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Michael e Liz: aneddoti di una amicizia

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Messaggio Da szwaby82 Gio Ott 20, 2011 8:39 am

Michael e Liz: aneddoti di una amicizia



Estratti da "Michael Jackson: The Magic, the Madness, the Whole Story" di J. Randy Taraborrelli


Molti vedevano la loro amicizia come improbabile, ma Michael e Liz avevano tante cose in comune, oltre ad essere stati tutti e due star da bambini. Come Elizabeth, Michael aveva conosciuto la solitudine, aveva vissuto nella paura di non essere in grado di amare pienamente... e di non essere ricambiato. Michael una volta mi spiegò che lui ed Elizabeth si erano conosciuti nei primi anni '80. Lui le mandò una dozzina di biglietti per uno dei suoi concerti a Los Angeles. “Non lo sapevo, ma era il suo compleanno, il 27 febbraio” ricordava Michael “Pensavo di averle scelto degli ottimi posti perché erano nella zona VIP. Ma quando Elizabeth arrivò, si arrabbiò molto perché i posti erano molto lontani dal palco. E se ne andò, agitatissima! Per tutto il tempo in cui mi sono esibito ho pensato, Oh mio Dio, Elizabeth Taylor mi sta guardando, Elizabeth Taylor mi sta guardando! Ma lei non c'era mai stata. Quando ho finito lo show mi hanno detto che se n'era andata, arrabbiata. Il giorno dopo l'ho chiamata piangendo, lei fu gentile ma diretta. Mi disse che una star come lei non si siede mai in certi posti. Dopo, parlammo al telefono tutti i giorni, e io pensavo, Wow, non ha nient'altro da fare? In fondo è Elizabeth Taylor! Alla fine del tour le chiesi se potevo andare a prendere un tè da lei. E lei disse di sì. Portai con me Bubbles. Non le importava...”. Quando gli veniva chiesto Michael ha sempre detto che nessuno era un'amica migliore di Elizabeth Taylor. Lei riusciva ad affrontare qualsiasi problema, niente la scioccava ed era sempre disponibile con un caldo abbraccio ed un orecchio comprensivo. Era così carismatica che era facile finire presi da lei, così come era facile nei confronti di Michael. I due erano così affascinati l'uno dall'altra che nel 1989 lei si trastullò con l'idea che Michael si poteva trasferire a casa sua per poter passare più tempo insieme. A quel tempo Michael era ancora a casa dei suoi e stava considerando l'idea di comprare Neverland. “Perché hai bisogno di tutto quello spazio quando possiamo vivere insieme a casa mia” suggerì Elizabeth, in base a quello che Michael mi raccontò “Immagina quanto di divertiremmo. Forse potremmo anche sposarci”. Lei voleva probabilmente essere spiritosa, aveva capito che il sempre così riservato Michael era turbato e aveva bisogno di amore e accettazione. Forse percepiva anche che lui si vergognava della sua incapacità a quel tempo di connettersi davvero ed essere intimo con chiunque, uomo o donna. “Ma dobbiamo fare sesso?” volle sapere un allarmato Michael “Oh, naturalmente no, sciocco ragazzo” gli disse Elizabeth, ridendo nel suo modo inimitabile. “Perché, non conosco nessuna coppia sposata che fa sesso!” Alla fine Michael comprò Neverland, ma lui ed Elizabeth rimasero amici stretti. Infatti il suo settimo matrimonio fu celebrato proprio a Neverland.

Elizabeth è sempre stata quella che si è esposta di più nella difesa del suo amico, anche quando lui non era in una buona posizione come nel 1993, a differenza di altre star a lui vicine, come Diana Ross, Jackie Onassis o Liza Minnelli. “Michael è uno dei miei migliori amici” disse alla stampa sul volo per Singapore “Non riesco a immaginare una cosa peggiore che un essere umano possa affrontare quanto quella che sta affrontando lui adesso. E' una persona sensibile, vulnerabile e timida. E sono convinta che sarà discolpato”. Quando le fu chiesto quale fosse secondo lei la ragione di queste accuse rispose “Estorsione!!! Penso sia chiaro.” All'arrivo Larry (Fortensky, settimo marito di Elizabeth) ed Elizabeth si registrarono allo stesso hotel dove era Michael. Quando si presentò alla porta della sua camera, Michael le crollò fra le braccia. “Sono qui, ora” gli disse lei “Elizabeth è qui”.Quella notte, il 29 agosto, alla fine dello show 45 mila persone gli cantarono Happy Birthday. Elizabeth organizzò una piccola festa per lui nella sua suite. La tappa successiva era Taiwan, dove Joe, Katherine e alcuni fratelli avevano deciso di unirsi a Michael. “Proprio quello di cui ho bisogno” disse Michael “Perché devono venire?” “Sono la tua famiglia, Michael. Devi sopportarli” gli disse Elizabeth. “Mio padre” disse Michael, nascondendo la faccia nelle sue mani “Non riesco nemmeno a sopportare di stare nella stessa stanza con quell'uomo”. “Neanch'io, caro” gli disse Elizabeth, massaggiandogli la schiena. Quando i Jackson arrivarono Michael semplicemente rifiutò di vederli. Il suo addetto stampa, Bob Jones, fu incaricato di tenerglieli lontani. Katherine ne fu ferita. “Perché Elizabeth Taylor può vederlo quando vuole e io devo prendere un appuntamento per vederlo cinque minuti?”. Affrontare le accuse nei confronti di Michael era dura per Katherine. La sua pressione sanguigna ne soffriva e la famiglia era preoccupata per lei. Fu ancora più duro quando capì che lui non voleva vederla ed essere confortato da lei. Lei e la famiglia si sentivano isolati nel loro hotel, chiedendosi quando avrebbero potuto vedere il Re del Pop. Più tardi Jermaine si sarebbe lamentato amaramente al Larry King Show dicendo che quelli che gestivano Michael non volevano che la famiglia lo raggiungesse. Mentre la famiglia aspettava di vederlo, Michael era a pranzo con Elizabeth. Tenendo in mano una fetta di dolce alle carote, lei voleva che lui la mangiasse. Aveva perso molto peso da quando era iniziata la seconda parte del tour, giusto pochi giorni prima a Bangkok. Michael non voleva mangiarla, sembrava gli ripugnasse la sola vista del dolce. “Michael, se non mangi questo dolce giuro su Dio che chiamerò la tua famiglia qui e li lascerò con te” lo avvisò “E sai che lo farò”. Michael rise “Dammi questo dannato dolce” disse, strappandoglielo dalle mani e divorandolo in un boccone. “Bravo ragazzo” esclamò lei, deliziata “Bravo ragazzo”. Il giorno dopo Michael ebbe a colazione la sua famiglia in visita. Per quasi tutto il tempo lui sedette quieto in un angolo. Prima della fine della colazione, Jermaine lo approcciò per la partecipazione al previsto programma televisivo Jackson Family. Non più nella posizione di poter evitare la questione, Michael accettò.

Dopo l'accordo milionario con Chandler: Elizabeth Taylor commentò così: “L’amore di Michael per i bambini è una delle cose più pure che abbia mai visto, risplende più del sole, nonostante le lenti distorte dei media.”

Dopo l'episodio di Blanket a Berlino: Più tardi Michael ricevette una lettera da Elizabeth Taylor, datata 19 dicembre 2002, che risollevò il suo spirito: “Non lasciare mai che ti abbattano, Michael. Sei amato da tantissimi, specialmente da quel bambino. Ti amo come ti ho sempre amato e ti capisco come ho sempre fatto. Non nasconderti. Non hai fatto nulla di cui devi vergognarti. Sii fiero di come stai crescendo i tuoi bambini. Dio sa che io lo sono. Ti amo con tutto il mio cuore e perché ti conosco così bene. Io capirò sempre quello che gli altri non possono capire. Con tutto il mio amore, Elizabeth”.

Questo è un episodio divertente: Nel 1990 Michael doveva cenare con Elizabeth Taylor a Bel Air. La lasciò aspettare più di un’ora. Lei mangiò del caviale, bevve champagne, aspettando e infuriandosi sempre di più. Quando Michael finalmente si fece vedere, le spiegò che era nel parcheggio dentro la sua Rolls, al telefono con Jackie Onassis. Il maitre che era vicino al tavolo ricorda che Elizabeth gli disse “Io non sono la seconda scelta di nessuna donna, nemmeno quella donna. Come ti permetti di farmi questo, Michael?” Michael protestò “Ma Elizabeth, ho un regalo” disse a sua difesa. Da una tasca tirò fuori un paio di orecchini con due ovali di turchesi con diamanti. Non erano in una scatola. Senza una parola, Elizabeth afferrò gli orecchini. Poi si avvolse nella pelliccia e indossò gli occhiali da sole (di notte!) e se ne andò, lasciando Michael col maitre. Lui non poté trattenersi dal ridere; era una delle migliori uscite che avesse mai visto “Oh mio Dio! Non posso credere a cosa ha appena fatto” esclamò sorridendo “Hai visto? Wow!"
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Messaggio Da szwaby82 Gio Ott 20, 2011 8:41 am

Michael incontra la madre di Liz..

Il 27 febbraio (1987) Elizabeth compì 55 anni. Il giorno successivo la cantautrice Carole Bayer Sanger e suo marito Burt Bacharach tennero un party per festeggiarla nella loro casa di Bel Air. C'erano più di 150 invitati, fra i quali Joan Collins, Barry Manilow e Michael Jackson, e la serata divenne una delle più memorabili della sua vita. Spiegò che la serata era dedicata ai diamanti (una delle sue grandi passioni, ndt) e alla fine del party a ogni donna fu dato un anello, riproduzione Cartier del famoso diamante Taylor-Burton.
Uno dei presenti - in realtà uno degli ospiti d'onore - sedeva in un angolo circondato da un gruppo di persone che sembrava non averne mai abbastanza di lei. Michael Jackson mi ha raccontato: "Stavo lì a guardare questa donna meravigliosa, che parlava animatamente, piena di vita. Elizabeth mi toccò sulla spalla e mi disse 'vieni come me'. Mi prese per mano".
Elizabeth portò Michael verso una donna anziana, passando in mezzo alla folla. "Michael, vorrei che tu incontrassi la persona più speciale della mia vita" disse. "Questa è la mia cara madre, Sara. Mamma, questa è la persona di cui ti parlavo, questo è Michael Jackson".
Michael era senza parole ricordandolo. "Non potevo credere ai miei occhi, questa donna, di cui ho saputo più tardi che aveva 91 anni, era così bella. L'essenza di Elizabeth emanava da lei, ma lei era in realtà l'origine di quella bellezza, di quella persona. Penso che ero più nervoso di incontrare lei di quanto lo fossi mai stato di incontrare Elizabeth. Non sapevo cosa dirle, stavo solo lì impalato a bocca aperta pensando 'Mio Dio, questa è la madre di Elizabeth Taylor'".
Alla fine, dopo un momento di silenzio, Sara Taylor puntò il dito nodoso verso la pop star e disse: "Parla, Michael Jackson? Qual è il problema, il gatto ti ha mangiato la lingua?".
Lui ed Elizabeth scoppiarono a ridere "Era così tanto Elizabeth Taylor!" disse Michael del momento.
"In quel momento ho capito da chi aveva preso la sua personalità... e tutto aveva senso".
Tra tutte le celebrità c'era la leggenda del cinema Bette Davis, accompagnata dall'agente e buon amico di Elizabeth Robert Lantz (che aveva anche rappresentato Michael Jackson nella sua biografia edita dalla Doubleday di Jackie Onassis e Bette Davis stessa). Alla fine della serata, mentre Lantz accompagnava la Davis alla macchina, Elizabeth e Michael arrivarono di corsa. "Bette, Robbie, aspettate, aspettate!" urlò loro Elizabeth. I due si fermarono e aspettarono che Elizabeth e Michael li raggiungessero. "Michael vuole una foto con Bette" disse Elizabeth. Michael stava dietro di lei, imbarazzato. "Ma non sapeva come chiedertelo. Gli ho detto di chiederlo e basta, ma... beh, possiamo farla, per favore?". Bette sorrise, graziosamente, anche se come ha ricordato Lantz non aveva idea di chi fosse Michael Jackson. Michael dette la sua macchina fotografica a Elizabeth, poi si mise vicino a Bette. I due sorrisero. "Dite cheese" disse una delle icone cinematografiche mentre scattava la foto della leggenda del pop con l'altra icona cinematografica. "Wow" esclamò Michael "Io e Bette Davis, chi l'avrebbe mai creduto!".

La loro era un amicizia al di là di ogni spiegazione. Dire che lei fosse come una madre per lui è riduttivo di quello che hanno condiviso, ma non era neanche un amore romantico. In un certo senso Elizabeth e Michael erano davvero, come ha detto lei stessa, "anime gemelle".
"Abbiamo avuto un tipo di infanzia molto simile" ha detto Michael "senza le opportunità di cui godevano gli altri. Condividiamo una ricerca di accettazione da parte di un pubblico adorante che non conosce davvero il nostro tumulto interiore. Lei è una persona che conosce e capisce la solitudine del nostro lavoro".
Elizabeth lo ha detto a suo modo al New York Times: "Lui ha avuto una delle peggiori infanzie. Io credo di aver avuto la seconda".

Il 6 ottobre 1991 Michael Jackson organizzò al suo Neverland Ranch il matrimonio della sua amica Elizabeth con Larry Fortensky, allora trentottenne. Michael pianificò personalmente tutti i dettagli dell'evento. Dette alla sua assistente, Norma Staikos, un budget di un milione di dollari e le disse di fare qualsiasi cosa fosse necessaria per rendere il giorno memorabile per la sua amica e il suo nuovo marito.

Agli invitati fu recapitato un semplice biglietto:
"Il signor Michael Jackson
richiede il piacere della Sua compagnia
al matrimonio della sua cara amica
Miss Elizabeth Taylor
con Mr Larry Fortensky
Domenica 6 ottobre 1991
alle 5 di pomeriggio"

Michael Jackson stava alla destra di Elizabeth, uno strano sostituto per l'ormai deceduto da tempo Francis Taylor dato che suo fratello Howard era vivo e presente. Ma Elizabeth era felice di avere Jackson con lei e lui era agghindato con un vestito nero con guanti neri, una grande spilla di diamanti sul colletto e luccicanti stivali argentati.

Il matrimonio (che per la cronaca è stato disturbato per tutto il tempo dagli elicotteri dei paparazzi che cercavano di scattare foto, uno si gettò addirittura col paracadute ma fu immediatamente buttato fuori dalla sicurezza, ndt) costò a Michael Jackson 1,5 milioni di dollari (500 mila dollari oltre il budget), ma per quello che lo riguardava valse ogni singolo centesimo rendere felice la sua amica Elizabeth. La coppia andò in viaggio di nozze in Europa. Successivamente, per mostrargli il loro apprezzamento i Fortensky regalarono a Michael un raro uccello albino dell'Amazzonia... oltre ad un elefante di 3 tonnellate, di nome Gipsy.

Nel 2000 Elizabeth Taylor fu onorata dalla Regina d'Inghilterra (essendo nata a Londra, ndt) del titolo di Dame Commander dell'Ordine dell'Impero britannico - corrispondente femminile di Cavaliere - per i suoi risultati nella recitazione e il suo impegno umanitario e nella raccolta fondi per la lotta contro l'AIDS. Quando chiamò Michael Jackson per dargli la notizia, lui era emozionato per lei e accettò di accompagnarla in Inghilterra. Contribuì inoltre a rendere l'occasione di per sé già importante ancora più spettacolare. Si offrì di pagare il conto del distributore di diamanti De Beers, di Sky Television e del British Film Institute, per rendere l'evento più memorabile possibile per la sua amica. "Lei ha fatto così tanto" disse Jackson. "Lei ha cambiato il pianeta, questa è la verità. Ed ha cominciato cambiando se stessa".
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Messaggio Da szwaby82 Gio Ott 20, 2011 2:32 pm

Frammenti tratti dal libro di Paul Theroux - Due Stelle-


PARTE PRIMA


A favore della tanto criticata voce di Liz Taylor dirò che, nonostante il fracasso dell'elicottero, la sentivo benissimo.
Era il tramonto, stavamo prendendo quota sopra il ranch "Neverland" di Michael Jackson, e la sua voce da ragaza, acuta e implorante sembrava poter trapassare anche il titanio dell'elica.
Stringeva tra le braccia il suo cane, un maltese di nome Sugar, e mi diceva "Paul di al pilota di girare in cerchio, così possiamo vedere tutto il ranch!".
Neverland, la minicittàfatta di giostre, case delle bambole, animali da zoo e parchi dei divertimenti, si rimpiccioliva dentro di noi, e naturalmente Elizabeth voleva avere qualcosa in più.
Anche se aveva le orecchie protette dalla cuffia, il pilota la sentì e ci portò ancora più in alto, nel tramonto color pesca.
Neverland diventò sempre piùà simile a un giocattolo, con tutte le luci che scintillavano fuilmente, pensai, perchè a parte le guardie di sicurezza non c'era nessun essere umano in vista. Si riconoscevano le timide giraffe e il rettilario con rne grandi come frisbee e pitoni grassi; li un cobra e un serpente a sonagli si erano lanciati contro il vetro della gabbia per mordermi e ci avevano battuto i denti con violenza.

Si distingueva delle scimmie, dove il grande ed irsuto scimpanzè AJ mi aveva sputato in faccia con la sua bocca a forma di pala, mentre l'orango Patrick tentava di torcermi una mano. C'erano i lama tutti intenti a espettorare e il lunatico elefante di sei tonnellate, dono di Elizabeth.
C'erano le giostre, vuote: il drago marino, l'autoscontro, il carosello che suonava una canzone di Michael, Childhood (C'è qualcuno che ha visto la mia infanzia?); la grande stazione ferroviaria splendente di luci,; i prati all'inglese, le aiuole con gli altoparlanti a forma di rocce grigie da cui uscivano musiche tratte da vari spettacoli.
La valle si riempiva di ritornelli infiniti che soffocavano il cinguettio degli uccelli selvatici.
Al centro di tutto, su uno schermo da cinema drive-in, scorreva un cartone animato con due creature dalle facce strampalate, illuminate dal crepuscolo limpido; schiamazzavano orribilmente e non c'era neanche un'anima a guardarli.
"In quel gazebo Larry e io ci siamo detti si", disse Elizabeth scuotendo la testa; Sugar ammiccò dietro la frangetta, curata come i bei capelli bianchi della sua padrona. "E quella è la stazione, vero, mio caro?" proseguì Elizabeth, poi mi indicò un boschetto su un'altura: "Li facciamo i pic-nic, Michael e io. Possiamo fare ancora un giro?"

Elizabeth è veramente se stessa quando chiede qualcosa in più; Neverland, tremila acri di conca, ricominciò a ruotare sotto di noi mentre le ombre si allungavano sotto il rosa e l'oro del cielo.
"Ecco il cinema....e lì quanti fiori....Michael li ama tanto", disse Elisabeth. "Uuuhh guarda i cigni!"
Con cigni come quelli non c'è bisogno di rottweiler, pensai. Non pioveva da mesi ma i grandi prati, annaffiati da irrigatori posti sotto il livello del suolo, erano color verde profondo.
Qui e là si scorgevano gli uomini del servizio di sicurezza, come soldatini giocattolo; alcuni giravano a piedi, altri su macchinine da golf, altri ancora facevano la sentinella. Neverland è anche una fortezza.
"Per favore possiamo fare un ultimo giro?" chiese Elizabeth.
"A che cosa serve quella stazione?" domandai io.
"E' per i bambini malati."
"E tutte quelle giostre?"
"Per i bambini malati."
"Guarda quante tende", notavo per la prima volta i grandi tepee nascosti nel bosco.
"Il villaggio indiano. Ai bambini malati piace molto."
Anche a quell'altezza si vedeva che la valle, rappresentazione di un'infanzia faticosamente riconquistata, era zeppa di statue: lungo i viali di ghiaia e i sentieri del campo erano allineati piccolo flautisti in pietra, figuerette di bambini che sorridevano di gratitudine, grappoli di frugloli che procedevano mano nella mano, qualcuno con il banjo e altri con la canna da pesca. E naturalmente spiccavano le grandi statue in bronzo; in equilibrio sulla punta di un piede, davanti al palazzo principale con le finestre a colonnine e il tetto a tegole scure, stava un Mercurio di nove metri con elmo alato, caduceo e tutto. ......

Elizabeth si era girata a guardare il cieolo a occidente e la luce che ancora restava. "E' come un Notturno di Whistler", disse piano.
La voce da ragazzina era sparita e il tono era pensoso, adulto, leggermente triste, con la caratteristica croma elisabettiana; era il tono di tutta una vita piena di sogni ad occhi aperti.
A colpirmi fu quell'esatta definizione del cielo, davvero whistleriano con la sua luce fluida e le sue ombre ambigue sospese su Neverland.
"Si può dire che tu sei Wendy e Michael è Peter, no?" le avevo chiesto un mese prima nella sua casa di Bel Air.
"Già, fra noi c'è una specie di magia."


PARTE 2

La parola magia acquistava una nota singolare: dritta in piedi, con la sua testa imponente dal bel volto liscio, il suo corpo gracile e piccolo (è alta poco più di un metro e mezzo), Elizabeth sembrava un pezzo fuggito dalla scacchiera.
Una spina dorsale fragile e, nel giro degli ultimi anni, tre operazioni al bacino, un tumore al cervello e una caviglia rotta - "sono caduta 17 volte, ero diventata la Suora Volante!"(da The Flying Nun serie televisiva trasmessa dal 1967 al 1970) - le hanno dato un'andatura sghemba che fa pensare anch'essa a una particolare mossa di scacchi.

Poi Elizabeth si sedette appoggiandosi a qualche cuscino per dare sollievo alla schiena, e bevve acqua a piccoli sorsi. I piedi erano infilati in un paio di pantofoline e li puntò contro un tavolino che reggeva una quarantina di meteoriti, o forse geodi, pieni di cristalli violetti luccicanti.
Dietro di lei una parete fitta di capolavori: Van Gogh premuto contro Monet, Rouault addossato a Mary Cassatt, Matisse su Modigliani e tre Utrillo fianco a fianco, dietro una lampada Tiffany e un tavolo con sopra figure di vetro intagliato e vari cristalli.
Uno era grande come una noce di cocco. "Me l'ha dato Michael", mi spiegò poi Elizabeth, "aveva detto che voleva trovare il diamante più grande del mondo e regalarmelo. E' un cristallo, non è divertente? Dai prendilo in mano." Pesava probabilmente 10 chili.

La sua luce lambiva il Frans Hals appeso sopra il camino e i cavalli in bronzo di Eliza Todd. Il Picasso era in alto sull'acquario.
Il tappeto erabianco e la stessa tonalità avevano i capelli di Elizabeth, le sue pantofole, il pelo di Sugar e quasi tutti i mobili.
La stanza dei trofei era quella accanto, il ritratto di Michael si trovava nell'atrio ("Al mio grande amore Elizabeth. Ti amerò sempre, Michael"), l'Hockney e i due Warhol - fra cui un'immagine di Elizabeth in serigrafia - erano nella biblioteca mentre i quattro Augustus John erano sistemati, in maniera un pò pedante, nel "John" (gabinetto).

Era il tardo pomeriggio; Elizabeth, che è un uccello notturno e ha il sonno notoriamente difficile, era rimasta a letto fino a poco prima ad ascoltare Romanza del cantante italiano Andrea Bocelli.

Uscire insieme è un modo di dire talmente vago che risulta esasperante.
Oltre che con Rod Steiger ( il quale dice che la loro non è una storia d'amore) Elizabeth esce attualmente con Cary Schwartz, un dentista di Beverly Hills sui 55 anni che era il suo accompagnatore quando è andata a sentire Andrea Bocelli e quando ha festeggiato il compleanno all'Hotel Bellagio di Las Vegas; in quell'occasione c'erano anche i due figli adulti di Schwartz, José Eber (parrucchiere di Elizabeth), il dottor Arnie Klein (dermatologo di Michael Jackson) e Michael stesso.
Sia il dottor Klein sia José mi avevano mostrato l'istantanea ricordo: tutti loro sorridevano raggianti al tavolo del ristorante mentre Michael, nettamente distinguibile per il suo colorito terreo, porgeva ad Elizabeth la statuetta di un elefante grande come un pallone da rugby e tempestata di gioielli.
Il regalo era ispirato a Gypsy l'elefante in carne e ossa che Michael aveva ricevuto in dono da Elizabeth.
L'amicizia con Michael Jackson ha chiaramente un gran valore, per Elizabeth, ma nel contesto della sua vita turbolenta non presenta nessuna caratteristica eccezionale.
"Mi sono successe cose tali che la gente non ci crederebbe mai."

L'amicizia con Michael Jackson è diventata anche una specie di causa in cui lei è l'unica a difenderlo. "Che cosa ne dici della sua...", cercai di trovare la parola giusta, "...eccentricità? Ci fai caso?"
"Michael è pieno di magia e secondo me tutte le persone veramente magiche hanno una loro autentica eccentricità." Ogni singolo atomo della sua coscienza le vieta esternazioni negative in tema Jacko.

"Di tutte le persone che ho amato è una delle più dolci e sincere. E' nel mio cuore, faremmo qualsiasi cosa una per l'altro."
Questa Wendy ben determinata, che è stata una bambina ricca e celebre e ha mantenuto i genitori dall'età di 9 anni, sente una forte sintonia con Michael: pure lui è stato un bambino famoso, senza una vera infanzia.
In pià ha subito i maltrattamenti del padre. A Neverland ci sono una locomotiva che si chiama Katherine e una Katherine Street, in omaggio alla madre, ma non c'è niente che porti il nome Joseph, quello del padre.

Michael, che si abbandona a iconografie ossessive, ha collezionato per anni immagini di Elizabeth Taylor, così come di Diana Ross, Marilyn Monroe, Charlie Chaplin e, se è per questo, anche di Mickey Mouse e Peter Pan.
Negli anni ha cominciato ad assomigliare a tutti questi personaggi, lungo una vita che è soprattutto una metamorfosi. Si sarà certamente accorto che anche Elizabeth, nei suoi sessant'anni di celebrità è stata in continua mutazione.
L'amabile bambina è passata da Velvet Brown alla suocera di Fred Flintstone, attraverso Cleopatra e la Donna di Bath. Ogni suo film (sono 55 più 9 per la televisione), ogni matrimonio (8), ogni relazione amorosa (si parla di circa 20) ha prodotto un altro viso e un'altra figura, una nuova immagine -mentre allo stesso tempo la donna è rimasta immutata: schietta, spiritosa, sincera, impulsivamente audace ("devo tentare tutto il possibile"), proiettata all'esterno, pronta a correre rischi, ancora bramosa di vivere qualcosa di nuovo.
Quando inaspettatamente -non si erano ancora incontrati- Michael le offrì dei biglietti per un suo concerto del Thriller Tour (N.B.l'autore qui prende una cantonata colossale) al Dodger Stadium, lei non si fece scappare l'occasione e ne ottenne 14.
La data era di buon auspicio: il 27 febbraio, giorno del suo compleanno e anche di suo figlio Christopher Wilding.
Però i posti erano nel palco per i vip, tutto protetto da vetri e lontano dal palcoscenico: "ERa come guardare la televisione." Lei se ne tornò a casa con tutto il gruppo di amici e promise che si sarebbe procurata un video dell spettacolo.
"Michael chiamò il giorno dopo in lacrime: "Sono così dispiaciuto", disse, "mi sento così male.". Si parlarono per due ore.
"E da allora ci sentiamo tutti i giorni."
Le settimane passavano, le chiamate continuavano, trascorsero mesi. "Proprio così, ci siamo conosciuti al telefono, nel corso di tre mesi".
Un giorno Michael chiese se poteva passare da lei ed Elizabeth fu d'accordo. "Posso portare il mio scimpanzè?" chiese lui, e lei rispose: "Ma certo, io amo molto gli animali". Michael comparve tenendo per mano lo scimpanzè Bubbles.
"E da allora siamo sempre in contatto" disse Elizabeth. "Sarei dovuta andare con lui anche in quel viaggio in Sudafrica."
"Quando ha incontrato il presidente Mandela?"
"Io lo chiamo Nelson", mi ha spiegato Elizabeth, "perchè è stato lui a chiedermelo. Mi ha chiamato e mi ha chiesto di andare a trovarlo insieme a MIchael. Abbiamo chiaccherato al telefono, Ciao, Nelson ah, ah!"
"Lo vedi spesso Michael?"
"Più di quanto si creda, più di quanto mi renda conto io stessa."
Vanno al cinema a Westwood e da altre parti, camuffati per non farsi riconoscere; si siedono in fondo alla sala e si tengono per mano.
Mentre stavo cercando di formulare una domanda più precisa, lei aggiunse: "Michael è tutto sincerità e in lui c'è qualcosa di molto caro, di fanciullesco. Non puerile ma fanciullesco; un lato che abbiamo tutti e due e nel quale ci identifichiamo."
Tutte queste cose le disse con il tono di una Wendy adorante, ma sotto i modi apparentemente dolci si sentiva la determinazione della bambina che si prende cura di qualcuno; si avvertiva un che di spavaldo, quasi dispotico.
"Gli voglio bene. In lui c'è una vulnerabilità che me lo rende ancora più caro", disse Elizabeth. "Insieme ci divertiamo tanto, giochiamo."



PARTE 3

"Si è vero, sfuggiamo a tutto e fantastichiamo", mi confermò Michael Jackson. "Facciamo degli splendidi picnic; stare con lei è meraviglioso e io riesco veramente a rilassarmi, perchè abbiamo avuto lo stesso genere di vita e siamo passati attraverso la stessa esperienza."
"Quale?"
"La grande tragedia dei bambini celebri. E poi amiamo le stesse cose: circhi, parchi dei divertimenti, animali."

Mi aveva richiamato lui dopo un segnale concordato, senza alcuna segretaria che dicesse "Mr. Jackson è in linea." I giornali scandalistici annunciavano nei titoli principali "Jacko a rischio suicidio", "Jacko in manicomio" e si inventavano una sua avventura sudafricana. "Wacko Jacko re del parasail insieme ad un tredicenne." (N.B. L'autore sottolinea in nota come i termini Wacko Jacko siano frutto dei giornali popolari).
In realtà lui si trovava a New York e stava incidendo un nuovo album. Dunque il telefono di casa mia suonò e sentii.
"Sono MIchael Jackson." La voce era sonora, intatta, molto giovanile. Il tono era titubante, ma volenteroso e disponibile. Così suonava ma dietro si avvertiva una sostanza pù densa, come un bambino cieco che stesse per dare istruzioni nel buio.
"Come descriveresti Elizabeth?" gli chiesi.
"E' una coperta calda e accogliente, io mi ci accuccio sotto. (Nota mia ...non resisto....Mike accucciati pure da me... ) In lei posso avere fiducia, mentre in genere nel mio ambiente non ti puoi fidare di nessuno."
"Come mai?"
"Perchè non sai chi ti è veramente amico. Se sei molto popolare intorno a te c'è tantissima gente. Sei anche isolato; avere successo vuol dire diventare prigionieri, non puoi uscire e fare le cose normali. La gente sta sempre a guardare quel che fai."
"Succede anche a te?"
"Oh, spessissimo. Vogliono vedere cosa leggi, che cosa compri, cercano di sapere tutto. Davanti a casa mia ci sono sempre paparazzi. Invadono la mia sfera privata, distorcono la realtà, sono il mio incubo. Elizabeth è una persona che mi ama veramente."
"Le ho detto che secondo me lei è Wendy e tu sei Peter."
"Ma Elizabeth è anche una madre e tante altre cose ancora. E' un'amica. E' Madre Teresa (N.B....sempre esagerato il nostro Mike), la principessa Diana, la regina d'Inghilterra e Wendy"."
Tornò a parlare di fama e isolamento.
"Ti portano a fare cose strane. Molti personaggi famosi s'inebriano perchè non riescono a reggere la situazione. Dopo un concerto hai l'adrenalina allo zenit dell'universo, non puoi andare a dormire. Magari sono le 2 di notte ma sei completamente sveglio!. Quando scendi dal palco fluttui nell'aria."
"Tu cosa fai?"
"Guardo cartoni animati, mi piacciono moltissimo. Gioco con qualche videogame oppure leggo"
"Leggi libri?"
"Già. Mi piacciono soprattutto i racconti."
"Hai qualche autore preferito?"
"Somerset Maugham", rispose lui subito e poi continuò facendo una pausa dopo ogni nome: "Whitman. Hemingway. Twain."
"E fra i videogame?"
"X-Man, Pinball, Jurassic Park. Anche quelli marziali come Mortal Kombat."
"A Neverland ne ho provato qualcuno. Ce n'era uno incredibile, Beast Buster."
"Ah, si, bellissimo. Sono io che li scelgo. Però forse quello è troppo violento. Comunque quando vado in tournée me ne porto sempre dietro qualcuno."
"Come fai?" Le macchine per i videogiochi sono molto grandi."
"Oh, noi giriamo con due aerei da carico."
"Hai mai scritto una canzone pensando ad Elizabeth?"
"Si, Childhood."
"E' quella con la frase "C'è qualcuno che ha visto la mia infanzia?"
"Si. Dice così" e in tono ritmato "Prima di giudicarmi cerca...." recitò tutte le strofe.
"Mi sembra di averla sentita su una giostra a Neverland"
"Si, certo!" ha risposto contentissimo.

Abbiamo ricordato il famoso matrimonio celebrato a Neverland. Michael dice che Larry gli è simpatico. Ha parlato di Elizabeth come fonte d'ispirazione, ha citato la loro comune amica Carole Bayer Sager, che ha composto una canzone del disco Off The Wall (N.B. trattasi di It's The Falling In Love). Abbiamo parlato dell'infanzia, del fatto che Elizabeth da bambina provvedeva ai genitori.

"Anch'io ero un bambino che manteneva la famiglia (N.B.......e mi pare tutt'ora ). Mio padre prendeva i soldi. Qualcosa veniva messa da parte per me ma quasi tutto veniva usato per la famiglia. Non facevo altro che lavorare."
"Quindi non hai avuto un'infanzia, l'hai persa. Se dovessi tornare indietro che cosa cambieresti?"
"Anche se ho dovuto rinunciare a tante cose non cambierei niente."
"Sento i tuoi bambini in sottofondo." Sentivo un gorgoglio sempre più insistente, come di acqua in riflusso.

"Se un giorno vorranno diventare artisti anche loro e fare la vita che hai fatto tu che cosa dirai?"
"Potranno fare quello che vorranno."
"Quali saranno le differenze nel modo di allevarli rispetto a come sei stato cresciuto tu?"
"Li farò divertire di più, darò loro più amore, non li terrò così isolati."
"Elizabeth dice che per lei guardare indietro è doloroso. E' difficile anche per te?"
"Solo per quel che riguarda certi momenti particolari. Non mi è difficile se si tratta di una visione d'insieme della mia vita."

Questo modo elusivo e un pò libresco di esprimersi era una delle sorprese di MIchael Jackson. Mi aveva già ammutolito per un attimo quando aveva detto s'inebriano e zenit dell'universo.
Gli dissi: "Non capisco bene che cosa intendi con "visione d'insieme""
"Per esempio se considero tutto l'arco dell'infanzia, riesco a guardarmi indietro."
"Ma in certi momenti dell'infanzia ci si sente particolarmente vulnerabili. E' successo anche a te? Elizabeth dice che si sentiva di proprietà dello studio cinematografico."
"Certe volte dovevamo uscire molto tardi per uno spettacolo anche alle tre di notte. Mio padre ci obbligava ad alzarci. Avevo 7 o 8 anni. Qualche volta si trattava di club o di feste private a casa di qualcuno. Dovevamo esibirci."
Aggiunse che gli spettacoli potevano essere a Chicago, New York, nell'Indiana, a Philadelphia, ovunque. "Mentre dormivo sentivo improvvisamente mio padre che diceva "Alzatevi! C'è da fare uno show!"
"Ma quando eri sul palco non ti sentivi elettrizzato?"
"Si. stare sul palco e fare gli spettacoli mi piaceva moltissimo."
"E l'altro aspetto del mestiere? Se qualcuno veniva a cercarti dopo lo spettacolo ti sentivi in imbarazzo?"
"Si, non mi piaceva. IL contatto con la gente non mi è mai piaciuto. Anche adesso detesto incontrare persone dopo lo spettacolo: m'intimidisce, non so che cosa dire."
"Ma hai dato un'intervista a Oprah Winfrey."
"Ed è stato difficile perchè era in televisione. Lì sono fuori dal mio regno, so che tutti guardano e mi giudicano. E' molto duro."
"E' una sensazione recente quella di sentirsi sotto esame?"
"No" rispose lui con decisione, "l'ho sempre avvertita."
"Anche quando avevi 7 o 8 anni?"
"Non sono mai stato bene in quelle situazioni."
"Il che spiega, mi sembra, come mai parlare con Elizabeth al telefono per due o tre mesi sia stato il modo migliore per fare conoscenza. O anche il tipo di conversazione che abbiamo noi due adesso."
"Si"

Ad un certo punto l'espressione di MIchael "infanzia perduta" mi spinse a citare il verso di Leon Bloy "Nell'infanzia perduta di Giuda, Gesù fu tradito", e sentii un "Wow!" dall'altro capo della linea. Michael mi chiese di spiegargli il significato del verso e di approfondire il tema. Che genere di infanzia aveva avuto Giuda? Che cosa gli era successo? Dove aveva vissuto? Chi aveva conosciuto? Seguirono venti minuti di apocrifi biblici. Un'ora dopo stavamo parlando del progetto di un concerto di fine millennio a Honolulu e dei progressi che stava facendo con il nuovo album.
Tornammo a parlare di Elizabeth. Mi disse che aveva provato un gran piacere a portare lei e il suo gruppo di amici a Las Vegas e a regalarle l'elefante ingioiellato. Gli dissi che avevo visto una foto della cena di compleanno.
"E' stata una sera bellissima. Ecco è così che siamo veramente noi due: ci piace uscire e divertirci."



PARTE 4

Dato il passato di Elizabeth, una sua affermazione durante la conversazione con Oprah ("Michael è l'uomo meno bizzarro che io abbia mai conosciuto"), non è poi tanto stravagante.
In quell'occasione è stata definita un'ingenua, ma in realtà la sua è stata una risposta arguta.
In effetti è innegabile che lei abbia conosciuto - attraverso storie sentimentali, matrimoni, intrecci vari- alcuni uomini fra i più bizzarri, violenti, dissoluti e perversi che ci si possa immaginare. Ha avuto a che fare con bruti, ubriaconi, perfino con criminali. Uno dei suoi amanti, Henry Wynberg, fu beccato a manomettere i contachilometri delle auto usate che vendeva, ed è stato con lui che Elizabeth ha cominciato a produrre profumi.

E' stata presa a schiaffi da Nicky Hilton, tradita da Richard Burton, calunniata da Eddie Fischer.
Ha venduto un diamante da 69 carati e la sua Rolls Royce viola per aiutare John Warner ad arrivare in Senato.
Larry Fortensky -il povero bevitore di birre che con Elizabeth ha fatto il suo primo viaggio in aereo ed è andato per la prima volta in un paese straniero- userà forse una parte del due milioni di dollari ricevuti al momento del divorzio per pagarsi un seminario sulla corretta gestione della rabbia. Poi ci sono gli amanti, che come si sa vanno da Max Lerner a Ryan O'Neal, con in mezzo anche Carl Bernstein, Bob Dylan e un ex ambasciatore iraniano.
Accostato a questo branco, Michael -che afferma di non bere nè fumare nè prendere droghe- le deve sembrare veramente un Peter Pan.
Si sa che parla spesso a sussurri e una delle sue esclamazioni caratteristiche è "uiiii!".
La sua generosità nei confronti di questa donna che adora ricevere regali ne fa il suo mecenate, oltre che il compagno di giochi.

Mi è sembrato comunque che ogni rapporto abbia comportato per Elizabeth l'interpretazione di un nuovo ruolo, come se ogni matrimonio, per esempio, fosse stato un film con un inizio, una fase di mezzo e una conclusione. E ogni film -con un suo protagonista maschile, suoi costumi di scena, ambientazioni, punti salienti- significava per lei un'immagine differente, come se ogni volta un direttore artistico particolarmente inventivo avesse messo mano al progetto.
Qualcuno dei suoi matrimoni è stato un melodramma, qualcuno una tragedia.
La condizione di moglie come ruolo cinematografico? I matrimoni come film? Ho deciso di chiedere a Elizabeth se le sembrava un'interpretazione calzante.
Un pomeriggio, mentre stavo per andare a casa sua, ho visto in televisione John Warner che parlava della guerra nel Kosovo. E' il presidente della commissione del Senato per le forze armate, ma anche con tutta la benevolenza si può solo trovarlo ottuso e vanitoso, borioso, per nulla persuasivo, con quegli occhi ravvicinati e il cranio stretto che gli danno un'aria da cocker.

Parlando del matrimonio con Warner, Elizabeth mi ha detto: "A un certo punto mi sembrò che se non ne fossi uscita subito sarei impazzita; non potevo più avere un'opinione personale su niente, ero solo la moglie del candidato."
"sembra il titolo di un film, La moglie del candidato", ho risposto io

Di vita in vita di ruolo in ruolo. Passano 10 anni, il film successivo si intitola La moglie del camionista. Niente più gioielli, Elizabeth è in jeans, sposa adorante di un lavoratore monosillabico di nome Larry.

Il camionista Larry cominciò a bere e ogni tanto il temperamento gli s'infiammava. Nella sua indolenza voleva solo guardare la televisione tutto il giorno e bere birra; la sua dipartita da Bel Air era diventata inevitabile. Fine del film.
Con il mio paragone fra queste sventurate storie d'amore e il cinema non intendevo certo sminuire la loro portata. Ritenevo anzi che Elizabeth meritasse ogni elogio, perchè ogni volta ci metteva tutta se stessa e si lanciava nel ruolo della sposa con grande fervore.

Se pensa alle storie di Hollywood, alla fama, le viene da ridere. Dice che da quando lei era una star bambina è cambiato tutto. "Allora stare sotto contratto era una cosa atroce." Anche Michael Jackson ha accennato a storie simili. Elizabeth dice: "Mi davano in prestito a un'altra casa di produzione per cinquecentomila dollari e io ne prendevo cinquemila alla settimana. C'era da incazzarsi, scusa l'espressione. Era proprio ingiusto."

Michael Jackson è aria pura, e forse il film conclusivo di Elizabeth è quello che sta recitando ora con lui, più corrispondente alla sua vita di un Mago di Oz aggiornato. Sul tavolino della biblioteca di Michael, a Neverland, ci sono due libri: Peter Pan e una raccolta di fotografie che hanno per soggetto Michael stesso, HIStory. L'iconografia di Peter Pan è sparsa per tutta la casa.
Quasi consapevolmente Elizabeth e Michael recitano la loro parte in una prosecuzione del libro di James Barry.
Peter e wendy, nella loro versione è ancora più bizzarro, più variopinto, più completo e senz'altro più lungo di tutti i film matrimoniali che ho cercato di analizzare a Bel Air insieme alla riluttante Elizabeth. La moglie del cantante confidenziale, La moglie del candidato, La moglie del camionista e tutti gli altri film hanno molto meno da dire di questa storia centrata su una Wendy arrivata a età matura e su un Peter che vive ritirato rifiutandosi d'invecchiare.

Non ci sono conflitti, nè alcuna probabilità che se ne creino; non c'è sesso e neanche battaglie, sconfitte, perdite. Per quel che ne ho capito i due si scambiano tani abbracci e tante confidenze e la storia ruota attorno infanzie perdute, piaceri segreti, picnic, voglie di cibi, gratificazioni immediate.
Se bramano un elefante, un concerto, un gioco, un jet che li porti da qualche parte, li ottengono subito. Il ranch Neverland è il luogo perfetto per la trama che comprende una madre con modi da ragazza, un figlio fanciullesco con la tendenza al mecenatismo, nell'aria il brivido del sesso -ci si tocca, ci si abbraccia, ci si tiene stretti- la vita come gioco e soldi in abbondanza. Ci sono perfino i pirati. Peter e Wendy dimostra di poter reggere, nessun matrimonio di Elizabeth è durato tanto a lungo.

Elizabeth ha appetito di vita, proprio appetito è la parola che mi è sempre venuta in mente se pensavo a lei; intendo gusto e anche una fame che non viene mai pienamente soddisfatta..................
Ha detto più volte che se per certi periodi è stata grassa non era perchè si sentiva infelice ma perchè ama mangiare. E adora le cose che ingrassano di più...........................

A Neverland, nella sala da pranzo di Michael, c'è stato invece un momento molto leggero: Elizabeth si è consultata a lungo con il cuoco e alla fine si è decisa per una grande omelette al formaggio con ketchup. Stava per addentarla con gusto quando si è accorta che qualcun altro aveva davanti a sé un piatto di patatine fritte tipo quelle di McDonald. "E queste dove le hai trovate?" gli ha chiesto con una voce tanto piena di voglia che nel giro di pochi minuti è arrivata una gran porzione anche a lei.
"Per favore Dio dammi una doppia porzione di vita" è questa probabilmente la preghiera di Elizabeth e il cibo è decisamente un tema elisabettiano.
C'è una storia su Elizabeth che apre il frigorifero di un amico e parla amorevolmente a quel che vede sui ripiani: "Adesso ti mangio...poi tocca a te...e poi mangio anche te...."
szwaby82
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