteva, anzi mi faceva anche male!
Caddi a terra completamente disorientata, in preda a un attacco di panico. Ero in stato confusionale e in lontananza oltre a quel rumore di macchine, sentivo delle voci di uomini, non riconoscevo nessuno, poi STOP.
Un colpo improvviso, e capii che ero probabilmente su un furgonicino. Sbattei la testa contro una parete di metallo, e mi lasciai cadere a terra priva di sensi, quando da lontano riuscivo a vedere una luce..

Buio, sempre buio. Avevo paura, avevo freddo, avevo fame, avevo sete, avevo dolori dappertutto.
Ero su una brandina cigolante, e una finestrella in alto, minuscola, mi fece capire che ormai si era fatta notte. Un odore acre mi arrivò al naso, creandomi una forte sensazione di rigetto. Toccai le pareti intorno in cerca di un bagno. Cavolo, ma questa stanza è minuscola! C'è spazio per il letto e un piccolo armadietto, come quelli di scuola credo. Ma il bagno dov'è?! Continuai a vagare in quella stanzetta in cerca di qualche altro oggetto. Quando proprio vicino al letto potei toccare un water. Lì nella stanza, letto e water. Ma dove sono?!
Sconvolta iniziai a gridare a più non posso.
Ad un tratto una luce si accese in una specie di corridoio, la si poteva intravedere dallo spiraglio sotto la porta della stanza. Un rumore di passi. Sentivo che si stavano avvicinando alla mia stanza. Impaurita mi misi a sedere sul letto, appoggiando le spalle alla parete. Mi tenevo le ginocchia con le braccia, e la testa chiusa in quella specie di gabbia, sperando di farmi forza da sola. Cazzo cazzo Eva, ma in che guai ti sei cacciata?!
La porta si spalancò invadendo la stanza di una luce fioca, e io abituata al buio fino ad adesso, vedendo quel forte bagliore dovetti richiudere gli occhi per la sensazione di dolore.
Due secondi dopo alzai il capo e vidi davanti a me due figure nere, enormi. Due uomini grandi e grossi mi guardavano incazzati come non mai. Ma chi sono questi tizi?! Poi ricollegai: erano gli stessi che mi erano venuti a prendere alla stazione! Ma adesso che vogliono?!
"Cos'è hai paura?"
Disse uno avidamente, mentre l'altro rise divertito
"Ma che cazzo vuoi, portami a casa, adesso!"
Gli urlai in faccia, prendendo un po' di coraggio.
"Ehi bella bimba, non ti permettere di alzare la voce con me, hai capito?"
E mi diete uno schiaffo con quella sua mano enorme. Per il colpo ricaddi sul letto a sedere
"Oh, Giò, vai dall'altra, io mi diverto un pò con questa ragazzetta"
Disse lui avvicinandosi sempre più a me.
"Ok, a tra poco!"
Così dicendo l'altro se ne andò, chiudendo la porta alle sue spalle, portando via con se anche la luce del corridoio, l'unica luce. Ancora buio. Vedevo la sagoma enorme di quell'uomo avvicinarsi al mio letto. Cercai di divincolarmi, però mi prese per un braccio, stringendo la presa
"Non ti azzardare a muoverti."
Rimasi pietrificata. Sentivo le sue viscide e avide mani percorrere ogni centimetro del mio corpo. Cercai ancora di liberarmi ma mi diede un altro schiaffo, questa volta più forte.
"La prossima volta che ci provi passerò a maniere più forti, e non ti conviene"
Continuava con voce roca, insensibile. Mi baciava, mi leccava avidamente per tutto il corpo, togliendomi i vestiti. Io ero più dura di una roccia. Immobile, pietrificata. Mille pensieri per la mia testa. Io, eterna romanticona, non avevo mai fatto l'amore con nessuno. Aspettavo l'amore, quello vero, per concedermi del tutto, e ho sempre sognato e fantasticato su come sarebbe potuto essere quel momento, magico, unico, irripetibile : la mia prima volta. Mi immaginavo lui sussurrarmi parole dolci all'orecchio, ripetendomi che mi amava, che faceva tutto con estrema calma e dolcezza.
Ora invece mi ritrovavo in una lurida cantina, su una lurida brandina, con un lurido e schifoso uomo sconosciuto. Chi se lo sarebbe mai immaginato che la mia prima volta sarebbe stata così?! Male, tanto dolore, amarezza, lacrime di rabbia, di disgusto. Mille sensazioni addosso mi pervadevano. E mentre quello schifoso gigante si tirava sù la cerniera dei pantaloni dopo aver goduto e sfruttato il mio corpo, se ne andò lasciandomi sola, nuda, tremante e sconvolta in quell'oscurità. Guardai in alto verso quell'unica finestrella minuscola: non c'era nemmeno la luna a farmi compagnia quella sera.
"Mamma, ti prego aiutami.:"

***

Le sere passarono una dopo l'altra su quella maledetta strada sterrata.
Quegli uomini mi davano a mangiare 2 volte al giorno, in porzioni veramente ridotte. Vivevo in quella stanza da credo due settimane più o meno, e da due settimane non vedevo la luce del sole.
Ero sbattuta a tarda notte su una strada sporca, schifosa con delle mini gonne addosso, top minuscoli, pronti per essere sfilati via da clienti avidi, e tacchi altissimi. Si, è da due settimane che sono costretta a prostituirmi.
Poco prima che il sole sorgesse i 3 uomini mi venivano a riprendere con la loro macchina nera, insieme a 2 ragazze. Ci riportavano in quello scantinato, e venivano da noi perquisendoci, per controllare che non avessimo cellulari, strani biglietti, o soldi che non avevamo consegnato, e poi, se ne avevano voglia, usufruivano anche loro del nostro corpo.
Dovevamo portare ogni sera a casa una modica cifra, e se non la raggiungevamo ci picchiavano, a volte davvero pesantemente. Di tutte le sere che sono stata sbattuta su quella maledette strada, non ho mai riportato la cifra richiesta, o perchè mi nascondevo dietro un albero cercando di non farmi vedere dai clienti, scappando da quello schifo che mi avrebbe aspettato, o le pochissime volte che sono dovuta salire in macchina di qualcuno, costretta da lui stesso con le maniere forti, il cliente dopo aver sfruttato il mio corpo, mi gettava fuori dalla macchina senza nemmeno pagarmi, dandosela a gambe, approfittandosene.
Ho vissuto nello schifo totale queste settimane, non pensavo ci fosse questo in giro, o meglio non pensavo potesse capitare proprio a me. Proprio quando avevo perso anche la piu minima speranza, mi tornavano in mente le parole della mamma, -Non mollare piccola, non smettere di sognare anche quando tutto il mondo è contro di te. Credi nelle tue potenzialità, credi nei tuoi sogni, sempre!-, ed era quel pensiero a farmi andare avanti, io il mio sogno lo volevo realizzare! Avevo sudato, mi ero sbucciata le ginocchia, preso calci e gomitate per rincorrere quel pallone e farlo entrare in quella rete! Mi ero guadagata con tanta voglia quel posto in Nazionale, avrei finalmente giocato gli europei, poi chissà, magari una vittoria.. Il mister Travaglini, allenatore della nazionale femminile, mi aveva seguito per questi 2 anni, e si complimentava sempre, perchè allenamento dopo allenamento, giorno dopo giorno, i miglioramente si vedevano. E io ci iniziavo a credere a quel mio sogno di entrare a far parte della nazionale, di indossare finalmente quella maglia azzurra, che ero solita mettere quando scendevo al campetto sotto casa per fare qualche partitella..
Ora stasera, seduta dietro questa enorme pianta, sto prendendo fiato. Stanotte nessuno mi potrà fermare mamma, stanotte andrò via.
Un ultimo respiro. Tolsi dai miei piedi quegli altissimi tacchi, e sfrecciai a più non posso verso una meta non definita. Correvo e le ragazze a cui passavo davanti mi gridavano e si incazzavano perchè sarebbe successo un macello, e sapevano che io non ce l'avrei potuta fare, non sarei riuscita a scappare. Chissà loro da quanto tempo erano richiuse in quel giro, chissa quante volte avevano provato a fuggire non riuscendoci. Ma io no, io ce l'avrei fatta, ne ero sicura..

I ricordi vennero a galla, come spine pungenti per la mia memoria, troppo dolore anche solo nel ricordale. Ora è tutto più chiaro.
Michael mi prese la mano avvicinandosi a me, io spaventata, ricordando tutto quello che avevo passato queste due maledette settimane, istintivamente tirai indietro il braccio, in maniera molto brusca, nonostanze mi infondesse sicurezza, nonostante quegli occhioni dolci, io avevo paura. Quei quattordici giorni passati per strada a fare cose che la mia mente nemmeno avrebbe mai calcolato non me li sarei dimenticati nel giro di un minuto.
Vidi il suo viso e notai che c'era rimasto male per questo mio gesto, mi dispiaceva, in fondo era lui che adesso mi stava dando una mano per fuggire. Senza pensarci troppo, visto che era calato un silenzio imbarazzante, mentre George aveva ripreso a guidare, io raccontai tutto, tutto tutto a Michael. Vedevo i suoi occhi sconvolti, poi pieni di rabbia, poi pieni di disgusto e poi pieni di compassione. Finii il mio racconto in lacrime, e lui mi porse un fazzoletto
"Dai Eva, ti prego non piangere ancora. Hai pianto fin troppo fino ad adesso. Ora sei salva, ti porterò dove tu vuoi. Dimmi, vuoi andare a denunciare tutto alla polizia?"
Io mi bloccai subito
"Ma sei matto? E' un giro troppo grande Michael, pensa che mi hanno fatto arrivare fino in America, non so come. Ho paura. Quegli uomini sono capaci di tutto. Per adesso preferisco non dire niente."
"Come vuoi tu..Ma dimmi, adesso dove andrai?"
Vedevo la sua espressione particolarmente preoccupata. Io impacciatissima non sapevo cosa rispondere, mi incartai circa quattro volte prima di formulare una frase di senso compiuto
"Bhè..io non ci ho ancora pensato. Volevo solo andarmene da lì"
Sentivo i suoi occhi puntati sul mio viso, mi trasmettevano calore, comprenzione. Avevo la testa bassa e presi a tremare, lui istintivamente mi mise la sua giacca sulle spalle, pensando avessi freddo. Abbozzai un mezzo sorriso poi la sua voce interruppe quel silenzio che imponente era calato tra noi
"Ti ospito io, c'è anche mia sorella Janet. Per adesso i miei genitori e gli altri non ci sono. Quindi potrai stare con me e lei. "
No, non potevo accettare, anche se l'avrei voluto più di ogni altra cosa al mondo
"Ma..Io veramente non so che dire. Non posso, non potrei mai accettare una richiesta del genere. Ma ti ringrazio, perchè mi stai aiutando. Vedrai che risolverò i miei problemi. Troverò un posto dove stare" Feci una pausa e mi infilai quegli stupidi tacchi di fretta "Ehm, mi scusi signor autista..Può farmi scendere qui?"
Vedevo lui con la coda dell'occhio guardarmi sbigottito
"Ma cosa fai Eva, fermati"
"Mi sono allontanata abbastanza da quel posto. Ora vedrò dove posso andare. Ti ringrazio per avermi ascoltato e aiutato Michael"
Mi congedai con un finto sorriso e feci per uscire. Certo incontrare Michael Jackson che ti vuole ospitare a casa sua non era certo una cosa che capita tutti i giorni, però non volevo che la mia sofferenza potesse gravare su qualcun'altro. A un tratto sentii la sua mano prendermi il braccio e facendomi ricadere sul sedile
"No, Eva, tu resti qui. Hai bisogno di riposarti. Hai bisogno di una doccia, hai bisogno di mangiare, hai bisogno anche di essere ascoltata. Ti prego, così ti fai del male da sola, e io non te lo permetterò"
Sotto ordine del capo Jackson l'auto continuò il suo tragitto incurante del mio parere
"Grazie Michael, non credevo che fossi così gentile. Non ho parole per ringraziarti"
Infatti non avrei mai pensato che una persona dello spettacolo così importante potesse prendersi cura di una ragazza qualunque trovata su una strada in una notte di settembre. Poi all'improvviso sentì un calore sopra la mia mano posata sul sedile e dopo una stretta potei capire che era la sua. Questa volta non la ritrassi, ma con il capo un po' chino per l'imbarazzo gli sorrisi e lui fece lo stesso, regalandomi quella visione celestiale che si era appena dipinta sul suo volto.
La macchina si era fermata davanti a un grande cancello dove da dietro si poteva scorgere solo l'estremità della grande villa. Avanzammo all'interno e mentre George parcheggiava la macchina ci disse che potevamo scendere. Aprii subito la portiera, e mi persi in quell'immenso giardino illuminato da dei piccoli lampioni sparsi qua e là. Era ancora buio e purtroppo non riuscivo a scorgere bene tutto quello che mi circondava. Michael mi guardava divertito, ero rimasta a bocca aperta, sembravo una bambina .
"Dai vieni, entriamo"
Lo seguivo, mentre continuavo a guardarmi attorno, era troppo per me. Appena dentro c'era un enorme salone accogliente, ma Michael non mi fece nemmeno finire di guardare che mi prese per un braccio
"Dai, susu la vedrai bene domani, ora ti porto al piano mio e di Janet, così la conoscerai."
"Oddio Michael, no ti prego, mi vergogno a presentarmi così"
dissi abbassando la testa per nascondere il rossore che aveva colto all'improvviso il mio viso
"Ahh, ma dai, le spiegherò tutto mentre tu vai a farti un bel bagno caldo! Fidati. Su dai andiamoo!" Così dicendo continuava a trascinarmi per il braccio. "Qui al secondo piano dormono Mamma, Joe e due mie sorelle, al terzo i miei 5 fratelli e all'ultimo, il piu piccolo piano, io e Janet. Però Rebbie, la sorella più grande, Tito e Jermanie sono sposati, quindi non alloggiano più qui"
Ero incantata nel guardare, non tanto la casa, ma lui. Dalle poche volte che l'avevo visto in televisione, certo mi era sempre sembrato un bel ragazzo, ma adesso a vederlo a 1 metro da me, che mi sorrideva in continuazione e con quegli occhioni, ho capito perchè tutte dicono che Michael Jackson è proprio figo. Ma ok, Eva tu sei ospite, devi comportarti come una persona normale, come hai fatto fin'ora, non come una fan scatenati. Mi trascinò fino all'ultimo piano, dove c'era un salottino con un televisore e un divano enorme, dove vi era distesa Janet presumo. Mi nascosi un pò dietro la figura di Michael mentre lui salutava la sorella
"Janet, ti presento Eva. Lei è la ragazza italiana che dicevano al telegiornale. L'abbiamo ritrovata, poi ti spiego cosa è successo, ora aiutala a farsi una doccia, e dalle un pigiama."
così dicendo le diede un caloroso bacio sulla guancia. Io volevo sparire, chissà cosa avrà pensato quando mi vide con questa poca stoffa addosso che copriva proprio il minimo.
"Oddio, Eva! Sei davvero tu?? Ohh che sollievo, stai bene? Vieni forza, ti accompagno verso il bagno"
Rimasi a bocca aperta per tutto quell'entusiasmo. Mentre mi trascinava verso un piccolo corridoio mi voltai verso Michael che era seduto sul divano, e lo vedevo guardarmi con l'aria come per dirmi 'te l'avevo detto! '


Entrai nel bagno, era praticamente grande come il mio salotto della vecchia casa in Italia. Janet mi portò tutto il necessario : mutandine, reggiseno, canottiera, pigiama e calzetti!
"Grazie Janet.."
"Ahh, ma stai scerzando? Non devi ringraziarmi"
Così dicendo uscì posando l'accappatoio su un appendino. Io mi immersi in quella vasca enorme e non pensai a nulla. Pensavo solo a godermi quel bagno caldo, dopo non si sà quanto tempo! Cercai di sbrigarmi ad asciugarmi i lunghi capelli, lasciandoli mossi, così al naturale. Non volevo sembrare scortese iniziando la mia permanenza qui stando 3 ore in bagno!!
Uscii e mi trovai davanti Janet, che mi condusse verso una stanza
"Eccoci qua, questa è la mia stanza, ma per oggi io dormo di sotto! Per ogni cosa, fai come se fossi a casa tua! "
Mi stampò un bacio sulla guancia, quasi fossi sua amica da sempre. La ringraziai e mi misi alla finestra per guardare fuori.
Quella sera la luna c'era ..
Poco dopo sentii dei passi avvicinarsi alla stanza, ma non mi voltai assopita da quello spettacolo che mi si presentava davanti, dopo non sò quanto tempo che non avevo avuto l'occasione di godermi una luna così lucente. Poi mi voltai e lo vidi lì appoggiato allo stipite della porta e subito un rossore mi pervase
"Non vai a dormire?"
Disse avvicinadosi alla finestra vicino a me. Anche lui scostò una tendina e puntò il suo nasino verso quell'oceano stellato che giaceva sopra noi
"Si, adesso vado"
Distolsi lo sguardo dalla finestra e andai verso il letto, dove mi mise a sedere. Avevo lo sguardo stanco e perso in un punto indefinito della stanza. Avevo bisogno di riposo
"Ora dormi Eva, sarai sicuramente esausta "
"Già, allora Michael, e grazie"
arrossii ancora una volta
"Non devi più ringraziarmi, da adesso sei una di noi ok? Buonanotte Eva, dormi bene"
Fece per uscire e vidi la sua mano posarsi sullinterruttore per spegnere la luce. All'improvviso mi spaventai, no ancora il buio no
"No, fermati" Rimase immobile con la mano sopra il pulsante, forse avevo alzato troppo il tono di voce "Non spegnere la luce, ti prego. Odio il buio."
Aveva corrugato la fronte, non capendo la mia improvvisa paura, poi incrociando il mio sguardo si sciolse in un sorriso
"Tutto quello che vuoi"
Così dicendo se ne andò, lasciando dietro se una scia di profumo che pervase quella stanza e il rumore dei suoi passi scalzi che riecheggiavano in quel buio corridoio.
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Lun Ott 17, 2011 9:35 pm

Ͼapitolo Tre


-Eva-


Mi girai ancora una volta in quel letto, così morbido, confortevole, profumato, che emanava calore. Misi la testa sotto il cuscino, non volevo aprire gli occhi. E se fosse stato solo un sogno? Se fosse stata solo una mia immaginazione? Troppo bello per essere vero Eva, ma ti pare che Michael Jackson, quel ragazzo da sogno del video di Thriller visto qualche volta in TV, quel ragazzo di cui le ochette della mia classe parlavano in continuazione, come un principe azzurro ti porta via da quello schifo e ti ospita a casa sua? Seee, continua a fantasticare.
Io non avevo mai seguito Michael artisticamente, l'avevo visto 2 / 3 volte in televisione quando si parlava di lui. Ricordo che prima delle partite la domenica mettevo su le cuffie col mio walkman e tra le canzoni per darmi grinta e carica c'era anche la mitica Beat it: : energia allo stato puro. Poi vabè, un conto è sentire qualche sua canzone, un altro è stare a casa sua perchè mi aveva ospitato. Seee, una star di Hollywood al massimo del suo splendore, giovane, bello, bravo che si accollava me? Ok, la mia testa era fusa, del tutto fusa.
Ora prova ad aprire gli occhi e troverai le tue risposte cara Eva. Se continui a vedere buio intorno a te allora sei stata un'ottima sognatrice.
Scostai timorosa il cuscino dal viso, aprii leggermente le palpebre e.. non è stato tutto frutto della mia fantasia! Quella finestra dove la sera prima Michael si era soffermato a guardare il cielo con me, adesso accoglieva una luce fioca, trattenuta da quelle tendine rosee. Non potevo crederci, era tutto vero!! Mi diedi un pizzicotto
"Aiiaa"
Cavolo Eva, sei stata fortunata! Ma che dico fortunata, di piùùù.
Chissà cosa penserebbe quella smorfiosa di Federica, una mia compagna di scuola, grandissima 'fan' di Michael. Più che fan direi grandissima cretina, capace solo di fare apprezzamenti sul suo fondoschiena. D'altronde che ci si può aspettare da una snob come lei, che vestiva solo firmato, che aveva un gruppetto di scagnozzi leccaculo come 'amici'. Insomma, la fighetta con la puzza sotto il naso della scuola. Oddio quante incazzature nel corso di cinque anni. Tutti la odiavano in classe, ma erano capaci solo di dirle alle spalle tutte le cattiverie, mentre davanti facevano tanto i bravi e i buoni; ed io non sopportavo nemmeno loro. Ho sempre odiato la falsità e l'incoerenza delle persone. Così mi sono trovata a passare quei 5 anni scolastici in una solitudine totale. Non avevo amici in classe, solo perchè ci tenevo a far rispettare le mie idee e i miei principi, solo perchè dicevo tutto in faccia a quella smorfiosa di Federica che ogni mattina non si dimenticava mai di rivolgermi i suoi insulti
"Ciao Eva, hai fatto le ore piccole ieri notte? Per caso sei stata col tuo ragazzo? Sei così sciupata, più del solito. Hai un aspetto terribile, con quei capelli poi! Ops, dimenticavo, hai sempre un aspetto terribile! Poi quale ragazzo avrebbe il coraggio di passare anche solo un'ora con te? Nessuno. Nemmeno una ragazza, come amica, vorrebbe trascorrere del tempo insieme a te. Non hai notato? Sei sola come un cane! Stupida ragazza, si, poi chiamarti ragazza sarebbe un complimento. Che è una donna una che fa uno sport da uomo, rincorrendo uno stupido pallone? Chissa dove vuoi arrivare, non vali niente nemmeno lì."
E tutti ridevano. Poi durante l'intervallo, quando la reginetta non c'era in classe, i miei compagni si radunavano intorno a me chiedendomi scusa o dicendomi di non ascoltarla.
"Fanculo!"
la solita mia risposta. Tornavo a casa e sfogavo la mia rabbia con la mia mamma, nonchè la mia migliore amica, l'unica persona che mi era sempre stata vicino. Poi, quando quella sera di Novembre la polizia venne a suonare alla porta per darmi quella notizia, il mondo mi era crollato addosso. Per me non aveva più senso vivere se lei non c'era più.
Con chi avrei sfogato le mie paure, la mia rabbia?
Chi avrei trovato a farmi compagnia la sera su quel divano per vedere un film?
Chi mi avrebbe messo grinta, voglia di continuare?
Chi mi avrebbe spronato a seguire il mio sogno di vestire quella maglia azzurra?
Con chi avrei passato la notte di Natale?
Con chi avrei gioito di qualche mio ottimo voto?
Con chi avrei trascorso le interminabili ore in quei pomeriggi liberi?
A chi avrei dedicato i miei goal?
A chi avrei donato tutto il mio cuore, fidandomi ciecamente?
Ero nella solitudine più totale. Dopo un periodo di forte depressione, da cui mi assentai a scuola e ai frequenti allenamenti, tornai alla carica più forte che mai. Avevo imparato a riempire le mie giornate tra lo studio e gli allenamenti. Mi ero imposta due obiettivi da portare a termine : 1) uscire con il massimo dei voti; 2) indossare ancora quella maglia azzurra, non solo per convocazioni o allenamenti per amichevoli, ma per gli europei.
Ora un punto l'avevo portato a termine, mancava solo l'altro, e ce la potevo fare. Arriverà quel giorno e sarà il giorno della mia vendetta verso tutto quello che mi si era rivoltato contro finora.

***


Scivolarono via gue giorni, mai così velocemente avevo trascorso 48 ore. Sarà stata l'aria di casa che mi metteva calore? Sarà stato che mi facevano sentire bene ? Sarà stato che in fondo mi sentivo felice? Sarà che la luce era tornata a far chiarezza sulla mia vita?
Mi alzai euforica dal letto e iniziai a vagare per quella enorme e ancora non del tutto conosciuta casa. Scesi sotto facendomi in fretta una toppa alta in testa, non feci in tempo a fare l'ltimo scalino che Janet mi venne incontro stampandomi un rumoroso bacio sulla guancia
"Allora come stai? Dormito bene? Comodo il mio letto vero? Ti sei addormentata subito? Sei stanca?"
"Ahahah, oddio Janet sei un uragano. Calma, una domanda alla volta"
Ieri avevo chiamato il mio amico, nonchè allenatore, Alessio, e gli avevo spiegato la mia situazione. Un sollievo aveva placato quella sua sofferenza, e quella delle mie amiche. Temevano il peggio per me, ed anch'io lo pensavo fino a 2 giorni prima. Ma ora era come se mi avessero dato una penna e un quaderno nuovo in mano. Una vita da riscrivere, da riordinare, da cominciare da capo. Sarebbe stato difficile dimenticare l'accaduto, ma con un po' di comprenzione e appoggio quella montagna di dolore sarebbe stata meno faticosa da scalare. E con quella penna tra le mie mani mi ripromettevo che da adesso in poi sarebbe stato tutto diverso, tutto migliore, perchè non sarei riuscita a sopportare altro, perchè il mondo mi aveva indebolito a tal punto che un piccolo soffio di vento avrebbe fatto cadere quel castello di convinzioni che avrei cercato di metter su ancora una volta. Mi ricordava un po' quando da piccoli a scuola ci si ripromette che col nuovo quadernone avremo dovuto mantenere un certo ordine e fare tutti i compiti con precisione. La grande differenza è che questa volta non mi ripromettevo di essere precisa con il mio quaderno di matematica, adesso c'era in ballo la mia vita.
Avevo bisogno di sfogarmi, di buttare fuori tutto quello che mi ero tenuta dentro per quelle due settimane di sofferenza, così chiesi a Jan se poteva procurarmi un completino da calcio, per poter correre un po' fuori. Quello era l'unico modo per cacciare la rabbia, l'amarezza, tutto.

"Evaa, il completino da calcio ti dona, ti dà un'aria sensuale, sexyyy"
Janet irruppe nella stanza interrompendo i miei pensieri con il suo sorrisetto malizioso
"Ma smettila"
Le diedi una piccola spinta esasperata
"Ma è verooo! Vedrai, anche Michael quando ti vedrà sono sicura che penserà la stessa cosa"
Aveva una faccia proprio da furbetta e mi guardava con quell'aria di chi la sapesse lunga
"Sisi, ok. Io scendo Janet"
Nemmeno l'ascoltai e scuotendo la testa scesi le scale rapidamente con Janet dietro di me
"Ahh, ma non te l'ho chiesto, vuoi venire anche tu a correre un pò?"
"Oh, nono grazie, mi limiterò a guardare. Sono una frana, non resisterei nemmeno cinque minuti!"
Rispose diverita e sgusciai fuori di casa, finalmente un po' di libertà. Un vento caldo accarezzava i miei capelli raccolti in una cod altaa. Era incredibile come il solo sentire quell'aria sulla mia pelle potesse farmi percepire un senso di libertà. Ma questo non era il momento più adatto per perdersi in monologhi interiori. Presi un bel respiro e iniziai la mia corsa disperata


-Michael-


Ormai era mezz'ora che stava fuori. Correva, ma con passione, con voglia. Era determinata, ci teneva a restare allenata, in forma. Voleva che il suo fisico stesse al meglio e devo dire che ci riusciva più che bene.
"Ehm, Michael? E' da quando Eva è fuori che non fai che osservarla dalla finestra, che ti prende?"
"Ma niente Janet, ci deve essere per forza un motivo?"
Arrossii un po' ma non glielo feci notare
"Mmmh, sarà, ma tu non me la racconti giusta. Tieni và, portale le scarpette nuove, George gliel'ha appena comprate."
Presi veloce la scatola di cartone e uscii in giardino
"Evaa, le scarpette!!"
Da lontano gliele mostrai alzando il braccio con la scatola. Mi venne incontro a passo svelto. Aveva la fronte coperta da un leggero strato invisibile di sudore, complice dello sforzo compiuto
"Ma già avete le scarpette??"
Mi guardava incredula
"Eh sì, George l'ha subito prese visto che era in giro" Le porsi la scatola " Provale"
"Grazie, grazie di cuore" Si sedette sull'erba a terra ed io feci lo stesso. La vedevo provarsi le scarpe, testare se erano comode facendo qualche movimento e poi stipulare la sentenza finale "Perfette"
Aveva un sorriso stampato in viso, poi prese quel pallone di cuoio bianco e nero e iniziò a palleggiare con i piedi da seduta. Le vedevo gli occhi brillare, doveva essere una passione davvero forte, un po' come me la musica ed il ballo. Si alzò lentamente tenendo la palla ferma in equilibrio sul piede destro. Appena in piedi iniziò a fare dei giochetti, ed io rimanevo lì seduto imbambolato a guardarla. Sembrava ipnotizzata da quel pallone, le usciva tutto così naturale ed io ero sempre più affascinato
"Ma Eva, sei bravissima"
Mi sorrise riconoscente, poi con un piede lanciò il pallone sulla sua fronte e lo mantenne in equilibrio
"Beat it, beat iiit. No one wants to be defeated "
Si mise a canticchiare e ad accennare qualche mossa di ballo, sempre tenendo la palla incollata in testa
"Ahahah, oddio sei troppo forte"
Prese il pallone con le mani e si buttò a terra vicino a me.
"Sai, io ascoltavo sempre questa tua canzone prima di qualche partita, mi mette una carica assurda!"
Era un po' arrossita, forse si era un po'imbarazzata per questa specie di 'dichiarazione'
"Davvero? Pensavo non ascoltassi la mia musica e che mi conoscessi a malapena" Sospirai "Sai, la gente quando mi vede è sempre in preda a crisi isteriche,quasi come se avessero visto un extraterrestre. Tu invece mi hai trattato come una persona normale, e mi hai stupito"
Sentivo i suoi grandi occhi puntati su di me, che mi osservavano e mi scrutavano prima di continuare a parlare
"Bhè, io sono una sorta di ignorante di musica. Conosco solo due, tre tue canzoni e ti ho visto per la prima volta tramite il video di Thriller che mtv trasmetteva a raffica un periodo. Poi vabè, le mie compagne di classe sbavavano dietro te, ma io pensavo ad altro"
La vidi improvvisamente pensierosa, così cercai di deviare il discorso
"Da quanto è che giochi?"
"Ah, da una vita! Da bimba ero sempre tra i machietti sotto casa e giocavo con loro, mi chiamavano sempre per organizzare qualsiasi cosa riguardante il calcio. Mentre le altre ragazzine non mi sopportavano " Rise immersa nei ricordi "Erano gelose perchè ero sempre in mezzo al loro 'fidanzatini'. Poi a 12 anni ho iniziato a giocare in una squadra maschile. Tutti mi prendevano in giro, poi sai com'è, di questi tempi si pensa che il calcio è unicamente maschile e basta, e quindi i soliti pregiudizi: che le ragazze, come me, che praticano questo sport sono una sorta di maschi mancati. Ma non è affatto così, io sono una donna come tutte. Mi deridevano perchè di solito le ragazze di quell'età erano intente ad arricciarsi i capelli, a truccarsi, mentre io ero 'diversa', sudavo, prendevo gomitate, correvo nelle pozzanghere, nel fango, per rincorrere un pallone, per rincorrere un sogno"
Si girava il pallone tra le mani e la guardavo incantata, mentre continuavo sempre più interessato ad ascoltarla
"Poi a 16 anni ho trovato una squadra femminile, però fuori città, ed erano grandi problemi per il trasporto, ma non mi arresi, troppa era la passione, troppa era la voglia, ed iniziai a lavorare"
Sospirava, ed io sempre più curioso mi avvicinai a lei
"Mi facevo in quattro, tra scuola, lavoro, studio e allenamenti, ma non mi pesava, perchè lo facevo con voglia, ero decisa per la mia strada"
Si fermò e mi guardò
"Oddio, scusami, ti starò annoiando, ma sai, è difficile per me trovare persone che ti riescano ad ascoltare e.."
"No, ti prego continua se ne hai voglia"
La interruppi. Mi stesi come lei, supino, al suo fianco, pronto ad assorbire ancora qualcosa in più sulla sua vita
"Sembrava andare tutto per il meglio, scuola, allenamenti e la mamma era felice ed orgogliosa di me. Ma tutte le cose belle finiscono prima o poi..Credevo di vivere in una favola, tutto era perfetto, ed io adoro le favole. Quando una sera di novembre, quasi tre anni fa, stavo preparando la cena per me e la mamma, credendo che avesse ritardato da lavoro"
Gli occhi le si velarono evidentemente di tristezza
"Suonò il campanello e mi precipitai ad aprire, ma quella sera non c'era il volto dolce di mia madre sull'uscio della porta. No, c'erano due polizziotti"
Una lacrima le rigò il viso e il mio cuore mancò di un battito
"Mamma era morta"
I singhiozzi presero il posto delle parole e io non sapevo che fare. Non ci pensai troppo e le strinsi il volto al mio petto, delicatamente
"Eva ti prego non piangere"
Riuscii a sussurrarle solo quelle parole, improvvisamente il mio lessico si era limitato a qualche vocabolo privo di senso qua e là che vagava per la mia mente. Vederla così in quello stato faceva male
"Un fottuto ubriaco alla guida di un furgone l'aveva investita mentre camminava sul marciapiede per tornare a casa"
Tremava, improvvisamente la vidi piccola, indifesa, ed era una sofferenza vederla in quel modo. Avrei voluto far qualcosa per lei
"Non fare così Eva, te ne prego.."
Una lacrima rigò anche il mio viso, il suo dolore era talmente tanto che chi le era accanto ne percepiva l'aura, quel bagliore di tristezza che sprigionavano i suoi occhi, che in questi momenti l'avvolgevano, coinvolgendo anche me che ero al suo fianco
"NO! Perchè non doveva andare così! Perchè era l'unica cosa cara che avevo mia mamma. Un genitore saggio, una migliore amica, una nonna premurosa, era tutto questo, era tutta la mia famiglia Michael, e me l'hanno portata via ingiustamente. Me l'hanno portata via nella maniera più orrenda. La sua vita decisa da uno schifoso verme che ora è libero e gira spensierato per i [CENSORED] suoi. Nemmeno una scusa, nemmeno una lettera di condoglianze mi ha spedito quell'emerito coglione. Perchè è tutto così tremendamente ingiusto? Perchè?"
Era in preda ad una crisi e si aggrappava alla mia camicia, quasi urlando di rabbia, di dolore. La presi in braccio e la portai in casa. La adagiai con cautela sul divano e le preparai in fretta una camomilla. Dio mio Eva, ma quante ne hai dovute passare? Quegli occhi grandi e vispi nascondevano dietro grandi sofferenze, troppi dolori. Ed era proprio vero, il cuore di una donna è un profondo oceano di segreti. Ed io i tuoi volevo scoprirli tutti.
Mi stesi al suo fianco in quel grande divano e mi prese una mano sussurrandomi un flebile grazie prima di chiudere gli occhi e cadere in un profondo sonno. Ricambiai la stretta e mi addormentai anch'io, con la mano nella sua.


Ͼapitolo Quattro


-Eva-


La sera seguente ricevetti la notizia della mia convocazione come capitano per la Nazionale.
Lacrime copiose scendevano dai miei occhi, ma erano lacrime diverse dalle precedenti. Lo si poteva notare dal colore, dalla scintilla che brillava quando ognuna di esse solcava il mio viso cercando di raggiungere la sua meta. Erano profumate, di un profumo che sa di tutto e niente, ma che riconosceresti a migliaia di kilometri di distanza. Ma cos'avevano di tanto diverso quelle lacrime dalle altre, potreste chiedermi ? La risposta era la più semplice di tutte. Erano lacrime di felicità. Felicità, una parola che nella mia breve vita finora mi aveva toccato poche volte, ma mi aveva portato in alto, ai livelli più irragiungibili. Ma a tanta gioia si contraponeva un dolore immenso, che spesso mi offuscava la vista, mi faceva tremare il cuore. Tutta quella sofferenza si opponeva a cotanta felicità, e nessuna prevaleva sulle altre. Mi ritornavano in mente le lezioni di fisica del mio strambo professore e le sue leggi vettoriali -Se su un corpo agiscono due forze uguali e contrarie, la forza risultante è uguale a 0, così come 0 è l'accelerazione- . Quel corpo preso in considerazione ero io e ad opporsi c'erano felicità e dolore. Erano pari, esattamente di uguale intensità, perciò nessuna riusciva a prevalere sull'altra, tanto da far pendere il cuore da una delle due parti.


Non ricordavo di aver fatto una cena così divertente da non so quanto tempo. Avevo raccontato ai due fratellini le mie avventure e le mie figuracce, facendoli crepare dalle risate per tutta la sera. Non credevo di essere così divertente, forse dovrei ricredermi. Dopo che la domestica aveva messo tutto a posto Jan andò subito a dormire, dicendo che domani avrebbe avuto molto da fare, lasciando me e Michael soli, immersi nel più totale imbarazzo
"Ehm, vuoi andare a dormire anche tu Eva?"
La sua voce mi arrivò all'orecchio incomprensibile per quanto era bassa e impercettibile
"Eh?"
Lo vidi arrossire anche, così riprese a parlare, questa volta normalmente
"No, chiedevo se eri stanca.."
Aveva un'aria vaga in volto, e si passava una mano dietro la nuca, un evidente segno di disagio
"Oh, ma scherzi? Ho dormito tutto il pomeriggio! Adesso solo pensare a dormire mi fa venir la nausea"
Rise così spostai lo sguardo verso la finestra, dove ancora si intravedeva una luna piena bianchissima, così mi avvicinai
"Guarda, non è una meraviglia? Non c'è cosa più bella per me poter osservare tale splendore, luna, stelle, luci chiare su sfondo buio, cielo infinito. Tutto in perfetta armonia, quel Dio lassù deve essere qualcosa di straordinario."
Pensai ad alta voce, rendendo partecipe anche Michael che mi si avvicinò sorridendo e mi prese una mano con una delicatezza che mi fece rabbrividire
"Allora questo posto ti piacerà.."
Mi trasinò dietro sè, il suo profumo intasò i miei polmoni e subito il cuore cominciò a battere velocemente, accellerando il solito calmo ritmo. Ma cosa era? Che mi pendeva? Con gli uomini avevo condiviso gran parte della mia vita, corpo a corpo durante una partitella, spintoni, calci, ma ora? Perchè quel timido tocco, o il suo odore, mi faceva rabbrividire?! Ok Eva, tu stai impazzendo, ti fai le paranoie, non pensarci troppo, sarà il freddo..
Mi teneva per mano, in quella stretta timida, come due bimbi, e mi portava su, primo piano, secondo piano, terzo, quarto..Aprii la porta di una piccola soffitta, e lì per lì diventai un sasso. Cosa voleva fare in soffitta? Mille dubbi mi giravano in testa, e avevo paura. Ma lui mi avrebbe fatto del male? Non lo so Eva, non lo conosci così bene. Chi vivrà vedrà. Entrai dietro di lui, che si chiuse la porta alle spalle. Deglutii. Mi lasciò la mano, e si diresse verso una scrivania, lasciandomi sola in quella penombra. Prese una sedia e la spostò di qualche passo. Vi salì sopra ed aprì una finestra sul soffitto spiovente a cui non avevo fatto caso
"Dai vieni"
Si infilò agilmente nella finestra spalancata, e da sopra mi faceva cenno con il braccio di salire
"Vieni, ti aiuto a salire, non avere paura!"
Salii sulla scala e poggiai le mani sui bordi esterni della finestra cercando di fare leva, e spingermi verso l'esterno. Michael mi aiutò e in un attimo ero fuori anch'io. Se non fosse stato per lui a quest'ora ero ancora appesa come un salame alla finestra
"Sai, vengo qui quando ho bisogno di staccare la spina. Sono un amante della natura, dell'armonia e della sua perfezione, ed ogni tanto, solo con me stesso vengo qui a contemplare questa meraviglia."
Eravamo sul tetto della casa, ma non c'era troppo pericolo di cadere, si era perfettamente stabili lassù. Volsi lo sguardo a quell'immensità celeste che mi circondava, adesso sembrava più vicina. Le stelle erano nitide e brillanti come piccole lucciole al buio.
"Non ho mai fatto venire nessuno qui, perchè nessuno mi ha mai dato modo di poterlo fare. Invece tu, sei stata così spontanea con me, così sincera sin da subito che mi sono sentito come vorrei fossi trattato da tutti: una persona normale."
"Michael, è..è magnifico." Ero persa ancora con lo sguardo in quell'oscurità sopra di me "Grazie, ma perchè non dovresti essere trattato come una persona normale? Capisco che sei uno famoso però.."
"E' questo quello che mi chiedo anche io. Dietro quel ragazzo grintoso sul palco che manda in estasi il pubblico c'è anche un uomo, una persona, ma questo a volte è difficile farlo capire all'altra gete. Mi venerano, mi idolatrano, quasi fossi un Dio, ma sono semplicemente umano."
Lo vidi un po' toccato dall'argomento, quindi cercai di deviare, magari non era a suo agio a parlarne con me
"Michael, hai sempre la tua famiglia, i tuoi veri amici al tuo fianco, no? Non scoraggiarti, per delle persone potrai essere un idolo, ma per altre sarai una persona normale"
Mi guardò con uno sguardo che più triste non si poteva, cazzarola Eva, per fortuna volevi deviare l'argomento eh
"E'..è proprio questo il problema. Io ho un buon rapporto con la mia famiglia, tutta la mia famiglia tranne mio padre, bè vedi lui è così..così padrone che nella mia infanzia spesso non riusciva a controllarsi. La sua persona mi ha segnato tanto, negativamente e positivamente. Ma non ne voglio parlare. Poi, bè gli amici..Eva io non ho amici. Non ho una persona di cui fidarmi al 100%, che invito a casa per vedere film, per ridere e scherzare. No, non ho un amico d'infanzia, perchè ho trascorso la mia tenera età girando di città in città alla ricerca di un palco dove esibirmi. Invece adesso non mi fido molto dell'ambiente che mi circonda, ho sempre un po' di timore che le persone si avvicinino a me per interessi come soldi, popolarità ecc..non perchè hanno bisogno di un amico. E spesso taglio i rapporti ancor prima di iniziare, per timore di cadere in qualche trappola. E' un po' dura questa vita da star. A volte vorrei essere una persona normale, però poi mi dico che è questo quello che ho sempre desiderato fare, è il mio sogno, e bisogna accettare anche l'altra faccia della medaglia no?"
Parlava a raffica steso su quelle tegole guardando verso l'alto, ed io affianco a lui
"Hai ragione, a volte ho invidiato la vita delle star. Pensavo che potessero avere tutto, fama, soldi, però poi mi sono sempre ricreduta, perchè i soldi non fanno la felicità. Non la prendere come la solita frase fatta per un momento adatto come questo, è che semplicemente lo penso davvero, sono degli stupidi pezzi di carta. Il sorriso di un amico, l'abbraccio di una mamma, il ti voglio bene di una nonna, non si possono comprare con dei soldi, e queste sono cose fondamentali. Poi sentendo la tua testimonianza ne ho la certezza che non vorrei una vita da persona famosa, tu vivi con la tua solitudine, e è una cosa estremamente dolorosa, l'ho vissuta anch'io, la sto vivendo anch'io e non la augurerei a nessuno. Come quando piangi per qualcosa che sai non potrà tornare indietro, che non potrà accadere. Quando hai bisogno di qualcuno al tuo fianco per ascoltarti, ti volti e vedi solo la tua triste ombra riflessa sul muro. Quando guardi un film divertente e ridi a crepapelle, e vorresti tanto condividere quelle risa con qualcun'altro. Quando.."
Mi posò dolcemente la sua mano sulla bocca, ed un altro brivido mi pervase
"Shhh, non continuare ti prego. Credo che sappiamo benissimo cosa vuol dire essere soli entrambi, non piangiamo ancora sul nostro male. Guardaci, siamo qui sotto una volta blu infinita. Siamo due persone sole, ma ora non più, perchè siamo in due, e non mi sento poi così solo se sto con te che puoi anche capirmi più di chiunque altro"
"Non siamo così soli, devo iniziare a crederci allora.."
"C'ho sempre sperato, e chissà, magari il destino aveva già scritto tutto sul nostro cammino facendoci incontrare adesso.."
"Spero che il destino non sia così crudele da lasciarmi di nuovo sola questa volta, come è già successo. Sto bene con te, è come se ti conoscessi da sempre Michael.."
L'avevo detto davvero? Oddio che vergogna, oh Eva, sei un disastro!
"Lo spero anche io Eva, davvero tanto"
Mi puntò quell'immenso oceano marrone dei suoi occhi nei miei, ed io non potei smettere di navigare in quell'infinità. Era così trasparente. Quell'istante sembrò durare un'eternità. E se l'eterno fosse stato realmente così, la cosa mi incominciava a piacere.
Si avvicinò ancora di più verso di me e potei avvertire il calore del suo braccio sfiorare il mio.
"Ti piacciono le favole Eva?"
Chiese così all'improvviso ed io rimasi incantata da quella domanda, era così ingenuo, puro. Così candido, nei movimenti, nel tono di voce
"Io credo nelle favole. Sono cresciuta con loro, con quel c'era una volta, in quei mondi incantati, castelli sperduti con re avidi e principesse belle e generose, con tazzine e orologi parlanti, con la scarpetta perduta, con la magia, con il 'vissero per sempre felici e contenti'. Non manca mai un po' di fantasia nel mondo che vorrei, ma la realtà è un'altra purtroppo. Però chi mi nega di crederci ancora? Quando si smette di sperare iniziamo un po' a morire, e in qualche modo non vorrei morire mai."

-Michael-


Rimasi cullato dal dolce scorrere delle sue parole, ancora stesi su quelle fresche tegole, quella sera di settembre, ad osservare il cielo. Erano una dolce armonia quell'insieme di suoni, quel susseguirsi di parole
"I sogni son desideri di felicità" Incominciò a canticchiare, con gli occhi chiusi, immersa nel suo mondo " nel sonno non hai pensieri, li esprimi con sincerità"
La accompagnai anch'io, e le nostre voci si fusero in un unico suono
"Se hai fede chissà che un giorno la sorte non ti arriderà, tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente e il sogno realtà diverràà"
Le vidi il volto stendersi in un sorriso, più rilassato. Credo che ora fosse a suo agio al mio fianco. Strano tutto questo, così diversi eppure così simili. Stavo proprio bene con lei, e non mi era mai successo prima
"Ah, Cenerentola"
Aprì gli occhi e si voltò verso di me
"Non pensavo la conoscessi anche tu"
"Come non potrei conoscere questi capolavori della Disney, li guarderei per tutto il giorno. Sono una piccola speranza che alimenta la fiamma dei sogni che brucia dentro di noi"
"Già, spesso però ci si dimentica di tutto ciò, è così brutto crescere, così duro e doloroso"
Le sue parole mi colpirono, mi ritrovavo pienamente in tutto quello che aveva detto finora
"Per oggi non cresceremo allora, oggi torneremo bambini, per tutta la notte. Andiamo, stasera faremo una mangiata di cartoni e una bella scorpacciata di dolcetti, ti và di tornare indietro con me?"
"Non potrei mai rifiutare, ho sempre sperato che qualcuno me lo chiedesse"
La presi per mano e rientrammo in casa. In quella sera credo abbia capito più Eva quello che sono realmente che mio padre in tutta la sua vita sinora. Quella sera sarei stato semplicemente bene.



Ͼapitolo Cinque


-Eva-


Avvertii un bruciore agli occhi, cercai di muovermi e una fitta al collo mi fece uscire un gemito dalla bocca
"Ahh"
Socchiusi le palpebre e diventai paonazza per la situazione. Ero stesa sul divano e poggiavo la testa sulle cosce di Michael che si era addormentato anche lui poggiando il capo sul bracciolo del divano. Aveva una mano posata sulla mia pancia, era così calda. Mi sentivo tranquilla con lui, ero stata bene ieri. Avevamo passato la notte a guardare cartoni e a scherzare con i cuscini, come due veri bimbi, non mi ero mai divertita così tanto.
"Buongiorno"
Sentii improvvisamente il suono flebile della sua voce, e vedevo che mi guardava, ancora un pò intontito. Diventai improvvisamente ancora più rossa di quanto già non lo fossi.
"Buongiorno anche a te"
Con un sorriso cercai di camuffare l'imbarazzo, e lui ricambio. Porse delicatamente la sua mano, che si allontanò dalla mia pancia, ed arrivò sino al mio viso. Un tocco delicato, dolce, quasi impercettibile mi sfiorò la guancia. Vedevo i suoi occhi guardarmi, fissarmi, e quell'istante parve durare un'ora. Mi persi ancora una volta in quel suo sguardo così intenso, e poi mi alzai dalle sue gambe. I nostri sguardi si incontrarono di nuovo, questa volta più vicini. Potevo percepire il lento ritmo del suo respiro sulla mia pelle. Mi passò la mano dietro la nuca e i brividi non tardarono a farsi percepire ancora una volta. Non smetteva di guardarmi impassibile, ma questa volta abbassai gli occhi, maledetto imbarazzo. Lo sentii avvicinarsi sempre di più al mio volto, una distanza troppo pericolosa, e il mio cuore stava scoppiando dentro me. Cosa mi stava prendendo? Percepii il suo naso sfiorare il mio e lentamente le sue labbra si poggiarono sulla mia fronte, umide, delicate. Mi rivolse un ultimo sguardo e si alzò dal divano, lasciandomi lì, nelle mie domande. Rimasi immobile per qualche minuto rivivendo per un momento quegli istanti prima con lui. Cosa poteva significare? Perchè mi continuava a guardare in quel modo? Perchè il mio cuore batteva così forte solo percependo lo sfiorare della sua mano nella mia?
Lasciai su quel divano tutte le mie domande e seguii la strada che aveva percorso Michael.
Erano le 16:00 del pomeriggio, avevamo dormito fino a quell'ora? Cavoli. Scesi sotto e ritrovai Michael e Janet, sommersi da mille buste

"Eccola qua la principessa" Mi disse Janet facendomi segno di avvicinarmi "Ce l'avete fatta a svegliarvi voi due eh?! Sono salita e dormivate come due ghiri"
Diventai un peperone, come al solito, e Michael vedendomi rise di gusto
"Comuuuunque mia cara Eva, sono appena tornata da una giornata di shopping. Ti ho comprato tantissimi vestiti. Da pantaloncini da calcio a jeans, da gonne a vestiti eleganti, da converse a tacchi vertiginosi"
Disse ancora mostrando le mille buste
"Janet, non dovevi, mi bastavano qualche paio di pantaloni, così è troppo!"
"Ma scherzi?! Susu saliamo sopra a provarci questi nuovi acquisti"
Mi trascinò per una mano fino alla sua camera sopra sotto lo sguardo divertito di Michael

"Allora, iniziamo con questi jeans, vedi se la taglia va bene, io credo di si"
Mi sfilai la tuta e mi provai quei jeans uno dopo l'altro
"Perfetti Jan, azzeccatissimi! Sono belli grazie"
"Ma ancora con questi grazie! Tieni ti porto tutto il resto, provalo. Vai a farti una doccia, infilati qualcosina e scendi sotto" Mi disse uscendo dalla stanza "Ancora dobbiamo pranzare! A casa Jackson non ci sono orari"

Avevo trascorso il pomeriggio in quella casa, troppo grande per una persona da sola. Michael aveva detto che era in studio per delle prove, e Janet al solito corso di ballo, ma mi aveva confessato che si sarebbe vista col suo ragazzo. Nemmeno sarebbe tornata a dormire, improvvisando di stare a casa da una compagna del suo corso. Spero solo che non si caccerà nei guai. Che peste quella ragazza! Ne approfittai per perlustrare la casa che mi era ancora sconosciuta. Era davvero enorme, ed era arredata con uno stile di mobili particolari, ma non di cattivo gusto. Per una come me abituata a un semplice appartamento quella era una vera e propria reggia. Uscii in giardino, illuminato ancora dal poco sole che stava per andare a farsi un pisolino. C'erano mille tipi di piante, tutte diverse tra loro. Lo spettacolo era davvero eccezionale, tutti colori diversi, forme e profumi intrecciarsi tra loro. Presi un tulipano arancione, staccandolo dalle proprie radici, e lo portai con me odorandolo per il giro di perlustrazione del giardino. Dietro la casa, in un posto più isolato, c'era una piscina con tanto di trampolino. Peccato per l'aria fresca, sennò un bel bagnetto ci stava. Rientrai in casa che ormai il sole aveva lasciato posto a uno spicchio di luna in quel cielo ancora azzurrino. Erano le 20:30 e lo stomaco iniziava a brontolare. Mi buttai sul divano per cominciare a fare una nuotata nei miei pensieri e metterli un po' in ordine, ma proprio in quell'istante qualcuno chiuse la porta
"C'è qualcuno?"
La voce di Michael mi arrivò chiara all'udito e subito mi alzai avviandomi verso di lui
"Si signor Jackson, presente"
Ironizzai alzando la mano, stile appello della scuola. Il suo volto si sciolse in un riso
"Ma Janet?"
"Janet oggi aveva quel corso di ballo e.. e.. dopo restava a dormire a casa di una compagna.."
La mia faccia doveva essere poco convincente perchè Michael mi guardava strano, con aria interrogativa
"Capito, è uscita di nuovo con quel ragazzo vero?"
Ecco, sempre la solita combina guai, ma porca miseria Eva
"Ma no no..è che.." Mi guardava divertito con un sopracciglio alzato vedendomi in difficoltà "Si, è andata con quel ragazzo"
Mi arresi
"Ah, come al solito" disse stranito "Hai già cenato?"
"Io?" Eh no chissà chi, siete solo voi due! Svegliati Evaaaa "Ehm..no ancora no"
"Dai allora usciamo e andiamo a mangiare qualcosa, ti va?"
Come rinunciare a quel sorriso?
"Certo Michael! Ma non ti riconosceranno in giro? Non voglio che sarai costretto a subire bagni di folla"
"Oh, nono. Cercherò di camuffarmi in qualche modo, non preoccuparti" Mi rassicurò "Vai a metterti qualcosa, io intanto provvedo a come fare"
Bhè in effetti non è che potevo andare in giro con lui con una tutina addosso. Cercai tra le mille buste che Jan aveva riportato e optai per un tranquillo jeans attillato e stretto, con un paio di converse a stivaletto nere. Una magliettina scollata a V bianca e un gilet stile cameriere nero sopra. Finito di vestirmi mi precipitai in bagno per dare una sistemata ai capelli. Una lieve pettinata per ammorbidirli e li lasciai lisci dritti giù sulla schiena. Trucco? Mmmh, non ero solita truccarmi per andare a cena fuori, ma quella credo che fosse una buona occasione per iniziare a farlo. Frugai nella borsetta dei trucchi di Jan dentro un mobiletto nel bagno e presi l'eyeliner. Un pò di mascara, ed uscii avviandomi per scendere le scale.

-Michael-


Questa barbetta e questi baffetti mi davano un'aria troppo buffa. Mi facevo ridere da solo. Vabè che importa. Un cappello calato sugli occhi e chi mi avrebbe riconosciuto? Ah boh, spero nessuno. Speriamo che un po' di liberta ogni tanto possa godermela anch'io. La vidi scendere dalle scale con passo felpato. Jeans chiari dentro lo stivaletto della converse nero, magliettina aderente con una scollatura che le metteva in risalto il seno abbondante e un gilet nero sopra. Era proprio bella. Arrossii a quel pensiero e abbassai un po' la testa.
"Sei troppo buffo Michael, con quel cappellino e la barba" Rise accarezzando i miei baffetti "Dove andremo questa sera?"
"In giro, ci sei mai stata qui?"
"No, mai! Mi piacerebbe vedere un po' com'è questo pezzo d'America "
"Agli ordini signorina, venga, accomodiamoci in macchina"
ironizzai
La presi sotto braccio e l'accompagnai verso la macchina che George aveva preparato. Non una limousine, avrebbe dato troppo nell'occhio, ma una semplice macchina nera. Parcheggiammo in un fast food e Eva scese a prendere qualche pezzo di pizza, poichè quella sera avremmo mangiato alla svelta. Tornò con un piatto fumante in macchina e mi porse una bella margherita calda calda
"Attento che scotta" Testardo come ero la provai lo stesso e ovviamente mi bruciai la lingua, lei rise " Te l'avevo detto"
Dopo un po' incominciammo a mangiare e prima ancora che finissimo George ci disse che potevamo scendere.
Non c'eravamo molto allontanati da casa, c'eravamo solo diretti verso il centro. La vedevo tenere la sua pizza in mano e con il nasino all'insù ammirare quei grattacieli quasi sfiorare il cielo
"Chissà cosa si prova a stare lassù, in cima a quel palazzo, e guardare tutto dall'alto"
Disse spostando lo sguardo verso me intento a finire la pizza
"Allora un giorno ci andremo "
Due guardie del corpo in borghese erano poco distanti da noi e controllavano ogni tanto che non ci fosse pericolo pericoli in giro.
"Vieni andiamo"
le porsi il mio braccio e lei ci incastrò il suo. Le vedevo gli occhi curiosi vagare per quelle sagome della città nuove, intenta anche ad ascoltare me che le facevo da guida turistica. Dopo un lungo passeggiare ci fermammo davanti ad un negozio tutto rosa pieno stracolmo di tutti i dolci possibili e immaginabili. La guardai in cerca di una risposta nei suoi occhi
"Entriamo?"
Dicemmo all'unisono e scoppiammo in una fragorosa risata. Entrammo e un suono di un capanello avvisò la commessa che era entrato qualcuno
"Buonasera signori"
La vedevo guardarmi sospettosa, così abbassai ancora di più la visiera del mio cappello per evitare inconvenienti. Mi diressi verso Eva che stava perlustrando con occhi sognanti quell'enorme negozio
"Michael, ti prego dimmi che ti piace lo zucchero filato"
"E me lo chiedi?" Mi rivolsi poi alla commessa "Mi scusi, due stecche di zucchero filato per favore"
"Bianchi o rosa?"
"Per me rosa"
Mi disse avvicinandosi e stringendo il suo braccio intorno al mio, finalmente aveva incominciato a prendere confidenza
"Allora uno bianco e uno rosa"
La signora ci consegnò gentilmente le stecchette e dopo aver pagato uscimmo fuori. La vedevo girarsi tra le mani quella stecchetta piena di zucchero per strapparne un pezzetto con la bocca, ed io feci lo stesso. Dopo ancora qualche passo..
" Michael, possiamo metterci a sedere? Mi fanno male i piedi"
Mi disse con ancora con lo zucchero in bocca
"Ci sediamo in un bar?"
"No, andiamo in un posto tranquillo, dove non ti potrebbero vedere"
"Si vieni, proprio qua vicino c'è un parco e a quest'ora non ci sarà più nessuno"

-Eva-


Mi prese per mano e, intenti ancora a mangiare lo zucchero, come due bambini, entrammo in questo parco.
"Vieni sediamoci laggiù su quella panchina"
Mentre stavo per sedermi Michael buttò il suo bastoncino in un cestino, per poi sedersi al mio fianco. Continuavo a gustarmi il poco che era rimasto e sentivo lo sguardo di Michael osservare ogni movimento della mia bocca su quella nuvola dolce. Sentivo il suo corpo avvicinarsi al mio sfiorando la mia coscia con la sua. Presi con le mani un pezzetto di zucchero e glielo porsi, verso la sua bocca, che lui non esitò a spalancare accogliendo quel piccolo concentrato di dolcezza. Finii di mangiare il tutto e mi voltai verso di lui, che non aveva smesso nemmeno un secondo di fissarmi, e notai il suo viso a un'insolita vicinanza. Gli sfilai il cappello in modo che i suoi riccioli caddero sulle sue spalle e gli tolsi la barbetta finta, ora andava decisamente meglio.
"Ferma.Hai un pezzetto di zucchero qui"
La sua voce era carica di un non sò cosa, diversa dalla solita voce flebile e candida. Mi mise il suo palmo dietro la mia nuca avvicinando il suo volto al mio, sempre più, ed ancora brividi. Poi posò due dita delicatamente sul bordo delle mie labbra, raccogliendovi residui di dolcezza. Non si staccò subito, ma restò qualche secondo così, ed io immersa in strane e nuove sensazioni generate solo da quel timido tocco, ero immobile a fissarlo. Con l'altra mano mi prese da sotto le ginocchia e con delicatezza mi posò sopra le sue gambe mentre non staccava gli occhi dai miei. Iniziai a tremare come una foglia e credo che lui se ne accorse perchè si sfilò la sua giacca e me la porse
"Metti questa, hai freddo?"
Annuii senza essere capace di emettere alcun suono. Mi poggiò la sua giacca sulle spalle ed il suo odore invase i miei polmoni. Un odore dolce, estremamente dolce. Un odore mai sentito prima, assolutamente buono. Aveva una luce diversa negli occhi quella sera, non sembrava più un bambino adesso, dimostrava semplicemente la sua età, ed io appoggiai la mia testa nell'incavo tra il suo volto e la sua spalla, ed ancora il suo forte sapore mi pervase. Mi stringeva mentre guardava il cielo farsi scuro, ma io non ebbi il coraggio di aprire gli occhi, stavo bene così, riscaldata dal suo calore e addolcita dal suo odore. Sarei rimasta lì per sempre se non fosse stato per
"Driiin Driiiin Driiin"
Feci un piccolo salto per lo spavento e scesi dalle sue gambe mentre lui frugava tra le tasche in cerca del telefono. Era stato un po' come risvegliarsi da un sogno, un sogno bellissimo, quando assapori un po' quell'amarezza perchè è finito e godi ancora un po' per aver vissuto quei momenti di piccola felicità.
"....Si, si, ok, ora torniamo"
Si alzò anche lui, e dal suo viso potei scorgere una certa aria scocciata
"Che è successo Mike?"
Domandai
"Ah, no no niente Eva, era solo Janet che chiedeva di tornare a casa perchè non le và di stare sola.. Dai andiamo"
Mi prese ancora la mano, ma questa volta non fu come le altre, non la prese semplicemente come fanno i bambini, ma intrecciò le sue dita alle mie, quasi per sentire più contatto, per tenermi più stretta. Ed io mi persi ancora in piccole emozioni mai provate prima.
Per tutto il viaggio non dissi una parola, tant'ero immersa nei miei pensieri. Avevo paura, come poteva solo con un tocco delicato farmi provare quel concentrato di forti emozioni? Non mi era mai successo prima e questa cosa mi iniziava a spaventare. - Ma..Non è che mi sto.. NO! Non lo devi nemmeno pensare Eva. Ma come ti viene in mente ad innamorarti di lui?! Così lontano dalla tua persona. Lui è una star planetaria, un uomo di successo, un ragazzo che frequenta un mondo troppo lontano dal tuo. Siete posti su due pianeti completamente diversi. No, ma non centra niente che siete molto simili per alcuni aspetti, non farti abbindolare da queste cose. Non lasciarti sopraffarre dalle emozioni che ti regala con poco, magari lui lo fa con naturalezza e per te sembrano tutto, magari lo fa perchè adesso ha voglia di farlo non perchè prova quello che provi anche tu. Ti prego Eva, non ti incasinare anche in amore, non credi di essere abbastanza piena di guai ? - Ancora quella vocina dentro di me, credo era una specie di coscienza. Fino ad adesso mi aveva aiutato e credo di doverle dare ascolto, aveva fatto sempre tutto per il mio bene, ed ha ragione. Mi sto solamente incasinando così. Amici poteva andare, ma adesso cos'era quello che iniziava a crescere dentro me? Dovevo fermare questo sentimento al più presto prima che potrebbe essere troppo tardi.
Ero poggiata con la testa contro il finestrino guardando fuori e una lacrima mi rigò il viso. Cancellai immediatamente la sua traiettoria dalle mie guance sperando che lui non se ne fosse accorto. Dovevo smetterla, adesso.
Appena arrivati Mike scese e mi aprì lo sportello. Non lo guardai nemmeno in faccia e tenni lo sguardo sempre verso il basso. Mentre ci dirigevamo verso l'entrata della casa mi prese la mano intrecciando ancora una volta le sue dita con le mie provocandomi un brivido inaspettato lungo il braccio. Ma questa volta sfilai bruscamente la mia mano dalla sua presa e continuando a guardare a terra accellerai il passo andando verso la porta aperta. Sentivo il suo sguardo strano guardarmi mentre sgusciavo all'interno senza dire una parola, scappando da lui. Salutai Jan con un bacio
"Io salgo, non mi sento molto bene, a domani!"
Salii gli scalini due a due, molto probabilmente non ero stata molto convincente nell'esprimere il mio malessere.
Mi infilai in doccia e in cinque minuti ero già sotto le coperte sperando che così sarei potuta sfuggire a quel qualcosa di grande che stava prendendo forma dentro me. Da adesso dovevo cercare di evitarlo. Penserà che sono una maleducata, lo so, ma come faccio?! Dio Santo Eva, proprio tutte a te eh

-Michael-


"Michael cos'ha Eva?" Janet mi guardava curiosa "Le è successo qualcosa? Mi ha detto di non sentirsi bene, ma aveva l'aria di una che non la racconta giusta"
Me lo chiedevo anch'io cos'aveva fatto. All'improvviso si era persa nei suoi pensieri e mi aveva evitato, dopo..dopo quel piccolo contatto tra noi al parco, dopo che l'avevo semplicemente fatta sedere sulle mie gambe. Avevo sbagliato qualcosa? Cavolo Michael, mai una dritta te ne và. Era stata una serata meravigliosa e sarebbe potuta finire ancora meglio, ma non so cosa le era preso. In auto si era chiusa in se stessa e credo di averla vista piangere, poi appena arrivati era sgusciata via dalla mia presa entrando in casa.
"Non lo so Jan, forse sta davvero poco bene"
Evidentemente non avevo avuto nemmeno io l'aria convincente
"Dai Mike, sputa il rospo, cos'è successo tra voi?" Colpito e affondato " Che credi che non riconosco quando mio fratello mente?! Dai racconta, lo sai che di me ti puoi fidare"
Ci mettemmo sul divano e le spiegai in breve quello che era accaduto tra me e Eva in questi ultimi due giorni
"Mmmmh, solito comportamento di una ragazza che ha paura di innamorarsi, ha paura che le sue sensazioni non siano corrisposte e ha paura quindi di soffrire"" Non ci avevo minimamente pensato "Tu Mike cosa hai dentro nei suoi confronti? Perchè stai facendo tutto questo con lei? Provi davvero vere emozioni oppure è solo una storiella che quando lei se ne andrà chi si è visto si è visto?"
Ma come poteva pensare queste cose, io non facevo mai questo genere di cattiverie verso qualcuno, è che non lo sapevo nemmeno io cosa avevo dentro. Quando stavo con lei vedevo solo lei e tutto veniva così spontaneo e naturale..
"No Jan, ma come ti viene in mente?! Sono un ragazzo che fa queste cose secondo te? E' che non riesco a comprendere bene quello che ho dentro, non avevo mai provato niente di simile prima capisci? Quando sto con lei tutto quello che faccio mi viene naturale, e la vergogna a volte sembra proprio che non faccia parte di me. Nonostante sia spesso impacciato con le donne, con lei è diverso, mi sento intraprendente e sicuro di me, mi sento capito e ascoltato. Non lo so Jan, io non le farei mai del male, e ci sono rimasto di stucco quando lei mi ha ignorato. Cosa devo fare?"
"Innanzitutto chiarisciti le idee Mike, devi mettere in chiaro per bene cosa provi, non sopravvalutare o sottovalutare i tuoi sentimenti, ci sono in gioco anche quelli di Eva. Poi vedi come si comporta lei nei prossimi giorni e eventualmente le parli"
"Ok Jan, vedrò cosa fare! Ahhh, ma come mai sei così saggia in questo campo?! Non sarà per caso che sei innamorata tuu?!"
La feci diventare rossa con quella mia esclamazione e mi buttai sopra di lei facendole solletico
"Ahh basta Mikee ti pregooo"
"Ahahah no no Jan mi devo vendicare per tutte le volte che mi fai i tuoi agguati di solletico!"
"Ahhhhh, okok mi arrendooo." Mi stava implorando di smettere "Hai vinto hai vintooo"
"Ohh, adesso posso andare a dormire più soddisfatto" Le dissi scendendo dal divano "Buonanotte sorellina, grazie! Ti voglio bene"
Mi diressi verso il nostro piano, ad attendermi c'era una bella doccia calda per riordinare un po' il cassetto delle idee e il cassetto dei sentimenti. Era il momento di fare chiarezza a quel caos che mi balenava dentro..
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Lun Ott 17, 2011 9:36 pm

Ͼapitolo Sei


-Eva-


Erano tre giorni che non scambiavo una parola con Michael e l'avevo visto si e no due, tre volte di sfuggita. Era impegnato col suo lavoro e le poche volte che era a casa si chiudeva nel suo studio con qualche manager per parlare di progetti e cose varie, credo. Cercavo in tutti i modi di evitarlo, le poche volte che era in giro, di non incrociare i suoi occhi per paura, paura di poter avvertire di nuovo quella sensazione del tutto inaspettata, paura delle circostanze, paura di dar fiducia a chi forse non se la meritava. Mi domandavo spesso il perchè di tutto ciò, perchè dovevo avere sempre timore di chi avevo intorno, il dover per forza capire chi realmente ci teneva a me e chi no. Perchè si doveva aver paura di girare in strada da soli di notte? Perchè bisognava stare attenti perfino a un articolo di lavoro sul giornale? Perchè c'era gente che ti tradiva e ti faceva del male? Perchè qualcuno aveva il compito di decidere il destino di un altro? Perchè esisteva il male? L'odio, la gelosia, la rabbia, perchè venivano a essere alla base di alcuni rapporti tra la gente? Non poteva semplicemente esistere un mondo colorato, caldo, luminoso e felice? Tutto in una perfetta perfezione, in pace. Però, sembra contraddittorio, ma sono proprio le cose negative che riescono a farci apprezzare ciò che c'è di buono. Immaginate un mondo dove ci sia solo sole e belle giornate. Le albe, i tramonti, la felicità nell'uscire di casa, diventerebbero cose monotone. Mentre quando piove, diluvia, tu non fai altro che sperare che il giorno dopo arrivi un po' di buon tempo, e quando vedrai quel sole sorgere dietro una distesa di acqua salata il cuor tuo si riempirà di calore e felicità. Quindi c'era anche un motivo di tutta quella mia sofferenza, di quella strada in salita; bisognava solo capire quale e dove mi avrebbe portato.

Da giorni avevo iniziato a frequentare uno psicologo, sotto obbligazione di Janet, per smaltire quello che mi era successo senza portare dietro traumi vari. Devo dire che stavo veramente meglio, avevo la mente più libera, ero più rilassata e sorridente. Una volta al giorno la solita corsetta e poi passavo tutto il mio tempo con Jan quando c'era, con cui avevo stretto una bella amicizia. Insomma tutto tranquillo. Forse quello che credevo di provare per Michael era solo una piccola infatuazione della sua figura così perfetta, solo una cosa passeggera, e infatti ora che non lo vedevo da un po' sembrava che io stessi bene. Quindi no problem, per fortuna..

***

Ero di nuovo sola a casa quella sera, Jan come al solito era dal ragazzo di nascosto e Michael non saprei. Erano le 21:00 e non avendo fame mi misi a vedere un bel film che passava lì per la tv, stravaccata sul divano. Erano ormai quasi le 22 quando sentii aprirsi la porta dell'ingresso
"C'è qualcuno?"
La sua voce arrivò al mio orecchio fina e sottile come sempre. Presi un bello spavento, quasi non cascai dal divano. Con scatto felino afferrai il telecomando e spensi la tv. Non doveva vedermi, eravamo soli, e io non volevo incontrare il suo sguardo, o peggio sostenere una qualunque conversazione che mi avrebbe sicuramente messo in difficoltà. Con passo felpato, stile Pantera Rosa, salii nella mia stanza, senza che lui se ne accorgesse
"Eva, Janet?"
La casa era avvolta da un inquietante silenzio che mi spaventava assai. Ero col fiato sospeso, per non so quale motivo, l'idea di rimanere con lui mi aveva messo agitazione. Ero accostata allo stipide della porta, e con l'orecchio rivolto verso le scale ero pronta a captare qualsiasi rumore che poteva farmi percepire la sua presenza nei paraggi. Dopo qualche secondo sentii i suoi passi felpati e naturalmente scalzi salire le scale, con cautela. Primo piano, un battito in meno. Secondo piano, due battiti in meno. Terzo, tre battiti in meno. Quarto pian.. Non feci in tempo a realizzare che mi fiondai con non poca delicatezza nel letto, ancora completamente vestita. Sentivo i suoi ritmici talloni poggiare sul parquet che lasciavano perdurare nell'aria quel rumore vuoto e legnoso. Sentivo anche il mio petto abbassarsi e alzarsi più velocemente del solito, affaticato dal troppo lavoro che stava svolgendo quel cuore nel mio petto, quasi come avessi corso mille chilometri ininterrottamente. Mi voltai di spalle alla porta, sperando davvero che le sue gambe non avessero deciso di finalizzare la propria passeggiata proprio di fronte quella stanza. Evidentemente la speranza servì a poco, perchè quel rumore era ormai vicino, troppo vicino, e si poteva distinguere benissimo che la meta di quel lungo tragitto era proprio la mia stanza. Strizzai gli occhi, desiderando che avesse creduto a quella scena improvvisata
"Eva"
Quel tono dolce, azzarderei angelico, parve avesse gli effetti di una scarica elettrica sul mio cuore, che ricominciò a scalpitare
"Eva, lo so che sei sveglia!"
Sperai che fosse solo una bugia per testare se ero davvero a dormire, così continuai la mia piccola recita. La mia parte era apparentemente semplice, dovevo solo fingere di dormire, ma con un muscolo che ti scoppia nel petto mi riusciva difficile persino quel compito
"Eva!"
Il tono si era alzato di qualche nota, ma sempre mantenendo quel suo pizzico di.. di lui
"Mi ha detto Wanda che fino a 2 minuti fa eri a vedere la televisione, prima che entrassi io, e poi sei scappata"
Maledii mentalmente la povera Wanda che purtroppo aveva semplicemente detto le cose come stavano, ma per quella sera ero giustificabile. Mi girai lentamente verso la sua parte e lo vidi nella penombra appoggiato allo stipite della porta, con la sua solita aria quieta e tranquilla. Dire che ero imbarazzata è poco, ero stata scoperta con le mani nel sacco, la mia recita era stata mandata all'aria da un piccolo topolino che aveva spifferato tutto. Rincontrai di nuovo i suoi occhi e i brividi sembravano volermi avvertire che erano la sola cosa di cui avevo bisogno
"Ehm, ho avuto improvvisamente sonno, non ti avevo nemmeno sentito figurati"
Cercai di buttarla lì sul vago, ma la sua espressione divertita di risposta mi fece capire che alla mia nuova bugia non c'aveva minimamente creduto. Io e il mentire eravamo proprio su due binari paralleli, non c'era niente da fare.
"Si, come no" Rise lievemente, e si fece improvvisamente serio sedendosi sul bordo del letto, guardandomi negli occhi "Che cosa credi che sia stupido? Secondo te non mi sono accorto che è da due giorni che mi eviti totalmente? Cosa ho fatto Eva, non capisco"
Sul mio viso sembrava che qualcuno si fosse divertito a disegnare di un viola acceso le mie gote, ma era tutta cosa naturale, era la solita reazione che aveva il mio organismo di fronte a lui
"Ma non è come c..credi M..Michael"
Non c'era niente da fare, ormai anche i muri avevano compreso che stavo inventando balle su balle per salvarmi da quella situazione, sperando che funzionasse. Ma ovviamente così non fu
"Dai Eva, dimmi, ti ho fatto qualcosa? O c'è qualcosa che ti turba? Non puoi lasciare tutto così in sospeso, mi sono aperto con te e sapevo di potermi fidare come tu puoi fidarti di me. Poi da quella sera non so cosa ti sia preso" Si avvicinò sempre di più a me e ancora una volta quella poca distanza tra noi mi fece rabbrividire. Cercai lentamente di allontanarmi un po' da quel pericoloso viso e lui mi prese la mano "Ti prego dimmi cos'hai.."
Quel dolce e timido tocco riprese a far palpitare il cuore nel mio petto. La situazione non migliorava se mi guardava con quegli occhi dolci, profondi e allo stesso tempo intristiti dal mio comportamento che avevo assimilato nei suoi confronti
"Ho paura"
Dissi così, di colpo senza stare a pensarci troppo, senza dare troppe motivazioni, e l'espressione sul suo viso sembrava aver capito anche senza il bisogno di un lungo discorso con troppi giri di parole
"Eva, io non farei mai del male a nessuno per queste cose, soprattutto a te adesso che ho avuto l'occasione di conoscerti in minima parte. Non avrei nè bisogno nè voglia di fare dei giochetti per ferire i sentimenti di qualcuno, non lo farei mai credimi. Io quando sto con te sono semplicemente me stesso e tutto quello che ho fatto mi è venuto naturale. Non ho programmato nulla con te, ho solo fatto quel che sentivo in quell'esatto momento. Ti sento così vicina a me, puoi comprendermi benissimo per certi aspetti e queste sono cose che mi hanno spinto ad avvicinarmi ancora di più a te. Ma ora quest'indifferenza a cosa serve? "
Mi stringeva forte la mano tra le sue, come se dire quelle parole gli costasse dello sforzo non indifferente, ed infatti era imbarazzato, lo si percepiva dalla sua voce un po' tentennante
"Io..io non lo so Michael. Io ho solo paura perchè non sei certo il ragazzo che si trova dietro l'angolo di casa. Viviamo in mondi completamente opposti e forse affezionarmi a te mi provocherebbe solo più dolore di quanto già non ne abbia accumulato"
"Lo so Eva, ma le supposizioni non servono a niente. I se e i ma sono tanti, forse infiniti e se uno si fa prendere da queste paure purtroppo non vive. Oggi non è ieri, oggi non è domani, oggi è questo istante, oggi siamo adesso io e te seduti qui. Non pensare troppo al futuro o troppo al passato, finiresti per lasciar scorrere il presente davanti agli occhi, senza averlo vissuto"
I miei occhi sembravano non esser più capaci di trattenere le emozioni che vi si erano accumulate con piccole gocce salate, ma con un po' di forza di volontà respinsi l'impulso di piangere. Non volevo apparire come una piagnucolona o cose così, ero abbastanza forte e dovevo anche dimostrarlo qualche volta. Vedendomi emozionata lui mi abbracciò, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, ed in effetti lo era, ma in quel momento quel timido tocco che mi permise di sentire tutto il suo calore su di me, mi parve la cosa più bella e speciale che potesse mai esistere
"Vieni, mettiti qualcosa di più pesante e usciamo" Si staccò da quell'intreccio nonostante il mio corpo pretendesse ancora il suo calore e con una spinta mi tirò fuori dal letto "Stasera si torna a vivere"

-Michael-


"Andiamo dove sai tu George"
Mi rivolsi all'autista mentre il mio sguardo era posato su di Eva seduta al mio fianco, che non capiva. Erano giorni che non la vedevo sorridere, nonostante l'avessi vista pochissime volte. Sapevo che mi evitava, che cercava di restarmi indifferente, e questo mi faceva male, perchè non avevo cattive intenzioni, non volevo far niente di male, mi piaceva godere della sua compagnia, e gliel'avevo semplicemente dimostrato, nel modo più innocente e naturale possibile
"Ora chiudi gli occhi che ti bendo" Le allacciai una striscia di stoffa nera intorno agli occhi " E queste cuffiette per sentire un po' di buona musica, la mia"
Ridendo le misi gli auricolari del walkman con Thriller
"Ma dove andiamo Mike? Così mi preoccupi"
Ero divertito e agitato allo stesso tempo, perchè sicuramente le sarebbe piaciuta quel piccolo pensiero che mi era da poco saltato per la mente
"Tranquilla Eva, adesso rilassati"
Accesi il walkman e via con la prima traccia. Durante il tragitto non avevo staccato un attimo gli occhi su di lei, intenta a ascoltare le mie canzoni, alcune già sentite e altre assolutamente nuove per lei. Muoveva il capo a ritmo della musica ed era così bella, con quei capelli un po' ondulati in fondo alle punte, lunghissimi e quel piccolo naso all'insù. La sua pelle non troppo chiara sembrava liscia come porcellana, una piccola bambolina creata dalle mani di qualche esperto artigiano che sembrava aver colto in lei quello spiraglio di perfezione, o almeno così era per i miei occhi.
"Siamo arrivati!"
La voce di George mi fece tornare alla realtà, quasi ammaliato e ipnotizzato, come un fachiro fa col suo serpente. Così andai ad aprire lo sportello ad Eva che era intenta a tenere il tempo con una piede
"Vieni scendi" Le dissi sfilando un auricolare "Segui me"
Le rinfilai la cuffia appena tolta e, prendendola per mano, la feci entrare in quel palazzo dove pochi giorni prima aveva detto di voler salire. Le due bodyguard davanti a noi ci fecero strada controllando che la situazione fosse sotto controllo. Io nel frattempo mi godevo quel minimo contatto tra me e lei: le nostre dita di sfioravano una per una, intrecciate in una forte ma delicata presa.
"Andate Mike, non c'è nessuno. Sopra c'è una porta, devi aprire quella e sarete fuori. Qualsiasi problema chiama o ci trovi sotto"
Annuii le presi anche l'altra mano, portandola lentamente in ascensore. Premetti il 45esimo piano e cominciò a muoversi. Eva si spaventò aggrappandosi al mio braccio
"Mike, cos'era?!"
Mi veniva da ridere, ma non feci in tempo a risponderle che già eravamo arrivati a destinazione. Era incredibile come quei cosi riuscivano a essere così veloci. La vedevo confusa e faceva strane smorfie troppo divertenti con le morbide labbra. Le porte scorrevoli si aprirono e una luce fioca illuminava un piccolo atrio con una porticina. Le presi ancora una volta tutte e due le mani e la avvicinai alla porta togliendole le cuffie.
"Era ora Mike, non ce la facevo più con la tua musica"
Disse ancora bendata, sbuffando un poco
"Ahh non gradisci le mie canzoni?" dissi con un tono da finto offeso "bene, sappi che potrei lasciarti qui eh"
Le lasciai le mani e mi allontanai di pochi passi causandole un senso di vuoto e disorientamento
"Mikee, oddio, ma sai che scherzavoo suu"
Girava su se stessa muovendo le mani in avanti per trovare qualche appiglio che però non c'era
"Ahah, dai scherzo vieni sali il gradino" Le ripresi le mani e la indirizzai verso il gradino che l'avrebbe portata fuori "Copriti bene eh"
"Perchè mai dovrei coprirmi bene se fa un caldo qua den..."
non fece in tempo a finire che quando fu fuori un'ondata di vento gelido ci sovrastò
"Te l'avevo detto" Risi portandola verso la ringhiera del palazzo "Ora ti tolgo la benda, pronta? "
Annuì vistosamente e le sfilai quel pezzo di stoffa nero dagli occhi e facendola poggiare alla ringhiera bianca. Mi misi dietro di lei cingendole la magra vita con le braccia, era così piccola. Aveva gli occhi ancora increduli e molto emozionati per quella visuale che le si apriva sotto i piedi
"Ma..ma..Michael è fantastico" La vedevo repirare a pieni polmoni quell'aria fredda "Guarda che spettacolo, ci si sente importanti a stare quassù. E' un po' come guardare tutti da un'altra prospettiva, una prospettiva privilegiata. Puoi vedere cosa fanno ma loro non badano a te"
Mille luci si aprivano sotto di noi. Macchine impazzite svolazzavano nel traffico ancora fitto nonostante la tarda ora. Dai pub e dai ristoranti si poteva udire l'intreccio di centinaia di voci e musiche diverse che si mescolavano. Insegne e tabelloni luminosi rischiaravano le vie intervallate da alti lampioni, pronti ad aiutare il nostro satellite in cielo a illuminare quelle larghe strade popolate. Poggiò le sue mani sulle mie braccia che non la lasciavano muoversi da quella presa. Anche io incantato da quello che mi si mostrava davanti misi il mio mento tra la sua spalla e il suo collo percependo a pieno il suo odore così delicato e femminile
"E' una favola no?"
Si girò verso di me puntandomi quell'immenso mare di emozioni verde addosso, sorrideva, era felice
"Si, è una favola" Appoggiò il suo profilo contro la mia guancia continuando a parlare "Tutto può essere una favola, basta credere che lo sia davvero e essere con le persone giuste, non pensi?"
"Si, credo anch'io nelle favole e penso che adesso ci siamo dentro perchè sono anche con la persona giusta"
Mi staccai da quell'abbraccio e la feci girare davanti a me, occhi dentro occhi, ed era così ingenua lì immobile. Immediatamente prese le mie mani, come se necessitasse di un contatto. Ne portò una sul suo petto, infilandola dentro quel leggero giubotto nero
"Lo senti?"
Percepivo i battiti del suo cuore accellerati sul palmo della mia mano. Presi l'altra sua mano libera, non togliendo la mia dal suo petto, e la portai anche io sul mio cuore, facendole assaporare cosa si scatenava dentro me
"Tu lo senti?"
I nostri cuori sembravano cantare la stessa melodia, con lo stesso ritmo e lo stesso vigore. Spostai la mia mano dal suo petto portandola al suo viso, accarezzandolo, sfiorandolo in ogni minimo particolare. Non riuscivo a fermarmi, non riuscivo a fermare il battito del mio cuore. Era lei a scatenarmi tutto questo, e a me non restava altro che farmi trasportare dall'onda di quelle emozioni. Le portai una mano dietro la nuca immergendola in quel mare di capelli castano chiaro, e la tirai a me con delicatezza. Iniziai a posare dolcemente le mie labbra sulla sua guancia, lasciando piccoli, umidi baci. La sentivo rabbrividire a ogni minimo contatto, ed io lo stesso. Mi trovavo in uno stato di semincoscienza, qualcosa sembrava essersi impadronito del mio corpo, e mi lasciava fare tutto con estrema naturalezza, accantonando quella timidezza che spesso mi attanagliava. Il mio viso pareva essere attratto dalle sue morbide labbra, dischiuse e rosate, come una sorta di calamita. La guardai negli occhi, e la vidi ancora intimorita per quello che sarebbe potuto succedere. Le accarezzai il collo e, stringendola più a me, le posai un timido bacio all'angolo delle labbra. Una semplice carezza, una semplice dimostrazione. Non mi bastava un semplice bacio sulla guancia, ma un vero bacio era troppo, e forse ancora presto, così decisi per una via di mezzo. Il resto sarebbe venuto da se. Ad un tratto un rumore ci riportò alla realtà, spaventandoci
"Aò ma chi siete voi due?" Una ragazza con un ragazzo per mano, presumo suo fidanzato, era appena uscita, forse voleva godersi un momento di intimità con lui, ma si era resa conto che noi non abitavamo in quello stabile "Voi non siete del nostro palazzo, che state a fà qua?"
Si avvicinava sempre di più e sicuramente mi avrebbe riconosciuto, in quanto non avevo messo nessun travestimento quella sera
"Ehm, no si sbaglia noi abitiamo al 14esimo piano"
Cominciò a parlare Eva mentre io cercavo di nascondermi tra il mio giubotto e dietro la sua esile figura
"Ma se c'abito io al 14esimo piano, ah ragazzina non mi prende in giro a me!"
Certo che più sfiga di così non poteva essere! Mi venne da ridere, ma in quel momento c'era da fare tutto tranne che perdersi in risate
"Scappiamo Eva"
Le sussurrai all'orecchio
"Bhè evidentemente avrà perso un po' la memoria ultimamente"
Continuò Eva allontanandosi dalla ragazza, che si era fatta sempre più vicina, per andare verso la porta tenendo stretta la mia mano. Ad un tratto il ragazzo affianco alla giovane assunse un'espressione interrogativa, poi sbalordita
"Oh Sà ma quello è MICHAEL JACKSON"
Disse urlando e tirando la mano della sua fidanzata che spalancò gli occhi
"Oh madonna santa è luiiii"
Si buttarono letteralmente contro di me, ma Eva fu più abile da farmi sgusciare da quella presa e correre verso la porta, con loro dietro
"MICHAEL JACKSOOOON"
Ci mancava solo questo. Dovevo essere ormai abituato all'idea che non potevo avere un ritaglio di vita personale solo per me. Ma non era giusto, tutti dovrebbero avere il diritto di godere di una privacy, cosa che per il grande Michael Jackson pareva impossibile. Mi sentivo frustrato e amareggiato. Avevo avuto un pensiero carino nei confronti di Eva, e nemeno quello mi era concesso di vivere. Mi dispiaceva, non per me, ma per lei, che non doveva godersi la serata per colpa di qualche scena isterica. Non fraintendetemi però, non sia mai che possa risultare un ingrato verso quel pubblico che mi aveva fatto diventare quel che sono. Non dimentico che quei fan che mi circondano in bagni di folla sono coloro a cui devo un immenso grazie, che mi amano incondizionatamente, non solo per il mio lato artistico, lo so, loro, o meglio la maggior parte, scava a fondo, e nonostante non mi avessero mai incontrato, riescono a cogliere una grande parte di quello che sono realmente. Però ciò non toglie il mio diritto e bisogno ad avere una vita personale, solo per me. Ma questo è l'altro lato della medaglia, il mio sogno era diventare quel che sono diventato, con l'essere riconosciuto come grande artista, incluso nel pacchetto, c'era anche questo lato spesso negativo che la fama causava. Dovevo imparare ad accettarlo silenziosamente, anche se dentro di me volevo gridare e lamentarmi a più non posso.
Arrivammo sull'orlo della porta ed io entrai subito dentro l'ascensore mentre vidi Eva che si era girata di colpo verso quella coppia urlante
"PRRRRRR"
Gli aveva fatto una linguaccia lasciandoli di stucco quasi sbattendogli la porta in faccia
"Ahahahahahah" Io stavo letteralmente morendo dalle risate "Dai scendiamo prima che succeda un casino"
Le dissi mentre ripensavo alla scena, piegandomi in due dal troppo ridere

"Oddio Eva ti giuro, mi hai fatto morire, li hai lasciati allibiti" le dissi con le lacrime agli occhi, finalmente salvi da quella situazione "Ahahah"
Cominciò anche lei a ridere di gusto con me, era stata troppo divertente. Loro impazziti perchè mi avevano visto e ci correvano dietro, lei come una bimba sull'orlo della porta si è girata verso di loro con le braccia puntate sui fianchi facendogli una con la lingua di fuori per poi quasi sbattergli la porta in faccia. Ahahah, che sagoma che era.
"Ahahah, dai Mike, se la sono cercata"
"Ahahah assolutamente sì Eva. Sei troppo forte" Le stampai un bacio sulla testa, tra i suoi capelli profumati, approfittando di quell'attimo di serietà "Ora andiamo a casa.."
Salimmo in auto e lei appoggiò il suo capo sulla mia spalla. Percorremmo così tutto il tragitto, in silenzio, ma questa volta un silenzio amico e complice. Arrivati a casa mi accorsi che si era addormentata profondamente, ecco svelato il motivo di tanto silenzio
"Eva, siamo arrivati"
Cercai di svegliarla senza risultato, così la presi tra le mie braccia, portandola per quei pochi metri che separavano il parcheggio dall'entrata di casa. Quando la alzai incominciò a schiudere le palpebre, ancora un po' incoscente della situazione. Quando si rese conto che la stavo portando in braccio spalancò gli occhi
"Oddio, no no scusa Mike" disse agitandosi "fammi scendere, non volevo addormentarmi scusa"
"Ti avrei portata lo stesso in braccio" Le risposi sorridendo "Dovevo ricambiare il favore della in qualche modo no?"
Rise e si adagiò tra le mie braccia, mettendo le sue mani dietro il mio collo per essere più stabile. Sulla porta c'era Janet che curiosa aguzzava la vista in nostra direzione per capire meglio cosa stesse accadendo.
"Ma ti sei fatta male Eva?"
Le chiese appena fummo sull'uscio dell'entrata
"Ehm..ve..veramente.."
Come sempre si era imbarazzata per la situazione diventando rossa e balbettando qualcosa di incomprensibile, così intervenii
"No no Jan. Eva è più in forma che mai" Dissi lasciandola cadere sulle sue gambe "Ora andiamo a dormire tutti che è tardi, susu."
"Mmmmh, vabene, ma voi non me la raccontate giusta"
Così dicendo rivolse uno sguardo interrogativo ad Eva, sperando di capire qualcosa dalla sua espressione
"Buonanotte Jan"
Dissi , mentre ci stavamo avviando verso le scale, per sfuggire agli interrogatori di mia sorella. Mentre salivamo, gradino per gradino, le presi ancora una volta la mano, intrecciando sempre le nostre dita, e lei mi rivolse un sorriso imbarazzato. Da sotto sentivo gli occhi di Janet puntati su quel nostro piccolo contatto. L'avevo vista con la coda dell'occhio seguirci furtivamente fino alle scale, sempre la solita curiosa. Arrivammo al nostro piano e Eva si fermò guardandomi negli occhi
"Grazie per la serata Mike, grazie per tutto quello che stai facendo per me"
Le presi il viso tra le mani, poggiando la mia fronte sulla sua, non staccando un attimo i miei occhi dai suoi.
"Grazie a te Eva, piuttosto scusa per l'inconveniente. Ma dovresti sapere che fa scalpore trovare Michael Jackson sull'attico di un palazzo" Rise e le stampai un bacio sulla testa "Ci vediamo domani, "
Mi staccai da lei, sorridendole. Sarei voluto restare per tutta la notte in sua compagnia, a guardare il cielo, continuando a sentirla vicina, ma era stanca e forse stavo correndo troppo, dovevo fare un passo alla volta
"Buonanotte Mike, a domani"
Mi mandò un bacio con la mano, ed io feci finta di acchiapparlo nell'aria e di metterlo in tasca.
Così, sorridendo ancora, si chiuse la porta della stanza alle spalle, lasciando il suo odore ancora impresso tra le mie mani.


Ͼapitolo Sette


-Eva-


Sarei dovuta rimanere a casa Jackson fino a quando le indagini non venivano portate a termine dalla polizia Americana. Poteva essere un lungo o un breve periodo. Poteva trattarsi di un giorno come di tre mesi. Mi avevano assolutamente consigliato di non prendere aerei o mezzi di trasporto soprattutto da sola. Correvo grandi rischi, e se fossi uscita avrei dovuto farlo assolutamente in compagnia per evitare qualsiasi tipo di problema. Non so se la notizia doveva rendermi felice oppure triste. Sentivo mancanza dell'odore di casa, di quella sensazione di far tutto ciò che vuoi perchè appunto si è a casa propria. Mi mancavano le mie amiche, la signora del piano sopra casa, l'aria della vecchia Italia e la sua cucina. Ma come potevo lamentarmi ? Ero a casa di una delle più grandi star di Hollywood, vivevo in una super villona, con piscina e avevo una stanza che era quasi tutto il mio appartamento. Tutti i comfort possibili e immaginabili, mi trattavano come un piccolo cucciolo bisognoso di affetto e di cure, non mi facevano mancare niente. Forse dovevo solo cercare di abituarmi a quella nuova situazione che spesso mi metteva a disagio e che non mi faceva sentire all'altezza. Ero solo una giovane ragazza di una città, piccola e umile, paragonata a quell'altro pezzo di mondo completamente diverso, luccicante e appena sfornato dalle menti ingegnose e vogliose di novità lussuose. Cosa ci azzeccavo io in mezzo a quella gente?


***


Mi girai ancora una volta in quell'enorme letto, si stava così bene che c'avrei passato giorni interi immersa in quelle coperte a riposare. Se non fosse stato per qualcuno che mi continuava a chiamare, avrei proseguito a dormire per interminabili ore
"Ma chi è?!" dissi dando le spalle a quella sagoma che si era seduta sul bordo del letto, credendo fosse Janet "Lasciami dormire dai Jan"
"Dai Eva alzati, tra poco arriveranno i miei, non vorrai farti trovare a letto?!"
Rimasi interdetta per qualche secondo, speravo di aver sentito male. Spesso quello strano stato di dormi veglia fa brutti scherzi, confonde suoni, voci e parole, facendo capire tutto l'opposto di quello che il presente interlocutore aveva appena spiegato.
"Cosa, ma stai scherzando Jan?!" Alzai di scatto il busto e mi rivolsi verso quella figura che credevo fosse Janet, ma notai con sorpresa che non era proprio lei seduta sul mio letto. L'avevo detto che il sonno faceva brutti scherzi a volte "Oddio.. M..Michael"
Mi ributtai sul cuscino coprendomi con le coperte fin sopra la testa per la vergogna. La mattina non ero proprio il massino dello splendore. Immaginavo già la mia faccia sconvolta, scocciata e con i segni delle pieghe del cuscino stampate sulle guance. Cosa c'era di meglio che iniziare la giornata con una bella figura di merda ?!
"Dai Eva alzati. Saranno qui tra qualche ora, e ti dobbiamo presentare ai miei e al resto della famiglia!"
Rideva, e mi scuoteva cercando di farmi alzare. La notizia che avevo appena assimilato rese la situazione ancora più critica. Sarei stata la benvenuta ? Mi avrebbero accettato? Mi sentii improvvisamente inadeguata e con un profondo senso di disagio che mi prendeva il petto. Avevo paura che avrei fatto le mie solite figure, non volevo sembrare una sfruttatrice o robe del genere agli occhi dei suoi genitori. Chissà cosa avrebbero pensato di me, se sarebbero stati così gentili come Michael e Janet, o mi avrebbero trattato con indifferenza. In parole povere me la stavo facendo proprio sotto
"Noo Mike veramè?!" Gli dissi guardandolo divertito dalla scena, dovevo essere proprio impresentabile in quel momento, magari oltre la faccia traumatizzata da quell'improvvisa notizia sicuramente i capelli erano in stile 'post -scossa elettrica' " Oddio no! Mi vergogno a morte!"
Lo vedevo ancora ridere per le facce buffe che mi uscivano spontanee. Certo che avevo una faccia tosta assurda, erano i padroni di casa e io nemmeno volevo conoscerli perchè mi vergognavo, invece di ringraziarli e essergli grata.
"Dai, suvvia che sarà mai! Ti troverai bene anche con loro, mica mangiano eh!" Mi strattonò praticamente fuori dal letto conducendomi in bagno " Dai, fai quel che devi fare. Ci vediamo tra un po' sotto per la colazione"
"Okok basta che smetti di torturare la manica di questo povero pigiama" Rise ancora divertito, quasi barricandomi dentro il bagno "Piùttosto fai salire Jan tra un po' capito?"
"Ai suoi ordini madame"
Ironizzò facendo un accenno di inchino per poi andare via. Rimasi a guardarlo mentre andava via e il suo profumo fece risvegliare il mio olfatto ancora intorpidito dal sonno. Ero talmente addormentata che non mi ero accorta di quanto fosse bello quella mattina ..


Uscii dal bagno ancora con i capelli bagnati gocciolanti sulla schiena, avvolta in un asciugamano bianco fino alle ginocchia, e mi diressi verso la stanza. Janet era lì ad aspettarmi
"Finalmente ce l'hai fatta!" Mi disse tutta pimpante. Era incredibile quella ragazza, un uragano di vivacità " Perchè mi hai fatta salire? C'è qualcosa che non và Evyy??"
Avrei voluto davvero confessarle che l'agitazione mi stava lentamente logorando dentro, ma evitai di dilungarmi in monologhi interiori, avrebbero aumentato solo il tutto
"Oh nono, è solo che sono un po' agitata, io faccio sempre le solite figure, e non voglio sembrare una stupida agli occhi della tua famiglia"
"Ma che dici, figurati! Glielo avevamo detto sin da subito che saresti rimasta nostra ospite. Anche loro erano a conoscenza della tua scomparsa tramite i TG e quando gli abbiamo raccontato la storia ti hanno preso subito a cuore, pensa che volevano conoscerti subito"
"Oddio, sto ancora più in ansia adesso. Dai Jan, che mi metto ?" Le dissi mentre mi tolsi l'asciugamano per infilarmi l'intimo. Non provavo vergogna, ormai mi aveva vista Jan e ero abituata a non imbarazzarmi di fronte ad altre ragazze "Visto che non sono molto pratica per queste cose, sennò sarei capace di presentarmi in divisa da calcio pure di fronte alla tua famiglia"
"Ahah, nono per oggi niente divise, un semplice pantalone nero" Si mise a frugare nell'armadio e lanciò gli abiti scelti sul letto "Camicetta bianca, semplice anche lei, ed infine come scarpa un bel decoltè nero tacco 5. Visto che dovrai stare al fianco di Mike devi sembrare un pochino più alta"
Era per caso un doppio senso, voleva alludere a qualcosa quella frase stuzzicante accompagnata da quel sorrisetto malizioso? NO, no certo che no!
"Scema!" Le diedi una pacca sulla spalla "Se faccio qualche storta e mi slogo la caviglia sò a chi rivolgere i miei insulti eh! Ti prendi questa responsabilità?"
Rise buttandosi a quattro di spade sul letto mentre io iniziai a infilarmi la camicia
"Ma Eva, allora tu e Michael.."
Iniziò a dire con quel sorrisino malizioso, ancora una volta..
"Cosa?! Macchè, siamo amici, come me e te, stupida, ma che ti salta in mente!"
Suotevo la testa, ma ancora quel rossore imperterrito mi pervase, tradendomi. Dovevo risultare poco credibile, anche per il fatto che mi ero inceppata e quel maledetto bottone non riusciva ad entrare.
"Ahh, c'avrei giurato che saresti arrossita! Eh bè le mie ipotesi sono fondate!" Disse dandomi stavolta le una pacca su una gamba ancora nuda "Piùttosto sbrigati che devi fare colazione ancora"
"Ma quando arriveranno?"
Incominciai a mettere i pantaloni per poi infilarmi le scarpe. Non sò da quanto tempo è che non indossavo un decoltè, circa 3 anni forse. Adoravo le scarpe con il tacco, ma non avevo avuto mai occasioni per indossarle, e poi, strano ma vero, mi sentivo più che sicura sopra quei centimetri aggiunti alla mia piccola statura.
"Per l'ora di pranzo, verso l'una"
"Ed ora che ore sono?"
"Sono le 10 e mezza"
"Ma come le 10 e mezzaaaa! Così presto e mi mettete tutta questa frettaa??"
"Ahah, zitta e vai a prepararti, il più in fretta possibile, devi aiutarci a cucinare, perchè oggi le domestiche non lavorano, quindi il compito di fare il pranzo sta a noi cara!" Disse alzandosi "Vai a asciugarti i capelli e corri sotto da me e Michael"

-Michael-


Ero intento e concentrato a tagliuzzare quelle soffici mozzarelle quando la sua voce mi arrivò soffice e vispa all'orecchio
"Eccomi qua"
Sorrideva e..e cavolo era bellissima con quel pantalone aderentissimo che metteva in mostra le sue forme, poi quella camicetta bianca, sembrava quasi trasparente, si intravedeva il pizzo del suo intimo. Infine quei tacchi che le slanciavano ancor di più il suo fisico..Bhè era proprio stupenda. Continuavo a tagliare, ormai non più concentrato, mentre guardavo Eva avviarsi verso Jan
"Aiaaaa"
Disolsi lo sguardo da lei e notai che il mio dito sanguinava. Ci mancava solo me lo affettassi e poi eravamo apposto.
"Oddio ti sei fatto male Mike?" Mi si avvicinò preoccupata "Vieni, mettilo sotto l'acqua. Intanto ti vado a prendere un cerotto"
Salì di sopra di fretta e dopo poco già era tornata con un cerottone pronto per metterlo sul mio indice ferito. Non sapevo perchè, ma quel gesto mi fece arrossire
"Dai, tranquillo non è nulla" Mi attaccò il cerotto intorno il dito e si mise a finire di tagliare la mozzarella "Da quà, finisco io. Mi potresti prendere un succo Michael? Ho un certo languorino"
Annuii e mi diressi verso il frigo. Ancora una volta il mio sguardo era fisso su di lei. Non so cosa avesse, forse sotto quegli abiti aveva indossato anche una potente calamita in grado di attirare il mio sguardo
"Aiaaa"
Quella volta lo spigolo del tavolino mi aveva beccato in pieno un fianco, facendomi contorcere e piegare in due dal dolore. Possibile che a volte riuscivo ad essere così estremamente goffo e baciato dalla sfiga? Probabilmente si. Alzai lo sguardo dopo dieci secondi di agonia totale per quel dolore assurdo e vidi Eva che mi guardava e scuoteva la testa, mentre Janet stava venendomi incontro
"Caro fratellino, se continui a non staccarle gli occhi di dosso finirai per consumare lei e poi te, a forza di sbattere contro qualcosa!"
Diventai di un colore quasi bordeaux in viso e senza rispondere andai a prendere quel succo, questa volta guardando avanti a me. Avevo imparato la lezione
"Grazie Mike" Si sedette su una sedia di fronte a Janet "Cosa cucineremo per oggi?"
"Allora niente carne, ne ho abbastanza, faremo tutto a base di verdura e frutta. Poi pensavamo che tu ci avresti dato una mano per il primo!"
"Ahhh, ma certo. Ditemi vuoi quale preferite"
"Mmmh, non saprei Eva, sei tu la specialista" Disse Janet, rivolgendo poi lo sguardo verso me "Che ne dici di una semplice pasta col sugo?"
"Pomodoro e Basilico?" Disse Eva sorseggiando quel bicchiere con il succo all'arancia mentre Jan ed io annuivamo compiaciuti "Okok, perfetto"


Tra pasta, mozzarelle, pomodori, mele, posate, piatti e bicchieri, quando suonò il campanello della porta tutto era pronto, alla perfezione. Mi diressi ad aprire e sull'uscio c'erano proprio tutti. Era tanto che non li vedevo, e mi erano mancati ! Salutai, insieme a Jan tutti con un abbraccio caloroso, tutti tranne mio padre
"Ciao Joe"
Saluto a cui rispose con un piccolo sorriso. Ero così estremamete a disagio con lui, non voleva nemmeno lo chiamassi Papà, per me lui era semplicemente Joe, quasi un estraneo oserei dire, visto che non ero mai riuscito a scambiarci due parole senza essere persuaso da quella voglia di fuggire da lui. Era incredibile il modo in cui mi faceva sentire, mi incuteva terrore, nonostante non fossi più un bambino, la sua persona così padrona, violenta aveva lasciato un solco davvero profondo dentro me. Quello non era essere un padre per il mio punto di vista, però so che era solo questione di carattere, che mi voleva bene in fondo, ed io ne volevo a lui nonostante tutto. Ricordo ancora l'unico giorno in cui mi mise in braccio su una giostra, quello fu uno dei momenti più belli insieme che conservo con gelosia nel mio cuore. Non era un tipo da parole dolci, carezze e baci della . Era molto freddo e autoritario, ma tutto quello che aveva fatto era stato solo per il nostro bene, ne ero sicuro, anche se a volte le maniere e i modi erano assolutamente cose che la mia mente non concepiva.
Nel frattempo vedevo Eva un po' più in là, isolata, e quando c'eravamo salutati tutti tra noi le presi una mano e la presentai generalmente alla famiglia
"Lei è Eva"
Mia mamma le corse subito incontro soffocandola in un abbraccio che Eva non si aspettava, visto la sua espressione sbalordita
"Oh cara, come stai? Mi hanno raccontato la tua storia, oh a quei mascalzoni gliela faremo pagare vedrai! Stai bene? Ti sei ripresa?"
Le accarezzava un braccio, come se la conoscesse da sempre, ed Eva rispose con uno dei suoi migliori sorrisi, sempre un po' imbarazzata. Era incredibile la bontà e la dolcezza di mia madre. Non credo ci sia una donna migliore di lei al mondo, almeno per me era così. Era un concentrato di umiltà, sensibilità e umanità all'eccesso, e tutto quello la rendeva davvero una persona semplice e speciale, che mi aveva cresciuto con cura e tanto amore, compensando, per quello che poteva, anche l'affetto mancato di mio padre
"Oh si signora Kath.."
Mia madre la interruppe subito, mi sembrava di ripercorrere la prima nostra chiacchierata. Eravamo proprio simili
"Nono, niente signora, per te sono solo Katherine"
Eva diventò ancora più stupita, mentre intorno si erano avvicinate anche LaToya e Rabbie, che si presentarono anche loro
"Siete troppo gentili, si tutto bene adesso. E' grazie anche alla gentilezza di Michael che adesso sto bene"
Si voltò verso di me con un sorriso compiaciuto e mi fece arrossire, costringendomi ad abbassare la testa, fingendo di guardarmi le scarpe
"Ragazzi questa è Eva"
Rabbie prese in mano la situazione facendo avanzare Eva verso i fratelli, che sin dall'inizio non avevano smesso di squadrarla compiaciuti, con occhi lunghi, dalla testa ai piedi
"Lui è Tito, Jackie, Marlon, Jermaine e Randy"
Uno per volta le strinsero la mano presentandosi. Vedevo mio padre vicino alla mamma con un'espressione amorfa, priva di emozioni, così presi in mano la situazione e la presentai anche a lui
"Joe ti presento Eva"
"Piacere signor Jackson"
Disse lei porgendogli la mano, con un po' di timore
"Piacere mio Eva"
Lui ricambiò la stretta, sorridendo anche. Cavolo, doveva aver fatto un buon effetto anche su di lei Eva, ne fui più che felice.

Iniziammo a mangiare dal primo preparato da lei e tutti le fecero i complimenti per quella davvero squisita pasta, seppur così semplice, non ne avevamo mai mangiata di così buona prima d'ora. Vedevo Eva parlare e scherzare con tranquillità con tutta la famiglia, e mi era sembrato che anche Joe stesse ridendo a qualche sua battuta, quasi un miracolo, visto che di solito con gli amici di noi figli era sempre molto diffidente. Addirittura si era interessato alla sua professione, dicendole che avrebbe voluto vederla giocare qualche volta, perchè nonostante non seguisse il calcio, non credeva che una donna fosse stata capace di tanto in quello sport quasi totalmente maschile
"Ah signor Jackson, quando avrà occasione di vedermi giocare sono sicura che si ricrederà"
Disse Eva disinvolta e sorridente
"Staremo proprio a vedere Eva"
Rispose mio padre anche un po' divertito da quella nuova ragazza.

Vedevo Eva, seduta alla mia sinistra, scherzare e chiaccherare molto con Randy al suo fianco, e in un attimo fui come geloso che lei si trovasse così bene con mio fratello, facendo battutine. Poi mi innervosiva particolarmente il fatto che Randy ogni tanto buttasse qualche occhiata sull'apertura della sua camicetta. Uno, due , tre volte, ma alla quarta basta
"Eva, vieni andiamo a prendere la frutta"
Le dissi interrompendo il loro discorso dopo la quarta occhiata di mio fratello. Arrivati nella cucina attraversando il corridoio, quell'improvviso tocco di gelosia mi passò quando mi trovai solo in quella stanza vicino a lei, così presi un po' di coraggio
"Te l'ho detto che sei bellissima oggi?"
Si voltò lentamente verso di me e mi sorrise dolcemente, un po' imbarazzata. Le affondai le mie mani nei suoi capelli, quasi non riuscendo a trattenere la voglia anche solo di sfiorarla. Le accarezzai con movimenti lenti gli zigomi con i pollici, mentre le sue braccia avevano cinto la mia vita. Mi strinse a se poggiando il capo sul mio petto
"Hai davvero una bella famiglia Michael" Sospirò sonoramente "Sei fortunato"
E quelle parole avevano una nota di tristezza addosso, una tristezza a cui io non sapevo porre rimedio. La strinsi più forte odorando il buon odore dei suoi capelli, facendole capire in qualche modo che io c'ero
"Dai, portiamo le cose dillà"
Si staccò di colpo da quell'abbraccio lasciandomi un po incompleto, bisognoso di quella metà. Presi la frutta e insieme a lei tornai in sala pranzo

-Eva-


La giornata passò velocemente, mi trovavo bene, ed ero sollevata per essermi tolta quella sorta di peso dallo stomaco. La madre era proprio uguale a Michael e Janet, calorosa accogliente e molto affettuosa. LaToya mi era sembrata un molto presuntuosa, Rebbie una ragazza semplice, un po' più chiusa rispetto a Janet. I fratelli tutti scherzosi con la battuta pronta, molto divertenti, soprattutto Randy, con cui avevo avuto modo di parlare durante il pranzo, ed era davvero molto carino. Mi era sembrato subito un tipo simpatico e aperto, mi aveva fatta divertire, facendomi passare un po' l'ansia che avevo. La sorpresa della giornata era stato il padre Joseph, da come lo aveva descritto Mike me lo aspettavo un signore duro, che non mi avrebbe stretto nemmeno la mano. Uno che stava sulle sue, che si dava arie, invece mi era sembrato molto disponibile e aperto con me. Mi faceva battutine divertenti, sorridendo anche lui. Per fortuna era andata.


***


"Che farai quando tornerai a casa?"
Michael era seduto di fronte a me, sul tappeto, a gambe incrociate, e mi guardava con aria curiosa. Aveva una magliettina rossa e il solito jeans blu con dei calzini bianchi e i mocassini, ma li aveva tolti restando scalzo. Mi guardava con quel viso che non saprei definire ancora, e sapere che avevo i suoi occhi puntati contro mi provocava sempre un certo calore
"Solita vita. Vado a stare dalle mie 2 amiche visto che ho la preparazione lì dalle loro parti, e loro anche. Poi per Natale tornerò a casa trascorrendo le solite vacanze da eremita"
Già, il terzo Natale senza mia madre. Il terzo Natale che non facevo l'albero, che non mi facevo un regalo, che me ne stavo sola in casa aspettando un non so cosa che non sarebbe mai arrivato, il terzo Natale in totale solitudine


"Ehi ehi mamma, questa mettila qui, la pallina d'oro di qua"
"No amore, questa la mettiamo in sù. Ora vieni, sali sulla sedia, mettiamo l' in cima all'albero"
Mi arrampicai sulla sedia scricchiolante e presi l'angelo che mi passò mia madre. La sua mano sopra la mia misero quell'ultimo addobbo in cima a tutti, era bellissimo. Ci allontanammo, spegnemmo le luci restando al buio, e con un piccolo bottone la mamma accese quelle minuscole luci dell'albero
"E' bellissimo mamma!"
La strinsi in un forte abbraccio


"Ho capito. Anche io qui non potrò festeggiare il Natale come vorrei, con albero e casa addobbati, con dei piccoli doni e insomma le cose che si fanno per tradizione. La mia famiglia è testimone di geova, io invece mi sono allontanato da quel tipo di religione e mi sono avvicinato alla cattolica. Spero un giorno di festeggiarlo come vorrei, magari con una mia famiglia, chissà cosa mi riserverà il futuro.."
"Spero potrai festeggiarlo il più presto possibile, perchè è una cosa che..che..non sò spiegarti. Passare il giorno con le persone che ami, tutto intorno è luccicante, pieno di piccoli bagliori. Ti senti colmo, caldo dentro, quando fuori invece è tutto innevato e bianco" Quanti ricordi mi venivano in mente in quel momento, quanti Natali trascorsi a ridere e a gioire. Natali che mi sembravano ormai così tanto lontani "Spero di poterlo festeggiare anch'io di nuovo come qualche anno fà, però credo che non sarà più la stessa cosa. La vita cambia purtroppo, e un po' cambia anche noi che la viviamo. No, anzi forse non cambia, però ci fà crescere, a volte troppo presto, a volte troppo tardi, o a volte non ti fa crescere mai. Chissà chissà.."
Sospirai girandomi le punte dei miei lunghi capelli tra le dita, evitando lo sguardo di Michael, non volevo toccare quell'argomento. Lo vedevo con la coda dell'occhio annuire, concorde con le mie parole
"Già..Da quello che ho capito Eva te ne starai sola a casa per Natale, vero?" Non rispondevo, continuavo a torturarmi i capelli sempre con lo sguardo basso "Secondo me dovresti fare qualcosa per quel giorno, anche restare dalle tue amiche, non so, distrarti facendo qualcosa di buono. Ho capito che il Natale ti evoca tanti ricordi, e quindi startene sola a casa non è certo la cosa migliore"
"Già"
Riuscii a sibilare solo quelle tre lettere, non volevo pensarci, ma il mio pensiero ricadeva sempre su quelle ferite ancora aperte e doloranti, e mi facevo più male, mi torturavo da sola
"Vedrai, sono sicuro che quest'anno sarà tutto più bello, diverso e forse nuovo! Però devi promettermi che almeno per quel giorno non sarai triste!" Sorrisi avendo il coraggio di guardarlo negli occhi questa volta, era sempre così comprensivo con me "Dai, allora me lo prometti?"
"Promesso, promesso. Parola di Eva"


***

-Michael-


Erano passati ormai 10 giorni da quando Eva era qui. Ormai aveva un bel rapporto con tutta la famiglia, incredibilmente anche con mio padre. La cosa ancora più incredibile che mi raccontò era che una sera a casa c'erano solo lei e mio padre, così avevano cenato insieme e chiacchierato fino al rientro di Katherine a tarda sera. Avevano parlato di lui, di come aveva trascorso la sua gioventù, di come incontrò sua moglie, poi anche di lei, che gli raccontò del padre che non aveva mai conosciuto, della madre che non c'era più, della sua scuola, del suo lavoro. Insomma si erano parlati come due amici che si incontrano in un bar. Io rimasi sbalordito, in 28 anni della mia vita credo di non essere mai stato capace, per volontà anche, di colloquiare così a lungo con mio padre. Comunque mi faceva estremamente piacere, non capitava spesso che Joseph si aprisse con qualcuno estraneo alla famiglia, era un buonissimo segno. Poi l'amicizia con Jan si era fatta sempre più speciale, sembrano due amiche da sempre, che sapevano tutto l'una dell'altra, ed era tanto che non vedevo mia sorella passare del tempo così spensierata con qualcuno, ero felice. Con LaToya invece c'era un rapporto conflittuale, Eva inizialmente doveva subire tutte le occhiatacce e risposte acide nei suoi confronti, senza capire perchè, poi ultimamente se ne stava fregando, diciamo che la ignorava proprio dopo quello che aveva sentito dire al telefono da mia sorella mentre passava vicino la sua stanza

"E' si, dovresti vederla! Si atteggia come un'oca, si fa la bella, se la tira quando invece è alta un metro e due barattoli. Poi si vanta perchè è brava a calcio e tutti la ricoprono di domande perchè è raro trovare una ragazza che giochi e soprattutto che riesca bene in quello stupido sport.. Sinceramente una ragazza in divisa da calcio, a correre dietro a un pallone dando gomitate e spinte a destra e a sinistra non è di certo il massimo, anzi lo trovo ripugnante! Non so cosa ci trovino i miei fratelli in lei. Tutti che parlano tra loro di quanto desidererebbero portarsela a letto, di quanto è figa ecc ecc..E Michael che si astiene sempre da questi discorsi dovessi vedere, gli fà da servetto leccaculo!...Ahahah si, le farò abbassare un po' la cresta a quella lì Angel, un giorno ti invito e la conoscerai, così ci facciamo due risate insieme ahah"

Ed Eva che corse da me rossa dalla rabbia

"Ma come si permette io dico?! Ma che cazzo dice, io che me la tiro?! Io che mi faccio la bella?! E trova ripugnante che io giochi, ma chi cazzo se ne fotte! Michael io se la prendo la strozzo, mi dispiace che sia tua sorella, ma davvero non la sopporto! Perchè deve dire tutte quelle fesserie sul mio conto? Cosa cazzo le ho fatto di male? "
Urlava e gesticolava vistosamente di fronte a me, evidentemente molto arrabbiata
"Ehi ehi calma Eva, innanzitutto non voglio che tu dica parolacce. Poi non la ascoltare, sai perchè fa così? Mai sentito parlare di gelosia? Esatto, è gelosa perchè adesso le nostre attenzioni sono rivolte per la maggiorparte verso te, e a lei non va bene! Susu, ignorala, non voglio che ti arrabbi per delle scemenze"
"Bhè tanto scemenze non sono, però se me lo chiedi tu..non mi arrabbierò"
Mi venne incontro stringendomi in un forte abbraccio

Ormai eravamo diventati più 'sciolti' tra noi, eravamo a nostro agio, e lei si comportava come una della famiglia davvero, adesso si vedeva il suo carattere reale senza preoccupazioni, senza freni. La vera Eva.

Come quando un pomeriggio eravamo tutti in casa e Jan e Eva stavano fuori in giardino

"Michaell, Mike dai esci un attimo vieni"
Mi dissero da fuori. Uscii subito e appena aprii la porta, in meno di 5 secondi, mi ritrovai completamente zuppo. Eva aveva in mano l'innaffiatoio di mia madre e me lo versò tutto in testa, mentre Janet aveva una [CENSORED] ad acqua. Mi misi subito a rincorrerle per tutto il parco, che si trasformò subito in una battaglia acquatica partecipante tutta la famiglia tranne LaToya, mio padre, che guardavano da lontano sorridendo e mamma che faceva le foto divertita dalla scena. Tornammo in casa completamente zuppi, oddio che ridere quel giorno! Con Jan che scivolava in piccole pozzanghere e si trascinava per la maglietta Eva che si trascinava a terra anche me ahah. Una sorta di catena.

Ricordo anche gli sguardi pervertiti dei miei fratelli sulla magliettina bagnata di Eva, e i loro commenti, quasi di routine ormai, quando rientrarono in casa riguardo il suo corpo.
Una sera poi dopo la cena avevamo discusso tra noi, approfittando della breve assenza di Eva che era al telefono, sul fatto se dichiarare o no alla stampa che Eva era stata ritrovata e messa in salvo da me. Joe era titubante, aveva paura che questo potesse influire negativamente sulla mia immagine, mamma invece credeva che sarebbe stata una cosa assolutamente positiva anche agli occhi degli altri. Dopo un po' di idee, eravamo giunti a una conclusione : si, avremo dichiarato a tutti che ero stato io a aiutarla, ma solo dopo che quegli uomini di quel giro sarebbero stati messi in carcere, in modo da non creare problemi. Un po' mi vergognavo, non volevo essere anche trattato come un 'eroino' però magari se questo fatto veniva accompagnato dalla mia figura, molte persone avrebbero dato più peso e gravità alla situazione. Eva riguardo questo argomento era abbastanza tranquilla, continuava a frequentare una volta al giorno quello psicologo che sembrava le fosse molto utile.
Si era avvicinata anche molto a Randy, lui faceva sempre il cascamorto, provandoci spudoratamente ogni istante che era con lei! Argh che rabbia, faceva il dolce, era gentile e lei sembrava molto presa da lui. Avevano un certo feeling, come disse lei

"Bhè si, è molto carino, poi è sempre gentile con me! Si,sisi c'è feeling tra noi"
Io ero pieno di rabbia, lei così dolce, delicata, nelle mani di un pervertito come Randy, non ci potevo pensare! Lui che davanti faceva il 'leccaculo' e dietro insieme ai miei fratelli diceva non so quante schifezze e apprezzamenti pesanti. Lei non poteva stare con lui
"Ma Eva, non lo vedi che lo fa per apparire perfetto ai tuoi occhi?! Stai attenta che non è tutto oro quel che luccica!"
Non so cosa mi prendeva, ma ero un po' alterato. Magari le occhiate insistenti al fondoschiena di Eva da parte degli altri mi stavano stancando, soprattutto quelle di Randy
"Michael, ma che stai dicendo?" Assunse un'espressione di chi non aveva capito "E' tuo fratello mica il primo che passa per strada!"
"Si lo so che è mio fratello, ma certi atteggiamenti non li tollero, soprattutto verso una ragazza, no no no e no capperi!"
Mi ero innervosito davanti al volto basito di Eva che ancora non comprendeva il mio comportamento
"Ma tu sei fuori di testa!" Si alzò di scatto "Ma ho detto che devo essere la ragazza di tuo fratello?! Non l'ho nemmeno pensato, ci sto solo bene, mi fa divertire e STOP! Credo che il lavoro per il nuovo cd ti sta arrecando danni ai tuoi cari neuroni Mike"
Si alzò evidentemente scocciata dalla situazione e fece per andarsene, ma la bloccai per la vita
"Ma dove vai, vieni qui!" La girai verso di me e l'abbracciai "Non voglio che ti arrabbi! Scusa ho esagerato, e non so perchè!"
"Infatti, sembravi un nonnetto degli anni 30. Sarai per caso geloso Mike?" Disse scherzando, ma il mio viso si infuoco, naturalmente. Lei lo notò ridendo "Oh scemo, ma io scherzo!"

Infine me e lei. C'eravamo molto avvicinati, avevamo trascorso tanto tempo insieme tra risate e a volte lacrime, tra giochi, cartoni e discorsi seri, tra carezze e voglia di contatto tra i nostri corpi. Janet mi prendeva continuamente in giro perchè sosteneva che io fossi innamorato di Eva

"Michael, posso chiederti una cosa?"
Ero solo in camera mia e mia sorella Jan entrò chiudendo la porta a chiave
"Dimmi tutto cara, però mi preoccupi, perchè hai chiuso a chiave?"
"Ahh, non ti preoccupare, è per assicurarmi che non entri nessuno. Comunque dicevo, Mike, ma..tu..c'è diciamo..come ti senti.. c'è.." La vedevo inciamparsi con le parole formulando frasi senza senso. Aggrottai le sopracciglia non capendo niente "C'è..Mike ti sei innamorato ?"
Disse tutto d'un fiato e io rimasi un po' spiazzato per quella domanda
"M..ma che dici Jan. Innamorato? E di chi scusa?"
"Idiota, di chi secondo te?! Mai sentito una ragazza di nome Eva?"
Parlava sottovoce per paura di farsi sentire da qualcuno
"Eva? Ma no, no no!" Dissi arrossendo, acquistando un colore tendente al rosso peperone in viso "M..m..ma perchè mi chiedi questo Jan? "
"Perchè con lei sei diverso, c'è non diverso però a volte quando faccio finta di dormire ogni tanto vengo a guardarvi di soppiatto in salotto, e ..e non lo so, sei così gentile con lei, così sincero a calmo. Ho visto quando la accarezzi sai, come se avessi paura di romperla, come se fosse preziosa. Io me ne accorgo di queste cose"
Ora ero totalmente un peperone, non credevo di poter diventare così rosso
"Addirittura ci spii Jan?"
"Non cambiare discorso! Comunque hai una luce diversa negli occhi da un po' di tempo, precisamente da quando lei è arrivata. Ti vedo più sereno, meno stressato nonostante il lavoro per il cd. Poiii, ah questa si assolutamente, quando Tito, Randy e gli altri si mettono a fare apprezzamenti sul bel corpo di Eva, facendo discorsi da pervertiti tu ti isoli sempre diventando rosso in viso, un po' per rabbia un po' per vergogna. Sono tante piccole cose che mi hanno portato a questa mia finale ipotesi, cioè che ti stai innamorando di lei"

Innamorare, che parola. Non so cosa significasse essere innamorati di qualcuno, in quanto prima d'ora non l'avevo mai provato, credo che forse sia una parola davvero troppo grande. Io con Eva stavo bene, mi piaceva parlarci di tutto, mi potevo confrontare, confidare con lei, mi capiva, e quando non poteva farlo cercava di capirmi semplicemente ascoltandomi. Aveva pianto tra le mie braccia per un padre troppo immaturo e per la mamma, per la sua morte crudele. Abbiamo confrontato le nostre vite e siamo risultati come due binari paralleli, ma avevamo in comune qualcosa di più grande nonostante i nostri due modi di vivere all'opposto. Le lotte coi cuscini, i film disney, il tetto e le stelle. Non sapevo cosa stava succedendo dentro di me, ma stavo bene, ero felice quando ero con lei, e mi bastava. Dovevo ammettere però che quando mi ritrovavo la sua testa sul mio petto o il suo viso a pochi centimetri dal mio, la voglia di sfiorare le sue labbra con le mie era tanta. Mi piaceva moltissimo fisicamente parlando, non c'è che dire, mentirei se dicessi il contrario, poi non ero mica così cieco da non vedere la sua notevole bellezza, ma ero stato ancora più fortunato in quanto avevo potuto conoscere anche la sua bellezza interiore, e questo era molto ma molto importante per me. Ora, non sapevo bene se potevo definirmi innamorato o qualcos'altro, sapevo solo che avrei continuato a vivere all'attimo quello che la vita mi avrebbe offerto, senza preoccupazioni, senza paure, come se non ci fosse nè un passato nè un futuro. Per ora quella era l'unica soluzione..
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Lun Ott 17, 2011 9:38 pm

Ͼapitolo Otto


-Eva-


Mi trovavo in giardino a giocare un po' col pallone e per la solita corsetta pomeridiana, dopo una rilassante parlata con lo psicologo Stephan. Quel giorno faceva estremamente caldo, un caldo bestiale per essere il 20 settembre! Forse non era la migliore delle idee scendere con quell'afa assurda alle due di pomeriggio, ma la giornata e l'atmosfera calda era troppo invitante per resistervi. Ripresi a palleggiare un po' e poi mi stesi a terra per riposare le gambe che chiedevano un meritato minuto di relax. Fissavo quell'immensità celeste che mi sovrastava senza nemmeno un accenno di nuvole. Era estremamente rilassante, tutto taceva in una quiete amica, con il solito leggero venticello che mi accarezzava le guance cullandomi. Credo che mi addormentai, per non so quanto, ma penso per un bel po’, visto che quando riaprii gli occhi c'era Michael a chiamarmi e rideva come un matto steso a terra vicino a me
"Michael perchè ridi?!" Ero così divertente mentre riposavo? "Cos'ho che ti fa ridere così tanto?"
Non mi degnò di una risposta. Continuava a sbellicarsi imperterrito, tenendosi la pancia. Non capivo quella reazione così esagerata eppure così divertente. All’inizio la ridarella prese anche un po’ me, ma dopo interminabili minuti di risa esasperate fino alle lacrime, quel comportamento mi stava irritando. Misi su una faccia seria e iniziai a fissarlo mentre continuava a tenere per sé il motivo di tale divertimento
"Allora? Sono così divertente? Se lo sapevo avrei intrapreso una carriera diversa da quella di calciatrice.."
Dissi scherzando ma con un tono alquanto pungente. Si fermò un attimo e riprese fiato, tamponandosi gli occhi umidi
"Bhè..vedi Eva è c..che.."
Non fece in tempo a formulare una frase completa che si ributtò indietro e continuò a ridere di gusto. Doveva essere qualcosa di veramente divertente visto che erano ormai 10 minuti che faceva fatica a riprendere fiato, soffocato dalle troppe risate. Mi stavo innervosendo molto, così feci per andarmene
"Evaaa fermatii . Dai susu stai qua"
"Se magari mi spieghi sarò così gentile da rimanere caro signor Jackson"
Il mio caratterino spesso acidello e troppo permaloso riusciva a venire fuori senza alcun problema, anche se di fronte agli occhi avevo una sorta di piccolo angelo dolce e trasparente
"Daiii, suu come sei pungente oggi! Comunque rido perchè, non so da quanto tu stia sotto il sole Eva, ma hai una faccia leggermente scottata! Ahahah hai le guance tutte rosse!"
Effettivamente sentivo un po' andarmi a fuoco, ma non pensavo di essere stata per così tanto tempo sotto il sole, tanto da bruciacchiarmi la faccia. Che figura! Portai il dorso delle mani alle gote ed erano davvero bollenti !
"Oddio veramente Mike?? Mi sa che mi sono addormentata, accidenti, sono così rossa?"
Mi ero imbarazzata. Cercavo di figurare la mia immagine con la faccia a fuoco e tutta arrossata, e forse dovevo essere davvero divertente !
"Eh bhè abbastanza Eva! Vabè ti sei abbronzata un bel po' qua, quando tornerai a casa le tue amiche penseranno che tu sia stata a fare una bella vacanza. Comunque, mi insegni a palleggiare con la palla? Non credo che sia così difficile, visto come ci riesci bene tu!"
Disse facendomi una linguaccia. A volte rimanevo interdetta da alcuni suoi comportamenti. Mi spiego meglio: non era una delle cose più normali del mondo per me ritrovarmi in casa di una famiglia d’artisti che mi voleva bene, artisti famosi intendiamoci. Ma la cosa che mi stupiva era proprio lui, il giovanotto che ballava con gli zombie, il tipetto snodato e dagli urletti acuti famosi in tutto il mondo. Lui era così.. così fantastico. Non per la sua carriera, ma per ciò che era, per come si comportava. Credo avesse due personalità molto differenti. Spesso ci ritrovavamo a discutere su argomenti davvero importanti, ed era così profondo e maturo quasi da far paura. Aveva molta esperienza alle spalle, lo si capiva dal suo atteggiamento professionale e riguardato. Dall’altra parte ci ritrovavamo a giocare ad acchiapparella che poi puntualmente finiva con i gavettoni o recitavamo a memoria le battute di qualche cartone che ci piaceva particolarmente.. Non lo so, la maturità, la spensieratezza, l’esperienza e la purezza, la serietà e la gioia fanciullesca sembravano alternarsi abitualmente in quell’esile corpicino, facendomi spesso rimanere con la bocca aperta. Quella di cui era dotato, era un singolare pregio che pochi ragazzi della sua età erano capaci di avere. Avete mai visto un ventottenne alle prese con cartoni Disney? Bene, io sì. Lui era la mia eccezione
"Vedremo cosa sa fare il ragazzo di Thriller, con il suo fantomatico CD innovazione degli anni 80!"
"Ahhh, ma allora sai tante cose su di me eh!" Disse scherzando " Ti sei informata è?! Eh lo so sono un tipetto interessante"
Assunse l'aria di uno che se la tira, ma non si addiceva proprio ai suoi occhioni da cerbiatto. Scoppiai in una sonora risata quando finse di spolverarsi con fare altezzoso la spalla della camicia
"Dai scemo, prendi la palla, che ti insegno qualcosa, poi vedremo che riesci a combinare" Mi porse la palla e iniziai a spiegargli un po' cosa doveva fare "Allora per iniziare fai un palleggio col piede poi lasciala rimbalzare a terra, poi un palleggio con l'altro piede e così di seguito! Attento a non rovinare i mocassini però ehh, sennò le fan si lamentano!"
Mi diede un pizzicotto sulla spalla scoperta e afferrando il pallone iniziò a concentrarsi in quella nuova esperienza. Si umettava le labbra con la lingua ed era così terribilmente irresistibile. Lo so che non lo faceva con malizia, ma quell’innocente gesto mi mandava su di giri. Lanciò la palla verso il piede destro e iniziò il primo palleggio con scarsi risultati poiché la palla schizzò in avanti.
"Wow, davvero in gamba !"
Mi tenni la pancia con la mano perché le sue espressioni mi facevano . Ritentò ancora una volta, ma la palla fu scaraventata con forza ancora una volta in avanti. Mi stesi a terra vicino a lui, per osservare meglio dove sbagliava
"Tieni il piede fermo, non mollo! La palla la devi colpire sul collo del piede"
Dopo svariati tentativi, con incluse le mie prese in giro al quale rispondeva rivolgendomi sguardi in cagnesco, riuscì a tenere la palla balzante tra i suoi piedi per addirittura sei volte ! Quando lo vidi saltellarmi intorno euforico non riuscii a trattenere una sonora risata. Era così dolce..
"Vistoo, non è poi così difficile" Mi fece una linguaccia e mi diede ancora una volta un pizzicotto "Voglio vedere te quando balli!"
"Ohh nono, mai ballato in vita mia! Piuttosto voglio imparare a suonare quel pianoforte, quello vicino la tua stanza! Mi è sempre piaciuta la musica classica, mi rilassa!"
"Bene, vorrà dire che prenderai lezioni di piano private dal sottoscritto Michael Jackson in persona, sentiti fortunata c'è gente che si strapperebbe i capelli anche solo per vedermi"
Ancora con quell'aria da superstar, che non gli avevo mai visto addosso fino a quel momento Gli piaceva scherzare sulla sua immagine, giocare con il modo di comportarsi spesso eccessivo e ridicolo delle star. Lui era semplicemente quello che si percepiva a pelle, un ragazzo estremamente sensibile e dolce, niente di eccessivamente strambo o stravagante. Certo le sue manie e i suoi svariati vizi ce l’aveva anche lui, anche se fino a quel momento non avevo avuto la fortuna di conoscerli tutti, ma credo che in lui fosse intrappolato una sorta di genialità, qualcosa di unico. Come quella scintilla che fa brillare quella seconda stella a destra più delle altre, rendendola la più speciale e la più bella. E così quando hai quel bagliore che ti esplode dentro devi tirarlo fuori in qualche modo. Lui lo faceva risuonare nell’aria con la sua voce, lui lo mostrava a milioni di occhi incantati dai suoi passi. E permettetemi di dirlo, non c’è stata genialità più bella che io abbia mai avuto la fortuna di vedere !
"Okok maestro, saprò ritenermi fortunata! Io rientro và che qua sto morendo di caldo, ho la faccia che tra un po' bolle!"
Portai le mani in viso e , cavolo, dovevo essermi beccata una bella scottatura !
"Fammi sentire!" Mi si avvicinò con una mano avanti, porgendo le sue dita a quella porzione di pelle arrossata, per tastare il calore delle mie guance "Caspiterina, sei un fuoco Eva ahah"
"Appunto, prima che mi prendo un'insolazione fammi tornare dentro!"
"No aspetta, so io il modo per rinfrescarti Eva"
La sua espressione da furbetto non mi convinceva. Fino a quel momento le poche volte che gliel’avevo vista stampata in faccia, era sempre pronto a organizzare qualche scherzetto a me o a Janet. Senza che potei replicare o scappare via, mi prese su una spalla e iniziò a correre con me che avevo il sedere rivolto all’insù e la testa sottosopra. Se prima ero rossa non oso immaginare come poteva essere diventata in quel momento per il maggiore afflusso di sangue in testa.
"Michael ma che fai, fammi scendere! Guarda che ce l'ho due gambe per entrare in casa eh!"
Continuava a correre divertito e io gli davo dei colpi sulla schiena, mentre mi teneva per le cosce. La posizione era a dir poco imbarazzante per me, e sentire le sue mani poco sotto i miei glutei afferrarmi saldamente per non farmi cadere, mi evocò pensieri poco casti per la testa. Pensieri che con prontezza fui brava a scacciare da brava bambina qual’ero
"Michael, mi lasciiiiii?! Cazzarola!"
E rideva, rideva come se fosse l’unica cosa che Dio gli avesse concesso. Ma potevo lamentarmi? Non c’era cosa più bella che poter ascoltare le sue risa allegre
"Okok signora la mollo subito, ai suoi ordini!"
Mi poggiò a terra, e una sensazione di girotondo mi avvolse la testa. Mi sembrava di essere appena uscita da una lavatrice ! Senza darmi nemmeno il tempo di riprendere fiato, con una piccola spinta sulla spalla mi fece perdere l'equilibrio, approfittando anche di quello stato confusionale che mi assaliva. In un millesimo di secondo mi ritrovai completamente immersa nell’acqua rinfrescante della piscina
"Io ti uccido Michael!" Asciugai le gocce davanti agli occhi e lo vedevo sul bordo della piscina piegato in due dalle risate. Quello era il momento della mia vendetta.. " Giuro che se ti prendo non so che ti faccio!"
Lo afferrai per una manica e poggiando i piedi sul lato della piscina, feci leva per spingerlo il più forte possibile in acqua. Ed infatti, come previsto, dopo nemmeno 5 secondi di resistenza e grida disperate, lui era caduto nella piscina
"Maledizione Evaa! Ahahah, i miei mocassini, adesso si che le mie fan si arrabbiano!"
"Ahahah,scemo! Te la sei cercata!"
Ci schizzammo l'acqua come due bambini. Quell’acqua limpida e rigenerante parve un toccasana per la mia pelle che chiedeva disperatamente qualcosa di fresco. Continuammo a scherzare e a immergerci in quella vasca. Tra un gioco e l’altro, tra colpi di solletico e pizzicotti fastidiosi, mi ritrovai stretta tra le sue braccia. Mise la mia testa sul suo petto infilando le mani tra i capelli. Mi stringeva forte ed io mi sentivo piccola e protetta, da lui, da quelle grandi spalle e quelle lunghe braccia. Mi staccai mettendo le mie braccia intorno al suo collo in modo da poterlo guardare, in tutta la sua disarmante bellezza. Ero persa, come ogni volta, nell'immensità dei suoi occhi che erano intenti a fissare i miei, uno dentro l'altro. Sentivo il suo volto avvicinarsi al mio e ancora un brivido percuotermi la schiena. La distanza tra le nostre labbra era ormai impercettibile
"Ti voglio bene Eva"
Sibilò dolcemente con voce impercettibilmente tremante
"Anche io ti voglio bene Mike"
Lo vedevo inclinare leggermente la testa verso destra e avvicinarsi sempre più, con l’intento di annullare quella fastidiosa distanza tra noi. Il mio cuore stava per scoppiare all’idea di ciò che la mia mente stava immaginando
"Bombaaaaaaaaaaaaaaa"
Quella forte ondata d'acqua improvvisa mi fece sbattere violentemente con il basso trampolino che era proprio a 2 millimetri dalla mia testa, ma non me ne ero minimamente accorta
"Cazzo Randy! Non puoi avvisare?! Mi hai fatto malissimo!"
Quella parolaccia mi uscì inevitabilmente dalla bocca, come una cosa normale. Era abitudine ormai nel mio parlare la presenza di qualche brutta parola. Era ormai un intercalare, e nonostante quella non fosse la mia lingua madre, non c’era differenza.
"Eva !"
Puntuale come un orologio svizzero, il rimprovero di Michael mi giunse alle orecchie. Avevo la testa tra le mani, e premevo contro quel punto dove avevo sbattuto, cercando invano di alleviare quell’atroce dolore. Dalla voce sentii e poteri capire che Michael si era stranito per quell’improvvisa interruzione come sempre di Randy
"Oddio tesoro, ti ho fatto male? Fa vedere qua"
Randy mi si avvicinò, premendo le sue muscolose braccia intorno alle mie spalle, in quello che aveva tutta l’aria di essere un abbraccio. Mi stava per caso chiedendo scusa?
"Aiaa, ma che caz..cavolo lo tocchi se sai che mi fa male?!"
Ero abbastanza innervosita e ancora il mio caratterino non esitò a spuntare fuori per ogni minima situazione. Non potevo farci niente, era più forte di me. Quando mi trovavo in quelle situazioni non avevo problemi a dire a chiunque mi fosse davanti ciò che mi balenava in testa. Se non fosse entrato chissà cosa sarebbe successo tra me e Michael. Era così tremendamente appiccicoso e esagerato a volte. Per carità, era un concentrato di simpatia e spontaneità, ma se ci si metteva, i dispetti sapeva farli cadere a fagiolo. Questo ne era proprio uno. Mi scrollai dalle sue braccia e mi sbrigai ad uscire dalla piscina per rientrare in casa e mettere del ghiaccio in quel punto della testa che non la smetteva di battermi dal dolore. Cercai Michael con lo sguardo e notai che non c'era più lì. Ipotizzai che probabilmente se n’era andato per lo stesso motivo che adesso faceva bollire di rabbia anche me. Lasciai Randy lì da solo e mi diressi verso la porta, non feci in tempo ad entrare che Michael uscì proprio in quel momento con del ghiaccio in mano
"Tieni, metti questo!"
Era nervoso, molto nervoso. Lo si vedeva dai movimenti scattosi, dall'espressione cupa che c'era adesso sul suo volto e dal fatto che non mi aveva degnato neanche di uno sguardo prima di salire le scale e andare sopra, lasciando dietro di se una scia di pozzanghere d'acqua..

- Michael-


Lo odiavo, lo odiavo in quel momento! C'era un'atmosfera sublime, perfetta, e sul più bello che succede? Quell'idiota di mio fratello si butta in acqua facendo anche sbattere la testa a Eva contro lo spigolo del trampolino. L'aveva fatto apposta, lo sapevo. Che rabbia, perchè ogni volta ci doveva essere sempre qualcosa ad ostacolarmi, ogni volta che prendevo un po' di coraggio?! Entrai in bagno sbattendo la porta sotto gli occhi incuriositi di Janet. Mi misi subito in vasca e in meno di 10 minuti ero già fuori, bello, asciutto e calmo. Era incredibile come una doccia spesso riuscisse a spegnere le fiamme di rabbia che bruciavano in me
“Michael tutto bene?”
Disse mia sorella mentre esaminava la testa di Eva, frugando tra i suoi capelli
"Si, tu Eva tutto ok?"
Annuì muovendo quella massa di capelli bagnati che era nelle mani di Janet, per assicurarsi di non essersi ferita gravemente
"Vai, puoi andare in doccia Eva, tutto apposto, si è solo gonfiato un po' "
Aspettai Eva che entrasse in bagno e iniziai a parlare con Janet. Dovevo buttar fuori quella mosca che mi ronzava nello stomaco, infastidendomi. E con chi avrei potuto parlarne se non con mia sorella?
"Che rabbia Jan! Sempre lui! Ma è possibile che non si rende conto? Che nervoso, ti giuro l'avrei ucciso!"
Gesticolavo come forse non avevo mai fatto, preso dal nervosismo della situazione che si era creata, o meglio della situazione che quell’idiota di mio fratello aveva tranquillamente distrutto. Non gliene importava niente se sapeva che a me per quel minimo gesto sarebbe costata tanta fatica e coraggio, no ! Non lo capiva..
"Susu Mike calmati, lo sai com'è quello scellerato di Randy, si crede di essere al centro del mondo, che tutto ruota intorno a lui, ma aprirà gli occhi!" Mi passava lentamente la mano dietro la schiena in segno di conforto "Poi stasera non ci sarà nessuno, starete solo voi due in casa, quindi tranquillo. Nessuno potrà rovinarvi niente"
Quella sera sarebbero andati tutti a cena con i vicini, ma io non potevo, visto che nessuno sapeva che Eva era da noi.. Insomma ci aspettava una serata solo noi due. Non so perché ma la cosa mi fece sorgere spontaneamente un sorriso a trentadue denti sulle labbra.

***

Tutti erano usciti ed Eva era in bagno ad asciugarsi i capelli. Io aiutavo Wanda a cucinare, più che aiutarla mi stava insegnando un po' qualcosina, visto che ai fornelli ero proprio negato! Poi la vidi arrivare in cucina con addosso quei suoi jeans chiari e aderenti, con una canottiera bianca a bretelle e una leggera felpa semi aperta sopra. Era scalza e si poteva percepire il lieve rumore che faceva appoggiando i talloni sul pavimento
"MIke tu ai fornelli?! Oddio, non mi vorrai mica avvelenare? Se vuoi che vada via da qui basta che me lo chiedi, non serve usare questi metodi crudeli!"
Wanda scoppiò in una fragorosa risata e di seguito anch'io. La cosa estremamente divertente era che aveva una faccia davvero convinta e spaventata allo stesso tempo
"Ma zitta, senti che buon odorino!"
Le dissi porgendole il piatto con la pasta al sugo fumante
"Ahh, hai appreso da me eh?!" Mi disse odorando quell'invitante piatto "Sembra buona, dai mangiamo!"
Ci mettemmo a tavola e iniziammo a mangiare, ma Eva continuava a guardare Wanda indaffarata a lucidare il piano cucina
"Wandaa!" Gridò e lei venne verso il tavolo di fretta e furia "Su, che hai da lucidare, siediti qui e mangia con noi!"
La fece sedere nonostante Wanda non volesse, e si alzò lei per andarle a prendere il piatto con le posate
"Eccoti un bel piatto di pasta, come fai a resistere?! Poi per una volta che cucina Mike, ti vuoi perdere quest'occasione? Tranquilla, almeno se c'ha avvelenato moriremo insieme"
Wanda scoppiò ancora a ridere. Dopo un po' di titubanza iniziò a mangiare e si sciolse nei modi. Non era più Wanda la domestica, ma una semplice donna vissuta che era al tavolo con noi, facendoci . Ci raccontava le sue vicende in casa con le sue varie figuracce. Non avevo mai parlato così tanto con lei, non sapevo fosse così divertente! Eva era stata così gentile e umile a farla mangiare con noi, io non ci avevo mai pensato, la vedevo sempre indaffarata a fare qualcosa. La cena finì e Wanda ricominciò il suo lavoro da domestica dopo quella breve pausa, con Eva che la aiutò a lavare i piatti, nonostante i mille rifiuti di Wanda che voleva fare da sola
"Eh l'uomo di casa non si può bagnare le mani con del detersivo, dopo si sciupa!!"
Mi gridava Eva dalla cucina stuzzicandomi mentre io ero comodamente seduto sul divano a vedere la tv. Dopo un po' tornò lanciandosi a peso morto sul divano
"Allora che si fa??" Mi guardò arzilla, ansiosa di combinare qualche guaio in mia compagnia "Cosa si prospetta di interessante per la serata?"
"Andiamo sopra, ti faccio vedere un mio progetto!!"
Salimmo sopra con lei che continuava a tartassarmi di domande incuriosita ma non cedetti alla tentazione. Entrammo in uno studio, esattamente dov'era il pianoforte. Andai verso la grande scrivania e presi dei fogli da un cassetto. Eva si stese a pancia in giù sopra un pezzo di quell'immensa scrivania, muovendo le gambe in su e in giù incuriosita.
"Guarda, questa sarà la mia futura casa" Spiegai un grande foglio e lo stesi bene sulla tavola "Si chiamerà Neverland"
"Come l'isola di Peter Pan"
Mi precedette lei, che mi guardava con occhi sognanti
"Esatto, proprio come l'isola di Peter Pan. Ormai è quasi finita e per aprile potrò trasferirmi lì. Ci sarà un parco giochi, un piccolo zoo, dei laghetti"
"Proprio come nelle favole"
Mi interruppe ancora una volta con voce euforica mentre i suoi occhi si perdevano su quel grande foglio
"Sarà una favola! Vedi qui ci sarà la ruota, qui i go-cart"
Le indicavo con un dito i punti sulla piantina che rappresentava un piccolo schizzo della casa e del parco fatto da me, non era il massimo, ma l’idea la rendeva pienamente
"Poi qui la zona per gli animali. Ogni tanto ospiterò dei bambini malati facendoli divertire nel mio parco, e sarà sicuramente bellissimo vederli giocare spensieratamente senza pensare alle loro malattie. Gli servirà per staccare anche da quella brutta realtà che sono costretti a vivere"
"E' meraviglioso Mike, hai un cuore veramente grande. Ma riuscirai a mantenerlo tutto questo parco, intendo dire, tra bollette, personale e domestiche riuscirai a pagare tutto?"
Mi sciolsi in una risata a vederla stupita e incredula di fronte a tutta quella grandezza che si apriva sotto i suoi verdissimi occhi emozionati. Era tremendamente bella con quell’aria sognante e spensierata addosso, sembrava una piccola bambolina in porcellana animata. Così delicata e dolce, con quello sguardo che avrebbe sciolto in un solo secondo tutti i ghiacciai del polo nord, facendo invidia al sole. Mi sentivo fortunato ad averla accanto, mi sentivo fortunato ad aver trovato una persona così preziosa nel più inaspettato dei modi
"Si certo che si. Ho già fatto tutti i conti e programmato tutto, poi che mi importa dei soldi, credi che starò a pensare a quanti soldi ho investito quando vedrò quei piccoli visi sofferenti riempirsi di gioia, giocare, correre e sorridere? Riceverò tanto in cambio, e i soldi non centrano nulla"
Le vidi riempirsi gli occhi di gioia in pochissimo tempo
"Michael, hai proprio ragione"
Si avvicinò a me con cautela e mi strinse in un fortissimo abbraccio inaspettato. Era così imprevedibile a volte, da farmi sciogliere di dolcezza. Era un gesto così spontaneo, sentito, che il cuore iniziò ad accelerare sentendo la sua stretta. E non avevo paura, e non dovevo stare attento a come comportarmi o a come si comportava con me, no, perché dentro di me sapevo che non mi avrebbe mai fatto del male, che non lo faceva per secondi fini, che ad unire quei nostri mondi così diversi era quel forte sentimento che ci legava e che secondo dopo secondo sentivo crescere sempre più, fino a farmi sentire colmo, pieno, sazio ma senza mai esserlo veramente.
"Sei proprio una persona speciale. Nessuna star del tuo calibro avrebbe mai pensato a questo, invece tu l'hai fatto. Nessuna persona famosa mi avrebbe anche solo accolto nella sua auto quando ero in mezzo alla strada in condizioni pietose, invece tu l'hai fatto. Nessun personaggio importante mi avrebbe ospitato a casa sua, presentandomi a tutta la famiglia e prendendosi cura di me, invece tu l'hai fatto"
Si staccò e mise il suo viso emozionato di fronte al mio. Percepire la sua voce a volte traballante mi fece scoppiare il cuore
"Non finirò mai di ringraziarti Mike, non capisco come una persona così speciale come te non abbia amici intorno. E' proprio strano questo mondo. Se non fosse per te chissà dove sarei ora, forse ancora a soffrire in mezzo a quella strada. Forse non avrei mai più rivisto la luce del sole, forse non avrei più sorriso se non fosse stato per te. Forse.."
Parlava di getto, impulsivamente, senza pensare a quello che avrebbe dovuto dire, e io lo percepivo che le sue parole erano sincere
"Shhh"
Le misi un dito sulle morbide labbra rosee ponendo fine a quel fiume in piena di parole..

-Eva-


Mi zittii portando il suo indice sulla mia bocca. Forse avevo esagerato, ma mi era venuto tutto così spontaneo, sentivo il bisogno di dirgli tutto questo che finora non avevo mai avuto il coraggio di dire
"M..Michael"
La distanza tra noi diminuiva sempre più. Ero seduta sulla scrivania e lui era di fronte a me, potevo percepire tutto il calore del suo corpo lungo il mio, eravamo attaccati, potevo sentire il suo profumo così dolce ed il suo respiro sulla mia bocca. Fu un attimo e quel soffio tra noi sparì quando le sue labbra si posarono lievemente sulle mie, leggere, come per paura di farmi male, un tocco unico nella sua dolcezza. Un bacio a stampo, ma il bacio più bello che avessi mai ricevuto. Sentivo le sue labbra caldissime sulle mie, e Dio quanto l'avevo desiderato quel contatto! Affondai le mie mani nei suoi capelli, non volevo che si staccasse, era tutto così..perfetto, mi sentivo completa. Sentivo la sua mano destra accarezzarmi il collo mentre l'altra era poggiata sulla mia vita. Non so per quanto restammo uniti in quell'innocente bacio, ma quando mi staccai capii che non potevo più farne a meno. Poggiò la sua fronte contro la mia e ci guardammo intensamente negli occhi, ero al settimo cielo, ero felicissima, ero tutta un brivido, e tutto questo solo per un tenero bacio a stampo. Mi abbracciò ancora forte e fu come una scarica elettrica
"Queste guance rosse ti donano Eva"
Sentii le sue labbra ancora vicine alle mie distendersi in un sorriso
"Bruciano un po' "
"Ci credo, chissà quanto ci sei restata sotto il sole!" Rise allontanandosi dal mio viso "Sembri Snow White* "
Mi aveva detto che sembravo una tenera principessa con le mie guanciotte rosse scottate, sulla mia pelle non troppo chiara. Avevo i suoi fianchi tra le cosce e il suo corpo ancora vicino al mio. Al pensiero di quel contatto ancora un brivido mi pervase
"E tua sorella LaToya è la strega cattiva"
Gli dissi facendo una smorfia con il viso e lui scoppiò a ridere. Mi prese la mano e mi fece scendere
"Ahh, quindi attenta a non accettare nessuna mela rossa da lei eh" Risi "Vieni, ti faccio vedere un posto che non hai visto ancora, spero ti piacerà"
Scendemmo le scale e entrammo in una stanza enorme. Vi erano delle gabbiette con degli uccelli canterini che cinguettavano qualche melodia sconosciuta. Mi lasciò mentre ero intenta a accarezzare un piccolo pappagallino verde. Dopo qualche minuto sentii chiamarmi da Mike, mi girai e..
"Aaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh"
Mi misi a correre per la stanza percorrendo tutto il perimetro, urlando come una scema. Vedevo lui sbellicarsi dalle risate divertito da quella mia scenetta improvvisa. Poi tornai di fronte a lui tutta tranquilla dopo quella corsetta, quasi come se non fosse successo niente cominciai a parlare
"Ma io adoroo gli animali! Ho sempre desiderato toccare un serpente!! Come si chiama? E' un boa vero? Ma morde? E' innocuo? Posso prenderlo in braccio? Non è che dopo mi fa male? E' affettuoso? Sai, me lo sono sempre chiesta"
Ero leggermente logorroica, ma in quel momento ero eccitatissima. Sarà stato quell’immenso concentrato di tensione che mi tenevo dentro, e avevo bisogno di sfogare un po’ di adrenalina accumulata fino a quell’istante. Vedevo Mike guardarmi di rimando divertito ma allo stessi tempo un po' deluso
"Cos'è quella faccia Mike?"
Avevo forse combinato qualche guaio? Entrai subito in crisi, forse avevo esagerato, forse si era pentito di avermi portato lì. Tutto sembrava diventar possibile in quel momento, data la mia affinità con la sfortuna. Nel giro di due secondi mi ritrovai nel panico più totale
"Ah, è che speravo ti spaventassi! Mi piace spaventare le persone con Muscles, mi diverto nel vedere le facce di loro a cui lo presento"
Me lo porse sorridendo, facendomelo toccare. Tirai un sospiro di sollievo, fortunatamente per quell’occasione i miei pasticci non c’entravano niente
"Alcuni rimangono schifati e inorriditi. Altri si allontanano terrorizzati. Ma mai nessuno è stato felice di poterlo toccare. Solo tu!"
Me lo mise sulle spalle mentre parlava, intorno al collo, e cavolo se pesava, era veramente enorme!
"Invece non hanno capito che è un animale assolutamente innocuo, mi sono affezionato molto a lui, non mi ha mai fatto del male"
Gli accarezzava dolcemente il musetto che era sulla mia mano, quasi con fare paterno. Era incredibile, e quella ne era l’ennesima prova. Ma quando lo ritrovavo più un essere così unico ?
"Ti piace davvero?"
"Oh, si Mike! E' bellissimo, guarda come è armonioso, è elegante. Poi guarda che bei colori della pelle. Ho sempre desiderato toccarne uno, ma non ne ho mai trovato la possibilità. Me lo sono sempre immaginato così, liscio, sembra quasi bagnato, non saprei paragonare questa sensazione a qualcosa. Mmmh forse sembra seta bagnata, sisi proprio così." Continuavo a accarezzarlo incantata da ciò che avevo addosso. Era stupefacente, non avrei mai pensato di poterlo toccare veramente "Ma come ti è venuto in mente di prendere un serpente? Sai com'è non è cosa di tutti i giorni. Perchè un serpente e non un cagnolino?"
Lo vedevo massaggiarsi il mento tra l'indice e il pollice assumendo un'espressione pensierosa, la solita che acquisiva quando era in procinto di dare una risposta
"Non lo so, ma un cagnolino sarebbe stato troppo banale. Poi un cane lo puoi vedere tutti i giorni dovunque, invece un serpente no. Quando ero in visita a uno zoo lo vidi e mi innamorai di lui. Lo desideravo tanto. Così chiesi informazioni su quell'animale ai proprietari dello zoo e mi dissero che era assolutamente innocuo e se avessi voluto avrei potuto comprarlo, ma solo se l'avessi cresciuto con cura." Mi parlava mentre lo rimetteva nella sua enorme vasca di vetro con tante luci al neon dentro "E così lo presi!"
"E la tua famiglia?"
Di certo non era un animale che ci si può ritrovare tranquillamente tutti i giorni in casa ! Comprendo le persone con la paura verso i serpenti, queste fobie sono delle cose davvero terribili. Io ne avevo una particolare verso i ragni. Appena ne vedevo uno qualsiasi, di qualsiasi grandezza e qualsiasi fosse il luogo in cui mi trovavo, la mia reazione era sempre la stessa: avevo una specie di crisi isteriche e piangevo all’idea di sentire quelle zampette camminarmi su per il corpo, non sto scherzando ! Qualsiasi sia la paura insomma, la cosa è incontrollabile e assolutamente terribile !
"Ah, solo a Janet un po' sta simpatico, ma non ha mai avuto il coraggio di toccarlo, come gli altri. Hanno paura, ma se si lasciassero convincere che è un animale come gli altri, adorabile, credo che anche loro lo amerebbero come faccio io"
"E' bellissimo Mike, ti avverto che ti chiederò moooooolto spesso di far visita a .."
"A Muscles" mi venne in aiuto lui "Mi fa piacere ti sia piaciuto così tanto"
"Ah, io adoro gli animali Mike, non sai quante lagne facevo a mia mamma per pregarla di prendermi un cagnolino, ma purtroppo non ha mai ceduto. Ahimè non amava molto gli animali. Ehh vabèè, quando ne avrò la possibilità provvederò anche a questo"
"Ti piacciono molto i cani quindi eh?!"
"Si, credo siano degli ottimi coinquilini, ottimi amici insomma!" Gli sorrisi e insieme a lui abbandonai quella stanza "Ahhh Mike mi fai sentire qualcosa suonato al piano? Ti prego ti prego ti prego"
Gli facevo gli occhi dolci e supplichevoli e lui si sciolse in una risata, la solita risata meravigliosa
"Ahah ma non c'è bisogno che mi preghi in questo modo Eva, dai andiamo su così ti insegno qualcosina"
Mi prese ancora la mano lanciandomi uno dei suoi sorrisi mozzafiato prima di voltarsi e salire velocemente le scale. Mi sedetti al suo fianco su quella poltroncina di fronte a quel pianoforte nero. Mise le mani su due tasti per iniziare e poi con occhi semichiusi si mise a suonare qualche melodia che non avevo mai sentito, assopito totalmente dalla musica. Guardavo le sue lunghe mani affusolare muoversi con delicatezza su quei tasti bianchi e neri, accarezzandoli, facendovi uscire un insieme di suoni armonioso. Suonò un'ultima nota acuta facendola perdurare
"Sei bravo Mike, ma che melodia era?"
Ora i miei occhi si erano spostati sui suoi, che a sua volta mi guardavano
"Grazie, ma non era nessuna melodia in particolare, è venuta fuori adesso." Rise e io ero imbambolata ad ascoltarlo con la bocca socchiusa, rapita totalmente dai suoi occhi "Vuoi provare?"
Annuii vistosamente anche se l’idea mi intimidiva. Dopo quell’esplosione di magia mi sentivo improvvisamente imbranata e impaurita
"Ma non credo di esserne molto capace, tu sei così delicato"
"Ahh, vieni qua sopra a me, ti guido io"
Speravo di aver capito male, cercando di auto-convincermi che nessuna delle parole che avevo sentito mi era stata rivolta. Credo anche che alle mie guance in quel momento, oltre al rossore della scottatura, ad aggravare la situazione si aggiunse anche quel pesante color porpora dell’imbarazzo
"Dai, mica ti vergognerai, vero ?!"
Non riuscii a rispondere, continuando a pensare che forse stargli vicino procurava qualche danno ai miei neuroni. Tra colpi di calore dovuti all’imbarazzo, brividi continui, scosse anche quando solo mi sfiorava, il mio cuore di quel passo non avrebbe retto a lungo. Lui rise, disinvolto, e mi prese per un braccio portandomi sopra le sue cosce, visto che non accennavo ad una minima risposta.
Credo che il mio viso adesso avesse raggiunto i 100° di calore. Non oso immaginare di che colore fossi, fortunatamente lui non poteva vedermi poiché ero di spalle fortunatamente. Lo sentivo sghignazzare della situazione, poi mi prese le mani con sopra le sue, poggiandole su dei tasti
"Devi essere sciolta con le mani, devono stare morbide "
Le sue dita lisce come il vetro mi guidavano nei movimenti
"Le dita un po' più decise"
Aveva la sua testa tra la mia spalla e il mio collo ed avvertivo il suo respiro picchiettarmi quella parte scoperta della mia pelle, facendomi solletico
"Poggia le dita come se dovessi accarezzare un cane, con dolcezza"
Ero leggermente tanto abbastanza molto in imbarazzo in quella posizione. Dietro la mia schiena sentivo il suo sterno alzarsi e abbassarsi nella operazione del respirare, sotto le mie gambe le sue cosce che mi tenevano senza esitazione. Rabbrividii al pensiero
"Ahh, sono incapace"
Mi misi a ridere cercando di non pensare troppo, e lui con me
"Ahah no dai, un po' di pratica e l'allievo supererà il maestro" Strano detto da lui, pensai scherzosamente, si vede che oggi era stato proprio gentile "Ovviamente scherzo, "
"Scemo !"
E gli diedi un piccolo schiaffetto sulla mano destra. Lo sentivo ridacchiare quando una fitta mi pervase la testa
"Aiaa"
Mi portai le mani al capo, dopo quel dolore lancinante. Era come se qualcuno mi stesse lanciando chiodi appuntiti ripetutamente, con forza
"Cos'hai Eva?" Mike mi spostò da un lato, tenendomi sempre sulle sue gambe, in modo da potermi guardare in viso "Ehi, tutto bene?"
"No Mike, non lo so. Ho delle fitte dolorosissime alla testa!"
Mi massaggiavo freneticamente le tempie. Il dolore non smetteva di pulsare e tutto intorno incomincio a sgranare, a farsi offuscato
"Credi sia per la botta di oggi al trampolino?"
"Ah, può darsi. Quel demente di mio fratello. Vieni, meglio che ti stendi"
Mi alzai e con lui mi avviai verso la porta. Quel dolore alla testa non la smetteva, anzi, ogni secondo che passava faceva più male. Martellava forte, colpiva dove faceva più male, e pare che intorno prese tutto a girare. Mi sentivo estremamente debole, le mie gambe non erano più capaci di reggere il peso del mio corpo ormai..

-Michael-


La tenevo per mano e in un attimo la ritrovai a terra, priva di sensi. Mi prese un colpo e sbiancai d’improvviso. Non sapevo che fare, le davo degli schiaffetti ma non reagiva. Le alzai la testa leggermente facendole aria. Ero in panico, nel panico più totale.
"Wandaaaa, Wanda corriii"
Subito arrivò e in quell'istante Eva mosse il capo, riaprendo stordita gli occhi
"Osantapeppina!" Wanda si inginocchiò subito verso lei facendole aria con una mano "Eva, Eva tutto bene? Cos'è successo Michael?"
Per fortuna si era ripresa. Il mio cuore riprese a battere, sembrava che per qualche minuto si fosse fermato per lo spavento
"Non lo so Wanda, mi ha detto che aveva delle fitte fortissime alla testa così ci stavamo per recare in salotto ed è svenuta di colpo" Mi misi davanti al suo volto massaggiando quelle guance arrossate "Eva, tutto ok?!"
La vedevo un po' intontita, ma anche in quel momento non potei non pensare di quanto fosse bella, anche se era inopportuno
"M..Mike s..si sto bene adesso"
"Vieni andiamo dillà, chiama il dottor Lewis, Wanda"
"Nono, sto bene adesso, è stato solo un giramento di testa Mike, non c'è bisogno che chiami il dottore"
La presi in braccio e la sentivo debole. Quel corpicino pieno di vitalità e gioia fino a due minuti prima, in quel momento era tra le mie braccia dopo esser svenuta.
"Ma per sicurez.."
Non mi diede nemmeno il tempo di finire
"Ma no, sto bene" Poi si rivolse a Wanda "Mi potresti fare qualcosa di caldo?Non lo so, cosa si prende in questi casi?"
La voce era ancora bassa e tremante. Credo che prese un grandissimo spavento. Per un attimo mi passò per la testa l’idea che sarebbe potuto succederle qualcosa di veramente brutto, e mi sentii mancare anch’io. La scacciai via immediatamente, in quel momento era tra le mie braccia, e stava bene. Mi bastava solo quello..
"Ti salgo una tisana Eva"


La portai verso il divano e la poggiai lì, accarezzandole i folti capelli
"Mi hai fatto prendere un infarto Eva, mio Dio che colpo"
"Mi dispiace Mike, non volevo è solo che prima le fitte, poi mi è incominciata a girare la testa e in un attimo non ho capito più niente. Scus.."
"Shh, non devi scusarti Eva, mi hai solo fatto prendere un grande spavento" Mi avvicinai di più a lei "Stai meglio adesso?"
"Mmmh, la testa continua a farmi male, per il resto tutto okkey Mike, tranquillo non è nulla"
Mi sorrise ed io feci lo stesso, poggiando le mie labbra sulle sue, voglioso di un contatto. Un bacio non a stampo stavolta, ma più appassionato. Il suo sapore si mescolava con il mio per la prima volta, in un unico e memorabile miscuglio di bocche ancora sconosciute, ma pronte a imparare ogni millimetro dell’altra. A un tratto sentii un rumore dalla porticina del salotto
"Ecco per te Eva...Osantocesare scusate non volevo assolutamente disturbarvi, torno tra un po' "
Disse Wanda impacciata quasi facendo cadere il vassoio con la tazza, imbarazzata di essere entrata durante il nostro bacio. Mi staccai controvoglia e rivolsi un'occhiata a Eva che era più imbarazzata di lei. Scoppiammo a ridere insieme e richiamai subito Wanda prima che se ne andasse
"Wandaa, su dai vieni, non è successo niente"
Dissi sghignazzando
"Oh, mi dispiace di aver interrotto qualcosa"
"Ah zitta Wanda, che sarà mai!" Le dissi alzandomi per prendere la tazza dal vassoietto d'argento per Eva "Tieni, attenta che è bollente"
Wanda sgattaiolò subito via in silenzio, ancora in imbarazzo per la scena. Vedevo Eva sorseggiare quella bevanda calda con espressione compiaciuta
"Ammazza, buona la tisana" Disse con le labbra poggiate ancora sul bordo della tazza, era buffa "Proprio deliziosa"
"Ah si buona?"
Lei annuii, così mi avvicinai al suo viso, lei scostò la tazza e le presi un labbro tra la mia bocca, assaporandolo con morbidezza
"Hai ragione è proprio buona"
Sorrisi maliziosamente e lei mi guardò scuotendo la testa. Mi stesi vicino a lei sul divano, mentre mi accarezzava i capelli con dolcezza. Amo quando qualcuno me li tocca, mi fa rilassare. In pochi secondi mi ritrovai in un mondo parallelo, a contatto tra la realtà e il sogno, in procinto di addormentarmi
"Mike, vedo che tra un po' ti addormenti"
Rise piano, come per non voler far rumore
"Adoro quando mi toccano i capelli, e rischio di addormentarmi è vero. Vuoi andare a letto?"
"Si Mike, mi fa ancora male la testa, provo a riposare"
Mi alzai e anche lei fece lo stesso. La presi subito in braccio prima che potesse anche solo mettere piede a terra
"Non vorrei che mi facessi prendere qualche altro colpo stasera, meglio non rischiare"
Ridacchiando la portai in camera sua, dove la adagiai sul letto. Mi fece cenno di uscire così che si potesse mettere il pigiama. Dopo un po' rientrai ed era sotto il lenzuolo di quel grande letto matrimoniale
"Buonanot.."
"No Mike" Mi interruppe "V..vuoi res..restare qui sta..stanotte?"
Era leggermente arrossita e subito il mio viso si distese in un sorriso. Desideravo che me lo chiedesse, ma non credevo che avrebbe mai trovato il coraggio di domandarmelo. Annuii felice e mi andai ad infilare il mio pigiama di seta blu. Tornai da lei e mi infilai sotto il lenzuolo anch'io, dalla parte opposta
"Speravo me lo chiedessi sai?" Le dissi, e i suoi occhi si spostarono dai miei verso un punto non definito "Vuoi che lascio accesa la luce? So che dormi sempre con una lucina accesa.."
"No, no Mike, se ci sei tu qui non ho paura del buio"
Rimasi spiazzato per quella sua risposta, e quasi commosso mi avvicinai verso di lei facendole una carezza, dopo aver spento la luce. Intravedevo il suo profilo sotto quel flebile raggio di luna che penetrava dalla finestra ai nostri piedi. Era così bella. così fragile, così ingenua. Ogni giorno scoprivo sempre qualcosa in più, una nuova sfaccettatura del suo essere, e ne rimanevo sempre più coinvolto. Non mi era mai successo. Non avevo mai dormito nello stesso letto con una ragazza che non fosse mia sorella. Non avevo mai baciato una ragazza senza starci a pensare troppo su. Non mi spaventava il fatto di stare al suo fianco. Mi trasmetteva serenità, tranquillità ed era quello che avevo sempre desiderato in un rapporto. Le continuavo ad accarezzare il viso, poi i capelli e lentamente vedevo le sue palpebre chiudersi e cadere in un profondo sonno. Restai interminabili minuti a guardarla riposare, era uno spettacolo. Era serena e calma, ed io ero nel suo stesso letto, di fronte a lei. Poi, prima di addormentarmi anch'io, le presi una mano e la intrecciai alla mia, ed ebbi come la sensazione che lei ricambiò la stretta, ma stava dormendo, forse la stanchezza al suo fianco mi faceva quest'effetto..


*Snow White corrisponde al nome di Biancaneve in inglese.


marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Lun Ott 17, 2011 9:39 pm

● Ͼapitolo Nove


-Eva-


"Un'altra notizia positiva per noi proveniente dall'Italia: La giovane calciatrice ventenne è stata ritrovata sana e salva. Il suo amico Alessio Travaglini ha rilasciato poco fa delle dichiarazioni, dicendoci che la ragazza è stata truffata e fatta costringere a prostituirsi. Le indagini sono iniziate da una settimana più o meno, e sono sulla strada giusta, ancora per poco quegli uomini, se così si possono definire, saranno in giro. Ancora non ci è dato sapere chi sia colui o colei che l'ha aiutata a scappare, ma presto, quando Eva se la sentirà, rilascerà un'intervista...Bene con questa notizia chiudiamo il telegiornale di oggi. Buonagiornata"

Ero seduta su una sedia appoggiata a un tavolo in quella cucina in perfetto ordine, intenta a bere un succo all'arancia con una mela. Era mezzogiorno e mi ero svegliata da poco, al mio fianco non c'era Michael, ma trovai un bigliettino sul comodino vicino a me che recitava
- Mia Snow White, Sei troppo tranquilla e dolce mentre dormi questa mattina, quindi non ti ho voluto svegliare. Mi spiace avvertirti che per oggi non ci sarò, forse tornerò a tarda sera, sicuramente oltre la mezzanotte. Mi dispiace lasciarti sola soletta in casa, in quanto non ci saranno nemmeno gli altri, solo Wanda e la nuova domestica saranno presenti. Questa mattina dovrò andare in studio per lavorare sul cd, come sai manca poco e vorremo pubblicarlo il più in fretta possibile, così il lavoro è tanto ultimamente, ma saprò farmi perdonare al mio ritorno, ho una sorpresina in mente per te, ma non ti anticipo nulla. Il resto della famiglia tornerà per cena penso. Michael -
Mi giravo il foglio tra le mani ed osservavo la sua scrittura, era estremamente stramba! Era molto disordinato, mischiava lettere in corsivo con lettere in stampatello tutte con diverse inclinature. Mi venne da ridere a pensare che se avessi scritto un tema con una scrittura del genere alla mia prof mi avrebbe come minimo linciata. Ma in fin dei conti la sua grafia credo riflettesse un po' il suo essere. Estroverso, creativo, vivace, genuino, tante, troppe cose erano racchiuse in quel piccolo grande uomo.


Passai la solita giornata, prima con lo psicologo Stephan, poi corsetta e doccia. Ero estremamente annoiata, così chiamai Wanda e l'altra domestica, Grace, improvvisando un torneo di carte. Dopo le carte passammo a Monopoli e senza rendercene conto, tra risa e stupidate, era ormai l'ora di cena. Rincasarono Joseph e Katherine, insieme a Randy e, ahimè, LaToya. Cenammo tranquillamente, tranquillamente per modo di dire. Randy che non smetteva di fissarmi con occhi che non saprei definire e LaToya a cui avevo evitato di lanciare un coltello, dopo le sue occhiatacce e battutine con doppi sensi nei miei confronti. Non ce la facevo più, così presi la decisione di parlarle a quattrocchi cercando di mantenere la calma, cosa che era un po' difficile per me. Aspettai che i suoi genitori andassero a letto, così mi recai da lei
"Scusa possiamo parlare?"
Dissi con tono gentile affacciandomi alla porta della sua stanza. Lei si voltò e mi squadrò letteralmente dalla testa ai piedi e con un'espressione schifata conclusiva cucita in faccia. La conversazione iniziava già male.
"E di cosa scusa?"
"Del fatto che non mi sopporti"
Dissi mettendo le braccia conserte con aria decisa. La sua voce era stridula e mi provocava un certo fastidio solo all’udire le note acute che era solita fare nel finale delle parole. Voleva giocare? Giochiamo.. Aveva trovato pane per i suoi denti .
"E cosa dovrei dirti ?" L'espressione di superiorità sulla sua faccia mi disgustava altamente, ma cercai di mantenermi calma con un respiro profondo "E' così e basta"
"Ma siccome non mi pare di averti fatto qualche torto, non vedo il motivo per cui tu dovresti definirmi oca, o una che si atteggia facendo la bella, o che sono alta un metro e due barattoli "
Alzò un sopracciglio incuriosita e divertita. Non saprei descrivere quella specie di faccia che mi trovavo davanti agli occhi, un’espressione strafottente che faceva bollire di rabbia.
"E come fai a sapere che ti definisco in tal modo?"
"Ho sentito per caso la tua chiacchierata al telefono"
"Ahh, adesso mi spii pure? Ma come ti permetti!?"
Si era alzata dalla sedia su cui era seduta, e si avvicinava minacciosa verso me. Io non muovevo un muscolo. Ci voleva ben altro per spaventarmi.
"Ma come ti permetti tu! Se hai qualche problema me lo vieni a dire in faccia, non a civettare con qualcuno alle mie spalle. A questo punto l'oca sei proprio tu mia cara"
Avevo assunto un'aria da dura, non volevo farmi mettere i piedi in testa. Lei al sentire le mie parole si fiondò sempre più vicino a me, con fare arrabbiato.
"Oh belletta io faccio quello che mi pare hai capito? Se mi stai sulle palle non ho bisogno di dirtelo, mi pare di avertelo dimostrato sin da subito. Non mi abbasso a certi livelli io"
Continuava a muovere le labbra in pose plastiche come quelle che si vedono nei film. Davanti alla sua figura alterata e estremamente ridicola ai miei occhi scoppiai in una risata proprio di fronte al suo viso che non la smetteva di staccarmi quegli occhi di ghiaccio di dosso
"Ahah non mi abbasso a certi livelli? Ma chi ti credi di essere, sei solo una grande ipocrita che giudica le persone ancora prima di conoscerle. Sono io che non dovrei abbassarmi al tuo livello di ignoranza"
Si stava evidentemente arrabbiando e si piantò a 2 centimetri dalla mia faccia, guardandomi dall'alto della sua statura più elevata della mia, ma ciò nonostante non mi intimoriva
"Ochetta delle mie scarpe, innanzitutto non usare certi termini con me hai capito? Ti ripeto che sono libera di esprimere giudizi su chi mi pare, in primis su delle poverette come te. Mo che sei venuta qua solo perchè sai dare due calci a uno stupido pallone ti credi chissà chi, ma ritorna da dove sei venuta, che non vali nemmeno 4 lire, e invece fai la bella. Ma fammi il piacere.."
Bene, in quel momento il senno era andato a farsi fottere, mi giravano le palle. Le puntai un dito contro, minacciosa, e premetti la mia fronte contro la sua. Nessuno mi aveva mai detto tali cattiverie, per lo più pure cavolate. Io ero una che purtroppo (o menomale?) non ne faceva cadere una a nessuno, e non mi interessava se il malcapitato in questo caso fosse LaToya Jackson. Ciò aumentava solo di più la mia rabbia. Mi aveva trattato da schifo per tutto quel tempo, per quale motivo? Io ero semplicemente stata me stessa, non ero mai stata scortese con nessuno in quella casa, non volevo e non lo avrei mai fatto, per rispetto ed educazione. Ma si è educati e rispettosi fino ad un certo punto. Faccio la brava e la buona, ma quando la goccia fa traboccare il vaso, esplodo. Perché dovevo essere gentile e comportarmi nel migliore dei modi verso qualcuno che con me faceva l’esatto opposto? Non esiste, è questione di principio, e i miei li volevo continuare a rispettare.
"Ma tu non varrai nemmeno 4 lire, io almeno so fare qualcosa, e ci riesco benissimo. Visto che credi che sia una cosa stupida il mio sport mi spieghi perchè tu non saresti nemmeno capace di dargli un calcio? Ma fammi il piacere tu, ti rendi solo ridicola, cos'è ti brucia che sono qui?! Cos'è sei gelosa? Mi giudichi con termini che non mi appartengono assolutamente, e visto che non sai nulla di me non ti permetto di dirmi queste cose."
"Senti, già il mio cognome la dice lunga, quindi sicuramente valgo molto più di te. Ma lo senti? Ti dai in continuazione arie, la devi smettere, perchè non vali niente, N I E N T E. Cos'è che credi che Michael tenga davvero a te? Ma smettila, ti pare che una star come lui possa anche minimamente pensare a una poveraccia come te? Poi sinceramente non mi frega un cavolo di dare calci a un pallone, credi che mi servirebbe a qualcosa? Ridicola. Io gelosa di te? Ma tornatene nella tua sporca periferia, dalla tua stupida famiglia da due lire invece di rompere i coglioni a me."
Volevo tirarle uno schiaffo con tutto il cuore, mentre le lacrime iniziavano a far bruciare gli occhi. Quella non era solo una goccia, quella era una cascata che stava facendo riversare fuori tutta la rabbia accumulata nei suoi confronti. Lei non sapeva di cosa ero capace quando qualcuno mi offendeva nel profondo, non lo poteva sapere. Feci un grande respiro e cercai di trattenermi dal sbatterle quella vuota testa contro il pavimento. Ero pur sempre in casa altrui, e non avrei voluto che la povera Wanda avesse dovuto pulire più del solito a causa di cocci rotti per terra.
"Ah, senti tu mi stai incominciando a rompere il cazzo eh. Non sai niente di me, non sai un tubo e non ti permetto di definire nè la mia città nè la mia famiglia, che non ho, in quel modo, perchè ti spacco il [CENSORED] , hai capito?"
Le avevo dato una spinta sulle spalle allontanandola da me. Iniziai a urlare in faccia, puntandola dritta negli occhi. Non mi intimoriva niente, dietro quella pecorella dolce e quieta all’apparenza si celava un carattere da leone. Improvvisamente, come se la mia spinta l’avesse fatta volar via, la sua aria da snob che aveva in faccia iniziò a svanire lentamente, lasciando il posto a un’espressione timorosa. In quel momento sarei stata capace di tutto .
"Non sei nessuno per potermi giudicare, per potermi dire che io non valgo niente, perchè tu allora vali meno di me. Non ti permetto di venirmi a dire con questa faccia da cazzo che ti ritrovi che la mia passione è una cosa stupida, non ti permetto di dirmi che sono alta un metro e due barattoli, che sono un'oca e tutte quelle minchiate che vai sparando senza motivo. Sei solo una poveraccia, una poveraccia esatto, ma non perchè ti mancano i soldi, ma perchè non hai un briciolo di cuore e nella tua testa c'è tutto tranne che un cervello"
La rabbia stava prendendo possesso di me più del previsto, nonostante mi ero promessa di non dar spazio a scenette varie. Le puntai le spalle contro il muro e continuai a urlarle in faccia tutto quello che mi passava per la mente, di fronte al suo viso intimorito che sembrava chiedere solamente di esser lasciato andare. Ma non mi facevo abbindolare da quegli occhioni che avevano tutto tranne che un’aria dolce e supplicate. Non dopo che era stata lei e solamente lei la causa di tutto quel baccano .
"Potrai anche essere la persona più popolare del mondo ma a me non interesserebbe un emerito cazzo, non hai nessun diritto di trattarmi come stai facendo da una decina di giorni a questa parte, e mi sono altamente stufata, porca [CENSORED] a! La devi smettere, invece di far parlare il tuo becco da gallina solo per dire fottute stronzate, rifletti e aziona quel poco di cervello che hai prima di proferire parola. Mi hai veramente stanc.."
"Ehi ehi Eva, calmati. Andiamo via su"
Due forti e muscolose braccia mi afferrarono per la vita, alzandomi mentre ancora nervosa e in preda all’ira scalciavo a destra e a sinistra per essere mollata a terra e finire il mio discorso alla signorina. Randy mi teneva stretta, e mi trascinò fino in sala al piano di sotto, porgendomi un bicchiere d’acqua. Mi accarezzava il viso arrossito per la troppa aria buttata fuori in un sol colpo e mi sorrideva divertito, anche se non ci trovavo niente di divertente in tutto ciò.
“Sei proprio una peste èh tesoro?”
Odiavo quando si comportava da latin lover, ammiccando sempre con il suo sguardo penetrante. Mi trattava come fossi una bambola solo da guardare e toccare, rivolgendomi sempre parole dolci e carine come per far colpo su di me. Ma in quel momento l’ultima cosa che mi veniva in mente era proprio pensare al significato delle sue occhiate maliziose e abbracci perlustratori.
"Grazie Randy.."
Mi stesi sul divano respirando profondamente, forse avevo esagerato. No, ma che dico, ben le stava, così l’avrebbe smessa di sparlare e offendermi in continuazione. Sbagliando si impara no? Lei aveva sbagliato nei miei confronti, e con questa lezione avrebbe imparato. O almeno speravo così fosse..
"Bhè non dovresti scusarti con me. Ho visto il volto di LaToya e sembrava terrorizzata!"
"Cavoli suoi"
Risposi secca e acidamente, ancora visibilmente incazzata. Vedevo Randy ridacchiare sotto i baffi, forse stupito da quel nuovo lato di Eva che aveva appena conosciuto. Si vede proprio che avevo dato un bello spettacolo quella sera .
"Mah, sarà. Comunque ti saluto bellissima. Me ne vado a dormire"
Mi diede un bacio rumoroso sulla guancia e sgusciò su per le scale
"Non fare altri macelli, sennò capace demolisci casa"
E se ne andò ridendo ancora.


Ormai era mezzanotte, il sonno ancora non si faceva vivo dalle mie parti, e piuttosto che cercarlo, decisi che avrei aspettato Michael. In quell’istante mi ricordai del biglietto e della sorpresa di cui parlava. Un sorriso sorse sulle mie labbra, e nervosamente presi a torturarmi le unghie con le mie stesse mani. Chissà cosa gli era saltato in mente quella volta, era un uragano di idee quell’ometto. Nella mente scorrevano ancora le immagini della sera prima, e un brivido percorse una per una le mie vertebre, solleticandole. Stentavo a realizzare che tutta quella fortuna fosse capitata proprio a me, che avevo un contratto a vita con la sfiga in persona. Le mie gote si accaldarono improvvisamente quando mi parve di risentire lo sfiorare delle sue labbra sulle mie, delicato, una carezza. Andai a fare una visitina a Muscles che risiedeva nella sua vetrina, per scostare un po’ i pensieri verso colui che ne era diventato ormai il centro costante. Lo guardai per un po' e tornai in salotto. Nell'attesa chiamai le mie amiche, in Italia doveva essere mattina presto, e le trovai sveglie. Scambiai qualche parola per non sentirmi sola, poi chiusi. Un rumore di una serratura. Doveva essere tornato Michael. Sentii dei passi felpati avvicinarsi e inconfondibilmente lo riconobbi
"Michael?"
Dissi sottovoce per non fare troppo casino, fino a quel momento ne avevo fatto fin troppo per i miei gusti, ed era già un miracolo che i signori Jackson non si fossero alzati armati di mazza da baseball
"Michael?"
Intravidi una sagoma scura sulla porta e due larghe spalle andarono man mano definendosi tra il buio
"Ancora sveglia?" Si avvicinò in modo che potessi riconoscerlo, ed un piccolo spiffero di luce lunare illumino i nostri volti "Non hai sonno?"
"Ti ho aspettato"
Sorrisi con un velo di imbarazzo. Lo vidi farsi sempre più vicino, era così bello, incantevole. Aveva dei pantaloni neri stretti, corti fino alle caviglie, con i soliti mocassini e calzini. Sopra una giacca rossa, con dei bottoni d'oro. Mi sembrava un miraggio, un raggio di sole in quella buia stanza.
"Allora ti mostro la sorpresina per te"
Tornò indietro e si chinò a prendere una cosa dietro la porta. Il buio non mi permise di vedere nulla, ma quando tornò aveva tra le mani una piccola cosa bianca credo. Quando si sedette sul divano al mio fianco potei vedere di cosa si trattava . Rimasi a bocca aperta, non riuscivo quasi a parlare
"Ti piace?"
Mi porse quel minuscolo cagnolino champagne e nocciola. Lo presi e mi fece tanta tenerezza. Era così piccolo, un cucciolo, e sembrava appena uscito da un sonno pesante. Sbatteva continuamente gli occhi e poi lo vidi fissarmi con un’aria che mi scaldava per quanto era dolce. Lo avvicinai al mio viso e presi ad accarezzarlo timidamente, non potevo ancora crederci .
"M..Michael è bellissimo. Dove lo hai preso?"

-Michael-


"L'ho preso oggi ad un canile. Ieri mi avevi detto che desideravi tanto averne uno, ma purtroppo tua madre non voleva. Bè ora ne avrai uno tutto per te. E' un [CENSORED] ino, ha un anno, e è stato ritrovato dentro un cassonetto. Mi ha fatto tanta tenerezza, così l'ho preso per te"
La vedevo intenta a giocare con il cucciolo, ancora incredula di questo mio piccolo gesto. Poi mi guardò, mi fece tanta tenerezza quando notai che i suoi occhioni verdi si erano lucidati lievemente. Era sempre così particolarmente sensibile e la felicità e l’incredulità la percepivo anch’io che ero al suo fianco.
"..P...Per me Mike?"
"Si tutto per te"
Mi si fiondò praticamente addosso, stringendomi in un caloroso abbraccio. Era così dolce, non pensavo che un così semplice gesto potesse farla così felice. Tutto il suo entusiasmo mi riempì di gioia..
"Grazie, grazie, mi hai reso felicissima Mike"
Le presi il volto tra le mie mani e lo portai di fronte a me, perdendomi ancora in quei forti brividi che solo i suoi occhi fino a quel momento mi avevano fatto provare. Niente di più sincero e puro mi sembrava di aver mai provato nei confronti di un’altra donna che fosse al di fuori del nucleo familiare
"Così ti terrà compagnia e non sarai più sola. Sarà un ottimo amico"
Vidi i suoi occhi farsi umidi, e rigare una sua guancia con quella goccia salata
"Nessuno si era mai preoccupato così per me"
La baciai, non facendole continuare il discorso. Le sue labbra sembravano incastrarsi perfettamente con le mie, sembravano fatte l'una per l'altra. Continuai ad assaporare quella parte di lei non so per quanto tempo, ma sembrava non bastarmi mai, finche il cagnolino non iniziò ad abbaiare piano. Mi staccai controvoglia, la fissai ancora negli occhi e prima di lasciarla definitivamente le posai un altro bacio a stampo. Lei prese l'animaletto tra le sue braccia e insieme salimmo verso il nostro piano. Lo coccolava quasi come fosse suo figlio, e lui si addormentò tra le sue mani. Mi stesi sul divano e lei fece lo stesso. La avvicinai a me facendola incastrare tra le mie gambe. Ero poggiato al bracciolo del divano con la schiena, e avevo le sua spalle poggiate sul mio petto. Potevo percepire il suo calore ed il ritmico tamburellare del suo cuore contro di me
"Come lo chiamiamo?"
Disse poggiando il cagnolino ormai addormentato sul suo stomaco, continuando a coccolarlo ancora e ancora
"Mmmh, non lo so, decidi tu!"
Le accarezzavo i capelli con il naso e lei lasciò cadere la sua testa sulla mia spalla, all’indietro
"Non ho molta fantasia, proponi qualcosa! Poi decidiamo insieme"
Sembrava di dover scegliere il nome per un figlio, e quella sensazione di complicità mi rese ancora più vivo di quanto già non fosse capace
"Mmh, non mi viene in mente nulla Eva. "
"Chiamiamolo Puffetto" Sorrise per quel nome buffo "Sai i puffi sono quegli esseri piccoli piccoli e blu, li guardavo sempre da piccola!"
"Ahh siii, qualche volta li ho visti anch'io! Sisi dai vada per puffetto"
Le baciai la guancia e allungai le mani verso Puffetto accarezzando anch’io quel manto di peli sottili e corti.
"Com'è andata la giornata oggi? Ti sei annoiata senza me eh?!"
Rise poi posò il cagnolino in un angolino del divano, coprendolo con un pled che era lì vicino.
"E' stata una giornata normale, è venuto Stephan, poi corsetta, doccia. C'era la nuova domestica, Grace, pare in gamba"
Tornò tra le mie gambe ma non rivolgendomi le spalle, si mise un po' per storto, abbracciandomi e poggiando la sua testa proprio sul mio petto
"E' mooolto simpatica Mike, ahah l'ho fatta subito ambientare sfidando lei e Wanda ad un torneo di carte e Monopoli"
Risi insieme a lei, continuando a sfiorarle le lisce braccia
"Poi niente, sono tornati i tuoi Randy e la strega cattiva, tranquillo non ho accettato nessuna mela rossa da lei"
"Ahahah, per fortuna. Come si è comportata la streghetta?"
"Più male del solito, infatti ho sbottato Mike, mi dispiace ma non ce la facevo più"
"In che senso hai sbottato? Hai combinato qualche guaio?"
Dissi con in tono sarcastico, curioso di sapere cos’aveva combinato quella volta con il suo caratterino facilmente irritabile, ormai mi sembrava di conoscerla benissimo.
"Bhè, non proprio però..In pratica ho aspettato che Joseph e Katherine andassero a dormire e sono salita in stanza da lei. Abbiamo iniziato a parlare perchè io volevo sapere il motivo di quel suo comportamento. Dovevi vederla Mike, aveva un'aria schifata e mi guardava dall'alto in basso. Mi ha detto che non valgo niente, che per te non contavo nulla, che sono solo una poveraccia"
Aveva assunto improvvisamente un'aria seria, lasciando trasparire più che chiaramente che quel fatto l’aveva dispiaciuta e turbata. La strinsi ancora di più, come per farle percepire che non l’avrei lasciata in alcun modo. Che era lei il mio piccolo cucciolo da accudire, che era lei l’unica luce che faceva brillare il mondo intorno a me nonostante fosse notte.
" Allora ho perso il controllo e l'ho spinta contro il muro, non ti arrabbiare però Mike, non volevo è che mi ha mandato in bestia davvero, e le ho urlato in faccia quello che mi passava per la testa. Però poi Randy che mi ha sentito urlare mi ha trascinato fuori.."
Si voltò verso di me con quegli occhi un po' tristi, attendendo una mia risposta. Credeva mi fossi arrabbiato perché la persona con cui se l’era presa era mia sorella. Ma come potevo arrabbiarmi davanti a quello sguardo perso ? Poi aveva ragione lei, LaToya era davvero insopportabile nei suoi confronti, mi stupisco di come abbia retto il suo stato di calma e indifferenza fino a quel momento
"Snow White che si arrabbia mi è nuova! Dai, non ti preoccupare, non devi darle ascolto, è davvero insopportabile quando fa così. Dimmi che non lo rifarai più, lei aspetta solo questo, così si sente realizzata. Lo prometti?"
La vidi sciogliersi in un sorriso e stringermi più forte a sè
"Sarà difficile, ma .. promesso dai"
Mi lasciai scivolare sul bracciolo del divano, finendo per poggiarci sopra la testa. Lei era chiusa tra le mie gambe con il suo petto contro il mio. Mi faceva uno strano effetto tenerla così vicino a me, ma ero tranquillo, non c'era niente che mi spaventava se ero con lei. Era incredibile quello stato di quiete e tranquillità che riusciva a trasmettermi quando stava al mio fianco, quelle sensazioni che avevo sempre ricercato in un rapporto ma che ormai stavo perdendo il coraggio, credendo di vivere solo di sogni.
“Ti voglio bene Snow “
Sorrise risollevata e mi abbracciò. Iniziò a baciarmi la guancia lasciando nell'aria rumorosi suoni. Rideva, era felice ed anche io lo ero. Sentivo la pelle dei suoi fianchi liscia sotto le mie dita, in quello spiraglio scoperto tra i jeans e la felpa, e percepivo i suoi piccoli brividi sotto il mio tocco incerto
"Andiamo a dormire Mike?"
Si alzò senza aspettare una mia risposta e prese tra le braccia Puffetto con la sua copertina. La guardai attraverso lo spiraglio rimasto aperto della sua stanza e stava posando il cucciolo sopra il cuscino e .. e si stava sfilando la felpa. Mi voltai di scatto arrossendo così andai in camera ad infilarmi il pigiama. Bussai alla sua porta e si era già messa sotto le coperte
"Dormi qui?"
mi disse sorridendo nel modo in cui solo lei era capace di fare
"No, vieni tu da me, qui dorme Puffetto, non vorrai mica disturbarlo?!"
Risi e la trascinai nella mia stanza. Si mise sotto le coperte e io feci lo stesso. Mi avvicinai a lei e la strinsi in un abbraccio da dietro le sue spalle
"Ma ora che ci penso, come fai a sapere la nostra lingua?! La parli abbastanza bene e sai pure qualche parolaccia"
"Quelle sono state la prima cosa che ho imparato ahah." Risi e lei insieme a me "Bhè ho fatto 5 anni di corso oltre quello di scuola, ed ogni anno facevamo degli scambi culturali con dei ragazzi di inghilterra. Più o meno sono stata là 6/7 volte, ormai avevo imparato più che bene la lingua. Mi ricapo insomma"
Affondai la mia faccia tra i suoi capelli profumati di vaniglia e l'odorai a fondo
"Ah, ecco perchè! Senti Snow, ti volevo chiedere se domani ti andava di venire con me a lavoro, visto che sei sempre chiusa in casa. Poi ho un'intervista, e io odio le interviste perchè fanno sempre domande che mi mettono in imbarazzo, mi farebbe piacere che..si insomma, che tu fossi lì. Ma se non ti và non fa niente èh!"
Si voltò su se stessa e ritrovai il suo viso a 2 centimetri dal mio. Mi perdevo nei suoi occhi immensi e profondi, ogni volta che li puntava nei miei
"Certo che mi andrebbe Mike, ma non vorrei che ci fossero problemi, cioè..vengo solo se non disturbo"
Le sorrisi e lei con una mano mi accarezzò una guancia, provocandomi un brivido
"Naa, che disturbo puoi dare! Ti presenterò a Quincy, gli ho già parlato di te e mi aveva detto che ti vorrebbe conoscere! Così ne approfitto anche per stare un po' con te"
"Ai suoi ordini signor Jackson!"
Rise ed io anche. Ero felice, si ero proprio felice. Era da tanto che non stavo così bene, il lavoro mi stressava, poi i tabloid mi dipingevano come un gay eccentrico e blablabla. Con la mia famiglia niente di che, ma quando tornavo a casa restavo tutta la notte sveglio, inerme a fissare il buio. Facevo fatica a prendere sonno da quando mio padre da piccolo mi fece uno scherzo di cattivo gusto: avevo lasciato per sbaglio la finestra aperta la notte, e così lui per farmi capire che avevo sbagliato si mise una maschera da mostro ed entrò dalla finestra. Quando aprii gli occhi me lo trovai davanti e rimasi terrorizzato. Era una specie di trauma che mi portavo dietro e mi impediva di dormire tranquillamente. Invece con lei era diverso. Da quando era arrivata, quando torno dal lavoro mi divertivo a giocare con lei, mi riempiva le giornate con delle emozioni, e si stavo bene come non lo ero mai stato. Il giorno dopo sarebbe stato una bella giornata, finalmente Quincy l’avrebbe conosciuta, mi aveva quasi obbligato a portarla con me qualche volta, visto che ogni volta mi costringeva a parlare di lei. Secondo la sua teoria quando parlavo di Eva assumevo un atteggiamento diverso, ero dolce e mi brillavano gli occhi, ma a me non pareva proprio. Insomma era giunto a una conclusione, che a me Eva piaceva, e pure tanto, così gliel'avrei dovuta far conoscere, in modo che mi avrebbe potuto dare i suoi pareri e consigli da uomo esperto come si chiamava lui stesso. Mi faceva sempre ridere quando mi diceva queste cose, assumeva atteggiamenti da signorotto grande grosso ed esperto, uno che la sapeva lunga. Ma non sapevo che quella giornata per cui ero in ansia e trepidavo all’idea si sarebbe trasformata in una piccola tragedia per quel dolce spicchio di luna che avevo accoccolato tra le mie braccia..
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Lun Ott 17, 2011 9:44 pm

Ͼapitolo Dieci

- Eva -


"Ma dove andiamo Mike?"
La domanda cominciava a sorgere più che spontanea, dopo che lui e Jan mi avevano quasi fatto cadere dal letto. Si erano divertiti a saltare su quel povero materasso con l’intento di porre fine ai miei insistenti sonni profondi. Proprio un bel buongiorno per dare il via ad una giornata. Oltretutto ero in ritardo, non avevo mai fatto una doccia così veloce in vita mia, con Michael fuori dalla porta che bussava e batteva le mani, per incitare a sbrigarmi. Mi sembrava di stare in una casa di pazzi, con Janet che era isterica e mi aveva preparato già i vestiti sulla sedia, tirandomeli addosso appena varcata la soglia della stanza. Con tutto quel fiato sul collo secondo loro avrei impiegato di meno a prepararmi. Ma si sbagliavano di grosso, perché ogni due secondi mi dovevo bloccare per il troppo ridere, di fronte a quei due fratelli pimpanti e strillanti per casa. Sembravano delle cavallette parlanti, che zampettavano a destra e a sinistra, parlandomi e ricordandomi che ero in ritardo. Michael aveva assunto il ruolo del personal trainer pompato e esigente, anche se di esageratamente muscoloso sul suo corpo non vedevo proprio nulla. Era una sottiletta, come lo chiamavo io, e come sempre se la rideva. Però non era gracile senza un filo di muscoli. Era tonico, in forma e la cosa che mi faceva impazzire di più di tutte erano le sue spalle enormi, così larghe in tutto quel complesso piccolo piccolo. Dopo il costante fiato sul collo dei fratelli che si stavano preoccupando per il ritardo che avevo causato, mi ritrovavo in un Suv completamente nero, con i vetri anch’essi accuratamente oscurati, con Michael. Sapevo che sarei dovuta andare con lui a lavoro da Quincy, ma non sapevo esattamente dove. Poi buttai un occhio sul suo orologio e notai che da quando mi ero alzata era passata addirittura un’ora, facendo aumentare ulteriormente il ritardo. Ero un po’ agitata e non riuscivo proprio a capire la necessità di quella conoscenza che avrei dovuto fare di quel signorotto. La cosa mi faceva piacere, ma cosa c’entravo io tra loro e il loro lavoro in cui oltretutto non ne capivo niente? La cosa che mi rassicurava era il fatto di star vicino a Michael almeno per quella giornata, visto che di solito il pomeriggio non era mai in casa.
"In studio, dove ci sarà Quincy. Dobbiamo sistemare delle cose, e poi ci sarà l'intervista"
Annuii distrattamente intenta a giocare con Puffetto che si divertiva a [CENSORED] i miei jeans, mentre facevo riposare un po’ i muscoli del mio stomaco che non ne potevano più di contrarsi per il troppo ridere
"Ehi, ma ancora non mi hai salutato stamattina Snow.."
Non feci in tempo a voltarmi verso lui che le sue labbra bagnarono le mie, col loro sapore d'arancia, come il succo che prendeva ogni mattina. Si staccò sorridendo e iniziò a frugare dentro un cassettino sotto il sedile. Tirò fuori un paio di occhiali, come se fosse una cosa normale, ed un chupa chups, all'arancia naturalmente. Scartò il dolcetto e se lo mise in bocca, passandolo da destra a sinistra per gustarlo meglio. Poi posò i suoi Ray Ban neri sul mio naso
"Metti questi, sicuramente ci saranno dei fan e forse qualche paparazzo. Così non ti riconosceranno "
Mi infilò poi anche un cappellino di Mickey Mouse con la visiera per coprirmi meglio e si voltò ancora sorridendo con quel musino da cucciolo che mangiava la sua razione giornaliera di dolci
"Pronta per il bagno di folla?"
Rise e prima che si voltasse per uscire gli sfilai il chupa chups dalla bocca e lo infilai nella mia, facendogli una linguaccia. Bene, un colossale ritardo per mia e solo mia colpa, un produttore discografico di fama mondiale da conoscere e una folla di fan da affrontare..Bhè come inizio niente male, no? La portiera si aprì e decine di grida si levarono. Mike mi prese per mano e mi trascinò fuori con lui e le sue guardie. Si mise a firmare autografi e scambiare qualche parola con dei fan che evidentemente già conosceva, quando sentii una mano prendermi una spalla per voltarmi dalla sua parte
"E tu chi sei ragazzina?"
Due occhi verdi mi scrutavano curiosi e gelosi. Una fan ipotizzai, estremamente esagerata ovviamente. La presi a ridere, così decisi di divertirmi un po’, tanto non mi conosceva nessuno lì e Michael era impegnato a far foto e autografi alle mie spalle
“Sono il tuo peggior incubooo !”
Incrociai gli occhi e con le mani mi deformai un po’ le guanciotte per far diventare ancora più strana quella stupida espressione che mi ero volutamente dipinta in faccia, di fronte al viso di quella povera ragazza che mi guardava quasi fossi un aliena. Le scoppiai praticamente a ridere in faccia, mentre la mano di Michael si rintrecciò alla mia e mi trascinò dentro quell’enorme porta di vetro, ma sentii lo stesso la ragazza dire ad un’altra
“Oh mio Dio, quella è completamente scema ! “
Risi ancora sguaiatamente sotto lo sguardo curioso e divertito di Michael e sfilai il cappello, posando gli occhiali scuri in testa. Poi mi stampò un leggero bacio sulle labbra mentre stavamo aspettando che l'ascensore arrivasse al sesto piano. Uscimmo e Mike bussò ad una porta ancora tenendo la mia piccola mano completamente assorbita dalla sua così grande.
"Si avanti " Parlò una voce dentro "Oh, Michael ! Sei in estremo ritardo, come sempre !"
Quell'uomo, che doveva essere Quincy si avvicinò a noi tutto sorridente e pimpante. Era un uomo alto come Michael più o meno e quel sorriso largo e smagliante metteva allegria. Sembrava un tipo a posto e anche molto simpatico a primo impatto
"Q lei è Eva"
Gli porsi gentilmente una mano e lui la strinse non smettendo di sorridere
"Allora tu saresti la famosa Eva di cui Michael mi ha tanto parlato !? E' un piacere conoscerti, finalmente !"
Sorrisi timidamente e lasciai la sua mano. Una guardia mi portò Puffetto mentre Quincy mi faceva segno di accomodarmi in quella grande stanza che dava su un'altra stanzetta insonorizzata con dei microfoni. C'era un piano con mille tasti e varie levette. Non ero mai riuscita a capire come facessero a ricaparsi con tutti quei pulsanti, e forse mai lo capirò. Ero seduta di fronte a un tavolo mentre Michael e Quincy parlavano tra loro, per poi sedersi anche loro lì. Dire che ero imbarazzata era troppo poco, e Michael che mi sorrideva in tutto il suo splendore di certo non migliorava lo stato delle mie guance che da lì a poco avrebbero potuto prendere fuoco
"Allora Eva, Mike mi ha anche detto che giochi a calcio, e che sei molto brava ! E' vero?"
Quel suo sguardo scrutatore e allegro mi metteva in imbarazzo, ma cercai comunque di contenermi da non apparire troppo insicura e impacciata, così guardandolo negli occhi anch’io cercai di essere a mio agio
"Ehm, si si, me la cavo. E' da una vita che gioco signor.."
"Oh, nono niente signor. Sembro così vecchio?"
Una piccola risatina generale e Q continuò a parlare disinvolto per mettermi a mio agio. Ok, lo ammetto, non me lo aspettavo fosse così aperto con una come me, una semplice ragazza che piombava nel suo studio nel mezzo del suo lavoro a rompere e lui era felice di conoscermi. Forse non erano poi tutte così male queste star di Hollywood..
"Chiamami solamente Quincy, o Q."
Sorrisi imbarazzata e chinai un po’ la testa, mentre potevo vedere Michael con la coda dell’occhio ridere sotto i baffi, divertito che io me la stessi un po’ facendo sotto. Me l’avrebbe pagata
"Allora, come lo trovi Michael Jackson? Te l'aspettavi così?"
Incalzò ancora con il suo vocione profondo, mentre ancora con il suo sguardo cercava di captare qualcosa di strano in me. Un bel respiro ancora un volta e cercai di far la sicura, ma il rosso porpora sulle mie gote un po’ mi tradiva
"Bhè sinceramente no, tutt'altro davvero. Mi sarei aspettata il solito ragazzino viziato con la puzza sotto il naso, insomma un po' come ci si immaginano le star. Invece mi ha sorpresa, è così umile, gentile, un ragazzo normale, addirittura pure scemo !"
Risi per il dispetto e la frecciatina appena lanciata a Michael che non la smetteva di ridere di sottecchi. Infatti mi tirò una gomma cancella matite che era sul tavolino e io di rimando gliela ritirai facendogli una linguaccia a cui fece naturalmente fece eco divertito anche lui. Quincy sorrise ancora, probabilmente per il fatto che era strano trovare quella speciale sintonia che legava me e Mike dappertutto. Dopo una breve chiacchierata avevo iniziato a prendere confidenza, fortunatamente per il mio carattere mi bastavano poche parole e battute per capire se con quel qualcuno c’era intesa, e naturalmente la confidenza veniva da sé. E con Quincy, con il suo insolito essere gentile con me che non mi aspettavo, quella sorta di sintonia c’era e avevamo trovato subito l’incastro e l’ingranaggio giusto per quella simpatia tra noi
"Eva noi finiamo di sistemare delle cose. Tu fa quel che vuoi, tanto ci siamo solo noi in giro."
"C'è un distributore da qualche parte? Vorrei un caffè"
"Sisi, è nella stanza in fondo al corridoio a sinistra"
Uscii e mi sentii risollevata, come se avessi appena tolto un grave peso dal mio stomaco che mi faceva sentire un po’ goffa e impacciata. Portai quel piccolo Puffo con me e mi misi alla ricerca del distributore. Presi un caffè e un po' di latte per il cagnolino che lo bevve velocemente per la fame. Lo ripresi al caldo delle mie braccia, era ancora piccolino e sembrava tanto stanco che preferii non farlo camminare troppo. Così iniziammo a vagare per quel posto completamente sconosciuto e nuovo per i miei occhi come sempre troppo curiosi per fermarsi ad un solo giretto del piano in cui ci trovavamo. C'erano tantissimi piccoli uffici noiosi e monotoni, ma nulla di interessante. Così mi avviai verso l’ascensore, intenta a dare una bella perlustrata per quel luogo in cerca di qualcosa che potesse incuriosirmi, sperando vivamente che non avrei combinato qualche guaio. Solo quando scesi al secondo piano mi ritrovai in una specie di hall d'albergo dove c'erano dei megaschermi che trasmettevano delle vecchie partite. Ovviamente mi piazzai lì davanti in un comodo divanetto, cercando di non dar troppo nell’occhio tra segretarie che sfrecciavano a destra e sinistra, frettolose di svolgere il loro lavoro. Quella televisione pareva ipnotizzarmi quando tra le inquadrature scorreva quel prato verde sul quale rotolava quel pallone bianco e nero, tra le gambe muscolose e possenti dei giocatori. Il triplo fischio finale mi riportò alla realtà, un po’ come quando il suono assordante della sveglia ti fa sussultare tra le lenzuola. Buttai un occhio sull'ora era ormai l'una passata. Era estremamente tardi, così corsi subito verso l'ascensore per tornare da Quincy e Michael sperando che non si erano accorti della mia lunga assenza. Due ritardi nel giro di una mattinata, ero una donna da Guinnes, mica male. Ma quando le porte dell'ascensore si aprirono me li ritrovai davanti tutti e due. Uno aveva la faccia un po’ tra il preoccupato e lo scocciato, l’altro ovviamente sorridente e leggermente divertito. Secondo voi qual era l’espressione di Michael? Brave, ovvio e scontato che la prima era la faccia di quel ragazzo che mi porgeva il giubbotto che avevo lasciato in studio prima
" Eva ! Ti stavamo cercando ! Ma dove eri finita?"
Disse sbuffando e facendo segno di seguirlo verso l’ascensore, dove premette il pulsante per scendere al piano terreno
"Andiamo a fare pranzo adesso.."
Ok, forse dovevo delle scuse a qualcuno, anche se sentivo di non aver fatto niente di così tanto grave da causare il broncio a ‘qualcuno’ di cui non faccio nomi, sicuramente l’intuito vi sarà amico nel svelarvi chi era questo qualcuno
"Ero a dare un'occhiata in giro. Mi dispiace Michael"
Assunsi un’aria convincentemente dispiaciuta di fronte a quel musetto con un pizzico di rabbia disegnata sulle guance
"Ahh, non ascoltarlo Eva. Sei sempre il solito pignolo Mike, che palle che fai ! Cosa vuoi che sia ?"
Intervenne Q allargando le braccia con fare comico. Non riuscii a trattenere una risata, e anche Michael parve non resistere di fronte alla spontanea sincerità del suo amico
"Pignolo!"
Dissi a Michael facendogli una boccaccia per prenderlo in giro. Era incredibile quanto mi assomigliasse in quel lato del carattere. Uno più lunatico dell’altro, che bastava anche solo quello spiffero di vento contrario per farci cambiare completamente l’umore e l’esito della giornata era sempre un’incognita e non c’era mai da star tranquilli, bisognava mantenere sempre la guardia alta con i tipi come noi. Se ci prendevi nel verso sbagliato era dura dopo èh..Le porte dell’ascensore si aprirono e nel giro di pochi secondi si scatenò una sfrenata acchiapparella, sotto gli occhi sconcertati dei tizi dietro un bancone lì vicino, che ci guardavano come fossimo degli alieni provenienti da chissà quale strano pianeta. Se solo avessero cercato di comprendere invece di iniziare a ridere e sparare giudizi a zero sussurrati all’orecchio dell’altro. Se solo fossero stati in grado di vedere anche solo per un momento il mondo con gli occhi di Michael, forse sarebbero riusciti a capire molte più cose di quanto la conoscenza di quattro o cinque lingue gli avrebbe potuto dare..
“Se ti prendo Eva.."
Quincy si ritrovò ad essere una sorta di colonna a cui giravamo attorno, cercando di sfuggire dalle sue lunghe braccia mentre le risa di tutti e tre, Q compreso, si disperdevano nell’aria, vibrando, colorando quell’ambiente noioso e professionale con un pizzico d’allegria. Dopo vari giri riuscì ad afferrarmi e alzandomi da terra mi portava in giro per quell’atrio così vuoto e estremamente grande
" Michael daii, mollamii !"
"Ahah nono,non ti lascio se non mi chiedi scusa prima !"
"Ma come faccio se non mi lasci?! Okok, mi perdoni signor Michael Jackson!"
"Così va meglio!"
Mi lasciò andare e davanti a Quincy mi stampò un bacio su una guancia, molto, anzi troppo vicino alla bocca. Diventai a dir poco fucsia, e lui di risposta rise, accompagnato poi da Q.




Mangiammo in un ristorante vicino gli studios di Los Angeles, dove ci eravamo recati per quell'intervista. Avevo passato tutto il viaggio ad ascoltare Michael e Quincy parlare dei progetti per i video dell'album, da quello che ho capito si chiamerà Bad, anche se di cattivo in Mike non ci vedevo nulla. Stavano parlando di una canzone, il titolo se non sbaglio era una mezza specie di The Way You..e poi non mi ricordo e del video che avrebbero dovuto registrare di lì a poco!
Michael mi rimise il cappelletto in testa e io mi infilai gli occhiali. Ci recammo dentro questo palazzo per l’intervista che avrebbe dovuto fare e subito una ragazza prese Quincy e Michael per un braccio trascinandoli via per parlare. Io rimasi lì impalata senza sapere cosa fare, allora chiamai una guardia del corpo, Wayne, e gli diedi il cappelletto
"Tieni, metti Puffetto in macchina, si è addormentato. Ogni tanto buttagli un'occhiata, grazie"
Gli sorrisi con fare complice e lui ricambiò allegro. Era un uomo grande e grosso, ma era davvero generoso. Delle volte quando gironzolava per casa aspettando che Michael scendesse per accompagnarlo a lavoro si avvicinava a me per scambiare qualche parola. La prima domanda che mi porgeva era sempre la stessa, con quella voce calda e profonda, che ti trasmetteva tanta calma
“Come stai? Tutto bene Eva?”
Poi sul campo professionale si trasformava, diventava silenzioso e composto, gonfiando il petto per sembrare più grande di quanto già non lo fosse. Poco dopo mi raggiunse Quincy che arrivò sparato alle mie spalle, evidentemente aveva fretta
"Eva! Senti noi stiamo in una stanza qui per sistemare delle cose e poi tra un po' inizieremo con l'intervista ok? Mi dispiace ma non fanno entrare nessuno"
"Ah, ma non fa niente Quincy, intanto vado a fare un giro per la città. Tra un po' torno! Buon lavoro"
Sorrisi sinceramente e mi girai avviandomi verso la porta scorrevole, quando una voce familiare mi raggiunse
"Ehi Eva dove vai?"
Era Wayne che ancora una volta si preoccupava per me. Sapeva che non era sicuro per me uscire sola, ma per una volta che ero fuori volevo godermi quel pezzetto d’America da sola, senza troppa pressione addosso. Poi parliamoci chiaro, chi mi avrebbe dovuto far del male? Non pensavo che quegli esseri si mettessero anche a pedinare le loro ‘prede’ scappate dal giro
"Vado a fare un giro per la città, mi raccomando tieni d'occhio Puffetto"
Gli feci un occhiolino e tornai sui miei passi, ma lui mi stava sempre di fianco
"Vuoi che ti accompagno? Per stare più tranquilla.."
Com'era premuroso, ma me la sarei cavata più che bene. Un giretto in quella città che minaccia avrebbe mai potuto rappresentare? Poi c’era talmente tanta gente in giro che non mi sarebbe mai successo niente
"Oh nono Wayne, non ti preoccupare. Farò una breve passeggiata per vedere com'è il posto e tornerò"
Annuì e mi lasciò andare per la mia strada. C'era una sottile aria calda che mi accarezzava la vita, leggermente scoperta, solleticandola. Lì era tutto così diverso, quei palazzi grandi e altissimi, così brillanti e splendenti di nuovo. Io abituata a una minuscola città storica di 64.000 abitanti, la maggior parte anziani, nel vedere quello che mi si poneva intorno non mi rimaneva che restare a bocca aperta. I negozi enormi e pieni di colori sgargianti, i lunghi viali con strade a 6 corsie. Traffico fitto con centinaia di taxi gialli che si intravedevano. Ragazze con i bicchieroni di carta in mano del caffè, come nei film, sembrava tutto così surreale. Camminavo con il naso puntato verso l'alto, verso la punta di quei palazzi che sembravano toccare il cielo. Entravo nei negozi e frugavo tra i vestiti, li provavo e poi uscivo senza comprare nulla, anche perchè non avevo i soldi e sicuramente non mi sarei mai permessa di chiederli a Michael. Camminavo e ad ogni passo ero sempre più curiosa di scoprire cosa ci fosse di entusiasmante nella vetrina dopo. A un tratto guardai in alto verso un orologio digitale posto sopra a una croce luminosa di una farmacia. Erano le 6:47, più o meno 2 ore che ero in giro, così decisi di tornare agli studi. Non c'erano difficoltà nel ritrovare la strada, in quanto avevo percorso solo quella principale, quindi andando sempre dritto. Mi sarebbe bastato ritornare sui miei passi e accorgermi del palazzo da dove ero uscita. Continuavo a proseguire quando a un tratto una mano mi strinse forte un polso, tanto da farmi uscire un gemito di dolore. Mi trascinò con forza in una piccola via buia a due passi più avanti e mi mise una mano sulla bocca, facendo pressione. Avevo paura, chi poteva mai essere?! Cercai di dimenarmi e gridare, senza nessun risultato. Ero poggiata contro un muro in quella via poco illuminata. Mi iniziai ad agitare, quando quell'uomo si tolse il cappello e gli occhiali. Un colpo al cuore, un pugno allo stomaco. Quell'uomo lo riconoscevo benissimo, quell'emerito stronzo che abusava di me. Mi guardava divertito e la sua stretta sul mio polso si fece ancora più forte, faceva malissimo. Iniziai a scalciare, colpendolo con un piede su uno stinco, e gli morsi un dito. Lui allargò le dita della mano che aveva poggiato sulla mia bocca permettendomi di riuscire a tirare fuori qualche suono
"Brutta puttana, alla fine sei riuscita a scappare eh?! Adesso che fai, te la fai con Michael Jackson? Vedo che punti in alto ragazzina"
"Vaffanculo. Lasciami andare emerito coglione, lasciamiii"
Continuavo a dimenarmi, così mi strinse ancora più forte facendomi sbattere la testa contro il muro. Una fitta si fece subito sentire, lo stesso dolore che avevo provato pochi giorni prima quando avevo perso i sensi. Cercai di ritrovare il controllo senza successo. Quel verme si era completamente poggiato sul mio corpo non permettendomi di muovermi, facendo pressione col bacino verso il mio, facendomi volutamente percepire con disgusto il suo membro. Alzai un ginocchio e lo colpii proprio lì in mezzo. La sua mano sulla mia bocca si scostò per il dolore improvviso
"Vai a farti fottere testa di cazzo. Lasciam..."
Non feci in tempo a finire che mi tappò la bocca con più forza. Era alterato adesso, lo si percepiva dai suoi occhi iniettati d’odio
"Ehi puttanella, come mi hai chiamato? Non ti permettere più a darmi qualche altro colpo, sennò lo vedi questo coltello?"
Aveva sfilato dalla tasca un coltelletto, nella lama vedevo riflettere la fioca luce del sole che filtrava dall’alto dei palazzi. Mi pervase un brivido gelato e mi immobilizzai. Aveva ormai tolto la mano dalla mia bocca
"Puttana ci chiami tua madre razza di fallito. Fai schifo coglione, fai schifo! Adesso lasci..."
Non feci in tempo a finire che sentii la lama di quel coltelletto infliggere un taglio profondo nella parte scoperta della mia pelle, poco sopra la cintura dei jeans. All'improvviso oltre il dolore atroce per quel taglio si aggiunse anche un'altra fitta alla testa. Mi sentii mancare, l'istinto fu quello di lasciarmi cadere a terra quando sentii delle urla
"Oddio ma che cavolo fai deficiente?"
Un ragazzo si era fiondato addosso a quell'uomo allontanandolo da me. Mi piegai in due portando le mani verso la ferita, e sconvolta me le ritrovai piene di sangue. Doveva essere proprio profonda, il sangue non smetteva di uscire, e il dolore aumentava sempre di più. Tremavo dalla paura, non sapevo cosa fare, ero terrorizzata. Allora cominciai a scappare, a correre più che potevo
"NON E' FINITA QUI SAPPILO!"
Fu l'ultima cosa che sentii da parte di quello schifoso mentre mi allontanavo il più possibile da lì. Potevo scorgere il palazzo degli studi da lontano. Tenevo le mani sulla ferita che mi procurava un dolore insopportabile mentre il sangue continuava a scendere sporcando i jeans e la maglia di un rosso acceso. Sentivo gli occhi della gente puntati addosso, mi guardavano tutti e quando passavo si apriva una specie di varco tra loro, in modo da lasciarmi passare più facilmente. Avrei voluto buttarmi a terra e calmarmi, ma avevo troppa paura che quell’uomo mi potesse raggiungere, così in 5 minuti mi trovai davanti la porta degli studi. Se solo avessi dato ascolto al buon Wayne in quel momento non mi sarei ritrovata in quelle condizioni, tremante come una foglia e piegata in due dal dolore. Ma ormai era troppo tardi per se ed i ma. Entrai ancora correndo e vedevo da lontano Michael sorridere a Quincy. Quel sorriso alla mia vista fu un'ondata di sollievo che però durò ben poco quando il suo sguardo si posò su di me, sconvolto. Mi venne incontro correndo, lasciando cadere dei fogli che aveva in mano
"Oddio Eva, cos'hai perchè sanguini? Cos'è successo? Stai bene?"
"M..Michael aiutami mi fa malissimo. Ti prego fa troppo male"
Iniziai a tremare e le lacrime trattenute fino a quel momento iniziarono ad uscire impetuose. Lo vedevo davanti a me che era in preda al panico e non sapeva cosa fare. Era terrorizzato, ed io più di lui vedendolo così
"Andiamo immediatamente in ospedale." Intervenne Quincy "Wayne prepara l'auto velocemente!"
In pochi secondi mi trovai in auto con mille fazzoletti che premevano sopra la ferita che sembrava non calmarsi mai. Non ero riuscita ad aprire bocca nonostante le mille domande di Quincy e Michael. Tremavo come una foglia e non riuscivo a calmarmi. Arrivati Mike mi prese in braccio e io mi lasciai andare su di lui, mi sentivo flebile e stanca, non ce l'avrei fatta a camminare. In pochi secondi fummo dentro una stanza con un medico che osservava la mia ferita e Michael di fianco a me
"Signorina, è un taglio molto profondo, ha perso molto sangue, infatti è un po' bianca in viso. Ora le metteremo dei punti e la medichiamo. Stia tranquilla, non farà male. Così potrà tornare subito a casa"
Michael sembrava più preoccupato di me, era nervoso e si scrocchiava le dita in continuazione, masticando nervosamente la solita gomma. Passeggiava a destra e a sinistra senza fermarsi un attimo mentre il dottore parlava. Io avevo una paura tremenda degli aghi, e vedere il dottore prenderne uno per mettere i punti mi fece sbiancare ancora di più per il terrore
"M..Michael ti prego vieni"
Gli feci cenno di avvicinarsi e si poggiò con le braccia sul lettino. Mi fissava, ma era uno sguardo assente e ansioso. Chissà cosa gli passava per la testa
"Ho paura degli aghi"
Mi accarezzò il viso e mi sorrise, al meglio che poteva
"Dai Eva, vedrai che non sentirai niente"
Il dottore iniziò la sua opera e strinsi forte la mano di Michael, che a parer mio se la stava facendo sotto. Aveva gli occhi sbarrati verso la ferita e il dottore che metteva i punti, così avevo dedotto che non amava gli aghi nemmeno lui. Aveva perso un po' del suo colorito anche lui alla vista di quell'operazione, così guardandolo in faccia mi scappò una risata che mi fece rilassare un po'. Lui si girò con una faccia terrorizzata, cercando di nasconderlo
"Ahahah Mike, sei più spaventato di me, non mi svenire sennò dopo è un macello!"
Si lasciò andare anche lui in una risatina, poi prese ad accarezzarmi le guance, naturalmente rosse
"Ecco fatto signorina. Questa pomata la deve applicare 2 volte al giorno, mattina e sera, aiuterà a rimarginare la ferita. Mi raccomando la tenga coperta per evitare infezioni"
Mi ricomposi e scesi dal lettino ancora dolorante, mentre il dottore prese in disparte Michael, riuscii a capire comunque cosa voleva dirgli
"Mi potrebbe fare un autografo, sa, mia figlia è una sua grande fan.."
Così Michael gli fece una firma su un foglio di carta e uscimmo. Nel corridoio si erano radunate delle infermiere e alcuni curiosi, evidentemente si era sparsa la voce che c'era il grande Michael Jackson. Michael mi calò i suoi occhiali dalla testa al naso per coprirmi, e tenendomi la mano uscimmo. Ci fiondammo dentro la limousine e il viaggio di ritorno verso Encino era iniziato
"Cosa è successo Eva, dai racconta, è una cosa seria!"
La voce di Quincy mi arrivò nelle orecchie rimbombando nel mio cranio. Il mal di testa mi stava distruggendo
"B..bhè allora stavo camminando per tornare quando un uomo mi ha preso e mi ha trascinato in una buia via. Era lo stesso uomo che.. che aveva abusato di me"
Due lacrime solcarono i miei occhi, e mi presi una breve pausa per scacciare via quelle terribili immagini che mi scorrevano nella mente imperterrite, pronte a ferirmi ancora
"Mi aveva immobilizzato e poi quando mi ha fatto parlare, presa dalla rabbia l'ho insultato..e .. e.. e lui con un coltelletto mi ha fatto questo taglio. Poi un passante lo ha spostato da me e io sono scappata"
Ripresi a tremare e Michael mi venne vicino su quel sedile nero e mi strinse a se, infondendomi tranquillità. Mi prese a baciare la testa, accarezzandomi ritmicamente le braccia, come per porre fine almeno in parte a quella sofferenza che mi lacerava lentamente
"Stai tranquilla Eva. Io direi di andare a denunciare il fatto alla polizia però.."
"No, ormai le indagini sono iniziate, lascia stare questo taglietto, non fa niente"
Tirai su con il naso e Quincy mi porse dei fazzoletti, con cui iniziai a pulire i residui di sangue rimasti sulle mani
"La cosa che mi preoccupa è che..quell'uomo sapeva che ero con te Michael. Mi dispiace, ma non volevo metterti nei guai! Non voglio che tu ci vada di mezzo per colpa mi.."
Non mi diede il tempo di finire che mi posò un indice sulle mie labbra. Mi guardava ed io feci lo stesso, incontrando i nostri occhi a poca distanza. Era così vicino a me, che mi teneva stretta tra le sue braccia ed avevo una terribile voglia di baciarlo, se non fosse stato per Quincy che era lì di fronte a noi.
"Shhh, vedrai che non succederà niente"
Mi accarezzava la schiena provocandomi lievi brividi in continuazione. Lo sentivo stringersi sempre più a me, che rimanevo immobile in quella stretta a fissare i suoi occhi che sembravano essere l’unico antidolorifico in quel momento capace di farmi stare bene. Poi lui avvicinò le sue labbra e le posò lievemente sulla mia guancia, lasciando un piccolo stampo umido e delicato. Avevo ancora una tremenda voglia di accarezzarlo, di stringermi sempre più a lui, ma cercai di trattenermi
"Vieni stenditi Eva"
Improvvisamente le sue braccia mi lasciarono e mi faceva segno di stendermi per stare più comoda, appoggiando la testa sulle sue gambe. Così feci e mi lasciai andare chiudendo gli occhi, lasciando le mie paure e brutti pensieri per un attimo in standby. Credo che mi addormentai, perchè quando fui svegliata da una buca che avevamo preso in pieno, Quincy non c'era più. Mi stropicciai un po' gli occhi e feci per alzarmi
"Aiaa"
Sibilai. Ogni volta che incordavo gli addominali di conseguenza mi faceva male la ferita appena ricucita. Michael mi aiutò a sollevarmi
"Tutto ok?"
Annuii e mi avvicinai a lui, mettendomi a sedere sopra le sue cosce e lo abbracciai mettendo la mia testa vicino al suo collo, percependo a pieno il suo buon odore
"Mi hai fatto prendere un colpo Snow"
Mi massaggiava la schiena con una mano, mentre con l'altra massaggiava la mia coscia. Poi la sua vicinanza mi fece tornare quella voglia che avevo spento poco prima, così presi il suo volto tra le mie mani e mi avvicinai con delicatezza alle sue labbra
"Anche io mi sono spaventata, ma ora sto bene.. perchè sono con te"
Mentii, ero spaventatissima, ero terrorizzata da quello che mi era successo, ma non volevo farlo preoccupare, stava facendo troppo per me, così cercai di nascondere le mie paure. Sibilai quelle parole prima di affondare la mia bocca sulla sua. Un bacio lento, dolce, poi la sua lingua si fece spazio tra le mie labbra, chiedendo di entrare, incontrando poi la mia. I nostri sapori si fusero completamente, ma sembrava non bastarmi mai, ogni secondo ne volevo ancora e ancora. Anche Michael sembrava non volersi fermare, ma sembrò anzi più preso, così con una mano iniziò a insinuarsi sotto la maglietta, dalla parte della schiena. Un brivido mi pervase, mentre le sue mani non la smettevano di esplorare ogni centimetro della mia spina dorsale.


- Michael-


Non lo so cosa mi era preso, ma quando si sedette sopra di me baciandomi, in maniera diversa, più passionale, non riuscivo a controllare le mie mani, che avevano voglia di scoprire, di intrufolarsi in nuovi luoghi. Non ero riuscito a controllare i miei gesti, le mie azioni, troppo preso da quelle forti sensazioni. Non mi era mai capitata una cosa del genere, una così forte voglia di contatto. Rientrai in casa insieme a Eva distogliendo i miei pensieri, erano tutti seduti sul divano, mamma papà LaToya Janet Randy e Marlon. Appena videro gli abiti di Eva sporchi di sangue subito la riempirono di domande, presi dal panico. Randy faceva il solito , ma per fortuna lei non lo calcolava, si vedeva che era scossa. Quando Eva salì sopra per una doccia Jan si precipitò da me prendendomi in disparte
"Ehh caro mio fratellone, eravate proprio belli stanotte abbracciati nel tuo lettone mentre dormivate!"
Un rossore mi pervase le gote e lei se ne accorse ridendo
"Janet non si sbaglia mai! E bravo Michael, hai fatto colpo!"
Rise ancora e mi fece un occhiolino malizioso a cui risposi con un sorriso tirato
"Michael, complimenti per l'intervista di oggi, finalmente qualcosa di decente!"
Si in effetti era andata bene quella volta. Ero tranquillo e la signora, la giornalista, era in gamba. Finalmente qualcosa di buono sul mio conto dopo tante cattiverie. Poco dopo entrò Wayne con in mano Puffetto
"Ma di chi è sto cagnaccio?" LaToya mi si avvicinò schifata "Non mi dire che è di quella.."
"Allora primo: 'quella' ha un nome, e si chiama Eva, secondo vedi di incominciare a portare più rispetto verso gli altri e terzo questo cagnolino è un mio regalo per lei."
Detto questo diedi un generale a tutti e salii al piano mio. Feci per entrare in camera e mi bloccai quando vidi che Eva era seduta a gambe incrociate sopra il mio letto guardando la televisione. Ne fui felice così cercai di fare piano, e mi avvicinai a lei posandole un bacio sul collo da dietro. Lei fece un piccolo salto per lo spavento
"Oddio Mike che paura!" Si buttò all'indietro, stendendosi completamente sul letto "Mi metteresti la pomata? Mi fa altamente schifo vedere la ferita ricucita"
Fece una smorfia troppo divertente, così annuii e presi la scatolina che aveva posato sul letto. Lei si alzò parte della maglia del pigiama, aspettando che io gli togliessi quell'enorme cerotto bianco sotto al suo ombelico. Presi i bordi adesivi e li staccai piano piano. Il mio occhio cadde sul bordo delle mutandine nere con un piccolo fiocco rosso al centro, che si intravedevano da sotto il pigiama, e involontariamente arrossii per quel pensiero che mi era piombato in testa. Mi lavai le mani velocemente e tornai per spanderle quella pomata sulla ferita. Di certo non era una goduria vedere la sua pelle liscia cucita in quel modo da un filo nero erto. In verità faceva senso anche a me quella visione, ma non glielo dissi. Lei era stesa con il cuscino sugli occhi per evitare quello spettacolo che la disgustava. Iniziai a spalmarle quel gel delicatamente sulla parte ferita, che era ancora fresca
"Com'è Mike? Fa schifo vero? Bleahh"
"Ahahah si in effetti non è un bella visione questa, però vabè.."
"Grazie dell'incoraggiamento!" E sempre con il cuscino sugli occhi tirò fuori una mano in alto con il pollice all'insu, facendomi ridere "Quanti punti sono?"
"Uhm..uno..due tre..quattro..cinque..sei..sette, sono sette"
Feci assorbire ancora un po' la pomata e poi presi un cerotto nuovo per rimetterlo sopra. Appena aderì bene alla sua pelle lasciai un bacio sopra quella sua ferita, ed abbassai la maglia del pigiama, coprendole lo stomaco
"Ecco fatto mia signora"
Si tolse il cuscino dalla faccia e lo mise sotto la testa. Mi venne istintivo accarezzarla, ma con il dorso della mano, evitando di sporcarla con dei residui di pomata.
"Grazie mio dottore"
Sorrise e la baciai lentamente, per poi staccarmi e riposare dopo quella stancante giornata. Per fortuna non sembrava turbata dopo quello che le era successo, pare che avesse reagito bene. Mi appollaiai anche io sul letto e Morfeo mi accolse tra le sue braccia dopo quella giornata ancora una volta piena di emozioni






-Eva-



Erano le 2 di notte, ero stesa nel letto di Michael e non avevo chiuso occhio sino a quel momento. Avevo finto di dormire, in modo da non destare sospetti su Mike, che credeva stessi bene. Avevo bisogno di sfogarmi, di stare un po' sola a riflettere. Mi alzai senza fare un minimo rumore che potesse svegliare il sonno leggero di Michael, lo guardai ancora prima di uscire, era così bello, così limpido, e un sorriso spuntò involontario sulle mie labbra. Andai in camera ed infilai una tuta con una felpa, dovevo uscire per prendere un po' d'aria. Uscii scalza, ignorando, amorfa, quell'aria fredda della notte, non mitigata dal sole. Feci qualche passo e mi stesi a terra su quell'erba umida, a fissare il buio di fronte a me. Quella sera non si intravedeva nemmeno una luce, nemmeno una stella, un manto opaco e scuro di nuvole velava tutta quella bellezza, negando a noi piccoli uomini di poterla osservare. Una fitta mi pervase la ferita, come a richiamare i miei pensieri su quel dolore, sul male che mi era stato rivolto ingiustamente sino a quel giorno. Mi presi le ginocchia stringendole a me, cercando un po' di calore in quel giardino deserto. Iniziai involontariamente a tremare, ma non per il freddo che era a contatto con il mio corpo. Mi tornava in mente il viso di quell'uomo, la sua faccia puntata contro la mia, i suoi occhi perversi pieni di un non so che di ripugnante. Quelle sue mani viscide, senza ritegno, insaziabili nel toccare con avarizia ogni minimo millimetro del mio corpo pietrificato che pregava chiunque per poter essere salvato. I suoi fremiti di goduria, il suo essere completamente insensibile alle mie lacrime, alle mie urla mentre si divertiva ad usarmi, mettendomi una mano sulla bocca per non fare troppo rumore. Lacrime calde sgorgavano veloci dai miei occhi appesantiti, sembravano non finire più. I singhiozzi si impossessarono della mia parola, non permettendomi di respirare regolarmente. Mi guardavo il polso e continuavo a torturarmi con quei segni che mi avrebbero ricordato per sempre la mia sofferenza durante quelle settimane. Una cicatrice più chiara si distingueva, ancora non del tutto guarita, sul mio polso, facendomi tornare nella mente quei momenti in cui volevo lasciarmi andare, abbandonare tutto.


Avevo nascosto il coltello della cena sotto il letto, sperando che quando qualcuno venisse a riprendere il piatto non si accorgesse dell'assenza di quella posata mancante. Così fu, mentre anche la luce in corridoio si era spenta, facendomi tornare in quella sensazione di totale solitudine nel buio di quelle quattro mura intrinse di cattiveria e brutalità. Ripresi quella lama e me la passai tra le mani. Sarebbe stato doloroso, lo sapevo, ma restare lì mi avrebbe arrecato solo altri dolori a sopportare ancora tutto quello in silenzio, a testa bassa. Guardai ancora una volta verso quello spicchio di cielo che era possibile intravedere dalla finestrella, come sempre la luna non c'era, non c'era nessuno che mi tenesse compagnia, non c'era nessuno che mi avrebbe fermato. Presi quel coltello e lo impugnai con forza. Chiusi gli occhi e digrignai i denti, anticipando già quella sensazione di dolore che mi avrebbe pervaso di lì a poco. Spinsi in un gesto veloce, d'istinto, quel pezzo di lama affilato nella mia pelle fredda e tremante appena sotto il palmo della mano. Un gesto deciso, pesante, un gesto in cui racchiusi tutta la mia rabbia e tristezza, dolore e repressione. Sangue cominciò a scorrere fluido verso l'avambraccio, e quel male appena procuratomi prese possesso del mio arto, facendolo tremare. Me lo aspettavo meno doloroso, e invece fu un'agonia. Il sangue continuava a scorrere lento ma abbondante, mi ricordava le cascate, che buttavano giù quell'immensa quantità di acqua gelida. Mi buttai a terra, intorno girava tutto, e iniziai a ridere, ridere forte, senza controllo. Dopo qualche minuto pensavo sarebbe tutto finito. Non badavo più al dolore che premeva sul mio polso, ero in un vortice di emozioni troppo intense da poter descrivere. Era come se stessi sotto l'effetto di una droga, in estasi. I miei occhi avevano voglia di chiudersi per poi, probabilmente, non riaprirsi mai più
"Ma che cazzo fai!"
Un rumore, forse una porta sbattuta, e delle urla mi fecero sobbalzare. Ma non ci facevo caso, ero in un altro mondo, totalmente isolata da quella cruda realtà. Guardai quella figura sfocata e risi di lei, ero sicura che non l'avrei più rivista, ma mi sbagliavo. Forse svenni, o forse no, ma ricordo poco o niente di quello che accadde. Rimembro solo tante voci intrecciarsi e fare eco nella mia testa, e tutto intorno girava vorticosamente. Aprii gli occhi e avevo una salvietta in testa bagnata, un cuscino morbido sotto la schiena e qualcuno che medicava la mia ferita
"Mangia questo" Mi porse dello zucchero "Dai mangia!"
Era un ragazzo nuovo, o meglio che non avevo mai visto. Mise una pomata sulla ferita, poi un cerotto, poi una fascia stretta e una garza ancora più stretta. In pochi minuti finì la sua opera e mi portò da mangiare, una porzione sostanziosa : carne, verdura, pane e un succo d'arancia. Un pranzo da matrimonio dopo essere abituata a dei piatti schifosi e striminziti. Mangiai senza pensarci troppo, avevo molta fame e..il mio piano era fallito. Ma poco importava, anzi, molto meglio, volevo andarmene da quel posto e ricominciare..


Già, avevo tentato il suicidio. Cercai di scacciare via quei pensieri che facevano bruciare il bagaglio dei brutti ricordi collezionati fino a quel momento. Restai così, rannicchiata su me stessa, terrorizzata da tutto ciò. Speravo con tutto il cuore che ben presto avrebbero preso quegli uomini. Fino ad allora non sarei più uscita, o almeno uscita da sola, neanche per un secondo. Quelle sere passate con gli occhi sgranati verso un punto della cantina indefinito, mi ripetevo che non mi sarei fidata più di nessuno, di nessuno sconosciuto, di nessun articolo di giornale, solo delle poche persone che conoscevo da tempo, che godevano della mia piena fiducia. Il resto per me non sarebbe più esistito. Me lo ripetevo in continuazione, come per mettere il dito nella piaga, non avrei dovuto ripetere un errore del genere, mai e poi mai, sempre se ne fossi uscita sana e salva e soprattutto se ne fossi uscita..
Poi è arrivato lui, Michael, che ha sconvolto tutte queste convinzioni. Con quegli occhi da cerbiatto indifeso che mi guardavano come a volermi dire 'Di me ti puoi fidare, tranquilla Eva'. Mi dava sicurezza, e con lui mi ero lasciata andare. Forse mi stavo sbagliando, o forse no.. Potreste pure pensare 'Ma ti pare che la famosa Pop star Michael Jackson, così bello, bravo, talentuoso, pieno di soldi e di ragazze pronte a fare qualsiasi cosa per lui, viene da te e ti fa provare tutte queste emozioni? Non è che ti stai facendo dei film mentali Eva?' Lo so, anche a me era venuto per la mente, ma poi quando guardavo quegli occhi così sinceri tutto intorno sembrava assumere una forma diversa, tutto intorno cominciava ad essere più bello anche solo se sorrideva o ridacchiava con quella sua risatina contagiosa. Si era aperto con me, mi aveva parlato di cosa lo turbava, ed io con lui. Avevamo instaurato una sorta di legame che ci faceva stare bene entrambi. Poi si era preso cura di me quasi fossi sua sorella, era così dolce e mi confortava sempre.
Ero assorta nei miei pensieri quasi da non accorgermi che aveva incominciato a piovere, ed io ero già abbondantemente bagnata. Mi alzai piano, cercando di fare attenzione alla ferita. Le mie lacrime si mischiarono con le gocce di pioggia che cadevano ormai insistentemente. Rientrai in casa, e con la mente chiedevo perdono alla povera Wanda che l'indomani avrebbe dovuto ripulire le piccole pozze di acqua che lasciavano trasudare i miei vestiti zuppi. Oltre al tremore dovuto alle mie preoccupazioni si aggiunse anche quello del freddo e bagnato a contatto. Piano piano arrivai al pianerottolo dove era la stanza, cercando di non fare rumore e non svegliare Michael
"Eeee..eee...e..ecciùùù"
Mi partì uno starnuto proprio mentre mi preparavo ad attraversare la stanza di Michael per giungere alla mia in fondo al corridoio
"Eva..mmh..Eva.."
Accidenti, aveva alzato il busto e si era voltato verso la porta aperta, con la voce ancora impastata dal sonno, dopo aver tastato con le mani il materasso vuoto al suo fianco. Mi ritrassi subito indietro, nascondendomi nel buio del corridoio, sperando con tutto il cuore che si sarebbe riaddormentato
"Eva, ma che fai?"
Cavolo, cavolo. I suoi passi si avvicinavano al corridoio. Poi mi vide nella penombra e rimase pietrificato davanti a me, vedendomi tremante. Assunse un'espressione arrabbiata e un po' preoccupata
"M..Michael, stavo andando a dormir.."
Mi mise una mano sul braccio
"Sei tutta bagnata! Che cosa è successo?!"
Dovevo filare subito via, senza che facesse troppe domande
"Ah, nono nulla. Ora torno a let.."
Non feci in tempo a finire che accese la luce
"EVA! Cos'hai? Oddio stai bene? Ti prego dimmi, cos'è successo?"
Mi prese il viso tra le sue mani e io lo abbassai imbarazzata. Non doveva guardarmi negli occhi avrebbe capito cos'era che mi affliggeva e mi faceva star male
"Niente nien.."
Ancora una volta mi interruppe prima che potessi terminare una misera frase
"Non mentirmi! Guardami negli occhi" Mi sollevò il mento e il mio sguardo incrociò il suo "Perchè non ne parli con me invece di tenerti tutto dentro? Così ti fai solo del male. E' inutile che fingi che vada tutto bene quando invece dietro al tuo sorriso ci sono nascoste tante sofferenze"
Le lacrime ripresero a scendere sulle mie guance e istintivamente mi abbassai sedendomi a terra, strusciando la schiena contro il muro. Michael mi venne subito vicino e mi strinse al suo petto accarezzandomi la guancia
"Ho paura Mike..Ho tanta paura"
Sospirai tra un singhiozzo e l'altro racchiusa tra le sue lunghe braccia che mi coccolavano
"Ci sono io Eva, non devi avere paura adesso, ora non sei più sola contro tutti. Ora hai il mio appoggio e sai che qui in questa famiglia sarai sempre la benvenuta"
Mi rannicchiai facendomi ancora più piccola nel suo caldo abbraccio.
Restammo così per minuti, ore, fino a quando i singhiozzi non terminarono, lasciando parlare quelle lente lacrime che cadevano e quel silenzio che aveva tanto da raccontare sulla mia sofferenza. Restammo così, racchiusi in quell'abbraccio per tutta la notte, mentre i sogni s'impossessarono delle nostre menti, cullandoci in un dolce sonno che ancora una volta ci vedeva come degli inseparabili protagonisti
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Lun Ott 17, 2011 9:45 pm

Ͼapitolo Undici


- Eva -


La giornata sembrava essere iniziata nel peggiore dei modi, come quegli ultimi giorni del resto. Si, stavo bene con Michael e il nostro rapporto di giorno in giorno diventava sempre più intenso, ma i problemi che mi riguardavano erano altri. Avevo una tremenda paura. Cosa sarebbe stato di me? Cosa mi sarebbe capitato di brutto ancora? Avrei potuto avere di nuovo una vita normale? Avevo timore che tutto quello che mi era successo mi avrebbe completamente stravolto, come stava già facendo. Non volevo girare per le strade di una città con la paura che qualcuno avrebbe potuto farmi del male. Non volevo aver paura delle persone che avevo intorno e star sempre a fare un reso conto di chi potevo fidarmi e di chi no. Era così difficile immaginare una vita più tranquilla? Sembrava così lontanamente distante il concetto di vita normale da me.
Tornando a quel giorno, ancora immersa nei miei sogni sentii qualcuno strattonarmi violentemente. Era una delle cose che più odiavo e che più mi faceva incazzare. Poi visto il mio caratteraccio era quasi irrimediabilmente ovvio che il mio umore sarebbe stato pessimo.
“Michael ma che cavolo vuoi?!”
Non potevo farci niente, era più forte di me. Sparavo frasi senza rendermi realmente conto del loro peso, e soprattutto a chi le rivolgevo
“Buongiorno anche a te Snow!”
Rispose con un sorriso, non arrendendosi alla mia sgarbata boccaccia. Mi tirai su e mi poggiai sullo schienale del letto, mentre raccoglievo i lunghissimi capelli in una toppa. Stringevo ancora gli occhi stranita e arrabbiata. Aveva addirittura alzato accuratamente la serranda e la tenda per farmi piombare proprio in faccia quel raggio insistente di luce mattutina
“Eh si vabbè, buongiorno”
Mugolai nera come la pece. Mi ributtai sotto le lenzuola visto che i miei occhi non erano capaci di restare aperti più di cinque secondi consecutivi
“Dai, alzati scema ti vogliono al telefono”
Vedevo che la sua pazienza era tanta e sinceramente non riuscii mai a capire quale fosse il suo segreto per rimanere sempre calmo in situazioni snervanti, come quella che gli stavo appena presentando davanti agli occhi
“Ma che ore sono?”
“Le sei e mezza”
Allora, o qualcuno si divertiva a farmi degli scherzi imbecilli o si erano tutti coalizzati per farmi alzare strana quella mattina
“Ma chi cazzo è che mi chiama alle sei e mezza, poi proprio a me? Mah..”
Mi tirai di nuovo su con sforzo, sbuffando sonoramente ogni qual volta facevo un movimento
“Eva, finiscila con ste parolacce ! Era Alessio, ha detto che è molto importante. Richiamalo”
Posò il telefono portatile sul comodino ed uscì visibilmente arrabbiato dal mio comportamento. Gli davo pienamente ragione, a volte ero davvero intrattabile. Presi la cornetta e composi quel numero. Già sapevo con chi sfogare la mia irritazione

-Pronto?-
-Si può sapere cosa hai dentro quella zucca vuota? Pertuttelepalette sono le sei e mezza ! –
- Ahahah, mi sei mancata anche tu Eva !-
- Sisi vabene. Andiamo al sodo, per quale motivo di importanza mondiale hai osato svegliarmi a quest’ora? –
- Ahahah mi fai morire quando sbrocchi –
-Ssse vabbè Alè, spero tu non mi abbia chiamata per dirmi questa perla di saggezza, sennò sai che potrei strozzarti –
- Ahahah, nono tranquilla tesoro.. Allora mi ha chiamato la polizia Italiana che ha lavorato insieme a quella lì in America per le indagini..-
- Cazzo, cos’è successo adesso? Opertuttiisantidelparadisoo -
- Ahah tranquilla. E’ tutto finito Eva, finalmente è finito tutto-


Non ci potevo credere, quella si che era una buona notizia degna di un sorriso nonostante la luna storta di prima mattina ! Dopo una breve chiacchierata non persi tempo e mi fiondai al piano di sotto, finalmente libera da quel peso che mi faceva stringere lo stomaco di terrore. A volte mi capitava di sentire ancora l’odore di quei giorni sulla mia pelle e mi sembrava d’impazzire. Mi chiudevo in doccia e strofinavo con forza con il sapone sulla mia pelle, come se fosse macchiata, marchiata a vita da quella che aveva tutta l’aria di essere una condanna che mi sarei costantemente portata dietro, come un fardello da sopportare.
"Michael li hanno arrestatiiiii!"
Lo vidi intento a bere il solito succo d'arancia ed addentare una mela rossa quando gli saltai praticamente addosso, agganciando le gambe e le braccia intorno al suo corpo longilineo
"Davvero? Ma che bella notizia allora!"
Mi afferrò per la schiena stringendomi ancora di più, estremamente felice anche lui e mi fece girare insieme a lui su se stesso. Mi sentivo più leggera, libera, sollevata, di nuovo potevo respirare quel po’ di normalità che ultimamente avevo poco assaggiato. Gli iniziai a posare tanti piccoli baci su tutta la faccia mentre lui rideva col suo riso che contagiava chiunque gli fosse di fianco
"Scusa per prima, è che quando mi sveglio con la luna storta sono terribile. Scusa scusa scusa"
Mi poggiò sopra l'isoletta della cucina e affondò la sua testa sulla mia spalla, iniziando a posare piccoli baci sul collo facendomi solletico per la delicatezza con cui mi accarezzava
"E' il tuo modo per dirmi che mi hai perdonato Mike?"
Lui rise con approvazione e posò le sue labbra sulle mie, un piccolo tocco quasi sfiorato che lentamente divenne un bacio appassionato. Mi staccai e sgusciai dalla sua presa, risalendo in camera per tornare a riposare
"Eva! Dai vieni con me, esci un po’ ora che puoi no? Oggi devo registrare un video!*"
"No Mike, non mi và sono stanca torno a dormire!" Era lì sotto la rampa di scale che si avvicinava coi suoi occhi da cucciolo volendomi supplicare "Ah nono così non vale dai! Essù Michael non fare così"
Saliva gradino per gradino mentre io indietreggiavo, dirigendomi su per le scale, rimanendo a distanza di sicurezza da quel potente sguardo a cui sicuramente avrei ceduto
"Dove scappi Snow!"
Le sue braccia mi afferrarono da dietro, sollevandomi e trascinandomi in stanza mentre lo supplicavo di mollarmi.
“Ora sei tutta mia”
Mi posò sul letto, stendendosi al mio fianco. Prese ad accarezzarmi i capelli mentre i suoi occhi erano incatenati nei miei. Si avvicinò ancora di più e prese la mia mano, intrecciando le nostre dita
“Dai dormi, dopo pranzo andiamo .. “




"Suuuu svegliatiiii ahah"
Continuava a ridere e io facevo finta di dormire ancora per sentire la sua voce e il suo riso che incalzava, i suoi baci sulle mie guance e un sorriso uscì involontario
"Vabbeneee vabbeneee Mike, prendimi qualcosa da vestire però, non mi và"
"Okok, devi mettere pure la crema sulla ferita, ricordamelo!"
Disse con tono premuroso alzandosi dal letto rivestito di tutto punto, mentre ammiravo con occhio vigile e nascosto tutta la sua bellezza che lo faceva risplendere sotto quella finestra illuminata
"Certo papà certo te lo ricorderò"
Gli risposi facendo la voce da piccola bimba, punzecchiandolo ancora. Andai subito in doccia e sentivo lui frugare nell'armadio in cerca di qualcosa, sapevo se ne intendeva molto di vestiti, così lo lasciai divertire. Uscii poco dopo tutta pronta, con il telo addosso, sedendomi sul letto. Michael vedendomi arrossì e abbassò lo sguardo, indicandomi i vestiti sulla poltroncina vicino la finestra. Si diresse frettoloso verso la porta e senza nemmeno voltarsi parlò
"Sbrigati, sennò chi lo sente Quincy! Certo che nel tuo armadio c'è un macello!"
Risi divertita dalla sua esclamazione, lui tutto precisino, la sua camera rifletteva con chiarezza ciò che era : un perfezionista. La scrivania sotto la finestra, un libro al centro sotto la piccola lampadina, il portamatite a sinistra del libro con una penna blu, una rossa, una matita e una gomma dentro. Il comodino idem, tutto nel massimo dell'ordine. Non c'era nemmeno una piega sul letto, il tappetino vicino era sempre nello stesso posto. Appena usciva dalla stanza prima di andare via controllava sempre che tutto fosse come al solito, e se non lo era provvedeva subito. Totalmente l'opposto di quello che potevo essere io, una disordinata cronica, se fosse entrato in camera mia forse verrebbe colto da un infarto per il caos che vi regnava dentro: fogli, giornali, libri, astucci, quaderni, palloni e pallette,foto sui muri, vestiti spesso posati sulla sediola alla rinfusa, ma in tutto ciò io trovavo la mia armonia e quella era casa mia
"Ma che dici, è solo che sono diversamente ordinata"
Rise scuotendo la testa e mi vestii in fretta, poi guardai la mia immagine allo specchio con gli abiti scelti da lui. Una camicia semplice azzurrina dentro un jeans chiaro e stretto
"Mikeeeeeeee, la crema!"
In due secondi era già in camera con tutto il kit medicazione in mano. Come cinque giorni a questa parte fece il suo piccolo intervento da medico, che puntualmente si concludeva con un bacio sopra la ferita che si stava riprendendo piano piano
"Metti una scarpa comoda che torneremo tardi"
Infilai la converse azzurro acceso a stivaletto, infilandoci i pantaloni dentro e scesi prendendo Puffetto. Una breve colazione per me e nel giro di una decina di minuti eravamo in un limousine per arrivare allo studio da Quincy, doveva sistemare delle cose per la canzone del video. Prima di scendere mi infilai prontamente gli occhiali di Mike che ormai avevo sempre io. Lui ogni giorno usciva con un paio diverso, non so quanti ne avesse, ma doveva essere proprio fissato, idem con gli orologi. Ne aveva molti, un giorno sul comodino ne avevo visti posati quattro che sembravano identici, ma solo con qualche particolare diverso
"Copriti bene Snow, mi raccomando"
Sempre la sua paura di farmi fotografare. Aveva il terrore che fossi tartassata anch’io nella stessa maniera che usavano con lui. Ci soffriva per tutte quelle assurdità scritte in quei pezzi di carta. Lo descrivevano per ciò che non era, si fermavano alle impressioni che dava, ma non erano mai capaci di scavare a fondo. Voleva solo essere amato..
"Dai Mike ma chi ci vorrà essere, su usciamo"
A volte era davvero esagerato secondo me. Si vedeva che non c’era nessuno fuori, nemmeno fan o corteggiatrici spietate, e lui si ostinava a farmi impacchettare come un regalo di Natale per non essere vista o riconosciuta. La domanda sorgeva spontanea, ma da chi visto che non girava un’anima viva?
Entrammo e fummo subito nel solito studio dove ci aspettava un Quincy allegrissimo come sempre
"Mike ma possibile che fai sempre ritardo?"
Fu il benvenuto di Q appena sentì aprirsi la porta dello studio, senza nemmeno guardare chi fosse
"Colpa sua Q, prenditela con lei"
Disse Michael scherzando e puntandomi un indice sul naso. Q si girò e mi accolse con un mega sorriso pieno di felicità per non so quale motivo ancora. M faceva piacere ed ero in estrema sintonia con lui. D’altronde a chi poteva star sulle palle un uomo così gentile e cordiale come lui? Credo nessuno
"Ah Eva! Che piacere rivederti! Come stai tutto bene?"
Mi poggiò una mano sulla spalla con fare amichevole
"Ehm, sisi grazie mille, sto benissimo"


Dopo svariate chiacchiere e dopo aver completamente eliminato quel pizzico d’imbarazzo iniziale, mi misi a sedere più distante da loro a coccolare il mio Puffetto. Michael era insieme a Quincy perfezionando una melodia, da circa un’oretta. Poi quando Q uscì lui si precipitò verso di me strisciando nella mia direzione con quella sedia girevole con le rotelle. Sembrava un bambino alle prime prese con il triciclo, ancora un po’ impacciato ma con tanta voglia di imparare. Mi venne sempre più vicino e a pochi millimetri dalle mie labbra sussurrò dolcemente
"Sei bellissima questa mattina sai?"
Poggiò le sue labbra sulle mie, per poi intrufolarsi con la lingua nella mia bocca per cercare la mia, ancora e ancora, senza stancarci l'uno dell'altro
"Michael bene allora dobbiamo allung..."
Entrò Quincy e ci beccò proprio durante il nostro bacio. La situazione era a dir poco imbarazzante, e se ne avessi avuto la possibilità mi sarei scavata una fossa per sotterrarmi dalla vergogna. Il mio viso assunse un’aria da pomodoro maturo, così come quello di Michael, che si grattava la nuca nervosamente. I secondi che seguirono parevano non terminare mai, il silenzio si era impossessato di quello studio e sembrava non volersene andare. Abbassai la testa non incontrando lo sguardo di nessuno, evitando di alzare ancora la temperatura eccessiva che stava raggiungendo il mio viso. All’improvviso una grassa risata si fece sentire forte e , come un fulmine a ciel sereno. Posai gli occhi su Q che ci guardava divertito dalla scenetta che aveva prima interrotto e poi creato
"Quando il gatto non c'è i topi ballano eh?! Dai susu, che credevate che non me ne ero accorto che state insieme?"
Io guardai Michael ancora più rossa. Io non sapevo se quella nostra storia poteva essere definita con un ‘Noi’. Non sapevo cosa ne pensava Michael a riguardo perché non ne avevamo mai parlato. Una tremenda paura mi salì in gola. E se per lui non ero poi così importante quanto lo era per me? Prima che potessi contorcermi in mille giri di discorsi e parole confuse che mi avrebbero fatto delirare Michael parlò
"Oh bhè Quincy ma, c'è non..cioè è..però ..ma si c'è.." Lo guardai con un sopracciglio alzato, non riusciva a mettere in fila due parole, sembrava così in imbarazzo "Okok, hai ragione, stiamo insieme"
Quincy sorrise, poi Mike si voltò verso di me e mi stampò un bacio sulle labbra
"Suvvia ora continuiamo a lavorare!"
Il mio povero cuore riprese il suo normale ritmo. Tirai un sospiro di sollievo, e piano piano un barlume di felicità accese il mio sorriso. Come avevo potuto pensare quelle cose su di lui? Dovevo fidarmi, e pure ciecamente di un ragazzo che mi aveva praticamente fatto tornare a vivere una vita decentemente. Mi aveva sostenuto e aveva lottato con me contro quelle ingiustizie che mi si erano rivoltate contro, ed avevamo anche vinto. Questo era il momento di tornare a vivere..Forse quella giornata non sarebbe andata così male come avevo previsto, visto il mio umore pessimo.
Nel giro di pochi minuti mi addormentai come una pera cotta con la testa poggiata sopra quel tavolinetto e Puffetto insieme a me. Come al solito Mike mi dovette svegliare con i suoi strattoni che erano capaci di mandarmi in bestia, ma per quella volta cercai di mantenere un umore sobrio e di non peggiorare ulteriormente la situazione. Mi alzai controvoglia, ancora intontita, mentre la risata di Quincy mi manteneva un po’ su, così ci avviammo verso l’uscita. Non infilai niente in viso, occhiali, cappello o sciarpe varie. Non ne vedevo l’esigenza nonostante Michael mi aveva ricordato di metter qualcosa con una sola occhiata. Feci finta di non vederlo e prendendomi la mano uscimmo insieme. Ovviamente la mia cara amica sfortuna mi stava aspettando proprio fuori. Dietro una specie di siepe spuntarono decine di flash alla velocità della luce. Rimasi frastornata da tutto quell’abbagliare di fronte ai miei occhi così Michael mi coprì il viso al meglio che poteva con il suo cappello, ma ormai quei tizi avevano fatto il loro lavoro.. Maledetti siano i paparazzi

"Ecco che ti avevo detto?!"
Eravamo in limousine e Mike era leggermente incazzato con me, leggermente. Quincy aveva capito l’aria che si respirava, così salì insieme a Wayne al fianco del guidatore
"M..Mike mi dispiace ma che ne potevo sapere io?"
Balbettavo per non so quale lontano motivo, ma la sua espressione fredda mi faceva paura. Era infastidito e stizzito da quello che era appena successo, e quell’aria da cucciolo dolce non sembrava farsi più viva sul suo volto in quel momento
"Ma io lo sapevo! Che sono scemo quando ti dico che devi coprirti? Che parlo a vanvera? O forse lo faccio per un buon motivo visto che ne so qualcosa e forse ho più esperienza di te su queste cose?"
Abbassai lo sguardo provata e risentita dalle sue parole, dal suo comportamento. Aveva ragione, ero stata una stupida, cavolo. La macchina si mise in moto ed io mi trovavo sola in quell'enorme sedile, Michael era seduto di fronte a me, con la sua faccia amorfa. Avrei preferito che Quincy fosse salito dietro con noi almeno il peso di quel silenzio sarebbe stato meno insopportabile. Continuò così tutto il lungo viaggio, con non so quale meta, con lui che mangiava frenetico una gomma provocando un suono ritmico a dir poco snervante, mentre io osservavo il paesaggio scorrere fuori dal finestrino evitando proprio di guardarlo. Mi sentivo totalmente in colpa, cosa sarebbe potuto succedere per colpa mia? Avevo voglia di piangere, ma per una volta mi trattenni, avevo ragione stamattina, questa non sarebbe stata una bella giornata, proprio per niente
"Dai scendi.."
Mugugnò aprendo lo sportello voltando lo sguardo altrove. Scesi con l'espressione di un cane bastonato e misi gli occhiali, per nascondere i miei occhi velati di sconforto, nonostante fosse sera, e il sole era ormai calato. Ci trovavamo in una periferia di non so dove, in un vicolo chiuso. Tutti andarono verso Mike, cameraman, costumisti e iniziarono a spiegargli qualcosa, presumo sul video che avrebbero dovuto girare lì. Io mi allontanai rapidamente
"Dove posso andare Quincy?"
Il mio tono di voce era basso e flebile, e credo che Quincy capì tutto perché sul suo viso non c’era più il solito sorrisone. Questa volta i suoi occhi sembravano compatirmi
"Vieni ti presento una persona con cui sicuramente stringerai amicizia"
Mi prese sottobraccio e con la coda dell'occhio vedevo lo sguardo di Michael seguirci mentre parlava con qualcuno. Era duro, e non mostrava un minimo di emozione che non fosse arrabbiatura. Entrammo in un edificio che era stato utilizzato come camerino per coloro che avrebbero girato il video insieme a Mike. Mi portò in uno stanzino dove un ragazzo muscoloso e mulatto stava sistemando dei vestiti. Mi sembrava avesse un viso conosciuto, o meglio era solo impressione. Aveva gli zigomi alti e sporgenti che preannunciavano due occhioni verdi enormi. Era molto alto e la canottiera bianca che indossava non faceva altro che evidenziare una scolpita tartaruga, frutto di duro lavoro.
"Richard lei è Eva, è la calciatrice italiana di cui si era parlato! Mi raccomando trattala bene"
Io rimasi come un'ebete di fronte a quel ragazzo che mi si presentava davanti. Non capivo perchè Quincy mi aveva portato proprio da lui, mah. Il ragazzo cominciò a incalzare i suoi discorsi e io rimanevo ad ascoltarlo tranquilla, aggiungendo poi la mia opinione a riguardo. Dopo un po' di chiacchiere mi fece visitare la scena del video, raccontandomi un po' di come era finito lì e cose varie. Era davvero divertente e così spontaneo che per un po' dimenticai la storia di Michael. Rideva e mi trascinava con lui. Dopo un'ora che mi fece girare in lungo e largo quel posto sconosciuto senza smettere mai di parlare, quando una voce lo chiamò e scappò via
"Dopo faremo un po' di pallegi ehh, voglio vedere la campionessa italiana come se la cava"
Risi e mi accomodai su una sedia in un angolo, aspettando di vedere quel benedetto video. A pochi passi da me potei scorgere la figura di una ragazza con un vestito corto, decisamente troppo corto per i miei gusti, che mi squadrava dalla testa ai piedi con aria schifata. Io come al solito ero seduta con la schiena e i piedi poggiati sui due differenti braccioli, alla peggio modo insomma. La riguardavo a sua volta alzando gli occhiali sulla testa, tirando indietro i capelli. Sostenni il suo sguardo per un bel po’, poi si girò facendo smuovere tutta la sua chioma riccia tra l’aria. Non so chi fosse e non mi interessava, ma doveva essere un po’ troppo piena di se quella lì. Poi vidi uscire Michael pronto con gli abiti di scena, un tuffo al cuore. Era un po' pensieroso, glielo leggevo in faccia, ma cercava di nasconderlo come meglio poteva. Aveva un pantalone nero con una corda bianca che fungeva da cinta con i soliti calzini e mocassini, sopra una camicia blu con la canottiera bianca. Si sistemava i capelli in un codino basso quando quella ragazza lo abbracciò da dietro. Lui colto all'improvviso si girò e quando la vide il suo viso sembrò colto da un'esplosione di felicità
"Ohh Tatyy che piacere rivederti come stai?"
E le stampò un sonoro bacio sulla guancia. Era davvero bella, devo ammetterlo, con quel fisico che pareva scolpito sotto quel tubino nero e continuavano ad abbracciarsi e a parlare con due sorrisi a trentasei denti stampati in faccia. Capii che quella doveva essere la ragazza che Mike avrebbe dovuto sedurre nel suo video, come mi aveva già spiegato mentre lo ascoltavo distrattamente. Stavo rosicando lo ammetto, l'apice della rabbia era giunto quando lei stava per andare e Mike la prese per un braccio stampandole un altro bacio sulla guancia. Ok, avrei potuto spaccare tutto, ma mi limitai ad alzarmi dalla sedia e ad andare verso la limousine dove c'era Puffetto. Di certo non volevo continuare a far da spettatrice a quello smielato siparietto che mi si era presentato davanti. Magari poi i miei arti non avrebbero risposto agli imput del cervello e sicuramente avrei combinato qualche macello. Meglio prevenire che curare..
"Ehi dove vai?"
Michael mi prese per un braccio facendomi girare verso di lui. Controvoglia assecondai il suo movimento e mi parai di fronte alla sua faccia, assumendo anch’io quell’espressione irritante.
"A sedere in macchina, mi lasci per favore? Mi fai male"
Dissi molto infastidita cercando di sfilare il braccio dalla sua stretta che mi stava facendo realmente male. Non riuscivo a capire a cosa servisse quell’improvvisa scenata che mi stava facendo. Lui poteva sbaciucchiarsi la tizia mentre io non potevo nemmeno muovermi?
"Non resti a vedere il video?"
Aveva una voce atona, che non lasciava trasparire nessuna emozione. La cosa mi irritò ulteriormente. Il suo sguardo freddo mi faceva rabbrividire e così mi scansai dalla sua presa. Non avrei resistito a lungo a una situazione del genere senza sbottare. Quindi meglio evitare
"Non lo so adesso non mi và"
Con uno scatto stizzito sgattaiolai via molto innervosita. Lo sentii allontanarsi e tornare sulla scena.


Con lo sportello aperto giocavo un po' con Puffetto, vedevo i cameraman fare delle prove per le riprese, mentre i ballerini ripassavano i passi con Michael presumo, ma non riuscivo a vedere bene perché erano molto distanti. Tra le ragazze del video c'era anche LaToya che appena mi vide mi alzò un dito medio, mandandomi con galanteria a quel paese. Stavo per alzarmi e piazzarle uno schiaffo su quel muso snervante, quel giorno mi ci avrebbe trovato proprio precisa, quando però arrivò Richard
"Ehi Eva! Allora ti và di fare due passaggi?"
disse mostrandomi il pallone che aveva tra le mani. I miei occhi alla vista di quello splendore sferico si illuminarono, quasi come se avessero visto la cosa più bella e più cara del mondo
"Non potrei mai rifiutare un'offerta del genere"
Sorrisi e mentre ci scambiavamo la palla con giochetti acrobatici parlavamo un po' di noi. Lui era stato assunto nel team di Michael da Quincy, suo amico. Dava solo una mano a costumisti e cameraman, non era specializzato in qualcosa in particolare. Ma quel lavoro gli serviva per racimolare qualche soldo in più, visto che ne aveva la possibilità aveva giustamente colto l’occasione, sfruttandola. Aveva anche lui origini italiane, ma ormai da 18 anni si era trasferito lì in California per il lavoro, cioè manager, o meglio dirigente di una società discreto livello lì del luogo
"Ma tu come mai sei qui?"
Disse passandomi la palla con un lancio alto, che presi al volo tra i miei piedi
"Bhè, è una storia un po' particolare, poi per il momento non posso parlarne, mi dispiace"
"Ahh, tranquilla! Ti andrebbe di bere qualcosa?"
"Si certo!"
Posai la palla a terra e Richard mi condusse verso una porticina. Voltai lo sguardo e vidi Michael fermo a guardare verso la mia direzione mentre gli altri ballerini provavano ancora. Era visibilmente arrabbiato, e stava venendo dietro di noi, che stavamo entrando in una stanza dove c'erano tutti i tipi di succhi e bevande varie sopra un tavolo
"Eva, mi farebbe piacere tornassi dillà"
Mi voltai richiamata ancora dal suo tono di voce così diverso dal solito e il suo sguardo pungente mi faceva male
"Si ecco tra un po' arrivo"
Feci per girarmi e prendere un'aranciata quando la sua mano prese il mio polso con forza
"No, adesso"
Mi guardava fisso negli occhi senza battere ciglio mentre mi stringeva un polso che iniziava a farmi male. Così sotto gli occhi basiti di Richard mi trascinò fuori. Non riuscivo a capire quel comportamento così improvvisa
"Scusa è mi faresti male, non sono un cane da trascinare a destra e sinistra!"
"Chi era quello?"
Parlava sottovoce con i denti stretti per non farsi sentire e marcare un po' il tono irritato. Non avevo mai visto quel lato di Michael, e non ero ancora capace di capire se poteva essere una nota positiva o negativa.
"Ma oddio santo! Calmati!"
Mi misi a sedere sulla sedia all'angolo dove ero pochi minuti prima e lui mi si mise di fronte mentre io cercavo di evitare il suo sguardo.
"No non mi calmo Eva! Ti ho portato con me perchè mi farebbe piacere che tu stessi qui, no con qualche altro ragazzo non so dove"
"Scusami eh cosa stai insinuando?"
Questa situazione stava iniziando a farmi spazientire. Non mi piacevano quei pensieri che si era fatto saltare in mente
"Niente lascia perdere"
E se ne andò via. Lo raggiunse subito 'Taty' che credo avesse ascoltato tutta la nostra discussione. Lo prese sotto braccio facendogli tornare un bel sorrisone in viso. Io e quella ragazza non saremo mai andate d'accordo, me lo sentivo proprio.

Le riprese erano iniziate ormai da una buona ora ed io rimasi lì su quella sedia con le gambe incrociate a guardarmi le scarpe un po' sporche dopo aver fatto quei pochi palleggi. Sentivo la canzone scorrere in play back e i cameraman girare per quella via intorno ai due protagonisti che sembravano divertirsi da morire. Un velo di estrema tristezza calò sul mio umore, così andai a prendere Puffetto e me lo coccolai un po', evitando di guardare quella scenetta a dir poco odiosa tra quella e Michael. Ormai erano a metà delle riprese ma non ne potevo proprio più, con la tipa che sculettava e Mike che le guardava per bene il di dietro. Poi mi si mise vicino Richard che con il suo lavoro aveva finito
"Eva, ma cos'è successo prima?"
"Eh?" Ero immersa tra i miei pensieri e lui mi ripeté la domanda "Ah, no niente tranquillo"
"Scusami se sono stato la causa di qualche litigio, non volevo, c'è avevo solo voglia di parlare.."
"Ma lo so lo so, è stato solo un malinteso. Mi fa piacere parlare con te"
E gli sorrisi. Passammo così tutta la serata, chiacchierando del più e del meno, almeno non avevo guardato quel video che stava prendendo vita in quella buia via di periferia. Al termine tutti si fecero un grande applauso complimentandosi tra loro, lo sapevano che sarebbe stato un successo
"Io vado Eva, il lavoro mi aspetta! E' stato un piacere conoscerti"
E fece una carezza al mio cagnolino che per ricambiare gli leccò tutta la mano, come al suo solito
"E' stato un piacere anche per me Richard, spero di rivederti presto!"
"Prendi, quando vuoi fare due chiacchiere con un amico chiama pure"
Mi fece un occhiolino e tra le mani mi ritrovai il suo bigliettino da visita. Rimasi così ancora per un po' sopra quella sedia con lo sguardo perso nel vuoto lungo una strada sporca girando distrattamente quel cartoncino tra le mani, mentre il mio pensiero martellava sempre su un’unica persona .

"Ehi..ehi Eva ci sei?" Quincy mi passava la mano davanti agli occhi cercando di richiamare la mia attenzione "Vieni andiamo"
Alzai lo sguardo e tutto era come prima, niente più telecamere, fili e cose varie. Come potevo non essermi accorta che avevano messo tutto a posto ? Ancora perplessa e immersa in pensieri contorti che mi facevano male raggiungemmo una macchina, non era la limousine di Michael, notai che non c'era più lì. Entrai nei sedili dietro e Quincy chiuse la porta, rimanendo fuori
"Ti riporterà a casa lui"
"Michael?"
Vedevo il suo sguardo abbassarsi un po' in imbarazzo. Rimasi a fissarlo confusa per quello strano atteggiamento
"Michael ha riaccompagnato a casa Tatiana, la ragazza del video"
Bam ! Colpita e affondata ! Il respiro pareva essersi mozzato per svariati secondi, mentre scorrevano nella mia mente le immagini di loro due insieme. Bene. Il tutto non si poteva concludere in modo migliore, con Michael che mi lasciava lì per riaccompagnare quella tipa là che gli faceva il filo. Forse avevo sbagliato tutto, a fidarmi di lui. Forse ero stata ancora una volta troppo ingenua. Mi stesi lunga su quei sedili, tanto il viaggio sarebbe durato molto e potevo prendermi tutto il tempo che volevo per riflettere. Le lacrime cominciarono a scorrere lentamente e Puffetto mi leccava per consolarmi, quella volta non c'era Michael al mio fianco. Quella volta era lui la causa di quel pianto. Arrivammo a casa e mi fece scendere. Ero ancora sovrappensiero ed estremamente stanca da tutto me ne tornai in casa. Era tardi e gli altri erano sicuramente a dormire. Mi fermai a sedere sull'isoletta al centro della cucina a dare da mangiare al cagnolino e per fare cena, nonostante fosse piena notte. Avevo gli occhi rossi e gonfi, segnati dalle lacrime e dalla stanchezza che si era accumulata. Mi sentivo tradita, presa in giro, proprio da lui, e non mi sarei potuta sentire peggio. Rimanevo lì immobile a fissare il vuoto scuro mentre facevo penzolare le gambe, sbattendole ritmicamente contro il ferro del mobile su cui ero seduta. La porta si aprì alle mie spalle, lasciando squarciare il buio da una fioca luce dorata che proveniva dall’esterno
"Eva" La sua voce era tornata quella flebile e dolce di sempre. Rimasi sulle mie non rispondendo. Lo sentivo avanzare verso di me, ponendosi di fronte al mio volto, ma non lo guardavo, continuavo a fissare un punto altrove la sua figura "Eva"
Aveva alzato un po' di più il tono sperando di ricevere una risposta quella volta
"Che c'è Michael, che c'è?"
Avevo la voce decisa, ma sarei voluta scoppiare da un momento all’altro. Tenermi tutto dentro mi faceva solo sentir peggio
"Mi dispiace per come ho reagito per la storia di quel ragaz.."
Non lo feci finire che scesi dallo scaffale oltrepassandolo. Non avevo voglia di sentirlo scusarsi dopo che si era divertito come se niente fosse successo mentre mi aveva lasciata in un angolo a patire quella tristezza che mi aveva causato
"Si vabbè. A domani"
Dissi lasciando trapelare tristezza involontariamente. Lui mi prese per i fianchi e mi fece girare davanti a lui, obbligandolo a guardarlo negli occhi
"Ehi, ehi dove vai Eva, rimani qua con me"
"Perchè mai dovrei rimanere?"
"S..scusami, hai ragione mi sono comportato male, ti ho trattato male!"
"Lo so che ti sei comportato male Michael, lo so! Ma forse avrei dovuto aspettarmelo, forse ho sbagliato io! E mi dispiace per quei paparazzi, ma ora fammi andare!"
Tirai un sorriso finto e feci per andarmene ma ancora una volta mi fermò, ma rimanere e guardarlo mi faceva male, tanto male
"Nono ti prego Eva, ti chiedo scusa per il mio comportamento, sono stato davvero pessimo, sia per i paparazzi sia per quel ragazzo e sia per non averti riaccompagnata"
"No Michael non è il fatto di non avermi riaccompagnata, è il fatto che se Quincy non mi avesse avvertito che per me c'era un'altra auto, visto che tu eri andato a riaccompagnare quella, io sarei stata lì tutta la notte ad aspettare te. La potevi riaccompagnare, sono [CENSORED] tuoi, ma almeno mi avresti potuto avvertire! Hai trattato male quel povero ragazzo che mi ha presentato Quincy visto che ero sola, per cosa? Perchè mi ha offerto da bere! Poi mi trascini fuori per costringermi a guardare tu che fai il don Giovanni con quella tizia là. Davvero gentile!"
Era più forte di me, certe cose non riuscivo proprio a tenermele dentro e le lasciavo scorrere quasi come fossero una patata bollente da mollare a qualcun altro, per evitare che potesse scottare me. Ci mettemmo seduti sui gradini delle scale, a dovuta distanza. Lo vedevo abbassare il capo un po' risentito, quella maschera di rabbia e gelosia era sparita ed era già un passo avanti
"Lo so Eva. E' che il fatto dei paparazzi mi ha fatto innervosire, sono preoccupato, non voglio che si dica in giro che noi due..che noi due stiamo insieme. Sono capaci di tutto quelli, e non voglio che ti incomincino a torturare!"
"Ma a me non me ne frega niente Michael! Ma ho capito, non mi farò vedere più in giro con te, danneggerei solo la tua immagine"
"Non dire scemenze! Lo sai benissimo che non è questo il punto. Non lo faccio per la mia immagine, lo faccio per te, non voglio che ti perseguitino come fanno con me, lo capisci questo?"
"Vabene Michael, lo capisco. Ma sappi che a me non interessa un fico secco se scrivono articoli su di me o cose varie. Non leggo quelle scemenze, e non me ne frega niente del giudizio degli altri, chiaro?"
Annuì con lo sguardo basso avvicinandosi a me pericolosamente. Subito misi le braccia avanti per non farlo venire troppo verso me. Non avrei resistito a quel potente sguardo e a quelle carnose labbra che sembravano fatte per esser baciate.. Eh no troppo semplice la faceva. Prima dovevamo mettere tutti i punti in chiaro. Non volevo rimanere con qualche dubbio irrisolto
"Fermo, fermo Michael. La tua 'Taty' invece ? L'hai baciata? Perchè l'hai riaccompagnata? Ti piace? Le piaci? Si vede chiaramente sai..Ci hai provato? Sei salito a casa sua? Anzi no, non me lo dire non lo voglio sapere"
Michael rise spontaneamente portandosi una mano sulla bocca per coprirsi. Finalmente un po' di quella risata che mi era mancata durante la giornata riprese a vibrare nell’aria
"Eva calmatiii! Non l'ho baciata, non ho fatto niente di niente con lei! Come puoi pensare certe cose?! Abbiamo solo un buon rapporto di amicizia nonostante ci conosciamo da poco e .."
"e lei ci prova spudoratamente!!"
Michael rise ancora per quella faccia un po' imbronciata e un po' irritata che mi era venuta fuori spontaneamente
"Ma non è vero, è così gentile, siamo amici e niente di più!"
"Sese, staremo a vedere. Michael me lo devi dire se ti ha baciato o se almeno ci ha provato, devi essere sincero hai capito?"
Stavo diventando leggermente logorroica, ma non riuscivo a trattenermi, era più forte di me. Quella mia valanga di domande era dettata solo dalla grande paura che avevo di perderlo
"Ma che bacio Evaaa! Non mi permetterei mai. La tratto come una amica, e niente di più"
"Perchè l'hai accompagnata? Perchè non mi hai fatto venire allora? Così conoscevo la tua 'Taty'.."
"Dai su non fare così. Mi ha chiesto di riaccompagnarla visto che avrebbe dovuto prendere un taxi" Solita monotona scusa da oca, tzè "Così ho accettato"
"Non hai risposto a una domanda, perchè non mi hai fatto venire?"
Lui era tornato ancora una volta in uno stato di imbarazzo farfugliando qualcosa di incomprensibile sottovoce
"Promettimi che non ti arrabbi però.." Annuii, ma sapevo già che non avrei rispettato la promessa " Mi ha chiesto di non farti venire perchè..perchè non le eri molto simpatica. Io le ho detto che eri a casa con me ma lei ha insistito per fare 4 chiacchiere da soli perchè non ci vedremo per tanto tempo"
"Io la uccido, la stritolo se la trovo sotto le mie mani quella lì"
Stringevo i pugni molto irritata da quella confessione, ma come si permetteva, l'unica che mi stava sul cazzo, detto chiaramente, era proprio lei, stà oca
"Eddai me l'avevi promesso Snow.."
Mi aveva chiamata col suo soprannome. Faceva sempre uno strano effetto sentirselo dire da lui con la sua vocina dolce
"Eh vabbhe ma quando ci vuole ci vuole Mike"
Mi si accostò cingendomi con un braccio da dietro la mia schiena e appoggiò la testa sulla mia spalla. Questa volta non opposi alcuna resistenza
"Poi mi ha dato il suo numero"
"Eh bhè ce lo sapevo, ma lo vedi l'intuito femminile?! C'azzecca sempre oh. Ovviamente è chiaro e scontato che non la chiamerai mai finchè sarai sotto il mio controllo"
Dissi ironicamente e lui mi strinse ancora più forte, trasmettendomi tutto il calore che emanava il suo corpo
"Era più che chiaro Snow, non lo farei mai" E mi posò un bacio con le sue umide labbra sul collo "Tu piuttosto col tipo? Vedo che ti sei data da fare"
Ironizzava anche lui, così decisi di restare al suo gioco. Ormai l’arrabbiatura e l’amarezza che aleggiava dentro me fino a dieci minuti prima era del tutto scomparsa
"Eh bhè in effetti, ho ammiratori ovunque, dovresti saperlo! Poi Biancaneve di nani ne ha 7, per adesso stiamo a quota 2, tu e Richard"
Mi morse il braccio per ripicca dopo aver ascoltato la mia scema sentenza
"Non ti azzardare, i nani non esisteranno in questa favola, sappilo, ma solo la bella Biancaneve e il principe"
Aveva il mio volto tra le mani e mi guardava negli occhi, nonostante fosse buio, avrei riconosciuto quella scintilla ovunque
"E, sentiamo, chi sarebbe il principe?"
"Io, io, io, io, io, io..non è così?!"
Mi sciolsi in un sorriso e mi lasciai andare in un bacio lento, sul sapore di freschezza, di menta che sprigionavano le sue labbra umide, poi mi staccai un poco
"Si si si si si, tu sei il principe" Continuò a baciarmi poi incominciò a posare altri piccoli baci sulla guancia, sull'orecchio "Richard anche mi ha dato il suo numero"
Sapevo non mi avrebbe ascoltato, troppo intento ad assaporare la mia calda pelle che si trovava sotto. Arrivò all'apertura della camicetta, e con le mani iniziò a sbottonare il primo, il secondo, il terzo bottone. Mi fece appoggiare la schiena e la testa sui gradini dietro, ed incominciò a baciarmi la parte scoperta nel mezzo dei due prosperosi seni. Ad ogni contatto corrispondeva un brivido da parte mia. Intanto aveva aperto tutta la camicetta, e con le mani prese a sfiorare ogni centimetro della mia pelle scoperta. Misi le braccia incrociate intorno al suo collo, così mi alzò da terrà e mi fece aggrappare le mie gambe intorno al suo corpo, salendo di sopra. Mi poggiò delicatamente sul suo letto e lui si mise sopra di me. Prese ad accarezzarmi il volto mentre mi guardava intensamente negli occhi poi posò ancora le sue labbra sulle mie fondendo appieno i nostri sapori, vogliosi ognuno dell'altro. Mi sfilò la camicetta, rimanendo solo in reggiseno, sotto il suo sguardo che non smetteva di osservarmi. Io incominciai ad aver paura di quello che sarebbe potuto succedere, infatti mi irrigidii sotto il suo peso, che percepì subito questo mio disagio. Quel momento di intimità che si era venuto a creare mi faceva inevitabilmente tornare alla mente quegli uomini schifosi e purtroppo avevo paura di quello che sarebbe potuto succedere. Non perché non mi fidassi di lui, anzi..Però avevo ormai un brutto ricordo di quella che era stata la mia prima volta e le volte a seguire. Dolore, tremolii, nausea, senso di vuoto, non mancavano mai dopo che si erano divertiti col mio corpo. Non avevo mai assaporato il vero sapore dell’amore totale, quel blocco me lo impediva, nonostante la voglia ci fosse se si trattava di Michael
"M..Michael io, io non voglio.."
Mi tappò la bocca con un altro dolce bacio
"Tranquilla, non ho nessuna intenzione di fare quello che credi. Voglio solo sentire la tua pelle sulla mia stanotte"
Sorrisi più rilassata, così iniziai a sbottonare la sua giacca per poi sfilargli la maglietta bianca a V. Un calore improvviso pervase il mio busto a contatto con la sua pelle. Ero un insieme di fremiti e sospiri sotto il solo peso del suo corpo che mi provocava tutto questo al solo contatto con il mio. Piano piano eliminammo tutto il resto, rimanendo solo in intimo sopra quelle fresche lenzuola che sapevano del suo odore. Intrecciavo i miei piedi freddi con i suoi caldi, in cerca di calore. Amavo i suoi piedi, affusolati e lunghi che coprivano totalmente i miei, piccoli e magri. Restammo così tutta la notte, ad ascoltare i nostri respiri affannati, intrecciati come in cerca di una parte dell'altro che fosse in grado di completarci..
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Sab Dic 03, 2011 9:39 pm


● Ͼapitolo Dodici


-Eva-


Le lusinghe e l'insistenza da parte di tutta -o quasi- la famiglia Jackson mi stavano facendo impazzire. Come potevo difendermi davanti a quegli occhioni che cercavano di convincermi a restare ancora da loro?
"Eva, lo sai che non disturbi ! Su, non farti pregare, noi vogliamo che tu rimanga ancora qua !"
Quella donna aveva dei poteri magici, ne ero convinta ! Quando voleva con la sua voce perennemente calma e rassicurante, riusciva a far passare per una cosa tranquilla anche una catastrofe mondiale. Continuava ad accarezzarmi la mano con movimenti ritmici e cadenzati, ma cercai di non farmi troppo abbindolare dai loro sorrisi. Non volevo disturbare, l'avevo fatto già per troppo tempo e stando lì magari gli avrei causato solo sgradevoli situazioni o incontri, e non volevo. Ero estremamente affezionata a loro, e solo l'idea di andarmene mi faceva star male. Era ormai abitudine svegliarsi con le chiacchiere di Michael o Janet, far pranzo con qualcuno e respirare quell'aria di famiglia che li circondava, e tornare alla mia vita normale mi faceva venire la nausea. Ma tanto prima o poi il lavoro mi aspettava e se fossi restata ancora per tanto la partenza sarebbe stata più straziante.
"No davvero Kathe.. Io non posso accettare ! "
La situazione incominciò a diventare quasi comica. Per più di un quarto d'ora si andava avanti tra le proposte di Michael, Janet, Randy, Joe.. e puntualmente un mio rifiuto imbarazzato le bloccava sul nascere. Non volevo sembrare sgarbata ai loro occhi, ma quella mi sembrava l'unica soluzione per non cedere ai loro inviti. In cuor mio sapevo che avrei già accettato di rimanere alla prima proposta, ma la ragione mi portava a essere più realista e razionale.
"Allora se domani partirai sappi che nessuno qui ti rivolgerà più la parola !"
La voce di mamma Katherine improvvisamente fredda e cupa mi spiazzò all'istante. Non teneva più la mia mano tra le sue accarezzandola, e tra me e lei in quel divano sembrava essersi creato un abisso di mezzo. Mi sentii morire, e ormai sapevo che quella battaglia tra ragione e cuore era ormai vinta da quel muscolo che mi batteva in petto. Mi lasciai sopraffare da quelle emozioni che avevo cercato di tenere a bada e mi sciolsi in un sospiro di liberazione
" Vabene vabene, rimango ! "
Sprofondai la mia schiena in quel morbido divano e lasciai rilassare i muscoli completamente contratti. Sentivo quei loro sorrisi abbaglianti distendersi dopo aver vinto quella piccola guerra
"Sapevo avresti ceduto"
Disse Katherine assumendo la sua normale espressione dolcissima e abbracciandomi smielatamente. Mi lasciai cullare anch'io all'incedere delle sue dolci parole..


***




Paesaggi nuovi e moderni scorrevano sotto i miei occhi da circa mezz'ora. Era mattina presto, prestissimo per i miei gusti, ma come al solito il Michael mattutino con le sue spinte e bacetti mi aveva svegliato costringendomi a seguirlo per qualcosa che gli avrebbe fatto sicuramente piacere. Avrei tanto voluto dormire ancora, ma come si può resistere a quegli occhi da cerbiatto innocente, quel tenero nasino, il labbro all'insù supplichevole e i suoi teneri baci che mi spargeva dappertutto? No, non si può, soprattutto se il tutto era accompagnato dalla sua inconfondibile risata

"Michael mi vuoi dire dove stiamo andando?!"
Dentro quella limousine le mie quaranta domande precedenti non avevano trovato risposta nel suo silenzio. La cosa mi irritava, non essere ascoltata o meglio non ricevere nemmeno una risposta, anche negativa, ma poi lo vedevo ridere e tutto mi pareva più bello
"Michael dai ti prego!"
Ok, ennesimo silenzio! Allora avrei dovuto agire in qualche modo per ottenere quella tanto attesa risposta. Mi scostai dalla sua mano che mi cingeva le spalle e iniziai a guardarlo con fare provocatorio. Mi misi a cavalcioni sulle sue gambe e iniziai ad accarezzarlo di baci sul collo. Sentivo lui preso così continuai fino all'orecchio mordicchiandolo un po'. Mi spostai verso il viso, lentamente, fino ad arrivare alle sue labbra. Feci per unire le nostre bocche mentre lui mi aveva preso per i fianchi, adesso portandomi più vicino a lui. Lo vedevo avvicinarsi per baciarmi ma delicatamente poggiai la sua fronte con la mia, non permettendo alle nostre labbra di fondersi. Era rimasto con la bocca dischiusa mentre cercava ancora invano la mia. Feci per riavvicinarmi e lui subito pronto a tuffarsi sulle mie labbra voglioso di quel contatto che lo aveva spinto a intrufolarsi con le mani sotto la mia maglia, ma ancora una volta agilmente schivai, lasciandolo insoddisfatto. Continuai così fino a che non divenne una sfida dove lo vedevo sempre più incuriosito da quel mio comportamento che lo aveva fatto giungere all'esasperazione

"Dimmi dove andiamo e mi arrendo"
Sibilai tra le sue labbra con un'aria provocatoria
"In ospedale a trovare dei bambini malati, porteremo dei doni"
Mi baciò con foga, quasi come se non aspettasse altro da chissà quanto tempo. Nella mia mente le sue parole divennero la cosa meno importante in quel momento, e mi lasciai andare perdutamente tra le sue carezze e baci che erano capaci di farmi impazzire..




Avevamo gli occhi di tutti puntati addosso appena entrati da quelle porte vetrate scorrevoli. Infermiere, dottori, nonostante fossero stati avvertiti della sua visita, sembravano aver visto un Dio calato in terra. Tutti con mega sorrisi rivolti a lui e scrutavano me curiosi, che immancabilmente ero diventata fucsia. Sentire tutti quegli sguardi addosso era davvero imbarazzante. Si avvicinò un dottore, credo molto importante, e tese la mano a Michael con disinvoltura
"Piacere signor Jackson! Sono Luis McDavid, coordinatore dei medici e chirurghi di questo ospedale. Siamo lieti di ospitarla nella nostra struttura, e come promesso, non permetteremo a nessun giornalista di avvicinarsi!"
Michael lasciò la mia mano e strinse quella dell'uomo col camice bianco davanti a noi
"E' un piacere per me poter visitare il vostro ospedale! La ringrazio per avermi concesso tale opportunità"
Continuarono a parlare mentre ci dirigevamo verso un ascensore. Quel tizio di medico sembrava che stesse esponendo tutte le sue lauree e meriti ricevuti, dandosi delle arie per far bella figura davanti alla famosa Pop Star. Parlavano a macchinetta, si spostavano da un argomento all'altro ogni dieci secondi, usando parole ricercate e raffinate. Pfff, che noia! Nemmeno si era presentato a me sto dottore, educato lui! Incominciai a fare i miei soliti viaggi mentali mentre con due guardie del corpo, il signorotto io sono io e bla bla bla, ci dirigeva verso il reparto riservato ai bambini. Finalmente aveva smesso di far funzionare quella radio che si ritrovava al posto della bocca, e quando spingemmo la porta per entrare, una trentina di bambini iniziarono a agitarsi e a emettere urletti di gioia in braccio ai loro genitori. Vedevo i loro visi riempirsi di gioia alla sola vista di Michael, gli occhi brillare e l'eccitazione prendere possesso del loro corpicino esile. Avevano tutti dai pochi mesi ai 10 anni credo. Si radunarono tutti intorno al soggetto della loro felicità, mostrandogli peluches, piccoli regali e mille disegni dei suoi ritratto. Mi ero messa in un angolino con Wayne, e guardavo Michael sedersi su una seggiolina e prendere con calma ogni regalo, in modo da poter scambiare due paroline con ogni piccolino. Era di una dolcezza incredibile, sembrava uno di loro, nei movimenti, nell'esprimersi con quella sottile vocina, il modo di ridere e scherzare. Se non fosse per quel corpo cresciuto che si ritrovava gli avrei dato massimo 8 anni. Adesso capivo perchè avrebbe voluto costruire la sua Neverland, nei bambini ritrovava un po' se stesso, il Michael bambino che qualcuno più grande e prepotente di lui gli aveva strappato costringendolo al suo lavoro. Con loro non doveva usare parolone da uomo colto per essere all'altezza, fingendosi quello che non era. Esprimeva tutto se stesso stando in loro compagnia, anche solo semplicemente muovendo la mano per gestire una marionetta dalla faccia buffa, o quando si metteva in quel minuscolo tavolino dai mille colori a disegnare insieme a loro assumendo un'espressione impegnata e concentrata. Passò così un po' di tempo con loro, poi il dottore io so tutto ci fece salire al piano di sopra. Ritrovai la mia mano stretta tra le sue mentre percorrevamo quei corridoi colorati ma pieni di dolore, e un brivido mi fece capire che quella timida stretta era tutto ciò di cui avevo bisogno per sorridere in quel momento. Arrivammo in un altro corridoio, ma questa volta quando Michael si spinse oltre la porta non c'erano bambini ad accoglierlo gioiosi, ma ci avvolse un angosciante silenzio premonitore di ciò che stavamo per vedere. Ci fecero accomodare nella prima stanza e in quelle candide lenzuola erano avvolte delle giovani testoline, alcune senza capelli. Un colpo al cuore e un'immensa tristezza mi pervase guardando gli occhi spenti e vuoti dei genitori accanto ai lettini dei propri figli. I sei bambini si misero a sedere a gambe incrociate, aspettando che Michael li salutasse. Scambiava parole con ognuno di loro, facendoli ridere a crepapelle, regalando loro dei giochi e firmando autografi. Io mi ero messa vicino a un lettino osservando la scena commossa, quando sentii una stretta al braccio che mi distolse dai pensieri che mi vagavano per la mente
"Ehi, ciao ! Come ti chiami?"
Seduta con i piedi a penzoloni verso di me c'era una bambina, che mi guardava tutta pimpante e felice. Aveva una bandana colorata da dove spuntavano due codine basse e corte, biondissime. Mi stupii della domanda, c'era in camera Michael Jackson, e lei voleva parlare con me? Poi capii che voleva solo un po' di compagnia
"Ma ciao, io sono Eva e tu come ti chiami? Quanti anni hai?"
Sorrisi passandole una mano sulla guancia, e lei mi rispose sfoderando la bellezza di quel sorrisone sincero e puro
"Io sono Elyzabeth, ma tu chiamami Ely, non sopporto il mio nome! E' lunghissimo! Ho anche un cognome lungo, pensa quando da grande dovrò firmare qualche documento, che noia! Comunque ho 10 anni. Tu sei la fidanzata di Michael?"
Sprizzava energia e felicità da tutti i pori, e faceva fatica a rimanere ferma e non gesticolare mentre parlava. Quella domande mi fece arrossire, e la vidi ridere mentre cercavo di elaborare una risposta. Era incredibile come una ragazzina di dieci anni fosse così sveglia e arzilla.
"Oh.. nono. Sono una sua amica, e così l'ho accompagnato qui! Sai da dove vengo? Io sono italiana, conosci l'Italia? Ci sono tanti bei posti!"
Mi fece cenno di sedermi accanto a lei, e continuò a parlare mentre prendevo posto sopra quelle bianche lenzuola
"Se conosco l'Italia? Uh sii! Quando abbiamo studiato i Romani a scuola mi sono appassionata molto! Infatti voglio vedere il Colosseo! Deve essere proprio grande grande ! La nostra maestra ci ha detto che c'erano anche le tigri per combattere con i gladiatori!"
Continuammo a parlare, fino a quando Michael incuriosito non si avvicinò sorridente. Passò una mano sulla testa di Elysabeth con fare amichevole e si avvicinò tra noi due quasi sussurrando
"Ely vedo che hai conosciuto Eva! Sai chi è lei? Però devi mantenere il segreto mi raccomando, ci stai?"
Capii che la conosceva già, poi si avvicinò ancora di più alle nostre orecchie, dopo aver ricevuto un giurin giurello da Ely, con voce sottile bisbigliò
"Lei è Snow White! E' la mia principessina ! E visto che è speciale, ho voluto farla venire con me per farla conoscere a una ranocchietta furbetta come te."
Il mio cuore si sciolse all'udire di quelle poche parole. Si dipinse un'espressione di stupore sul viso della bimba, che si tappò la bocca con una mano per non far arrivare il segreto ad orecchie altrui
"Mi sembrava troppo bella per essere una ragazza normale Michael ! E' proprio una principessa!"
I miei occhi sembravano non contenere più l'emozione di quei pochi secondi di colloquio tra i due bimbi, e mi sfuggì una lacrima che subito raccolsi con una mano, sperando che nessuno mi avesse visto. Michael la salutò con un grande abbraccio e si dedicò alle altre stanze dell'ospedale. Io, sotto richiesta di Ely, chiamai un medico per farle togliere il tubicino della flebo, in modo da poter fare una camminata in sua compagnia. Così la presi in braccio e la portai in una specie di area giochi, dove c'erano tutti i divertimenti possibili e immaginabili. Mi misi a scherzare anche io come una bimba con Ely che sembrava aver dimenticato il dolore di quel posto, ma si dedicava solo a vivere. Era una bambina tanto affettuosa, non aveva mai staccato la sua manina esile dalla mia, e mi abbracciava in continuazione. Mike finì presto il giro del reparto salutando tutti i genitori che continuavano a ringraziarlo infinitamente per la visita, per aver potuto anche solo per poco vedere i volti dei figli straziati distendersi in un sorriso. Venne così il momento di lasciare anche Ely, e nonostante non sapevo di quale atroce malattia era affetta, mi piangeva il cuore a lasciarla lì alla solita monotona vita, con milioni di visite, analisi e operazioni su operazioni. Aveva 10 anni, ed io alla sua età ero fuori a giocare, a divertirmi, a scherzare, a ridere con la mamma, a respirare aria fresca, non meritava questa sofferenza, nessuno lì dentro la meritava. Ma forse un Dio o un essere più grande di noi ha voluto così, forse sarà solo un passaggio, solo un periodo, solo un ostacolo da superare, e bisognava solamente lottare per vivere
"Allora ci vediamo presto Michael ! E' stato bellissimo conoscerti Principessa Snow White ! Spero di giocare ancora con te un giorno ! "
Mi piegai sulle mie ginocchia abbracciandola forte forte, mordendomi il labbro per evitare di scatenare un improvviso acquazzone sul mio viso. Ero felice però di averle regalato una giornata diversa, una giornata più felice e meno straziante. Il suo sorriso ne era la prova
"Tornerò presto e giocheremo a tante belle cose Ely! "
Anche Michael la salutò, riaccompagnandola nella sua triste stanza. Dentro me si contrastavano due sensazioni totalmente opposte, gioia e tristezza, e non sapevo cos'era quel nodo allo stomaco che mi faceva sentire strana. All'improvviso sentii due tocchi delicati posarsi sui miei fianchi e un odore si fece subito spazio nei miei polmoni, il suo profumo
"Snow, cos'hai?"
La sua voce preoccupata, non mi ero nemmeno resa conto che stavo piangendo come una fontana. Tentai di asciugarmi subito il viso, ricomponendomi un po', ma la sua mano fu più veloce a far scivolare via quelle gocce di tristezza. Il suo sorriso si aprì lucente come sempre davanti a me, cercando di rassicurarmi
"So perchè piangi, e ti capisco benissimo Snow" Prese a parlarmi tenendomi per mano mentre ripercorrevamo i corridoi per tornare in auto "Purtroppo noi non siamo nessuno per porre fino alla loro sofferenza già a quella tenera età, ma nessuno ci vieta di aiutare, e ancora aiutare. Perchè per molti forse potrà sembrare inutile far sottoporre a più cure possibili i malati di cancro quando sappiamo che solo una pochissima percentuale si salverà. Per me è diverso, ho fatto molte donazioni private per sostenere i malati di questo male così cattivo, per aiutare ricerche, per trovare nuove cure. Ma l'aiuto più bello che potremo dare a questi dolci bimbi è quello che tu hai fatto oggi ad Ely. Hai donato il tuo tempo, solo per vedere sul suo viso straziato un sorriso, per fuggire, anche per poco, da questa dura realtà e passare un'ora come bambini normali, cosa che purtroppo per lei, come per gli altri, non le è stata concessa. Quindi non piangere Snow, riempi il tuo cuore di ciò che hai ricevuto oggi, riempilo delle grida di gioia di quei teneri cuccioli. E' la cosa più bella che possiamo fare. Dopo ogni esperienza di questo tipo io mi sento.. come dire.. arricchito, si arricchito è il termine esatto. Abbiamo donato semplicemente 2 ore della nostra vita, e guarda cosa abbiamo ricevuto, qualcosa molto più grande di ciò che abbiamo dato, non credi?"
Un brivido percorse veloce tutta la mia spina dorsale, scuotendomi per le sensazioni che riusciva a trasmettermi con le sue parole, con le sue infinite verità. Avevo davanti agli occhi un esemplare raro di ciò che può essere definito uomo. Uomo che ama, che si dona, che si fa amare, che ti fa emozionare sempre, che sa essere forte e debole al punto giusto, o forse era solo un miraggio? Non poteva essere tutto concentrato in una sola persona. In un esile corpicino era racchiuso un grande animo che voleva scoppiare, che emanava amore da tutti i pori, che esplodeva per irradiare tutti con la sua splendente luce. E la cosa strana era che sedeva proprio qui, di fronte a me. Ma io lo meritavo tutto quello? Cosa potevo dare io a tale perfezione che mi aveva inondato con la propria essenza?
"Qui..quindi Ely è malata di cancro?"
Domandai seduta nei sedili della limousine che aveva ripreso il suo tragitto. Al solo accenno di quella parola che racchiudeva atroci sofferenze rabbrividii
"Si. L'avevo conosciuta in un altro ospedale, ma a mie spese l'ho fatta trasferire qui, perchè possono fare qualcosa in più, sono più specializzati."
Si distese sul sedile poggiando la sua testa sulle mie cosce. Presi ad accarezzargli i capelli, mentre lui giocherellava con le punte dei miei, lunghissimi
"Sai le piace tanto cantare e tutte le volte che le ho fatto visita voleva che intonassimo qualcosa insieme. E' così felice quando canta, si sente libera e se stessa, proprio come me. Mi piange il cuore a vederla rinchiusa lì dentro aspettando solo che la situazione possa migliorare, ma lei è sempre così felice e elettrizzante che quando le stai vicino, ti trasmette tutta la sua voglia di vivere. Ed io voglio aiutarla"
"Ci sono possibilità che.. che si salvi?"
"I medici dicono che ultimamente ha riscontrato notevoli miglioramenti. La possibilità di salvezza è maggiore della metà, e grazie a cure mediche nuove e più specializzate la percentuale potrebbe aumentare. Però mi hanno anche detto che non si è sicuri di nulla, perchè si possono avere alti e bassi improvvisi. Un giorno stai benissimo, e l'altro puoi rischiare di morire.. "
Lo vedevo un po' incupirsi, doveva essersi affezionato molto a lei. Le stava pagando tutte le cure più costose e nuove per farla continuare a vivere, anche ciò lo rendeva ancora più uomo
"Vedrai, vedrai che ce la farà"
Furono le sole parole di consolazione che riuscii a dire, persa in quegli occhi tristi. Ma non lo dissi così per dire la solita frase fatta nel momento opportuno. No, lo sentivo davvero. Ely avrebbe vinto contro quel male che la affliggeva, l'avrebbe sconfitto. Io mi ostinavo a chiamarlo intuito femminile, e il mio fino a quel momento non aveva mai sbagliato. Sono sensazioni che si sentono a pelle, e quando arrivano le devi tirare fuori e basta..
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Mer Dic 28, 2011 4:07 pm

Ͼapitolo Tredici



-Michael-


Quella sera ci sarebbe stata la festa a sorpresa per Quincy, e dove la potevamo organizzare se non a casa nostra? In verità lui odiava le feste, potrebbe sembrare un tipetto un po’ strano per chi non lo conoscesse, ma per chi gli era intorno, lui era l’uomo aperto, un po’ pazzo ma che ti faceva crepare dalle risate, non che ottimo nel campo del suo lavoro. Comunque avevamo preparato già tutto, o meglio ci avevano pensato le bellissime donne della mia famiglia. Tutto il giardino era in una calma apparente, niente segni di una qualsiasi festa, invece dentro al primo piano c’era un enorme tavolo con di tutto e di più preparato e ben disposto sopra, dal vino alla coca-cola, dalle tartine alla carne, dalla frutta alle paste. C’erano dei palloncini svolazzanti in ogni angolo della casa, per accendere un po’ il colorito e dare un tocco di serenità in più. Ovviamente nessuno era d’accordo a metterli, tranne me e Eva, che incuranti del loro parere ci siamo messi a gonfiarli. Quincy sapeva di dover passare a casa per venire a riprendere delle cassette dello studio che io “involontariamente” avevo riportato a casa. Ovviamente era solo una balla per farlo passare, e quindi di essere colto di sorpresa per trascorrere una piacevole serata. Gli invitati erano pochi, per modo di dire, solamente quelli che erano a stretto contatto con lui negli ultimi tempi. Insomma eravamo una settantina tra i suoi parenti, la mia famiglia e collaboratori vari. Tra gli invitati c’era anche Eva, ovviamente. Lei non voleva presentarsi perché si vergognava, diceva che non era una persona adatta a quell’ambiente, ma dopo tante mie suppliche l’ho convinta, in fondo lei con Q si trovava bene, e lui mi incitava sempre sul fatto di ‘non farmela scappare’, e non vedo perché non avrebbe dovuto presentarsi. Janet le aveva prestato uno dei suoi abiti, e quando scese per l’ora prefissa al piano di sotto, dove era giunto qualche invitato, rimasi incantato ad osservarla senza farmi troppo notare. Camminava disinvolta su quei tacchi neri che la slanciavano nella sua piccola statura, nonostante non fosse abituata a portarli pareva nata per calzare quel tipo di scarpe. Il suo corpo era coperto da un semplicissimo vestito bianco che le fasciava il petto, tenendolo ben stretto, per poi scivolare giu, liscio e morbido fino a poco sopra il ginocchio. Aveva raccolto i capelli in una coda alta e ben tirata, che si muoveva con la sua testa in cercava qualcuno in quella stanza. Sorrise gentilmente un po’ a tutti che la riguardavano, incuriositi da quella nuova figura sconosciuta, mentre si faceva largo. Appena mi vide la sua espressione parlò chiaramente come a dirmi ‘Finalmente ti ho trovato!’
“Michael!” Quasi sibilò il mio nome con il viso un po’ chino per l’imbarazzo. Si avvicinò a me e all’orecchio mi disse “Ma perché mi stanno guardando tutti? Vedi te l’avevo detto che non dovevo venire”
Girai lo sguardo verso il resto dell’enorme sala, e tutti farfugliavano tra loro guardandola di sottecchi. Si capiva benissimo che l’argomento principale delle loro conversazioni era quella nuova arrivata che si fermava a parlare con me
“Ahh, ma non dire scemenze Snow, sono solo curiosi perché non ti hanno mai visto”
“Bah, sarà”
Alzò le spalle accompagnando l’espressione del suo volto e si rituffò tra la folla in cerca di Janet, sparendo dalla mia visuale, senza lasciarmi il tempo di dirle quanto fosse splendida quella sera. Purtroppo avrei dovuto starle non troppo accanto, per ‘non destare sospetti’ come disse lei, non volevamo che si sapesse che tra noi ci fosse qualcosa. E io la assecondai, però sarebbe stato difficile starle lontano per la durata della festa.

Arrivarono tutti gli invitati, e tra questi Tatiana che si fiondò al mio fianco, non staccando un attimo il suo braccio dal mio, sotto lo sguardo fulminante di Eva che era in compagnia di quel tipo, come si chiama, Richard, Janet e Randy. Aspettammo ancora un po’, e Quincy mi chiamò per dirmi che di lì a poco sarebbe arrivato. Avvisai tutti, e dopo un quarto d’ora sentimmo i passi del festeggiato avviarsi verso la stanza dove tutti erano pronti a gridare per il suo arrivo. Aprì la porta in mia compagnia e..
“SORPRESAAAA”
Tutti strillarono a più non posso rivolti a Q che dal canto suo fece un salto per lo spavento preso. Dopo risate generali per la sua reazione iniziò il girò dei saluti, e con musica di sottofondo mamma aprì anche le porte per il giardino sul retro, dove aveva preparato dei tavoli con sedie intorno alla piscina che si sarebbe presto illuminata, davvero un bel lavoro.

Tutto trascorreva normalmente, tra risate, chiacchiere e qualche bicchiere di troppo per Randy che era un po’ su di giri. Era da un po’ che lo notavo fare lo scemo con Eva da lontano, così decisi di avvicinarmi a loro insieme a Tatiana che era con me
“Ehilà ragazzi, lei è Tatiana”
La loro attenzione si spostò verso di lei al mio fianco e Eva le fece un’evidente radiografia per poi affiorare un sorriso che più falso non poteva. Subito mi misi una mano davanti la bocca, facendo finta di grattare il labbro superiore, per trattenere una risata che stava scuotendo le mie corde vocali
“Piacere” Tatiana strinse la mano a tutti, accennando anche lei un sorriso estremamente tirato arrivato il turno di Eva “Tu sei la ragazza italiana?”
“Si, sono proprio io”
Staccarono la loro stretta concedendosi un altro dei loro falsi sorrisini
“Michael mi ha parlato di te, dice che sei molto brava nel tuo sport”
Tatiana mentre la squadrava a sua volta si strinse a me in un mezzo abbraccio per farla arrabbiare, ma Eva mantenne un po’ di controllo
“Michael scherza sempre”
Così dicendo si voltò e si accomodò in una sedia tra Randy e Richard, immergendo le sue labbra morbide in quel bicchiere di carta, pronta ad accogliere quel liquido fresco per dissetarsi. Avevo voglia di prenderla e baciarla, lì di fronte a tutti, affondare le mie mani sulla sua pelle, sentire il suo corpo vicino al mio. Non riuscivo a stare troppo tempo lontano dalla sua presenza
“Scusa Taty, torno subito”
Sfilai il mio braccio dal suo e mi diressi verso lei, lei che pareva aspettare solo me
“Eva, vieni andiamo a prendere la torta”
Le presi una mano e la intrecciai con la mia, cercando di non dare troppo nell’occhio tra tutta quella gente, dirigendomi verso l’entrata principale, dove non vi era nessuno
“La torta? Michael guarda che la devono ancora servire! Veramente nemmeno l’hanno portata dalla pasticceria! Per caso ti sei rimbambi..”
Non la feci finire e, ormai dall’altro lato del giardino, coperti dalla casa e dal buio che era calato, prendendole il viso tra le mani, soffocai le sue parole in un abbraccio tra le nostre labbra. Potevo assaporare il dolce aroma di quella bevanda alla pesca che si era impadronito della sua bocca, permettendomi di gustarne il sapore, anche se indirettamente
“M..Michael ma sei pazzo? Pensa se ci ved..”
Ancora una volta spensi le sue parole con la dolcezza dei nostri baci, che avevano sete, che avevano fame, uno della labbra dell’altro. Mi sciolsi da quell’intreccio e la guardai in quel fiume verde dei suoi occhi, calmo e tranquillo
“Snow, stasera sei splendida, più del solito”
“Dai Mike, così mi fai arrossire”
Mi buttò le braccia intorno al collo e mi abbracciò fortissimo. Ricambiai la sua stretta, passando le mie mani sulla sua schiena, passando tra la parte scoperta e quella velata dal leggero vestito candido. Si curvò un po’ finendo con il suo viso davanti al mio, per poi stamparmi un piccolo bacio sul naso che mi fece rabbrividire
"Dai torniamo dillà"
Passammo per l'interno della casa, tornando ognuno alla propria postazione come niente fosse. La guardavo da lontano con la coda dell'occhio mentre ero impegnato a parlare con varie persone che avevo incontrato per la prima volta sul set di The way you make me feel, chi cameramen, chi ballerino, e uno proprio tra i ballerini che partecipò al video mi si avicinò mentre ero intento a versarmi qualcosa da bere. Lo conoscevo da un po', era una specie di cugino alla larga di Q, e ormai eravamo in confidenza
"Ehi Mike! Come ti và?!"
Mi si presentò davanti facendomi quasi rovesciare il bicchiere per l'improvviso spavento. Parlammo del più e del meno, poi arrivò a quell'argomento che credo fosse il solo ed unico scopo della nostra conversazione
"Ma, senti un po' chi è quella tipa che è venuta con te l'altra sera? Quella là col vestitino bianco?"
Aveva gli occhi puntati su di Eva, che era seduta ancora con i soliti a scherzare con Quincy, e aveva le gambe accavallate mostrando una generosa parte delle sue cosce toniche. Soliti squallidi uomini, una scollatura o uno spacco un po' più deciso che subito fanno pensieri e pensieri su cose che non voglio nemmeno immaginare, soprattutto se destinati alla mia piccola Snow
"Oh, è un'amica "
dissi cercando di non celare alcuna emozione, così lui incalzò il discorso
"Ah, sai quando hai la sensazione di aver già visto qualcuno, però non ricordi dove? Lei mi fa quest'effetto. Per caso è qualcuno di importante? Non sò, mi pare che abbia un viso conosciuto.."
"Nono, una semplice amica, forse ti confondi con qualcun'altro.."
Tagliai corto e me ne andai buttandomi tra le altre persone, che parevano aspettare che io mi liberassi per trovare qualche minuto per conversare con me. Da lontano scorgevo Randy che era con Eva, a una distanza troppo minima con il suo volto, aveva addirittura una mano posata su una sua gamba ! Questo era troppo ! Feci per andare da loro, quando intervenne Janet nella loro conversazione, e gli animi bollenti di Randy si spensero subito. Così tornai a concentrarmi sulla conversazione che Tatiana aveva intrapreso poco prima.


Ormai era notte e i primi invitati iniziarono ad andare via, salutando tutti con si soliti ringraziamenti. Passò ancora qualche ora e ormai eravamo rimasti in pochi, circa una quindicina, quasi tutte le persone dello staff che lavorava con Q. Più tardi la musica si fece più alta e tutti iniziarono a ballare, un po' su di giri per aver alzato troppo il gomito, tra questi c'era sempre Randy che stava praticamente appiccicato ad Eva. Un senso di rabbia mi pervase ancora una volta, ma perchè facevo così? Perchè mi dava quell'effetto? Era per caso gelosia quella voglia di saperla solo mia, di volerla accarezzare solo io, di godere dei suoi baci solamente me e ancora solo io? Non capivo più niente da quando era arrivata, mi aveva stravolto i piani. Era arrivata ed aveva cambiato il Michael depresso e stanco. Mi aveva fatto tornare il sorriso degnandomi solo della sua presenza, ed io sentivo di doverle dare tutto, perchè era 'tutto' quello che si meritava. In sottofondo potevo udire la musica farsi calma, e quella decina di persone si unì due a due, dando vita a dei lenti. Cercai con lo sguardo Eva, e quando la vidi appollaiata su una panca con Janet, mi avviai da lei
"Mi concede un ballo ?"
Le tesi un braccio e la sentivo guardarmi incuriosita poi mi prese la mano e i tirò a se
"Mike, c'è gente non voglio che.."
Non la lasciai finire, sapevo cosa avrebbe detto, ma adesso la gente era l'ultima cosa che mi importava
"Dai, siamo pochissimi e tra di noi, cosa vuoi che sia"
Si sciolse in un sorriso e si lasciò tirare su dalla mia dolce spinta. La portai verso il centro del giardino, mescolandoci con gli altri. La trassi a me facendo aderire il suo corpo col mio e i brividi iniziarono lentamente a scorrere lungo la schiena. Incontrai lo sguardo di Quincy che mi fece un occhiolino e io di rimando scossi la testa un po' imbarazzato
"Mike c'è la tua Taty che mi sta guardando mooooolto male" Rise poggiando la sua testa sul mio petto "Per fortuna che è solo un'amica eh!"
Disse provocandomi e io risi accarezzandole la testa. Continuammo così per non so quanto tempo a restare abbracciati cullati da quelle dolci melodie di sottofondo incuranti di quello che poteva accadere intorno a noi.

"Mike, ma dove sono tutti?"
La voce di Eva irruppe i miei pensieri, facendomi tornare sulla terra. Aprii gli occhi e intorno non c'era più nessuno, nemmeno le luci dei piccoli fari erano accese, solo la piscina era rimasta illuminata. Alzai lo sguardo e le finestre della casa lasciavano intravedere le luci delle camere accese, quindi dedussi che tutti erano tornati in casa dopo che la festa si era conclusa
"Tutti a dormire"
Mi sorrise e tenendomi per mano mi fece sedere sul bordo della piscina che emanava piccoli riflessi colorati sulla superficie trasparente dell'acqua. Si tolse le scarpe e li immerse dentro quel liquido limpido
"Ahh, finalmente. Queste scarpe dopo un po' sono una tortura"
Prese una mia mano tra le sue, accarezzandola, giocando a intrecciare le nostre dita, baciandole
"Adoro le tue mani Mike, sono bellissime"
Una pennellata di rosso si dipinse sulle sue guance per quella rivelazione. Io mi limitai a sorridere dopo quel suo complimento, continuando a guardarla, poi riprese a parlare facendosi seria improvvisamente
"Mike, oggi ho parlato con le mie amiche in Italia, e credo che tra poco ripartirò. Non mi piace gravare sulla tua famiglia, non vorrei fare la poveretta che si fa mantenere. Poi sento la mancanza di casa, e credo che sia anche giusto tornare da loro.."
Un tuffo al cuore, non poteva andarsene
"Snow, lo sai benissimo che a noi non ci pesa il fatto che stai qui, mamma ti adora! Non le pensare nemmeno per scherzo queste cose ok? "
Non mi era balzata mai in mente l'idea della sua partenza, ed ora che mi ritrovavo ad affrontare questo problema mi sentii il mondo crollare addosso
"Vorrei restare ancora per molto Mike, ma come sai devo trasferirmi dalle mie amiche e iniziare la preparazione. Voi avete fatto troppo per me, quindi direi che è ora di togliere il disturbo"
"No Snow, non devi andartene perchè pensi che disturbi, non è così"
"Ho capito Mike, ma ormai sono quasi due mesi che sono qui, mi avete comprato vestiti, mi avete offerto un alloggio con tutti i comfort, mi avete offerto la stessa tavola su cui mangiate, mi avete aiutata addirittura con psicologi, ora è giunto il momento di andare. Sto davvero bene qui, fosse per me non me ne andrei mai, ma in Italia ci sono persone che mi aspettano, che hanno sofferto per me in questo tempo. Sento di dover tornare da loro..Non me ne volere Mike, non fare quella faccia, credi che sia facile?"
"Ti prego Snow, resta ancora"

-Eva-

Perchè cercava di rendermi tutto più difficile, perchè Mike? Io avevo ben chiaro il sentimento che provavo per lui, e forse non dovevo continuare a lasciarmi andare, le circostanze intorno ci avrebbero fatto soffrire, ed io ormai c'ero dentro con tutte le scarpe.
"Mike, cerca di capirmi"
Lui abbassò la testa pensieroso mentre un velo di tristezza era calato sui suoi occhi sempre luminosi, poi prese a parlare
"Hai ragione Snow, scusami, sto pensando da egoista, ma vedi, io non vorrei che tu partissi perchè.. perchè.. Bhè non sono bravo a esprimermi con le parole, ma da quando sei arrivata io, io sono più felice, e adesso lasciarti andare via mi rimane molto difficile"
Glielo dovevo dire, dovevo essere sincera, magari questa mia confessione avrebbe rovinato tutto, ma dovevo dirglielo, mi bruciava dentro e dovevo dar voce a quelle sensazioni che mi faceva provare
"Mike, io voglio essere sincera con te. Questa bruttissima esperienza mi ha fatto incontrare te, e non poteva andare meglio di così. " Mi misi di fronte a lui cercando di guardarlo in viso, invano, perchè era col volto rivolto verso il basso "Io.. io Mike sono stata la persona più felice del mondo insieme a te in questi giorni. Hai saputo ascoltarmi e capirmi, mi hai fatto ridere e mi hai asciugato le lacrime. Mi hai dato tanto di te e questo lo ricorderò sempre. Non credevo potesse esistere un uomo speciale come te e mi sento la più fortunata dell'universo per averti incontrato. Ma, la cosa che volevo dirti è che..Mike io, io sono innamorata di te"
L'avevo detto, nonostante mille giri di parole ce l'avevo fatta. Un peso enorme era svanito dal mio cuore che ora si sentiva più libero. Di colpo all'udire di quelle parole alzò il volto incontrando i miei occhi timorosi della sua reazione. Improvvisamente la tristezza precedente sparì e il suo viso pareva illuminato, facendogli accendere ancora più ardentemente la luce dei suoi dolci occhi nocciola
"Snow, ripetilo"
Mi prese la testa tra le mani annullando quasi completamente la distanza che ci divideva
"Io, io mi sono innamorata del mio Principe"
Mi baciò profondamente, con ardore, con fretta, quasi a voler trattenere quelle parole sussurrate solo tra noi, solo tra le nostre labbra, quasi come se fosse un segreto da non sciupare. E mi lasciai trasportare ancora una volta in quel fiume in piena di emozioni dettate dal ritmo della sua bocca sulla mia
"E il Principe prova le stesse cose per la sua Snow"
Quel sussurrare di suoni mi fece rabbrividire, e ci misi qualche secondo per riuscire a comprendere bene cosa volessero dire
"Mike, dici davvero?"
Ero ancora incredula delle sue parole, forse era stato tutto frutto della mia immaginazione, si sa la mente gioca brutti scherzi a volte
"Non potrei mai mentirti Snow"
Mi sciolsi in un sorriso e l'abbracciai più forte che potevo, non volevo andarmene, ma dovevo. Chissà quando l'avrei rivisto, sempre se l'avessi rivisto. Rientrammo in casa per andare a dormire, l'indomani avremo discusso più lucidamente riguardo la partenza. In salotto c'era ancora un palloncino solitario attratto al soffitto, così lo prendemmo per farlo volare. Mike legò l'estremità del nastro intorno al mio polso e sulla piccola striscietta colorata stretta al mio braccio ci scrisse qualcosa con un pennarello nero
"Me and you, over "
Lessi quella breve frase che scrisse anche sul palloncino
"Dimmi che nonostante la distanza che ci dividerà per tanto tempo non smetterai di appartenermi, di tenere sempre un posticino per me nel tuo cuore, promettimelo Snow, ne ho bisogno."
Una lacrima di felicità solcò il mio viso, ma la sua mano fu subito pronta a raccoglierla, non facendole compiere il suo tragitto sulla mia guancia
"Te lo prometto.. Prince"
Sorrise e con le forbici tagliò il lungo nastro che teneva legato il palloncino all'ormai restante pezzo di nastro divenuto una sorta di bracciale per il mio polso. Seguii il percorso nel vento di quel palloncino finche l'oscurità non lo risucchiò via alla nostra vista. Sapeva rendermi felice sempre, anche con un piccolo svolazzante palloncino. Le sue parole mi risollevarono e mi riempirono il cuore di gioia, forse quella partenza, seppur dolorosa, non sarebbe stata così atroce come l'avevo immaginata, no, l'avrei sentito sempre al mio fianco comunque. OLTRE le distanze, me e lui
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Mer Dic 28, 2011 4:09 pm

Ͼapitolo Quattordici


-Eva-


Ormai era deciso, l'indomani mattina sarei partita. Mike alla fine mi aveva convinta a restare quelle 48 ore in più. Giravo quel biglietto d'aereo tra le mani e all'idea di passare 9 ore di fila sospesa nel vuoto da sola mi veniva la nausea. Lasciavo un pezzo di cuore in America, ma dovevo andare, il dovere e gli altri affetti mi aspettavano. Le lacrime cominciarono a scorrere lentamente sul mio viso, senza avvertimento, all'improvviso, lasciando basita anche me per quella improvvisa reazione. Cosa mi prendeva? Non lo sapevo, o meglio lo conoscevo benissimo il motivo che mi faceva stare così.
Michael.
Proprio lui. Perchè mi ero incasinata in quel guaio? Meno di 20 ore dopo sarei salita su quel volo, e sarebbe continuata la mia normale vita da normale ventenne, e lui si sarebbe ricordato davvero di me? Avevamo tante occasioni di rivederci come mi aveva promesso? Avremo continuato a stare insieme nonostante quell'oceano che divideva i nostri cuori? Solo in quel momento mi sorse spontanea una domanda mai venuta in mente prima: ma lui che era una superstar mondiale, ammirato e corteggiato da non so quante ragazze sparse per il mondo, con stelle del suo stesso calibro che avrebbero voluto stare con lui, perchè aveva scelto proprio me? Cos'avevo di così tanto speciale?
Mi alzai e mi guardai allo specchio: vedevo solo una semplice ragazza dai capelli lunghissimi, dalla corporatura esile e non troppo femminile. Una ragazza con mille dolori e dispiaceri dentro, con una ferita ancora da ricucire sulla sua pancia, con gli occhi gonfi e rossi. Una ragazza dal caratteraccio lunatico, spesso con un linguaggio inadeguato al suo sempre gentile. Una ragazza che si era creata una corazza contro quel mondo di dispiaceri che l'aveva circondata finora, ma con un cuore tenero e troppo sensibile. Una ragazza che sperava e credeva nei suoi sogni, ma che tante volte, come quella, si faceva prendere dalle mille paure e insicurezze che le situazioni le presentano su un piatto d'argento, riempiendola di mille domande senza mai trovare risposta. Poi spostai lo sguardo sul mio polso, una cicatrice coperta da un nastro rosso, il nastro di due giorni fa -Me e Te Oltre- con quella sua scrittura strana, senza un ordine preciso che mi fece ancora sorridere. Poi un calore improvviso mi fece balzare, alzai lo sguardo ancora verso quell'enorme specchio e dietro di me c'era lui, l'oggetto dei miei pensieri e il motivo delle mille domande che mi frullavano in testa
"Cos'è quella?"
Chiesi indicando un oggetto nero nella sua mano che non riuscivo a vedere bene. Me la mise davanti agli occhi passando le sue braccia sotto le mie, mentre mi stringeva da dietro
"Una polaroid!" Aveva la testa poggiata sulla mia spalla e mi sorrideva mentre lo osservavo incuriosita "Non vorrai mica andartene senza nemmeno una nostra foto?"


Passammo il pomeriggio a fare i dementi con quella macchina fotografica istantanea, improvvisando set fotografici per con ogni posa ci venisse in mente. Avevamo fatto circa 30 foto con facce da scemi, ce ne fosse stata una seria! Ne avevamo fatte altre con Janet, e in seguito anche il resto della famiglia. Poi l'immancabile tuffo improvvisato in piscina, con il solito furbetto di Michael che mi aveva colto di sorpresa buttandomi dentro insieme a lui, iniziando a ridere fino alle lacrime, senza fermarsi un secondo. Eravamo ancora immersi nell'acqua, e mi stavo godendo ancora un po' quella sensazione di freschezza che il clima mite della California permetteva ancora di far assaporare, completamente diverso dall' Italiano. Mike mi iniziò a fare il solletico mentre ero stesa a mo di morto galleggiante, facendomi annaspare e ingoiare qualche litro abbondante d'acqua. Così presi la mia vendetta, spingendolo all'angolo e schizzando a più non posso, e lo vedevo annaspare in cerca di un momento di tregua per riprendere aria, ed era così tenero che un senso di dolcezza mi colse e mi fermai, ponendo fine alla mia tortura
"Mike, ma, ma cos'hai qua?"
Avvicinai il viso al suo, indicando sul mio un punto della guancia facendo riferimento al suo volto
"Cosa?Un insetto?" Prese a strofinarsi la guancia, poi si guardò le mani e sgranò gli occhi "Oh no!"
Sulla parte destra del volto si potevano intravedere adesso delle zone più scure della pelle, che lui coprì immediatamente con le mani, chiudendo gli occhi
"Ti prego non guardarmi, ti prego Eva"
Io non capivo, cosa significavano quelle macchie? Perchè era così toccato? Riflettendo un attimo mi tornarono in mente le immagini del video Thriller, e potendolo osservare lì di fronte a me, notai immediatamente la differenza di tonalità della sua pelle, da quel periodo ad adesso. Capii subito di cosa si trattava, se non sbagliavo quella era..
"Mike, ehi non fare così?! Cos'è che non va?"
Presi il suo viso tra le mani e tolsi i suoi palmi dalle guance. Guardandolo da vicino ebbi la conferma di ciò che pensavo, la vitiligine. Lo strinsi a me e gli parlai all'orecchio
"Anche mia mamma ne soffriva sai? L'aveva sulle mani e sul collo, ma in forma ridotta, e essendo chiara di carnagione non si notava molto"
Mi staccai e posai la fronte sulla sua facendo abbracciare i nostri sguardi, e potei scorgere nei suoi occhi quell'infinito senso di disagio e dolore che quella malattia gli procurava. Presi ad accarezzarlo con i pollici sugli zigomi, togliendo le altre tracce di fondotinta
"Perchè non me l'hai detto prima?"
"Io, io mi vergogno di questa cosa Snow, mi crea troppo disagio. Devo continuamente coprirmi con ombrelli e creme protettive quando esco, se voglio evitare gravi ustioni. Poi..poi guardami, sono.. sono un mostro"
Gli occhi si riempirono di uno strato liquido, e mi guardavano teneramente in cerca di un appiglio nei miei
"Non dire scemenze, il mio Prince è sempre stupendo" Presi a posargli teneri baci su tutto il viso "Poi non devi vergognartene, la natura ha voluto così"
Senza rispondere si sciolse in un abbraccio, stringendomi, con tanta forza quasi da voler fondere i nostri corpi
"Ma dove sei stata tutto questo tempo Snow? Perchè non ti ho trovata prima.."
Ancora immersa tra le sue braccia mi feci cullare dal flebile suono del vento caldo che sbatteva contro le foglie che faceva da sottofondo alla sua voce che canticchiava una canzone a me sconosciuta, accennandone solo la musica. Non avevo mai sentito prima un suono più dolce e soave di quello,così rilassante da starlo ad ascoltare per ore, ma che dico, giornate intere, e mi lasciai cullare dal pacato ritmo di quella melodia che risuonava nelle mie orecchie.



La sera arrivò presto, e con lei tutti i saluti della famiglia. Mi si spezzò il cuore a vedere Katherine abbracciarmi con le lacrime agli occhi, e all'udire delle sue parole non potei rimanere impassibile, e due lacrime accompagnarono quelle di quella umile signora
"Oh, fatti abbracciare figliola. Sappi che quando, come, dove vorrai casa nostra è sempre aperta per te. Abbi cura di te mi raccomando, ti auguro tutto il bene di questo mondo, perchè so che lo meriti. Non ti dimenticare di noi"
"Non potrei mai farlo Kathe, ti ringrazio di cuore per tutto quello che hai fatto per me"
Mi lasciai andare a dei singhiozzi mentre mi tornò in mente l'immagine della mia mamma. Salutai Randy e gli altri fratelli con un normale abbraccio, poi con una stretta di mano Joseph e LaToya che si limitò a sorridere, con un'espressione che mi parve addirittura convincentemente seria, così ricambiai anche io, senza traccia di rabbia o disprezzo, non mi andava di portarle rancore. Poi per ultima la mia Jan, che si era appollaiata su uno spizzo di divano con lo sguardo che fissava un punto indefinito davanti a lei. Le corsi vicino e l'abbracciai con tutta la forza che avevo in corpo non trattenendo le lacrime che ormai avevano preso il sopravvento
"Dimmi che tornerai a trovarmi Eva, dimmelo!"
Mi si sciolse il cuore, mi ero davvero legata tantissimo a lei e la sua presenza, come quella di Michael, ormai per me era una cosa di routine, sarebbe stato difficile abituarsi alla mancanza degli spionaggi di Jan mentre dormivamo, alle improvvise battaglie d'acqua e ai milioni di scherzi che la sua mente sfornava ogni due secondi! Era allegria allo stato puro, sempre sorridente, molto simile a Mike in certi aspetti, e vederla così tra le mie braccia mi fece aprire una ferita in petto
"Certo Jan, certo che tornerò a trovarti. Piuttosto anche tu sarai sempre la benvenuta a casa mia, quando vorrai!" cercai di sembrare il più sorridente possibile, ma per quanto mi sforzassi la voce tremante prendeva posto di un sorriso sincero che avrei voluto donarle per saluto "Poi me l'hai promesso che saresti venuta a vedermi giocare una volta!"
Intorno si erano dileguati tutti per lasciarci quel momento da sole
"Certo ! Buona fortuna.. per tutto quello che la vita ti offrirà durante questo periodo, spero corto, in cui non ci vedremo. Sappi solo che le mie chiamate potrebbero arrivare a qualsiasi ora eh, sei avvertita"
Cercò di buttarla sullo scherzo strappando una risata a tutte e due
"Mi mancherai Jan, tanto."
Le posai un bacio sulla guancia
"Anche a me Evy, ti voglio bene" Mi si avvicinò all'orecchio e sussurrando mi disse "Torna presto mi raccomando, sennò Michael come fa senza te?"
Mi si mise davanti facendomi un occhiolino, e chiudendo la palpebra una lacrima cadde ancora frettolosa sulle mie mani. Si alzò recandosi dal resto della famiglia e consigliandomi di andare a riposare visto l'orario mattutino in cui sarebbe decollato l'aereo domani. Le lanciai un bacio con la mano, strappandole come ultima immagine un grande sorriso dei suoi.
Salii in stanza e sul mio letto trovai Michael che stava dividendo in due quel mucchio di polaroid scattate una manciata di ore prima. Mi stesi al suo fianco e il suo odore di caramelle mi invase i polmoni. Lui mi avrebbe accompagnato all'aeroporto domani, nonostante i miei inutili consigli di rimanere a casa, per evitare folle e vari disagi, ma la sua testardaggine non era venuta a mancare nemmeno stavolta. Posai la testa sulla sua spalla asciugandomi gli ultimi residui di lacrime
"Allora queste per te e queste per me"
Mi porgeva un mazzetto di una trentina di foto, mentre lui ne teneva in mano una porzione più ristretta. Iniziai a sfogliarle.
Io e lui con le lingue di fuori.
Io e lui con le guance gonfie a mo di pesce palla.
Io e lui con un sorrisone tiratissimo.
Io e lui con gli occhi incrociati.
Io e lui naso contro naso.
Io e lui con un codino in fronte.
Io e lui con un sopracciglio alzato.
Io e lui con una faccia stupita.
Io e lui arrabbiati.
Io e lui mentre ridiamo in una foto scattata all'improvviso.
Io e lui mentre ci baciamo.
Ed altre ancora di noi insieme con le pose più stupide che ci passavano per la testa. Poi c'erano quelle con Jan e il suo mega sorrisone contagioso, una con la mamma Kathrine, quelle con Randy e l'altra con tutta la famiglia Jackson al completo.. Poi come ultima mi ritrovai tra le mani una foto, non delle dimensioni di una polaroid, ma normale, di me e lui abbracciati mentre dormivamo. Come un flashback mi tornò in mente quella mattina che aprii gli occhi e davanti a noi c'era Jan con una macchina fotografica, e mi venne da ridere, lei e la sua curiosità


Incominciai a preparare le valigie insieme a Michael, senza dire una parola, con un silenzio che ci era amico e pareva parlare lui per noi, non avevamo bisogno di parole in quel momento. Ne uscirono fuori due grandi trolley che pesavano circa 10 chili l'uno, dopo aver compresso tutto all'interno. Mi accomodai sul bordo del letto a fissare il vuoto e la penombra che mi si parava davanti, rischiarata da una timida luna che faceva capolino dietro un denso strato di nuvole. Il sonno pareva scomparso all'improvviso, dileguato in una bufera di preoccupazioni che mi stringeva la gola. Poi due luci lontane apparvero davanti alla mia vista, un bagliore accecante in quella penombra: i suoi occhi di fronte a me, e tutto intorno prese a cambiare la sua vera natura, tutto era più colorato e eccessivamente più bello. Nel mio stomaco si era fatta primavera, farfalle svolazzanti sembravano essersi impossessate del mio organo, facendomi mancare quasi il respiro, non permettendomi di parlare, di commentare tale splendore che sembrava uscito direttamente dalle mani di un Dio, di un essere superiore, che vi aveva concentrato tutte le bellezze che potessero mai esistere. Un'altra luce più accecante si fece spazio, intensificando quel vortice di sensazioni nuove. Una luce ancora più speciale che con la sua forza fece sciogliere quel nodo che si era impossessato della mia gola, lasciandovi scivolare via ogni preoccupazione. Davanti a me il suo sorriso mi abbagliava tanto da farmi sembrare il sole una luce insignificante, facendomi sciogliere come un fiocco di neve d'estate davanti a quella vista. Mise le sue mani tra le mie e una scossa si impossessò del mio corpo a contatto con la pelle così liscia di quelle mani tanto amate. Con un guizzo demolì quel muro dei nostri fiati fusi unendo le nostre labbra, invitando le mie a ballare in una lenta danza sotto le note e il ritmo dettato dai nostri cuori che battevano all'unisono. Quella dolce melodia che nessuno poteva sentire, catapultandoci direttamente in un mondo parallelo a quello, lontano dal tempo e da qualsiasi altra cosa, un mondo di cui solo noi eravamo gli abitanti, il nostro mondo. Lentamente mi spinse supina sul letto, poggiando il suo tenero peso su di me, quasi impercettibile come una piuma. Sentivo il suo fiato farsi corto e il suo corpo irrigidirsi preso dalla passione. Con le dita prese a sfiorarmi i fianchi lasciandomi in balia di ondate di brividi. Le nostre labbra non avevano mai smesso quella danza, adesso più profonda e passionale, fino a quando lui non si staccò, sibilando con una voce rotta dall'eccitazione e dal trasporto che quel bacio aveva causato a ambedue
"Snow.. voglio fare l'amore con te"
Il solo sentire quelle parole così rotte dall'emozione mi fece tremare, dando vita ancora ad un altro flusso interminabile di brividi. Il mio silenzio pareva parlare, facendo riecheggiare nell'aria un sospiro di consenso. Riprese a fondere i nostri sapori mentre le sue mani sfilarono leggermente la sua maglia, a cui si aggiunse poco dopo la compagnia della mia. Il calore del suo petto invase improvvisamente il mio regalandomi una sensazione di piacere e conforto. Le sue mani vagavano ancora in quella porzione di pelle scoperta, volendone conoscere ogni minimo dettaglio. Lentamente le sue labbra si spostarono sul collo tracciando un percorso fatto di brividi fino al mio ventre, dove stampò un bacio sulla ferita in via di guarigione. Le mani sganciarono quel piccolo bottone dei miei jeans, lasciandoli scorrere fino a farli cadere ai piedi del letto. Le sue mani presero ad accarezzare dolcemente le mie cosce scoperte che non mi fecero mancare la solita porzione di brividi. La sua bocca ancora sulla mia, mentre ero totalmente in balia di lui e di ogni cosa facesse. Poi quel rumore di una cinta sfilata e di una cerniera abbassata mi fece trasalire. Mi immobilizzai all'improvviso mentre i ricordi ancora una volta vincevano sulla mia mente. Aprii di colpo gli occhi e di fronte a me vidi stampato quel lurido viso di quello stronzo che abusava di me. Mi iniziai ad agitare, alzandomi un po' con il busto in panico notai che intorno era svanita quella magia e tutto aveva ripreso la propria forma e il proprio colore iniziale. Tutto mi passava avanti agli occhi come brevi flashback e avvertii come la sensazione di quelle sporche e viscide mani ancora sul mio corpo, per poi avvertire una parte di lui infilarsi con forza dentro di me. Solo all'idea di tutto ciò, con il fiato corto, iniziai a tremare spaventata da quel mostro del passato e con uno scatto mi sfilai dalla presa di Michael che mi guardava basito e spaventato, e mi richiusi in bagno. Ero in una specie di shock, poggiata contro la porta con la testa sulle ginocchia piegate, presi a ciondolarmi, oscillando a destra e sinistra, ripetendo a bassa voce
"Lasciami lasciami lasciami"
In un batter d'occhio i singhiozzi presero il posto delle parole e un fiume in piena sembrava straripare dai miei occhi arrossati. Mi strinsi alle gambe il più forte possibile, quasi come per trattenere quella mandria inferocita di ricordi che mi stava assalendo. Rimasi in mezzo a quella lotta interiore di me contro quell'orrore che mi si stava scagliando contro, quando mi arrivò all'orecchio una voce, dapprima lontana, poi sempre più chiara e inconfondibile. Bussava impaziente con la mano contro la porta
"Eva, ti prego sono 10 minuti che ti chiamo, rispondimi"
Al solo udire quella sua fioca voce una sensazione di benessere mi pervase. Subito mi alzai di scatto e feci girare la chiave nella serratura. Non gli diedi il tempo di parlare che mi buttai tra le sue braccia lasciando scorrere ancora un pianto liberatorio. Da adesso in poi non avrei più dovuto chiudermi in una stanza a piangere, sola con il mio dolore, ora c'era lui con me. Il calore del suo petto mi invase ancora, insieme al suo profumo che non tardò a cullarmi
"Scusa"
Prese ad accarezzarmi la testa con le mani lentamente, cercando di tranquillizzarmi
"Tranquilla Snow, non è successo niente"
Sembrava aver capito tutto senza che io gli dicessi niente. Dopo aver calmato il mio respiro affannato con le sue carezze mi aveva fatto mettere a letto e era andato a preparare una tisana. Passammo la notte a parlare, parlare e ancora a parlare. A raccontarci l'uno con l'altro, un po' come due amici che si stavano scoprendo, con l'unica differenza che non mancavano baci e carezze. Credo di non aver mai parlato così tanto a lungo con qualcuno senza mai fermarmi. Avevamo sempre qualche argomento nuovo da dire, non c'era mai stato un attimo di imbarazzo o di silenzio dove non sapevamo cosa rispondere o di cosa parlare.

Il sole non tardò a sorgere sotto i nostri corpi abbracciati che si perdevano ad osservare quello spettacolo che ci si presentava davanti da un finestrino di un Suv.
"Che fai adesso oltre al cuore mi rubi anche l' orologio?"
Glielo sfilai sorridendo mentre lasciava il braccio interessato per quella manovra nelle mie mani
"No, così almeno avrai una motivazione in più per venirmi a trovare"
"Basta solo che me lo chiedi e lo attraverso a morsi quel maledetto oceano Eva"
Chiusi il cinturino di pelle adattandolo al mio polso e mi fiondai su quelle labbra ancora una volta. Un bacio capace di ubriacarmi, di farmi cedere a qualsiasi cosa mi venisse proposta da lui in quel momento. Poi ripresi fiato e sibilai
"Michael.. Passa il Natale con me quest'anno"
Non credevo di averlo detto veramente, ma la ragione si era arresa e i battiti impazziti di quel muscolo che mi pulsava dentro il petto sillabarono quelle parole con tutto l'amore possibile
"Non voglio passarlo da sola ancora una volta, voglio ritrovare il Natale di sempre. Mi basta anche solo un giorno, uno solo, basta che non lo trascorra da sola ancora.."
Potei scorgere le sue labbra stendersi in un sorriso, ma non in un sorriso qualunque, non so se mi spiego, quello era il SUO sorriso, e il mio cuore non poté far altro che accelerare la sua corsa sfrenata a quella vista
"Sarei venuto anche se tu non me lo avessi chiesto"
Un bacio, poi un altro, poi un altro ancora. Ma arrivò presto il momento di andare, troppo presto per i nostri gusti. Gli rubai un ultimo attimo del suo sguardo, e prima di voltarmi definitivamente feci una faccia buffa facendolo scoppiare a ridere. Quel lieve suono delle sue risa mi giunsero all'orecchio come acqua dopo una siccità. Sorrisi anch'io e così mi ritrovai su quel volo a girare quelle foto tra le mani e con un walkman con la sua voce a farmi compagnia, facendomi cadere ben presto in un sonno tranquillo vicino al mio nuovo compagno di avventure, Puffetto.
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Mer Feb 15, 2012 4:25 pm

● Ͼapitolo Quindici



- Eva -

La mia vita aveva riscontrato notevoli cambiamenti dal mio ritorno in Italia. I giorni erano sempre pieni di impegni e il tempo sembrava volare in un soffio. Ero a Coverciano, con la Nazionale per gli allenamenti e la preparazione. Finalmente dopo un breve tempo che mi parve un'eternità, tornai su quel campo verde. Ricordo il primo giorno che rimisi piede in quella distesa d'erba, mi buttai a terra odorando quel prato che per me era vita, emozioni. Tutto scorreva liscio, senza intoppi, sul campo ero al 101%, che persino il mister mi chiese cos'è che mi faceva andare così forte ! Quella fascetta sul braccio me l'ero proprio meritata. Le compagne di squadra erano fantastiche, apparte qualche new entry, conoscevo tutte. Poi c'erano Camilla e Aida, che erano sempre al mio fianco. Al mio ritorno mi saltarono al collo impedendomi quasi di respirare, poi mi bombardarono di domande, non lasciandomi un attimo di tregua. Loro erano le uniche a conoscenza della mia storia con Mike, e ero al sicuro, perchè non avrebbero parlato per nessuna cosa al mondo. Erano o no le mie migliori amiche? Quando giorni dopo gli mostrai le mie foto con lui, rimasero imbambolate a guardarmi basite
"C'è no, fammi capire..'Sto pezzo di figo voleva farlo con te e tu ..non ce l'hai fatta?"
Spostavano lo sguardo da me alla foto che avevano in mano, e continuavano a rimanere perplesse
"Nono, non ci credo. C'è, ripetimelo ancora. Stai con Michael Jackson? Proprio Michael Jackson, quello di Thriller?"
"Lo sai vero che me lo DOVRAI far conoscere? Lo sai, si?"
"Ma come bacia? Sembra un tipo che ci sa fare"
"Sei stata alle registrazioni di un suo prossimo video? Stai scherzando vero?"
"Hai conosciuto pure Quincy Jones? Oh mio Dio"
E quei primi giorni andarono avanti così, da mattina a sera sottoposta a interrogatori su interrogatori, con domande imbarazzanti a cui puntualmente arrossivo. Non volevano che tralasciassi qualche particolare, dovevano sapere tutto, e ogni volta che squillava il mio cellulare, erano più agitate di me, e mi si mettevano a fianco, con l'orecchio verso il telefono per sentire la sua voce. Il mio cellulare era sempre intasato di suoi messaggi e chiamate che non faceva mai mancare. Lo sentivo vicino quasi fosse lì con me, ma la mancanza delle sue braccia, dei suoi baci, del suo sorriso, dei suoi occhioni, dei suoi caldi piedi, del suo respiro tra i miei capelli durante la notte si faceva sempre avanti in qualsiasi momento di debolezza.



Mille amici falsi tornarono a farsi vedere. Finti abbracci, finti sorrisi e finti interessamenti a cosa mi fosse realmente accaduto. Erano tutti concentrati sullo scoop del momento : Michael Jackson e la ragazza sconosciuta .
Come avevo accennato, la mia vita era cambiata anche sotto questo aspetto. Adesso non si faceva altro che parlare di me, della mia storia e delle mie foto con Michael, che erano spuntate fuori quando avevano riconosciuto il volto della ragazza che usciva mano per mano con il Re del Pop dagli studi di registrazione. Appena misi piede in Italia il mio telefono venne assalito da giornalisti che mi volevano come ospite nelle loro trasmissioni. Rifiutavo sempre, mi veniva un po' difficile parlare di ciò che mi era accaduto di fronte a delle telecamere, anche se la mia brutta testimonianza poteva aprire gli occhi a qualcuno, io cercavo di scordare quelle due settimane. I giornali avevano riservato tutti una pagina o più per la mia storia. Le riviste di gossip invece iniziarono a mandare in giro quelle foto con me e Michael

«Identificata la misteriosa ragazza della famosa e alquanto strana Pop star Michael Jackson. Si tratta di Eva Angelucci. Nuovo amore o semplice ragazza passeggera? Lo scopriremo presto blablablabla.. »

Cose assurde ! Le mie compagne di squadra ogni volta in spogliatoio mi mostravano un articolo nuovo, pieno di cazzate e storie inventate ! Quei giornali sono libri di pura fantasia !

***
Il telefono squillava insistentemente, cercai di non badarci troppo e nascosi la testa sotto il cuscino. Sentivo qualcuno scuotermi energicamente, e mi voltai vedendo Camilla con il mio nuovo cellulare in mano
"E' Michael, dai sbrigati è la quinta volta che ti chiama!"
Presi subito il telefono felice di poterlo sentire ancora una volta, come se la notte precedente passata praticamente al telefono con lui non fosse abbastanza.

-Michael..-
-Snow ! Qui iniziano a girare giornali con le nostre foto ! Sono pieni di cattiverie, anche lì?-
La sua voce non era come le altre volte, sembrava ferito e risentito. La notizia che quella ragazza ero io era giunta fin lì, scatenando un polverone inutile
-Si, e sono pieni di cavolate ! Mi stanno torturando di chiamate giornalisti che mi vogliono come ospite ai loro show. Ma tranquillo non ho accettato niente ! So che alla fine il loro unico intento è quello di scoprire nuovi scoop, e non voglio che gonfino ancora questa storia che è saltata fuori ! -
Un silenzio era calato dall'altro capo della cornetta, dall'altra stanza nell'altra parte del mondo
-Invece secondo me dovresti accettare una loro richiesta, poi se ti domanderanno qualcosa di me, o della nostra storia, tu smentisci, così smetteranno. -



Accolsi il suo consiglio e accettai una proposta per un programma pomeridiano che pareva serio e tranquillo. Ripercorrevo quella mia triste e brutta storia attraverso le mille domande che la giovane presentatrice mi poneva. La mia voce, a volte tremante, faceva eco nel grande studio, dove era calato un pesante silenzio nonostante i tanti spettatori. Era quasi scaduto il tempo a disposizione quando arrivò quella domanda che sapevo mi avrebbero fatto, al 100%

"Ultimamente, oltre che alla tua triste storia, si è parlato molto di te per la tua presunta relazione con la grande Pop Star Michael Jackson, è vero? Com'è Michael nella realtà dei giorni? E' strano, eccentrico, con milioni di manie e paure come si dice?"
Feci una piccola risata per quella stupida domanda
"Oh no. Assolutamente no. Michael Jackson è un semplice essere umano, ma dotato di un enorme talento e di un enorme cuore. E' una persona umile e gentilissima, è esattamente l'opposto di come lo descrivono. Non mi capacito di chi possa aver scritto tali scemenze completamente infondate e campate in aria! "
"Però non ha risposto a una domanda, quindi avete una relazione?"
Arrossii, non ero brava a mentire ma in casi come quelli era necessario
"Nono ! Magari !" Risi ancora, e con me anche la presentatrice e il pubblico. Sembravo quasi convincente "E' proprio un bellissimo ragazzo, su questo non posso dire di no, però non abbiamo assolutamente una relazione, o cose del genere. E' un amico che mi ha aiutato moltissimo, e non smetterò mai di ringraziarlo per questo"

Salvata in calcio d'angolo, pensai. Ma mi sbagliavo, quei maledetti giornali continuavano i loro film fantascientifici su noi due, visto che ormai era di moda parlare di questa "nuova coppia" saltata fuori. Ma avevo imparato a evitare di passare davanti a un'edicola e incrociare anche solo lo sguardo con quelle scemenze.

***
Il periodo Natalizio era alle porte, con lui anche il mio ritorno in Ascoli e la cosa più attesa di tutte: la visita di Michael. Quando me ne tornai a casa tutto era come l'avevo lasciato 4 mesi prima. Ricordo la bottiglia d'acqua semivuota lasciata sopra il tavolo in cucina, l'anta dell'armadio spalancata, e la solita camera sottosopra. Appena aprii la porta della mia stanza mi ritrovai a respirare di nuovo quell'aria di caos che emanava e quella sensazione di casa. Sul muro sopra il letto si apriva il solito quadro enorme con il disegno a carboncino nero: un tramonto dietro una collina, con un paesaggio naturale straordinario, di quelli che ti lasciano senza fiato. Su un'altra più piccola collinetta si ergeva un castello, di quelli un po' fantastici che si vedevano nei cartoni. L'avevamo disegnato io e la mamma, lei aveva questa passione per il disegno, ed era bravissima. Quel quadro rappresentava il nostro luogo segreto, la nostra isola felice, il posto dove ci rifugiavamo lontano dal rumore assordante del mondo, quello era la nostra pace interiore riportata su un timido foglio bianco. Dopo la sua scomparsa avevo deciso di incorniciarlo e di appenderlo vicino al mio letto, in modo che ad ogni mio risveglio lei mi avrebbe accompagnato in ogni mia giornata, portandomi felicità. Tutt'intorno al disegno erano attaccate decine di foto con le persone e le cose più significative per me: la mamma, le mie poche ma vere amiche, il mio sport, la mia prima medaglia, il mio primo trofeo. Insomma, ogni genere di ricordo era lì davanti a me ogni mattina come per dirmi "Sorridi, che ci siamo noi!", e tutto prendeva una piega diversa. Non sistemai nemmeno le valigie che mi armai di scotch per attaccare qualche foto con lui e Janet. Da lì mi resi finalmente e concretamente conto che stava iniziando a far parte della mia vita in maniera veramente importante, e un sorriso scappò dalle mie labbra a quell'idea.

***
I due giorni seguenti li passai un po' a ritrovare la mia quotidianità e risistemare casa. Andai a trovare quella dolce signora del quarto piano che quando rimasi sola ogni domenica scendeva a portarmi un cestino con dei dolcetti e per scambiare due chiacchiere. Era una signora sulla settantina, e a differenza di tutte le altre famiglie che abitavano nel mio stesso palazzo, era così premurosa con me. Mi raccontava che non aveva figli ne il marito che le era venuto a mancare poco dopo il matrimonio, così aveva imparato a convivere con il proprio dolore. Mi piaceva ascoltarla, e spesso durante la settimana quando non avevo nulla da fare la invitato a pranzare insieme, in due il dolore sarebbe stato dimezzato, e poi essendo impegnate in qualcos'altro e essendo in compagnia si evitava di pensare a quei grandi dispiaceri che spesso non ti lasciavano via d'uscita. Appena suonai al suo campanello sentii il volume dello stereo, suo migliore amico, abbassarsi e lenti passi accingersi ad aprire, a causa dei vari acciacchi che l'età porta con se. Quando mi vide si portò una mano sulla bocca e vidi i suoi occhi inumidirsi. L'abbracciai forte, come non avevo mai fatto finora. Le volevo un mondo di bene, e si era presa cura tante volte di me, durante le mie influenze, quando la chiamavo con gli occhi gonfi per il troppo piangere e quando le raccontavo dei miei successi calcistici. Sapevo che non capiva niente di calcio e sport vari, ma sorrideva e rideva con me, solo perchè ero felice anch'io. Era un po' come una nonna per me, da 3 anni a questa parte
"Gianna, Gianna calmati. Stai tranquilla "
Mi staccai evidentemente emozionata anch'io e mi fece entrare
"Pensavo di aver perso anche te Eva"
Un brivido mi fece trasalire a quell'idea
"No ti prego, non lo dire nemmeno per scherzo Gian.."
" Hai ragione, ma sai quanto tengo a te, e non puoi capire quanto male mi faceva sapere che soffrivi tesoro"
"Ma ora sto bene, non pensarci più..Ti prego"
Ci sedemmo a tavola e per quella sera rimasi a cenare da lei. Mi raccontò tutto quello che era accaduto nel frattempo, dei telegiornali che mi davano per dispersa, delle persone del palazzo che improvvisamente per qualche intervista si spacciavano per miei grandi amici, raccontando annedoti su di me pur non sapendone niente. Davanti a una bela torta da poco sfornata incalzò il discorso Michael Jackson, che conosceva molto bene, essendo una divoratrice di musica
"Allora, è stato lui ad aiutarti Eva? Dai parlami un po', come è ? Che tipo è? Lo sai che sono curiosa per queste cose !"
Iniziai a parlarle tranquillamente di ciò che lui aveva fatto per me, di come si era preoccupato insieme a tutta la famiglia, di quando avevo assistito personalmente al video del nuovo singolo. Poi mentre con gli occhi fissi su un punto indefinito del tavolo stavo finendo il mio discorso gesticolando come al solito, lei mi prese una mano e mi interruppe
"Eva, ma ti sei per caso innamorata?"
Quella domanda mi fece sorgere un sorriso sulle labbra, e involontariamente lo sguardo si spostò sul mio polso con il suo orologio e il braccialetto improvvisato
"Bhè..Si Gian, mi sono innamorata di Michael Jackson. Credi sia grave ?"
Con il pollice iniziò ad accarezzarmi dolcemente il palmo della mano e i suoi occhi si intenerirono, forse in preda a improvvisi ricordi che le scorrevano in mente
"Non è mai grave se è amore tesoro, ama e non avere paura, non fermarti fin quando ce n'è. Non farti spaventare dal suo cognome, dalla sua fama, tutto ciò non c'entra niente con quel Michael che è con te. Da come me lo hai descritto sembra proprio un giovanotto in gamba, e ti brillano gli occhi quando parli di lui, lo sai?"
Le mie gote furono invase da un lieve rossore, proprio quel rossore che mi fece aggiudicare il soprannome di SnowWhite da lui. Balzai dalla sedia sentendo il mio cellulare squillare nella mia borsetta, e mi precipitai a prenderlo sperando fosse lui, l'unico oggetto dei miei pensieri

-Pronto?-
-Eva! Come stai?Tutto bene? Che fai? Con chi sei?-
Scoppiai a ridere ad immaginarmelo immerso nella sua curiosità con quel suo viso da cucciolo
-Tutto bene, tutto bene Michael. Adesso ho appena finito di mangiare una bella fetta di torta, in compagnia di una signora del mio palazzo. Tu ? -
-Mah nulla, sono in studio e stiamo facendo una pausa! Questa notte prenderò il primo volo Snow, e sarò lì da te. Vedi che le mantengo le promesse? -
Il mio cuore iniziò a battere moltiplicando le pulsazioni al secondo, non pensavo potesse veramente scoppiare di felicità
-Mi rendi felicissima Mike, grazie grazie grazie-
-Non devi mica ringraziarmi. Eva, devo assolutamente andare, il lavoro chiama, come sai ultimamente siamo pieni di impegni. Ti chiamo prima di partire..-
-Ok, buon lavoro Mike-

Misi a giù a malincuore, dopo che mi ebbe riprodotto il rumore di un sonoro bacio. Dovevo avere proprio un'aria da imbecille spalmata in volto, di chi ha appena ricevuto la notizia più bella della sua vita, anche perchè Gian che era davanti a me si mise a ridere
"Verrà a trovarmi ! Domani parte e rimane per due giorni Gian, ti rendi conto? Viene da me, dall'America, solo per me ! Non ci credo"
Ormai avevo incalzato il discorso e lasciai le emozioni scivolare fuori tramite le parole, per quanto ne erano capaci
"Invece devi crederci, lo fa solo per te Eva. Però me lo devi presentare !"
Mi disse scherzando e facendomi un occhiolino mentre sistemava la cucina
"Certo, una maniaca di musica come te deve assolutamente conoscere il rivoluzionario Michael Jackson"
Scoppiammo a ridere per quella verità. Me lo ripeteva sempre 'Senza la musica sarei morta da un pezzo'. Era la sua fedele compagna di vita da sempre, rideva e gioiva quando era felice, era malinconica e triste quando era giù di morale. Un'amica che non tradisce ma ti dona sempre qualcosa in più, e nonostante l'età non passava giornata in cui la sua radio non veniva accesa, e di rado qualche nuovo album molto importante per lei riempiva il suo scaffale.

Me ne andai con gioia e strana felicità che riempivano il mio cuore, che ancora non aveva fermato la sua corsa sfrenata al solo immaginare della sua presenza di nuovo al mio fianco. Mi faceva tremare solo con un pensiero, ma di cos'altro era capace quell'uomo?




● Ͼapitolo Sedici


- Eva -


La casa era nel solito strano ordine, tutto come era sempre, nella normalità, perchè avrei dovuto mettere tutto a posto in una maniacale precisione se non l'avevo mai fatto? Di certo Michael non si sarebbe preoccupato dell'ordine della mia abitazione, nonostante fosse un accanito perfezionista. La sua telefonata era arrivata alle 4 del mattino facendomi prendere un infarto in piena notte. Sarebbe arrivato verso le 16:00, compreso il tratto in auto che avrebbe dovuto affrontare dall' aeroporto fin casa. Ricordo che gli dissi che mi sarei fatta trovare in aeroporto, così avrei aiutato le sue guardie del corpo a trovare la strada per casa, ma mi aveva rassicurata perchè sapevano come trovare la strada. Non so come, ma quelli omoni che doveva portarsi dietro per sicurezza anche qua, sapevano ricaparsi anche nelle strade italiane. Non chiedetemi come ma alle quattro e mezza di pomeriggio, dopo una straziante attesa, il clacson di un'auto grande e scura suonò sotto il mio palazzo. Mi precipitai di sotto quasi cadendo per le scale, scartando immediatamente l'opzione ascensore, avrei dovuto aspettare troppo tempo. Aprii il portone e attraversato il porticato vidi quell'auto con la portiera posteriore aperta. Mi infilai in quell'apertura, finendo su quei morbidi sedili, e quando lo vidi lì davanti ai miei occhi presi immediatamente la sua mano, come per accertarmi che non fosse solo mia immaginazione. Il suo sorriso prese ad illuminare radiosamente tutto intorno e a quella visione mi fiondai tra le sue braccia, percependo di nuovo quel dolce odore che emanava il suo corpo, i suoi capelli. Mi prese il volto tra le mani e guardandomi con quel suo sguardo capace di far sciogliere i ghiacciai del polo nord, posò delicatamente le sue labbra sulle mie, quasi fosse una carezza. Le guardie iniziarono a dare colpi di tosse da fuori l'auto, segno che dovevamo scendere
"Andiamo, come è stato il viaggio?"
Lo trascinai fuori per la mano, e notai che tra i tre bestioni in nero c'era anche il simpatico Wayne, che mi fece un cenno col capo in segno di saluto, al quale ricambiai con un caloroso "Waayyne, ma ciaoo!", troppa era la felicità e l'agitazione in quel momento.
Gli scagnozzi portarono 3 valigie traboccanti su per l'ascensore, lasciandole all'ingresso, poiché avevo lasciato sbadatamente anche la porta aperta. Andarono subito via, in quanto avrebbero alloggiato in un albergo in centro, il più costoso della città, ovviamente pagato da Michael. Appena fummo dentro chiusi la porta alle mie spalle e senza dargli il tempo di proferire parola affondai le mie labbra sulle sue, approfondendo quel bacio che prima aveva lasciato a metà
"Questo è il tuo benvenuto Snow?"
Ridacchiai, ancora persa in quegli occhi nocciola, poi gli feci posare le valigie in camera
"Mi sei mancato"
"Tu di più!"
Iniziò a vagare con lo sguardo curioso verso quella parete dove c'era appeso di tutto, da magliette a medaglie, da disegni a foto. Ma una foto in particolare attirò la sua attenzione, infatti lo vidi avvicinarsi per osservarla meglio
"E' tua mamma.."
Io e mia madre in una delle foto più recenti. Mi avvicinai di fianco a lui annuendo
"Siete uguali Snow"
Feci un lungo sospiro, troppe volte l'avevo sentita quella frase, ogni volta che qualcuno ci incontrava per strada ci chiedevano addirittura se fossimo sorelle. Michael si portò dietro di me, baciandomi la testa e massaggiandomi le braccia
"E' bellissima non è vero?"
" Mai quanto te però "
Avevo mille emozioni che vagavano dentro me, e avevano voglia di uscire, ma non ci riuscivo. All'improvviso sbucò dall'altra stanza Puffetto che prese ad abbaiare felice e a girarci intorno scodinzolando
"Ma guarda chi c'èèè ! Mamma mia come sei cresciutoo ! Ma quanto sei dolce?!"
Si abbassò ad accarezzarlo e a farlo giocare un po'. Nel frattempo mi diressi in cucina a preparargli qualcosa da mangiare, visto il lungo viaggio. Fuori faceva un freddo tremendo, sicuramente avrebbe iniziato a nevicare, come sempre nel periodo Natalizio. Così iniziai a fare una cioccolata calda canticchiando una canzone che avevo sentito ininterrottamente il giorno prima, da un album che avevo preso in prestito da Gian tempo fa, nemmeno sapevo il nome della cantante, e adesso mi sfuggiva anche quello dell'unica canzone che avevo ascoltato. Sentii lui avvicinarsi lentamente a me mentre giravo con un cucchiaio di legno l'ormai densa cioccolata. Mi abbracciò da dietro posando umidi baci sul collo, prima coperto da una sciarpa voluminosa che abilmente aveva abbassato, facendo riaffiorare sensazioni e piccoli brividi che mi sembravano lontani ormai
"Che freddo che fa qui Snow"
Avvolsi così la mia sciarpona intorno al suo collo. Mi prese a raccontare tutto quello che aveva fatto in questo periodo, il lavoro massacrante per il cd, continue interviste e i paparazzi che avevano intensificato il loro lavoro non gli lasciavano tregua. Sembrava davvero stanco, e il suo viso era un po' segnato dal cambio del fuso orario e dalla pesantezza del viaggio. I baci scandivano ritmicamente i nostri discorsi, fino a quando il loro intervallo divenne così frequente che prendendomi in braccio mi portò sul divano del salotto. Le labbra dell'altro sembravano esser diventate una sorta di fonte di acqua fresca, e i nostri corpi sentivano l'essenziale bisogno di dissetarsi a vicenda, senza tregua, senza parlare, senza bisogno di altro.
Placata l'improvvisa sete restammo abbracciati, quando improvvisamente alzò il busto girando lo sguardo per la stanza, scrutatore
"Ma qui non c'è un albero di Natale ! "
Alla parola albero di Natale mille ricordi riaffiorarono sulla mia pelle provocandomi lievi brividi
" Non me la sento di farlo Mike.."
Prese le mie mani tra le sue
"Ti ricordi cosa mi dicesti? Volevi festeggiare il Natale come una volta Snow, non permettere che la paura dei ricordi vinca su di te. E' arrivato il momento di essere più forti"
Era arrivato il momento di essere più forti, quella frase cominciò a rimbombare dentro la mia testa assumendo di colpo la voce di mia madre. Aveva ragione, quello era il momento di cambiare



"Ma li è brutta ! Va di qua"
"Ma sei ciecaa? Di là stava meglio"
"Macchè ! Qui è meglio!"
"No questo mettiamolo qui daiii"
"Macchè non lo vedi che lì è troppo grande quella pallina?"
"Ma che dici ! E' perfetta"
Come sempre l'aveva vinta lui su tutto, anche per appendere quella pallina all'albero. Era quasi finito, adesso mancava un unico particolare : l'angioletto che andava in cima. Lo tirai fuori dallo scatolone, e girandolo tra le mani due lacrime solcarono il mio viso. Subito due lunghe braccia cinsero la mia vita
"Sii forte"
Mi sussurrava, così posai un bacio sulla testa di quell'oggetto, e prendendo una sedia, insieme a Michael lo infilai sulla punta dell'albero, come avevo sempre fatto. Spegnemmo tutte le luci e quando quelle minuscole lucciole presero a colorare e riscaldare l'ambiente con la loro lucentezza un nodo si sciolse nel mio stomaco e le lacrime lentamente si trasformarono in singhiozzi soffocati sulla sua spalla che era stata pronta ad accogliermi
"E' bellissimo vero Snow?"


Piccole lucette illuminavano a intermittenza quel grande salotto, mentre i nostri due corpi si scaldavano addormentati e intrecciati su un divano, sotto una coperta, pronta a custodire segretamente tutto ciò che avvolgeva.


Mi svegliai coccolata dalle sue carezze e dal suo dolce sguardo che mi scrutava felice e caloroso
"Ma quanto dormi?"
"Ehh, stanotte dopo che mi hai chiamato non sono riuscita più a prendere sonno! Poi lo sai che mi piace dormire se tu sei vicino a me"
Sorrisi e mi rannicchiai ancora di più vicino al suo corpo caldo, mentre mi posava dolcemente lievi baci sulla testa
"Ma che ora è?"
Farfugliai ancora assonnata, infatti la sua risata non tardò ad arrivare, cristallina e limpida come sempre
"Sono le 23 Eva"
"Coooosa? Le undici? Andiamo subitissimo a mangiare !"



Lo vidi poggiarsi a peso morto sullo schienale della sua sedia e massaggiandosi la pancia farfugliare qualcosa
"Oddio Snow, cucini divinamente ! Non ho mai mangiato così tante cose deliziose tutte in una sera !" Allungò la mano verso un piccolo vassoio "Poi queste, come si chiamano!? Mi fanno impazzire !"
Si mise in bocca l'ultima oliva rimasta
"O L I V E A S C O L A N E"
Cercai di scandirglielo ancora una volta bene in italiano in modo che potesse ripeterlo. Ma era tutta la sera che provava, e subito l'attimo dopo si dimenticava la pronuncia
"Ulive asolanè"
Scoppiai ancora a ridere, come ogni volta che aveva cercato di ripeterlo
"Ci rinuncio Mike, sei un alunno impossibile !"
Rise anche lui e mi fece segno di sedermi sulle sue gambe
"Insomma sono un cattivo alunno eh?"
Il suo sguardo era carico di un non so che, e i brividi non tardarono a percorrere la mia schiena sotto il suo lieve tocco
"Moolto moolto cattivo, da bocciare immediatamente"
Avevo le braccia intorno al suo collo, e ricambiai il gioco di sguardi che involontariamente aveva iniziato
"Ma magari la professoressa potrebbe mettermi una buona parola se.."
La sua mano riprese il suo tragitto sotto i vari strati di maglie, vagando sulla mia pelle calda, procurandomi un febbrile piacere
"Se?"
Prese a baciarmi dietro l'orecchio mentre potevo percepire il suo fiato accorciarsi in concomitanza con il mio. Poi spostò le sue labbra sulle mie facendomi ubriacare di lui, quando, completamente in balia di lui si staccò
"Se solo mi comporterò un po' meglio"
"Lo sai che non si corrompono le professoresse?"
"Ma appunto per questo sono un cattivo alunno"
E riprese a baciarmi, questa volta con più calma e dolcezza, placando un po' i bollenti spiriti. Restammo così abbracciati sopra una scomoda sedia della cucina, mentre mi raccontava di un'hostess che durante il viaggio ci provava spudoratamente, divertendosi a vedermi fare la gelosa

"Dai usciamo, ti farò girare un po' questa mini-città. Copriti che fa freddo"
Mi affrettai a prendere il maglione sfilato poco prima, una sciarpa e un tenero cappellino, quando mi si presento Michael davanti tutto travestito, con i soliti baffi finti e cose varie
"Ma che fai, scemo! Non hai bisogno di 'sta roba oggi ! E' l'una e mezza di notte ! Chi vuoi che ci sia ! "
Gli tolsi tutto, facendo in modo da poterlo riconoscere tranquillamente, liberandolo di quella robaccia, facendo uscire il vero Michael per poi recarci fuori.


Eravamo arrivati in centro, cinque minuti di passeggio ed eravamo già tra l'antichità che sprigionavano quelle vecchie mura. Quella volta mi improvvisai io una mini guida turistica, tenendo le nostre mani intrecciate in quel gelido 25 dicembre
"Guarda, queste colonnine suonano se ci passi velocemente la mano"
Strusciai la mano sopra quelle piccole colonne di pietra di una chiesa, un po' logorate dal tempo e da centinaia di mani curiose e stupite. Fece la stessa cosa Michael che divertito non smetteva di strusciare la sua mano, e sotto quel lieve suono, si mise addirittura a canticchiare una canzoncina mai sentita. In quel momento mi resi conto che davanti ai miei occhi non avevo solo un semplice uomo, ma anche un grande artista. E non potei che stupirmi quando al suono di quelle colonne si aggiunse anche quello delle sue labbra, con cui cominciò a fare un improvviso beat-box. Mi misi ad ascoltare estasiata quella melodia che era stato capace di creare solo con quei pezzi di pietra e la sua bocca. Quando smise iniziai a battergli le mani saltellando sul posto come una bimba che aveva appena ricevuto estasiata il suo lecca lecca
" Sei incredibile Michael"
Rise e abbassò il capo imbarazzato per il complimento, poi mi prese per mano continuando il nostro giro. Gli feci vedere i resti del vecchio teatro romano, chiese ed edifici vari, continuando a spiegare i particolari più interessanti, mentre lui ogni volta non faceva che domandarmi mille cose, non riuscendo a trattenere la sua solita curiosità.



Mettemmo piede in piazza del popolo, che era fantasticamente decorata con luci dorate che la attraversavano, lasciando il riflesso sul pavimento liscio sottostante. La visione era davvero suggestiva, quando iniziarono a cadere piccoli fiocchi bianchi
"Eva, nevicaa !"
Alzai la testa al cielo come lui, e vedevo questi svolazzanti pezzi di ghiacciati caderci addosso, prima piano, poi si intensificarono, facendosi anche più densi. Gli strinsi forte la mano e iniziai a correre per tutta piazza con lui che rideva a crepapelle
"Vediamo chi ne mangia di piùùù"
Con la bocca spalancata e la lingua fuori continuammo a correre, inseguendo nessuna meta, semplicemente sentendoci liberi, liberi da ogni maschera, liberi di essere noi stessi. Il fiatone si faceva sentire, quando lui si fermo esausto, facendomi sedere sulle gelide scale di pietra del Palazzo dei Capitani. Mi prese ancora una volta sulle sue gambe, stringendomi più che poteva, trattenendo quel poco calore che era rimasto nei nostri corpi affannati. Le nuvole bianche che uscivano dalle nostre bocche si unirono in un solo grande respiro unanime, che si trasformò in un lento e caldo bacio, sotto quei fiocchi che iniziavano a posarsi sui tetti delle case



" Sembra zucchero filato "
Sentenziò guardando verso l'alto
" A me sembrano piccoli pezzi di cielo sgretolati "
Mi strinse ancora più forte, affondando la sua testa nella morbida sciarpa colorata
"Grazie Snow, è il più bel regalo che potessi mai farmi"
"Grazie a te Michael, per essere il più bel regalo mai ricevuto"
Il silenzio ci avvolse come lentamente la neve si stava poggiando sugli edifici. Il vento e un'ondata di neve più intensa ci fecero risvegliare da quel torpore, e ci costrinsero a tornare verso casa. Due dita di bianca neve gelida era sopra i nostri cappotti, e non riuscivamo a smettere di ridere perchè sembravamo due pupazzi di neve viventi ! Vedevo la gioia nei suoi occhi, era felicissimo e glielo si leggeva in quell'oceano trasparente e chiaro come un libro aperto. Era la prima volta che poteva vagare senza nessun travestimento per una città, nonostante fosse tarda notte. Era una nuova esperienza per lui, che avrebbe sempre voluto provare, ma sapeva di aver già perso in partenza, e invece..
Rientrammo in casa continuando a ridere, sgrullando via quei rimasugli di gelo dai vestiti
"Dai, è bello qui, mi piace! E' tranquillo !"
Lo guardai con un sopracciglio alzato
"Tu perchè non ci vivi Mike ! E' una noia mortale! Non c'è un locale decente, sempre la solita monotonia, poi qua nessuno si fa i fatti suoi. Che odio !"
Gli scappò una risata di cui non capii il motivo e storsi un po' la testa cercando di comprendere meglio
"Bhè qua abbiamo la calciatrice famosa, la città è piccola, non ci sono discoteche e poi tutti invadono la sua privacy, e questo, nonono, non è accettabile.."
Disse con tono scherzoso e una faccia a dir poco adorabile anche con quella buffa espressione addosso. Assunsi un'aria di finta arrabbiata e iniziai a rincorrerlo, inseguendo il dolce suono della sua risata che non riusciva a trattenere
" Se ti prendo non so che ti facciooo Mike."
Mi ostacolava il passaggio con cuscini e sedie che gli capitavano sotto mano, mentre mi faceva linguacce e facce divertenti, alle quali rispondevo fingendomi ancora più arrabbiata
"Tanto sei una lumacaaa, lentone che non sei altro!"
Gli gridavo dietro nonostante fosse piena notte, ma era l'ultima cosa che mi interessava in quel momento. Lui all'udire le mie parole si fermò di colpo e si girò verso di me con aria di sfida
"Cooosa? Io sono una lumaca?"
Si avvicinava lentamente e io iniziai a scappare, le parti si erano invertite. Io ero il povero topolino Gerry che aveva appena combinato un guaio e lui il grosso Tom che avrebbe voluto finalmente acciuffarlo. Stavo per saltare sopra il divano per armarmi di un cuscino, quando mi prese da dietro e mi sollevò da terra
"Guarda un po' la lumaca come ti ha fregato"
Mi mise a terra, sul tappeto persiano e iniziò a farmi il solletico sulla pancia
"Dai Mike ti pregooo lasciamii ahahah. Aaah oddio dai ti mollamiiii ahah. Non ce la faccio piùùù"
Rideva quasi più di me a vedermi contorcere a terra sotto la piacevole tortura che mi stava infliggendo con le sue mani
"Vaaaabene, per questa volta ti lascio andare "
Era inginocchiato sopra di me, che ero stesa a terra e con calma mi posò una dolce carezza sulle labbra, quasi un soffio. Fece per tirare indietro la testa ma agilmente riportai la sua bocca tra la mia, volendo approfondire quel bacio che mi aveva lasciato insazia. La passione che aveva preso il sopravvento mi spinse a voler sentire un contatto con la sua pelle; gli sfilai quella morbida felpa rossa che aveva addosso, lasciandolo solo con la solita canottiera bianca con lo scollo a V. Presi ad accarezzare freneticamente le sue braccia scoperte, mentre una sua mano era impegnata a provocarmi brividi di piacere dalla schiena. Lo sentivo irrigidirsi, mentre il fiato si faceva corto, colpa di due cuori che sembrava volessero spiccare il volo. Si staccò lentamente incominciando a fissarmi con due occhi lucidi che non seppi decifrare. In quei tondeggianti specchi rivedevo i miei e ci lessi dentro tutte le risposte di cui avevo bisogno in quel momento. Risposte che mi fecero capire quello di cui necessitavo più di ogni altra cosa: amore. Mi alzai, non staccando gli occhi dai suoi, per poi trascinarlo nella mia stanza. Sembrava aver inteso solo con un'occhiata quello che il mio cuore impazzito cercava di comunicare ogni volta che mi sfiorava.
“Sei sicura?”
Sussurrò con voce roca e piena di eccitazione. Non risposi, ma lo baciai soltanto, con foga, sperando che avesse accettato quella come risposta alla sua domanda. Mi fece sedere sul bordo del letto e mi sfilò con estrema lentezza la felpa e la maglia, lasciandomi sotto la cura protettrice delle sue calde carezze che mi facevano scalpitare. Con dolcezza mi fece sdraiare, e iniziò a posare baci partendo dal collo, mentre con le sue mani sfilava quei due gancetti del reggiseno, facendolo scivolare via. Con la bocca scese verso i miei due seni che al tocco umido della sua lingua mi fecero emettere un gemito sommesso di piacere. Le sue mani erano dappertutto, sembravano saper perfettamente dove andare, e cosa fare. La mia mente non reagiva, e la mia vista riusciva solo a scorgere il suo radioso volto in quella buia stanza. Si sfilò la maglia velocemente, per poi continuare la discesa delle sue labbra verso il mio ventre. Si soffermò sulla cicatrice che mesi prima brutte esperienze e ricordi facevano ancora bruciare. Vi posò diversi baci e con un lento gesto sfilò i pantaloni, lanciandoli sul pavimento. Fece lo stesso con i suoi, che andarono a fare compagnia ai miei. Lentamente le sue mani affusolate fecero scivolare giù il mio intimo rimasto, lasciandomi nuda e tremante sotto il suo sguardo. Si stese su di me e con voce profonda e rotta dall'eccitazione sussurrò
"Sei bellissima Snow.."
Riprese a baciarmi mentre le sue mani erano sui miei seni. Lentamente abbassò il suo intimo da cui si poteva percepire tutto il suo desiderio. Faceva tutto con estrema calma e dolcezza, guardandomi negli occhi quasi come per rassicurarmi, per non farsi sfuggire nemmeno un secondo delle sensazioni che mi regalava. Presi un grande respiro per dare aria a quel bollente fuoco che si era infiammato dentro me, stringendo le gambe intorno ai suoi fianchi. Un attimo dopo e lui era dentro di me. Non so spiegare cosa percepii in quel momento, non tanto la fisicità in sé per sé che c’era e si faceva sentire, ma mi sentivo .. completa. Avevo appena trovato quel pezzo mancante che avevo sempre cercato, ed era in me, scoprendo il giusto incastro e non l’avrei più lasciato andar via. Un ritmo lento e calmo si impossessò del suo corpo, che mi invitava a danzare sopra quella melodia che solo noi riuscivamo a percepire. Il suo respiro accelerato batteva frettoloso sul mio collo ed io non riuscii a fare altro che stringere la mano sulle sue spalle, ancora incapace, inesperta agli occhi di quel nuovo pezzo di terra scoperto.
“Ti faccio male?”
Mentre i suoi fianchi scandivano un ritmo in quel momento più deciso, anche solo rispondere a quella breve domanda diventava estremamente difficile. Quasi come se il piacere e le fortissime sensazioni mi avessero otturato le vie respiratorie, impedendo anche solamente a un filo di voce di filtrare
“P..Piano”
Cominciò a baciarmi, assicurandosi che andasse tutto bene. Era estremamente dolce e premuroso, mi guardava negli occhi, baciandomi, sospirando, accarezzandomi, senza accelerare troppo, stando attento a non farmi male. I vecchi ricordi di quella che era la mia prima esperienza sembravano essersi disintegrati in un batter d'occhio. La mia prima volta fu questa, il resto l'avevo prontamente cancellato da quel momento. Ero carta bianca nelle sue mani e lui aveva iniziato con me a scrivere quel primo capitolo che sarebbe stato solo l’inizio della nostra storia. Lui era il mio punto di inizio, il mio perno su cui ruotavano tutte le emozioni, l'unica persona capace di mettere in circolo il mio vero amore..
marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da marina56 Dom Apr 15, 2012 1:11 pm


● Ͼapitolo Diciassette



- Eva -


Come un rantolio lontano mi destò dal mio profondo stato di sonnolenza. Cercai di recuperare la ragione che era ancora immersa nel mondo di Morfeo e quando rimisi le idee in chiaro un senso di completezza mi pervase. Una dolce canzone avvertivo vicino al mio orecchio, come una specie di carillon pronto ad ammorbidire quel mio sonno. Stropicciai gli occhi e quando un lieve raggio di luce riuscì a illuminare la fonte di tanto calore e beatitudine, un sorriso si estese sul mio viso. Era lui, l'uomo che era riuscito a salvarmi dal brutto passato, colui che mi aveva fatto riscoprire che ero ancora in grado di amare. L'uomo di cui mi fidavo ciecamente e al quale avevo offerto il mio cuore, senza timore, perchè lui aveva fatto lo stesso con me
"Buon Natale amore mio"
La sua voce aveva smesso di cantare e con un sussurro mi fece rabbrividire. Mi strinsi a lui, poggiando il mio viso sul suo petto. Una lacrima mi rigò la guancia e lui preoccupato, con due dita, mi fece girare la testa davanti ai suoi occhi che cercavano di capire perchè adesso quella piccola goccia salata aveva dato il via a un turbino di emozioni che scendeva strisciando dai miei occhi
"Amore, cos'hai ?"
Il cuore mi rimbalzava in gola e le parole sembravano proprio non far parte del mio organismo in quel momento. Lo strinsi ancora di più a me, completamente grata a quell'angelo che avevo steso al mio fianco
"Come mi hai chiamata?"
Riuscii a bisbigliare mentre l'odore dei suoi capelli mi invadeva inebriandomi
"Amore mio.."
Lo sentii stendersi in un sorriso, capendo il perchè di quella mia improvvisa reazione
"Nessuno mi ha mai chiamato così prima d'ora"
Un brivido di freddo scosse il mio corpo con solo l'intimo addosso. Mi abbracciò con i suoi lunghi arti, trasmettendomi tutto quel calore che aveva dentro, ma a me bastavano solo le sue parole per scaldarmi
"Allora sono il primo"
Allungò il viso verso il mio e le sue labbra incontrarono le mie, in una lieve carezza
"Anche questa notte sei stato il primo"
I suoi occhi puntati nei miei riuscivano a scavare, leggendovi tutto dentro come se fosse un libro aperto dove vi erano scritte le mie ' istruzioni d'uso '.
"Vuoi dire che..che prima di quelli..tu non.."
"No, è la prima volta che ho fatto l'amore. "
Una profonda emozione prese vita sul suo viso, quasi incredulo, sconcertato, ma sicuramente felice
"Grazie..E' il regalo più bello che potessi farmi"
Bisbigliò poco prima di unire le nostre labbra in un caldo e umido incontro. Rimanemmo così, immobili, sospesi in quella sorta di stato tra veglia e sonno, a pensare, a sognare, a toccare quello che c'era materiale in un'emozione.

***

Misi su quella canzone che da giorni mi ronzava in testa, quella del nuovo acquisto di Gianna. Avevo appena premuto play, e quel suono di tamburi lontani si sparse lieve per la saletta. » True Colors, quello era il titolo delle parole che mi ronzavano per la mente. Misi a preparare la colazione mentre il fanciullo era ancora assopito tra le lenzuola. La canzone scorreva a ripetizione in sottofondo, accompagnata dalla mia voce che ormai aveva imparato tutte le parole dopo gli innumerevoli ascolti. Giravo per la cucina, quasi saltellavo in stile Heidi che vagava tra i monti, per la felicità che mi scoppiava dentro. Avevo voglia di gridare quanto fossi innamorata, di ballare spensieratamente, di volare ancora in quel mondo che era capace di farmi raggiungere solo lui. Ero talmente presa nei miei pensieri che non mi accorsi che Michael era sveglio e mi stava abbracciando mentre ero intenta a spalmare qualche chilo di nutella dentro un cornetto. Sorrisi per il solletico che mi procurava con i suoi baci carezzati sul collo
"Il principino si è finalmente svegliato !"
Rise e mi strinse ancora più forte a sé, e tutto intorno prendeva come al solito un colore diverso, più nuovo, più lucente, se solo lui era al mio fianco. Ad un tratto sentii le sue mani frugare in qualcosa e subito dopo il mio collo si preparava ad accogliere un oggetto lucente e fresco. Lasciai tutto quello che avevo per mano e mi girai verso di lui, che mi stava trascinando verso lo specchio della sala, dove ancora suonava quella dolce nenia per le mie orecchie. Intorno al mio collo era legata una collanina brillante con un ciondolo in oro bianco. Era un piccolo sole stilizzato e all'interno, incastonato, vi era un piccolo diamante che rifletteva la luce che filtrava dalla finestra accanto a noi. Rimasi immobile, senza parole, forse perchè non sapevo cosa dire, cosa fare. Mi girai ancora tra le sue braccia, trovandomi il viso di fronte al suo che sorrideva felice
"Ma.. Michael, avevamo detto niente regal.."
"Shh, cosa vuoi che sia amore. E' solo un pensiero, un simbolo di ciò che provo per te"
Posò un tenero bacio sulle mie labbra e continuò a scrutare nei miei occhi emozionati
"Ti chiederai perchè proprio il sole. Bhè, come sai il sole è al centro dell'universo, ed è quella stella fondamentale per far si che ci sia vita. Se non c'è sole non c'è luce, non c'è caldo, non ci sarebbe niente di tutto quello che vediamo. E' lui che da colore, che ci permette di vedere il mondo, illuminando. Questo astro, rappresenta la lotta tra le ombre e la luce, che riesce a vincere sempre, risorgendo quindi ogni mattina, trionfando nella sua alba in tutto il suo splendore. Sta a significare quindi l'eternità, amore, l'immortalità. Il sole rappresenta il cuore, il centro, essendo posizionato nel mezzo del sistema solare. E' l'elemento da cui nascono tutte le energie, le forze... Io voglio paragonare tutto questo a quello che tu sei per me, quello che sei diventata in questi tre mesi. Sei arrivata con un carico di vita difficile, complicato, e ti sei aperta con me, fidandoti ciecamente, non badando al fatto che di fronte a te avessi una star planetaria. Mi hai aiutato, nonostante non te ne fossi accorta, a ritrovare quello spiraglio di luce, quella sensazione di leggerezza, questa voglia di vita me l'hai ridata tu, con la tua semplicità, con la tua forza, con il tuo amore e con tutte le emozioni che hai fatto risvegliare nel mio cuore anestetizzato da un bel po'. Vorrei essere bravo a spiegarti quello che provo per te e dirti che non ti farei mai del male, che ti terrei sempre tra le mie braccia se fosse possibile, che sei una delle pochissime persone per cui farei di tutto pur di vederti sorridere, e queste persone si contano sulle dita di una mano. Sei la mia luce, la mia salvezza, mi hai risvegliato da quello stato di torpore e solitudine in cui mi stavo chiudendo. Illumini i miei giorni anche solo con una parola amore.. Non so se tutto questo che sto cercando di spiegarti abbia un nome, non so se sia un sentimento esistito prima d'ora sulla terra, forse si, ma io prima d'adesso non credevo esistesse qualcosa di così tanto potente. Forse le parole più adatte, anche se diminutive, sarebbero solo due, le più vecchie e le più belle del mondo.. Io, io ti amo luce mia"
I miei occhi si erano sciolti già da un po' in un pianto, soffocando i fremiti in un abbraccio strettissimo. Sembrava quasi che volessi fondere il suo corpo con il mio per quanto lo stringevo. Le sue parole mi risuonavano ancora nella mente, era forse un sogno tutto questo? Era davvero reale quell'uomo che avevo tra le mie braccia? Come potevo meritarmi tutto quello, tutto quel concentrato di bontà, amore, sincerità, innocenza ? Lo baciai, lentamente, quasi come per poter assorbire un po' della sua magica essenza. Guardandolo negli occhi le farfalle presero a svolazzare più felici e allegre nel mio stomaco. Era un concentrato di emozioni, ero un concentrato di emozioni, sensazioni che non pensavo di poter più provare, ma lui mi aveva salvata, lui era stata la mia salvezza, lui mi aveva riportato luce
"Amore mio.. se solo sapessi spiegarti io quello che sta succedendo qui dentro "
Gli presi una mano e la posai sopra il mio cuore che batteva a più non posso
"Se solo sapessi cosa hai fatto tu per me, come mi hai aiutato, come mi hai salvato. Sei stato l'ancora a cui mi sono aggrappata, uno scoglio forte pronto a portarmi in salvo da quella tempesta che si scatenava intorno a me. Sei tu che mi hai fatto ritrovare la luce, le emozioni, quelle vere amore mio. Non ho mai amato qualcuno prima di te, non ho mai dato un nome a quel sentimento che credevo di provare in storielle passate. Mi stai rendendo la ragazza più felice del mondo, e non credevo di poterlo essere ancora dopo tutto quello che è successo. Ma mi sbagliavo e tu mi hai aiutato a capirlo.. Sei tutto quello che ho Michael, rappresenti tutto per me e questo cuore qui, batte solo per te."
Questa volta fu lui a baciarmi, emozionato, mentre mi stringeva a se, forte, come solo lui sapeva fare. Mi sentivo piccola, sua, protetta da tutto e tutti se solo era con me
" But I see your true colors shining through. I see your true colors and that's why I love you. So don't be afraid to let them show your true colors, true colors are beautiful, like a rainbow."
Gliele sussurrai tra un bacio e l'altro, le parole di quella canzone che aveva accompagnato quel nostro momento, in un sussurro, come un battito d'ali di una farfalla, le parole che risuonavano in quella stanza ininterrottamente, che avevano fatto da colonna sonora a quei momenti che avrei tenuto sempre segretamente e gelosamente nascosti.
"Io li vedo i tuoi veri colori Michael, io lo vedo il vero Michael.. e lo amo incondizionatamente "

***

"Aiaaa, mi hai fatto male !"
Finsi di cadere a terra ferita, su quel manto di neve denso e estremamente ghiacciato, dopo aver ricevuto una palla di neve in faccia, da un Michael che si stava sbellicando
"Dai, alzatiii!"
Ero intenta a portare a termine il mio piccolo e alquanto scemo scherzo, stavo imparando a cavarmela un po' meglio con l'arte delle bugie e degli scherzetti. Eh già, l'ho chiamata proprio arte, mica è una cosa che sanno fare tutti èh
"Eva, tutto ok?"
Dopo vari richiami, me ne restavo ancora a terra, a mo' di quattro di spade, con le mani che coprivano il viso, dove poco prima avevo ricevuto una gelida pallata. Finsi di singhiozzare, e come prevedevo lo sentii avvicinarsi di fretta
"Amore, ti ho fatto male? "
Si era chinato preoccupato su di me che, devo dire la verità, ero proprio convincente
"Sì Michael! Mi fa malissimo il naso !"
Finsi di piangere disperata, tenendo le mani in viso, per non far vedere che in verità non avevo un bel niente
"Oddio, scusami Snow. Fammi vedere, non piangere, scusa scusa scusa."
Mi girò davanti a lui e aprendo gli occhi non riuscii a trattenere una risata sguaiata, ponendo fine a quella specie di scherzo. Vidi la sua espressione dal preoccupato passare al curioso, poi al divertito e infine all'offeso.
"Da quando sei tu che fai gli scherzetti? Uff. Mi hai fatto preoccupare per davvero "
Incrociò le braccia in maniera goffa e si girò dandomi le spalle. Mi buttai subito tra le sue braccia, travolgendolo completamente con la mia foga. Era incredibile quanta allegria era capace di mettermi, quanta pace aveva portato nella mia vita.
"Eddaii amore. Volevo solo un bacettoooo "
Si girò dall'altra parte, fingendo ancora di essere offeso con me, con quell'aria altezzosa da buffo bambino. Mi misi sulle sue gambe e perdendo l'equilibrio, ci ritrovammo a terra, immersi in quella soffice materia bianca
"Essu, fammi felice, dammene unoo"
Avevo messo su una faccia supplicante, comprendente il labbrino all'insù. Michael scoppiò a ridere e mise le sue mani sul mio viso, accarezzandomi delicatamente, mentre non la smetteva di scuotere la testa divertito
"Quanti ne vuoi, pur di farti felice"
Mi avvicinò a sé, annullando totalmente la distanza di un soffio tra le nostre labbra. I sapori presero di nuovo a fondersi in un caldo abbraccio immerso in tanto gelo attorno.
"Dai, rientriamo, sono bagnata fradicia !"
Rise prendendomi per mano, attraversando la strada che divideva quell'immenso parco dal mio palazzo. Era pomeriggio e c'era qualche bambino a giocare e a divertirsi tra quella neve che non smetterà mai di stupire e piacere. Michael non aveva nemmeno bisogno di camuffarsi, si era infilato solo un cappello mettendoci i capelli dentro, non correva nessun rischio, anche perchè di solito nel mio quartiere la gente trascorreva le vacanze Natalizie altrove. Questa cosa l'aveva reso felice e estremamente di buon umore, non capitava tutti i giorni per lui poter scendere in strada a giocare come un bimbo senza crearsi un'altra identità addosso. Era una cosa del tutto nuova e inaspettata, ma assolutamente positiva. Dopo pranzo l'avevo portato da Gianna, che appena lo vide rimase dieci secondi immobile. Li avevo presentati e, dopo qualche chiacchiera e scambio di auguri, Michael le regalò una copia di Thriller autografata, che aggiunse sicuramente alla collezione sul suo scaffale.
"Dal vivo è ancora più bello"
Mi disse Gian facendomi l'occhiolino per poi chiudere la porta alle nostre spalle, lasciandoci tornare a casa.


Dopo una stancante lotta a palle di neve, e una doccia calda, ci buttammo sul divano. Prese a coccolarmi mentre sullo schermo della televisione scorrevano le immagini di ET. L'extraterrestre era stato appena proclamato deceduto e non ricordavo di saper piangere ancora per un film. La parte clou stava scorrendo quando il suono stridulo del campanello di casa ci fece sobbalzare. Con passo svogliato andai ad aprire, tentando di ricompormi. Non avevo idea di chi potesse essere, non aspettavo nessuna visita e quando spalancai la porta le mie idee non vennero di certo chiarite. Davanti a me si presentava un uomo alto e magro, rivestito in tutto punto. Aveva i capelli brizzolati e gli occhi di un verde brillante. Forse era uno di quei testimoni di Geova che girano per le case armati di volantini e depliant. L'impulso fu quello di sbattergli la porta in faccia, ma capii che non era nessun tizio che voleva persuadermi ad avviarmi verso la sua religione.
"Scusi ma chi è lei?"
Incalzai visto che quel signorotto non si degnava di aprire bocca. Si contorceva le mani, e mi puntava addosso quelle gemme verdi che mi ricordavano qualcosa, o qualcuno che in quel momento non mi venne in mente. Nonostante la mia domanda continuava imperterrito a deglutire sonoramente e non degnarmi di una risposta. Percepivo la sua agitazione a fior di pelle, ma perchè mai uno sconosciuto ai miei occhi avrebbe dovuto comportarsi in quel modo ?
"Allora?"
Cercai di mantenere una sobria calma in quanto quel tizio mi iniziava a stranire con quel silenzio inquietante. Non capivo niente, non capivo quella situazione, non capivo il suo strano atteggiamento, e la cosa mi rese nervosa.
"Tu.. Tu sei Eva Angelucci?"
"Chi vuole che sia, ha suonato al mio campanello dove c'è anche scritto il mio nome èh"
Risposi acida e secca, cos'era una commedia? Mi sembrava una di quelle scene da film drammatiche
"Allora, si può sapere chi è lei?"
Mi ripromisi che quella sarebbe stata l'ultima domanda, che si concluse di nuovo con quello strano sguardo e un silenzio tombale da parte dell'uomo di fronte a me. Indietreggiai di qualche passò e feci per chiudere la porta con un sonoro 'Mah' in modo che l'avrebbe percepito anche lui, quell'uomo dai misteriosi silenzi.
"Nono, aspetta, aspetta ti prego"
Mi fermai, la sua voce si era decisa a uscire dal suo guscio. Lo guardai dritto negli occhi con un'aria interrogativa. Di nuovo il silenzio calò, mentre i suoi occhi frugavano nei miei, cercavano, scavavano in cerca di qualcosa, forse un appiglio di coraggio
"Io, io sono tuo padre Eva"
Il cuore si fermò per un periodo di tempo che parve un'eternità. Mi sembrava di vivere in un fermo immagine, qualcuno aveva premuto il tasto Stop e la situazione si era congelata, pietrificata. I suoi occhi, quel piccolo bagliore verde era riflesso nei miei ed in quel momento capii che erano i miei stessi occhi, il suo riflesso ero io. La sua forma del viso, i suoi zigomi, il suo sguardo, era tutto ciò che permise insieme ai geni di mia madre di dar vita alla mia figura. Come avevo potuto non riconoscere quel signore ? La nostra somiglianza era enorme. Persi il controllo dei miei arti, che sembravano esser sottoposti a qualche scossa elettrica, visto l'accentuato tremore. Iniziai a piangere, piangere di fronte a quello sconosciuto che era mio padre. Papà, quella parola che non avevo avuto mai la fortuna di pronunciare al diretto interessato, quell'uomo che avevo sempre cercato tra i mille volti che mi scorrevano davanti tra le strade, quella persona che aveva il mio stesso sangue, che aveva dato un po' di se a quella figura di giovane donna che si trovava davanti : io. Ero di fronte a me quel po' di me che pregavo a quel lontano Dio di poter incontrare. Le notti senza luna passate a chiedere di poterlo conoscere, di poterlo di nuovo avere indietro per la felicità della mamma, che non mi permetteva nemmeno di farle domande su di lui. Lo amava, non aveva mai smesso di farlo, e quell'amore traditore l'aveva scaraventata nel buio della sofferenza, senza lui, senza il suo supporto nel crescere quella creatura che prendeva vita nel suo ventre. La rabbia iniziò a bollirmi nelle vene, pulsava e mi sembrava di scoppiare. Mi aveva abbandonato, ci aveva abbandonato, lasciandoci sole, disinteressato. Come poteva aver vissuto venti anni della sua esistenza con una coscienza così sporca? Come aveva potuto essere così codardo, come?
"NO ! Tu non sei mio padre ! Io non ho un padre, non l'ho mai avuto e mai lo avrò ! SEI UNO STRONZO "
Non mi resi conto che stavo gridando con tutto il fiato che avevo in gola, di fronte a quella figura del tutto nuova eppure così familiare che si proclamava mio padre. Chi gli aveva dato il diritto di piombare nella mia vita quando, come, e dove voleva lui? Erano passati venti anni, e adesso aveva il coraggio di farsi vivo? Ma con quale faccia !
"Eva ti prego calmati"
Era spaventato dalla mia improvvisa reazione, dal mio sbalzo d'umore incredibile. La sua voce calma e pacata mi fece salire il nervoso a mille, l'ira cresceva dentro e ormai avevo perso il controllo
"Come posso calmarmi, dimmi come posso? Io non ero niente per te, non lo sono mai stata, e voglio continuare ad essere niente ! Adesso piombi qui in casa mia e mi vieni a dire che sei mio papà, non me ne frega un cazzo ! Ma sai cosa significa essere padre?Lo sai?"
Il mio tono era diventato eccessivamente alto. Ormai ero partita, nessuno mi avrebbe potuto fermare. Gianna era scesa dalle scale, allarmata forse da quel gridare che aveva riconosciuto provenisse da me. Intravidi la figura di Michael avvicinarsi spaventato
"No che non lo sai ! Sei solo un codardo, ecco cosa sei ! Padre è una parola che non ti appartiene e mai ti apparterrà."
I suoi verdi occhi presero a velarsi di un liquido, che si sciolse di fretta in una lacrima che rigò quel viso impassibile, ma che moriva dentro.
"Non dire così ti prego.."
Era una supplica, una scusa. L'aria da cane bastonato proprio non la sopportavo, se l'era cercata, quello che si trovava davanti agli occhi in quel momento era quello che lui aveva abbandonato e che mai avrebbe ritrovato
"Spero tu stia scherzando ! C'eri quando ho visto la luce? C'eri quando ho aperto per la prima volta gli occhi? NO ! C'eri quando ho detto la mia prima parola? C'eri quando ho fatto i miei primi passi? C'eri quando ho messo i primi dentini? NO ! C'eri il mio primo giorno di scuola? C'eri al mio esame di quinta elementare? NO ! C'eri alla mia prima partita? C'eri quando mi sbucciavo un ginocchio? NO ! C'eri quando la mamma se n'è andata? C'eri? NO che non c'eri, non volevi esserci, e adesso che vuoi sono io che non ti voglio. Ma con quale faccia ti presenti adesso qui davanti a me? Con quale coraggio?! Sono passati venti anni ! Venti, non due ! Ed io non so nemmeno il tuo nome! "
Due braccia mi cinsero la vita, era Michael. Non poteva capire l'argomento, il motivo di tali grida e pianti isterici, però preoccupato con quel gesto sembrava volermi infondere calma. Il volto di quell'uomo davanti a me, vedendo Michael rimase stupito e pietrificato, poi, mentre cercavo di recuperare il controllo, focalizzò di nuovo la sua concentrazione su di me. In quel momento non gli importava davvero se dentro casa mia ci fosse Michael Jackson, il suo scopo era un altro
"Hai ragione, hai ragione. Lo so di essere imperdonabile, sono stato uno scemo, un codardo, un immaturo. Ero giovane Eva, dovevo ancora crescere. Ero realmente innamorato di tua mamma, lo ero davvero, solo Dio sa quanto io l'abbia amata, come mai lo farò con nessun'altra donna. Ma quando poi abbiamo saputo che era in cinta mi sono spaventato, ero in panico Eva. Avevo 19 anni ! Non era nei miei piani avere un figlio, poi la mia famiglia mi avrebbe cacciato di casa. Sono scappato dai problemi, sono fuggito da stupido codardo, lo so. Ho combattuto giorno per giorno con la mia coscienza, con la voglia di tornare da tua madre, con la paura della sua reazione dovuta alla mia fuga, con la voglia di vedere quella creatura a cui avevo dato anch'io vita. "
"E' questo il punto, puoi chiedermi scusa quante volte vuoi, puoi dirmi che hai sofferto come un cane, ma non mi importa ! Non mi importa più come qualche anno fa, quando mi incolpavo che ero io la causa di tutto, della sofferenza di mia madre, che ero solo un errore, che se non fossi mai esistita ora tutti stavano meglio ! "
Avevo le mani tra i capelli, non riuscivo a controllarmi, volevo scoppiare, gridare tutto quello che avevo dentro. Avevo una tremenda voglia di vomitargli addosso tante di quelle cattiverie, ma avrebbe avuto senso? Poi c'era quell'angolino di cuore che pulsava forte di fronte all'uomo che avevo sempre pianto e cercato. L'avrei abbracciato con tutta la mia forza, la mia disperazione, quel pezzo di famiglia che mi rimaneva era lui, quello sconosciuto uomo
"Perchè, perchè non sei venuto prima, perchèè?"
La rabbia era stata improvvisamente spenta da quel turbine salato che scendeva dai miei occhi ininterrottamente. Un dolore lancinante alla testa prese a far girare tutto intorno a me, facendomi quasi cadere. Chiusi gli occhi con forza e recuperai quel briciolo di ragione che era rimasto. Mi sentivo improvvisamente debole, fiacca, completamente sconfortata da quella visita che stava sconvolgendo i miei piani
"Perchè..Perchè sono andato all'estero a studiare. Volevo andarmene per dimenticare quell'amore che mi stava soffocando Eva, non potevo avere un figlio in quel momento. Ora ho una famiglia e ho sentito la notizia della tua esperienza, cioè di cosa ti era successo. Guardando una trasmissione ho capito che quella bellissima donna eri tu. Dovevo cercarti, i tuoi occhi sono il riflesso dei miei, in qualche parte del mondo era perduta un pezzo di me stesso che ho sempre amato in segreto. Nessuno ha mai saputo di te, solo io e mia moglie adesso. E' stata lei a spingermi a cercarti, per chiederti un perdono che so che non arriverà subito, e per farti sapere che se ti servirà una mano noi ci saremo. "
Mi porse un bigliettino da visita con un mazzo di giacinti color porpora, i fiori del perdono. Se ne andò così, come era venuto, lasciando la scia di un profumo forte e mascolino. La sua immagine con le lacrime agli occhi rimase stampata nella mia mente, mentre quelle forti fitte ripresero a farsi sentire. Mi lasciai cadere sulle ginocchia, scivolando dalla dolce presa di Michael, piangendo disperata. I singhiozzi non passavano e il petto non la smetteva di alzarsi e abbassarsi freneticamente. Mi raggiunsero subito Gianna e Michael, che entrarono in casa chiudendo la porta.
"Eva, Eva tesoro calmati"
La povera Gianna cercava di alzarmi il volto intrappolato tra le mani, senza troppi risultati. Se ne andò in cucina a preparare qualcosa di caldo, mentre sentii il calore di Michael avvolgermi. Odorai quei fiori e guardai il suo biglietto da visita : Paolo Celani . Ora la sua persona si era delineata nella mia mente. Da piccola avevo sempre fantasticato e immaginato sul nome e sui lineamenti che avrebbe potuto avere, credendo che sarebbero bastati solo quelli per conoscere davvero l'uomo che era mio papà. Ma mi sbagliavo, anche se in quel momento sapevo il suo nome, il suo cognome, il suo indirizzo, il suo numero, la sua faccia, era sempre uno sconosciuto, una persona qualunque.
"Amore, cos'è successo, ti ha fatto del male quell'uomo?"
Le sue mani mi asciugavano il volto che veniva però rigato nuovamente da altre lacrime. Era stato un duro colpo quello, inaspettato, ero impreparata. Non pensavo di poter avere una simile reazione, non credevo che il solo vederlo mi avrebbe potuto far soffrire in quel modo. Ma le supposizioni stanno pari a zero quando in gioco ci sono i sentimenti. Quando ci sono di mezzo loro, la situazione diventa sempre imprevedibile. Non potrai mai sapere quale sarà l'esito dell'incontro fino a quando non lo avrai realmente visto
"Si Michael, mi ha fatto molto male quell'uomo"
Mi asciugai di fretta le lacrime e mi ricomposi al meglio. Posai quei fiori dentro un vasetto e infilai il bigliettino sotto il telefono di casa. La testa prese a pulsarmi con forza e cercai un qualsiasi posto per mettermi seduta. Una scomoda sedia in legno accolse tutto il peso delle mie preoccupazioni e dolori, mentre Michael continuava a tranquillizzarmi con ritmiche carezze sulle braccia
"Ma chi era amore?"
Mi guardava con occhi da cucciolo, improvvisamente tristi e sofferenti. Aveva perfino rovinato il mio Natale con lui. Mi ci sarebbero voluti sicuramente un paio di giorni per riprendermi e di certo io e Michael non avevamo pianificato questo. Avrebbe dovuto significare un passo in avanti, un passo verso una nuova vita, dove avrei lasciato alle spalle sofferenze e brutti ricordi, rancori e ingiustizie. E proprio mentre quel passo era stato ormai compiuto piombava quell'uomo sull'uscio, come se niente fosse e sconvolgeva tutto. Di passi ne avevo fatti altri dieci, ma indietro.
"Era mio padre"



● Ͼapitolo Diciotto


- Eva -


Se ne era andato ancora una volta, con la promessa di un arrivederci e con il mio cuore tra le mani. Era volato via, come il tiepido vento primaverile spazza lontano tutte le rimanenti foglie gialle dalle strade, ormai illuminate da un sole acceso. Una toccata e fuga, una vacanza più breve del previsto. Quincy l'aveva chiamato e era dovuto tornare a casa per forza, motivi di lavoro. Dire che c'ero rimasta male non riuscirebbe a esprimere nemmeno un millesimo di delusione, amarezza che mi ardeva dentro. Mi ero illusa che potevo averlo solo per me, anche per un breve periodo. Avevo dimenticato che si trattasse di Michael Jackson, non del tizio del palazzo di fronte. Avevo dimenticato che avevo a che fare con una delle più grandi star di Hollywood, acclamata, desiderata, invidiata e amata all’eccesso. Ma nella sua vita così caotica, strana per me, così diversa, c’era spazio per la mia umile vita? Mi sentivo così inutile, forse illusa di aver creduto di poter vivere una storia finalmente normale. Ma c’era un oceano di mezzo, nove ore di fuso ci separavano.
Ero tornata a Firenze, dal mio lavoro, dalla mia passione, dalle mie vere amicizie. I giorni scorrevano inesorabilmente lenti, è sempre così quando si aspetta qualcosa. Più fissi quel maledetto orologio, più un secondo pare durare un’eternità. Ma cosa aspettavo io? Non avevo piani, non avevo motivazioni per star ferma, impalata, richiusa in una stanza ad ascoltare il ticchettio esasperante di quelle lancette. Lui era dalla sua famiglia, dalla sua vita, dalla sua America, dalla sua musica. Le frequenti chiamate mi tenevano sveglia la notte, l’unico momento di pausa per me, e per lui. Era difficile poterlo sentire solo dietro una cornetta di plastica. Come poteva quell’aggeggio fargli materialmente capire che il mio cuore scalpitava solo sentendo la sua vocina? Dovevo inevitabilmente accettare quella distanza che ci divideva, e accettare come un bacio della buonanotte le sue chiamate sempre puntuali. D’altronde non avevo altra scelta.

***

14 FEBBRAIO 1987
Riposo, relax, quel giorno l’avrei dedicato solamente a me stessa. Le mie compagne avevano i soliti appuntamenti sdolcinati con i propri partner, per quella che si è sempre festeggiata come la festa degli innamorati. Io dal mio canto avevo una sorta di riluttanza verso quell’inutile giorno. Non avevo mai sopportato quell’aria smielata che si percepiva, tutti pronti a regalare alle proprie amate orsacchiotti, cuoricini e bigliettini. E quell’anno l’aria che si respirava, come ogni santissimo anno, mi innervosiva, ancora più del solito. Sarà stato che volevo passare quella giornata in compagnia della persona che veramente amavo, trascorrere con lui anche una misera oretta mi sarebbe bastato. Quanto avrei pagato per un solo abbraccio solo Dio lo sa. Il cattivo destino invece remava contro, quella mattina nemmeno un messaggio avevo ricevuto. Forse per lui quella festa non aveva poi così tanta importanza, come per me, ma, non so per quale lontano motivo, la situazione mi straniva ulteriormente. Uscii di prima mattina, ero decisa a trascorrere tutta la giornata fuori. Parrucchiere, estetista, massaggi, in quelle ore assolate avrei dovuto riscoprire l’amore verso me stessa che per un po’ avevo lasciato in disparte. Mi fingevo spensierata, sorridente, davanti a tutte quelle situazioni di dimostrazione d’amore che mi mettevano a disagio e riportavano la mia attenzione a quel freddo che bramava dentro me. Ormai esausta ma allo stesso tempo rilassata, tornai a Coverciano, dove ci offrivano l’alloggio, con mille buste tra le mani. Era incredibile come lo shopping a volte riesca a distrarci da brutti pensieri.
“Eva ! Finalmente sei tornata ! “
La voce squillante di Camilla mi fece balzare per lo spavento. Era dietro di me, allegra e sorridente, preparata di tutto punto per una cenetta romantica. So che non è leale e quanto meno giusto, ma ero invidiosa di lei in quel momento. Mugugnai una risposta e filai dritta al piano di sopra, verso la mia stanza. Volevo restare sola. Nemmeno una chiamata, uno squillo si era degnato di farmi. Ero arrabbiata, e tutto questo solo perché mi aspettavo qualcosa per una festa di cui non mi interessava niente. Avevo le idee mooolto chiare devo dire èh. E se fosse uscito con qualcun altra? Scacciai immediatamente quel pensiero dalla testa se non volevo ritrovarmi nel giro di pochi minuti sotterrata in un lago di lacrime, le mie. Sentii il mio cucciolo abbaiare e battere le zampette contro la porta. Era incredibile come riuscisse a riconoscermi subito e dappertutto. Era un grande compagno di giochi e con lui riuscivo quasi sempre a sorridere. Non pensavo che un solo cane fosse capace di tanto bene nella mia vita. Infilai il mazzo di chiavi nella serratura ed entrai finalmente..
“Oh mio Dio”
Furono le sole parole che riuscii a sibilare. Nella stanza aleggiava quel soave e delicato profumo proveniente da tale splendore. Sopra il mio letto giacevano centinaia di rose, così come sopra la scrivania, sopra la poltrona e alcune anche a terra. Erano tantissime e coloratissime : gialle, rosse, rosa, lilla, bianche, blu, arancioni. Tutte di diverse sfumature, tutte con diverse tonalità di colori che le rendevano uniche nel loro genere. Il cuore inevitabilmente prese ad accelerare la sua corsa, prossimo a toccare con le proprie mani quelle che noi chiamiamo emozioni. Feci spazio tra quel mucchio di rose che era sopra il mio letto, e afferrai quella che aveva tutta l’aria di essere una lettera. Le mani cominciarono a tremare un poco, forse per il gesto inaspettato, forse perché mi sembrava tutto estremamente stupendo. I miei occhi velati da lacrime di gioia scorrevano tra quelle fitte righe di quella sua indimenticabile scrittura.

« … Con tutto il mio cuore, Michael »
Terminai di leggere quella che era la mia prima lettera d’amore ricevuta, la più bella, la più dolce, la più sorprendente, la più indimenticabile, la sua. Dentro la busta rossa dov’era il foglio trovai anche una foto che mi fece ridere. Era lui, in un immenso prato verde che porgeva le sue labbra in una buffa posa ad una statua di Biancaneve in dimensioni quasi naturali.
“ In tua assenza mi consolo così “
La sua scrittura ancora una volta mi fece ridere. Presi una rosa e la portai al naso, lasciandomi inebriare da quell’odore che mi faceva impazzire. Mi lasciai cadere in quel manto colorato, sembrava che un arcobaleno si fosse trasferito nella mia stanza. Tutti quei vivaci colori mi avevano illuminato la giornata, facendomi ripensare alle sfumature che acquista il mondo ai miei occhi soltanto quando lui mi stava accanto, quelli erano i suoi veri colori.

***

9 APRILE 1987
Era un pomeriggio soleggiato e raggiante. Gli uccellini cinguettavano e tutto sembrava in una perfetta armonia paradisiaca. Eravamo a Berlino per le qualificazioni e mi attendeva il pranzo con la squadra prima di giocare. Lontano, dietro una dolce nuvola scorsi i teneri colori soffusi di un timido arcobaleno, e il pensiero piombò subito a lui. Afferrai il telefono per sentirlo prima di spegnerlo definitivamente, concentrandomi sul pre-partita. Avevo bisogno anche solo della sua voce, di sapere che semplicemente c’era, ovunque si trovasse.

-Pronto?-
-Scusa chi sei?-
-Io sono Tatiana -
-Cosa? E da quando rispondi tu al telefono di Michael?-
-Da quando me l’ha detto lui-
-Passamelo-
-Ora non può-
-Passamelo immediatamente-
-Ti ho detto che non può ades..-

Sentii delle voci parlare insieme, ma la rabbia mi offuscava l’udito e non riuscii a capire cosa stesse succedendo dall’altra parte della cornetta.

- Eva scusami è che ..-
- Ma vaffanculo Michael !-

Lanciai il telefono praticamente a terra, lasciandolo disfarsi in mille pezzi. L’ultima cosa che volevo sapere in quel momento era proprio quella che le mie povere orecchie avevano appena udito. Mi raggiunsero subito quelle decine di paia di occhi che mi guardavano incuriositi dalla mia reazione. Subito quattro calde braccia vennero ad accogliere le mie lacrime, soffocandole in un forte abbraccio. Camilla ed Aida. Non avevano bisogno di spiegazioni di cosa fosse successo, mi erano vicine qualsiasi fosse il motivo. Tamponai con una manica della tuta quelle gocce salate che ormai scendevano copiose. Attorno a noi si era radunata ormai tutta la squadra e mi fissavano tutti dispiaciuti per il mio stato in quel momento
“Eva ! Tutto ok? Come stai? E’ successo qualcosa di grave?”
Le parole di Alessio, il mister, mi arrivarono confuse e echeggianti. Stirai il più convincente dei sorrisi e risi asciugandomi ancora gli occhi
“Nono, niente di grave ! Susu andiamo a mangiare, il mio stomaco non resisterà a lungo”
Calai gli occhiali e con ancora una risata feci gesto di entrare tutto nel ristorante. Ridevo, sorridevo, scherzavo, ma solo due persone ed io sapevamo che in realtà dentro me stavo lentamente morendo. Spesso mi assentavo da discussioni e discorsi, ma cercavo di essere forte e riprendere le redini di me stessa. Quello non era proprio il momento di perdersi in piagnistei.
Quando entrammo in campo, per vedere come era e orientarci un po’, prima di iniziare il riscaldamento, l’ansia pre-partita riuscì a soffocare e reprimere quella voragine profonda che batteva e faceva male nel mio petto. Avrei sfogato tutte quelle sensazioni dando il meglio di me stessa quel giorno..

***

Era ormai un’ora che il telefono continuava a squillare imperterrito, senza ricevere alcuna risposta. I volti straziati dalla mia suoneria mi tormentavano ogni volta che riprendeva a suonare quell’esasperante musichetta in quel lussuoso pullman. I lamenti delle mie compagne esauste mi arrivavano ogni volta alle orecchie, ma io rispondevo con una sincera risata. Ero felice, un’ottima partita, oserei perfetta mi aveva risollevato il morale, o almeno in parte.
“Oh Eva, ti prego basta ! Non gliela faccio più e rispondi cazzo !”
“Tranquilla, adesso smette !”
E infatti dopo due secondi il telefono terminò i lunghi squilli della trecentesima chiamata. Ma come previsto riprese a suonare. Lei mi fulminò con lo sguardo, e così senza pensarci troppo premetti il tasto verde. Il cuore cominciò a fare brutti scherzi, ma lo dovevo fermare

-Pronto?-
- Eva ! -
-Si sono io. Che c’è? -
-Ti prego non trattarmi così-
-Senti non ho bisogno di una ramanzina da parte di Michael Jackson. Per quale motivo mi hai chiamato?-
-.. Io..io volevo spiegarti la situazione. Non è come credi –
-Oh, si non è mai come si crede !-
-Eravamo semplicemente in studio per montare il video, lei era con tutta la troupe ! Non era un appuntamento o qualcos’altro Eva! -
-Certo-
- ..Ti prego non fare così-
-Ho la libertà di comportarmi come voglio e con chi voglio. Ora se permetti ho bisogno di riposo. -

Non aspettai nessuna risposta e misi giù. Mi ritrovai tutte le facce sconvolte che mi puntavano con occhi sconcertati. Ormai sapevano tutti che c’era qualcosa tra me e lui, nonostante le mie continue smentite, gli occhi parlavano da soli. E puntualmente dopo ogni chiamata, in cui ovviamente ero costretta a parlare in Inglese, mi ammiccavano con occhiolini e sguardi eloquenti
“Tanto lo so che c’avete na tresca tu e il canterino Jackson èh !”
Frase che mi rivolgevano sempre e che riscuoteva sempre una bella risata di chi era intorno, e che ripensarci in quel momento mi faceva solo venire una forte nausea. Ignorai tutto quegli occhi che mi sentivo addosso, presi le mie cuffie e me ne andai nei posti vuoti in fondo al pullman. Ero stanca, volevo riposarmi e forse un po’ di musica mi avrebbe fatto bene. Purtroppo non ebbe l’effetto benefico che mi aspettavo, il pensiero picchiettava sempre lì, sulla sua voce dispiaciuta, che poi veniva sopraffatta da quella stridula di Tatiana. Mi faceva già male il cuore ..

***

Quattro giorni erano già scivolati via, quattro interminabili giorni che non avevo il coraggio, né la voglia di accendere quel maledetto telefono. La mia era solo paura, paura magari di sentire quella verità spiacevole che aveva accompagnato queste ultime giornate. Ma ero arrivata al limite, mi facevo male da sola mettendo sempre il dito nella piaga. Le mie amiche non miglioravano la situazione, qualunque discorso affrontassimo andava a finire sempre lì. Cercavo di distrarmi, di tenermi il più impegnata possibile per non rimanere nemmeno un attimo sola con me stessa, ma era tutto inutile. Quel giorno quando dopo gli allenamenti tornai in stanza per cena, sentii il mio cellulare squillare. Mi prese letteralmente un colpo, poiché non avevo acceso quel maledetto aggeggio ormai da giorni.
«Eva, mi potresti dare le chiavi della tua stanza un attimo? Ho lasciato lì la borsa !»
Mi tornarono in mente le parole di Camilla, e capii che era tutto un trucchetto. Ma voi ditemi se era possibile arrivare a questi giochetti pur di averla vinta sul mio orgoglio. Mi stesi sul letto, e guardai per bene quell’apparecchio che non la smetteva di vibrare e fare un rumore assordante, non ricordavo fosse così odioso. Ero incerta sul da farsi, ce l’avrei fatta a sentire ancora la sua sottile voce senza crollare in un pianto isterico?

-Pronto?-

Nemmeno il tempo di pensarci che avevo già premuto il tasto verde. Chiusi gli occhi, strizzandoli, aspettando la sua vocina come una coltellata al cuore, dritta e dolorosa. Dall’altro capo sentii dei sospiri

- Eva..Non riattaccare ti prego –

E come previsto quella coltellata arrivò puntuale e tagliente. Forse non era poi così dolorosa, forse stavo solo confondendo le mille emozioni che mi stavano dando alla testa

- No, non riattacco Michael. Non lo farò –

Potevo sembrare fredda, insensibile di fronte alla sua sofferenza, ma il cuore stava scoppiando, stava morendo per lui in quel momento

- Ti prego amore, hai solo frainteso tutta quella situazione. Lo sai benissimo che non ti farei mai del male. –

La sua voce arrivò roca e più bassa del solito al mio orecchio, che sembrava chiedere pietà per quella sofferenza nel sentirlo così. Non risposi, continuai così ad ascoltarlo parlare, in quella che sembrava l’unica cura per il mio mal di cuore

- Non so cosa puoi aver pensato, ma sappi che ti sbagli. Ero con Quincy per il video, lei era con gli altri e avevo lasciato il mio telefono su un tavolo. Non lo so come le sia saltato in mente di rispondere, di certo non era mio ordine. Eva, non so cosa fare davvero. Sono quattro giorni che sto male per qualcosa che non ho fatto.. Io, io non so più come dirti che niente di quello che hai potuto immaginare è vero, e so che il tuo cuore ne è a conoscenza. Ti prego, non negare al mio cuore di battere insieme al tuo. Lo sai che non puoi farlo.. –

Ma come era capace di tutto quello? Mi stavo mordendo la lingua per ributtare in gola quei singhiozzi che volevano uscire. Ero stata una stupida, in fondo come potevo non fidarmi di lui?! Ma direi che ero giustificabile, chi di voi non si sarebbe arrabbiato in quella situazione? Poi, l’impossibilità di non poterne parlare a voce, di non poterne discutere mi faceva solo star ancora più male. Avevo bisogno di lui, mi sentivo come una piccola piantina raggrinzita, disidratata, e lui era la mia acqua..

- Mi manchi amore mio –

Solo ciò riuscii a soffiare in quei fori di quella cornetta, solo quelle poche parole riuscivano ad esprimere anche solo minimamente lo stato in cui si trovava il mio cuore malato

- Vieni qui, vieni da me Eva. Ti scongiuro, ho bisogno di te -
-Lo sai che non posso adesso-
-Io non ce la faccio senza te, lo capisci?-
-Lo capisco, perché sento anch’io di non farcela. Questa distanza mi fa male Michael -
- Ti prego Eva, vieni qui, anche un giorno, un’ora, un minuto, il tempo di poter incontrare ancora i tuoi occhi –
-Come faccio?-
-Provvederò a tutto io. Tanto tra un po’ mi avevi detto che hai due settimane di stop, no?-
- Si –
- Perfetto. Devi essere tu la prima persona a cui mostrerò Neverland –
- E’ pronta? –
- Si, e ti sta aspettando amore –

***

E come una bambolina nelle sue mani, il mio cuore batteva al ritmo di quella musica che pulsava nelle orecchie, con la sua voce melodiosa che l’accompagnava in onde sinuose, tra gli acuti e parti smielate. Come c’ero finita su quell’aereo non lo so, era accaduto tutto così in fretta e furia, che non avevo avuto nemmeno il tempo di realizzare cosa stessi realmente facendo. Ma sinceramente non avrei mai perso tempo ad ascoltare le mille complicazioni e i ragionamenti contorti della mia mente estremamente realista. Non era più bello e emozionante ascoltare quei colpi incessanti nel mio petto andare a ritmo con la sua musica?

“Amore mio, sto arrivando “


marina56
marina56
Moderator
Moderator

Messaggi : 3678
Data d'iscrizione : 10.10.11
Località : Torino

Torna in alto Andare in basso

TRUE COLORS Empty Re: TRUE COLORS

Messaggio Da Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Torna in alto Andare in basso

Torna in alto

- Argomenti simili

 
Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.